Capitolo 38 - Taylor
ALIS' POV
Strinsi la mano a Ryan.
Quella voce sarei stata in grado di riconoscerla in mezzo a sette miliardi di persone. Era talmente chiara, neanche cambiata di una virgola dall'ultima volta che...
Non potevo crederci.
Lui era lì.
Taylor era lì.
Iniziai a sudare freddo e un senso di irrequietudine si creò in me. Mi agitai sull'altalena e i suoi occhi scuri seguirono ogni mio movimento. Mi misi una mano sul ventre come gesto materno, avevo anche solo paura che quel, quel essere -non sapevo neanche come definirlo- potesse vedere i miei gemellini. Continuai a non capire: come mi aveva trovato?
Iniziai ad andare in paranoia, non riuscivo più a staccare lo sguardo dal ragazzo davanti a me. Ryan si alzò di scatto di fianco a me e, senza tante pretese, mi tirò via dall'altalena e iniziò a camminare verso la direzione opposta in cui si trovava Taylor. Io, imbambolata e terrificata, lo seguii quasi in trance.
Ancora non potevo crederci che lui fosse lì, che mi avesse riconosciuto e addirittura parlato!
Migliaia di ricordi dell'anno precedente mi inondarono la mente: lui che mi toccava, mi baciava, mi diceva fintamente quanto fossi bella. Mi veniva il vomito a ripensarci.
Come avevo fatto a non ribellarmi? Perchè non me ne ero andata via da sotto i gradoni quel giorno?
In quel momento la mia vita non poteva essere peggio di così.
Il dolore dei ricordi era così forte, così vicino, lo sentivo pulsare attraverso la mia pelle. Avevo bisogno di svuotare la mente, magari piangere mi avrebbe aiutato.
Non mi aspettavo di rincontrarlo e ciò mi aveva destabilizzato parecchio.
Mi accorsi di aver trattenuto il respiro fino ad allora quando mi sedetti su una sedia in un bar e gli occhi azzurri che tanto amavo entrarono nel mio campo visivo.
<<Ehi, Alis>>
Tum-tum-tum-tum
Sentivo il mio cuore battere velocissimamente, probabilmente stavo avendo anche una tachicardia in quel momento.
<<Alis tesoro guardami ti prego>> mi incoraggiò Ryan prendendomi una mano.
Io lo stavo guardando.
Ma non lo stavo guardando veramente. I miei occhi erano persi in un mondo parallelo di ricordi in cui io ero la schiava di Taylor e lui il dominatore.
Solo i brividi attraversavano il mio corpo in quel momento.
Due labbra morbide si poggiarono sulle mie interrompendo il flusso dei miei pensieri: all'inizio rimasi bloccata per la paura, poi riconobbi la bocca di Ryan e mi lasciai andare al suo bacio. Quando si staccò da me mi sentii improvvisamente più tranquilla e gli strinsi la mano per accertarmi che lui fosse davvero lì davanti a me.
Feci tre respiri profondi prima di rivolgergli un grazie sussurrato. Se non ci fosse stato Ryan sarei stata già morta e sepolta sotto la mia stessa paura.
<<Quello>>Ryan fece fatica a pronunciare le parole che mi aspettavo di sentire da ormai molto <<quello era...>>
<<Taylor>> lo precedetti io, fondando i suoi sospetti.
<<È tutto a posto? Sei sicura di star bene?>> mi chiese premuroso. Passai più e più volte la mano sulla pancia, controllando che i miei bambini fossero ancora lì. Loro erano la mia gioia più profonda e il loro papà era la mia àncora di salvezza.
<<Si>> risposi con un filo di voce. Ma non era affatto vero perchè non andava per niente bene! Niente stava girando per il verso giusto in quella giornata: prima mia madre, poi Taylor!
Cos'altro mi sarebbe dovuto capitare eh?!
<<Ehi piccola, tranquilla>>. Mi ero alzata dalla sedia senza accorgermene e le mie nocche strette intorno ai pomelli erano bianche.
Mi sarebbe venuto un esaurimento nervoso entro la fine della giornata, ne ero sicura.
<<Ti amo Ryan>> in quel momento riuscii a dire solo quelle tre parole che, fortunamente, illuminarono gli occhi del mio ragazzo.
<<Ti amo anche io Alis. Vieni>> disse aiutandomi <<andiamo a casa. Per oggi ne hai già passate abbastanza>>.
Quella notte, controllai bene che non ci fosse più nessuno sveglio e, a piedi scalzi, mi diressi verso la camera di Ryan. La porta si aprii scricchiolando leggermente e trovai il mio bellissimo ragazzo leggere tutto assorto dal libro. Mi schiarii la voce e, quando la sua testa si voltò verso di me, un grande sorriso gli si formò su quelle labbra particolarmente rosee. Si fece da parte e, senza dirmi niente, aprì le coperte in modo tale potessi entrare per bene nel letto. Indossavo una semplice maglietta dei Nirvana appartenente a Ryan che, con sguardo truce, capì dove era andata a finire il suo amato indumento preferito. Lui, invece, aveva dei semplici pantaloni della tuta blu, il petto nudo e i capelli spettinati che gli conferivano un'aria davvero sexy. Appoggiai la testa alla sua spalla in attesa finisse di leggere la pagina corrente del libro e, quando lo fece, gli girai delicatamente il viso verso di me e lo baciai con un tale impeto che io stessa mi stupii. Gli morsi il labbro inferiore e continuai a baciarlo, a volte rallentando a volte accelerando. La passione scorreva tra noi e Ryan mi fece sdraiare, lui di fianco a me. Con un gesto veloce mi tirò via la maglietta e mi osservò attentamente: cercai di coprirmi dalla vergogna, ma lui tirò via le mie braccia.
<<Sei bellissima>> mi sussurrò. Con le labbra accarezzò la linea del mio collo giù fino alla pancia dove lasciò una serie di baci.
<<Il vostro papà vi ama>> disse al pancione. Ryan era così concentrato che lo lasciai fare.
<<Sapete, quando uscirete di lì ci conoscerete e io non vedo l'ora di prendervi in braccio. Siete la mia gioia. Siete la gioia di mamma e papà>>.
Una piccola lacrima mi scese sulla guancia, ma Ryan la asciugò prima che potesse cadere sulle lenzuola. Tornò a baciarmi, quella volta più lentamente e in un turbinio di amore, passione, felicità, ma anche paura e dolore facemmo l'amore.
***
Il giorno seguente andammo al supermercato nella speranza di trovare un qualche ingrediente per fare una torta. Non volevo utilizzare ciò che si trovava in casa mia -non sapevo neanche se potessi ancora chiamarla così- perciò mi feci una bella lista, pronta per sporcare ovunque. E forse cucinare.
<<Zucchero, farina, uova. Ci mancano solo queste tre cose qua. Le uova son da quella parte: io intanto vado a prendere lo zucchero e la farina che si trovano vicini>>. Ryan mi lasciò un bacio sulla guancia manco non ci rivedessimo più e si incamminò verso il reparto uova, io invece andai verso quello dello zucchero.
Stavo guardando quale zucchero fosse più fine quando una mano mi toccò la spalla facendomi cadere a terra i pacchi che avevo in mano. Mi girai e mi trovai davanti gli occhi nocciola di Taylor. Arretrai di un qualche passo e iniziai a tastare in tasca per cercare il cellulare: maledizione, lo avevo lasciato nella borsa che attualmente si trovava dentro il carrello. Peccato solo che quest'ultimo ce lo avesse Ryan.
<<Cos-sa vuoi?>> balbettai impaurita. Aveva un aspetto orribile con quei denti ingialliti, i capelli lunghi decadenti gli occhi vacui e i vestiti sporchi e trasandati. Qualcosa mi diceva che non aveva ancora smesso di fumare erba, vizio che aveva preso alle superiori.
<<Voglio solo parlare>> disse ridendo istericamente <<come sei bella>> tentò di prendermi una ciocca di capelli tra le dita, ma arretrai velocemente per impedirglielo. <<Ti sei fatta davvero bella in questa metà anno. Peccato solo per una cosa>>. Deglutii, non intendevo di certo sfidarlo o farlo arrabbiare, conoscevo benissimo la bestia che si risvegliava in lui. E ne avevo avuto anche la prova.
<<L'unico problema>> riprese, continuando a guardarmi fisso <<è che sei troia>>.
Come scusa? Mi aveva appena dato della troia?
<<Sei così troia. Incinta perfino>>. Mi accarezzai la pancia e immagini orribili popolarono la mia mente. <<Facevi la finta santarellina, la secchiona del cazzo. Ma in realtà ti piaceva, ti piaceva essere toccata da me. Perchè nessun'altro lo faceva e nessun'altro lo avrebbe mai fatto. Eppure non ti sei accontentata e ora ne hai trovato un altro. Pensi che non abbia visto le vostre mani intrecciate? Pensi che non abbia visto l'amore nei suoi occhi? Nei vostri occhi?>> iniziò ad urlare in modo isterico e io cominciai a guardarmi intorno nella speranza di vedere qualcuno che potesse aiutarmi. Eppure non c'era nessuno, le corsie accanto era vuote. Cercai di rimanere calma, ma il panico si stava dilagando in me alla velocità della luce.
<<Sei solo una lurida puttana>> mi sputò sulla maglia rosa che indossavo. Una lacrima involontaria mi scese velocemente, ma l'asciugai subito per non rendermi debole ai suoi occhi. <<Non le senti le voci? Anche loro ti stanno dando della puttana!>>. Stava iniziando a delirare, probabilmente era sotto effetto di stupefacenti.
Ryan ti prego vieni a cercarmi.
Sei la mia unica salvezza.
<<Pensavi che ti avessi perso di vista eh?>> continuò Taylor il suo monologo. Sotto un certo aspetto era patetico. Si stava avvicinando sempre di più a me e, inciampando in un pallet, caddi a terra sopraffatta dalla sua figura trasandata.
<<Ma non è così, io sono ovunque, OVUNQUE! Non ti libererai mai di me>>. Mi prese una ciocca di capelli rossi sfuggiti alla coda e li tirò verso di sè, facendomi male al cuoio capelluto.
<<Perchè non rimembriamo i tempi passati eh? Solo io e te. Dicono che le donne incinta siano più vogliose e audaci>>.
<<Tu non rimembri proprio un cazzo!>>. La voce di Ryan ci interruppe e a momenti volevo piangere dalla felicità. <<Molla subito la mia ragazza o finirai in quai molto seri!>>. Taylor lo sfidò con lo sguardo e Ryan, non ci vide più. Gli tirò un pugno in pieno viso facendolo cadere rumorosamente a terra, poi gli andò vicino sovrastandolo con la sua stazza e, con fare minatorio, lo intimorì. <<Prova a toccare un'altra volta la mia donna e la prossima volta...>> fece segno di tagliargli la gola e Taylor, intimorito, annuii convinto. Mi aiutò ad alzarmi dal pavimento e io mi lamentai per il colpo alla schiena ricevuto. Quando fui in piedi mi prese per mano e, quasi correndo, uscimmo da quella corsia e ci dirigemmo alle casse per pagare. Nessuno fiatò finchè non entrammo in macchina: avevamo preso la mia vecchia auto per andare a 'fare la spesa' e ora Ryan era al posto di guida mentre io ero sul sedile del passeggero. Avevo il fiatone sebbene non avessi corso. Iniziai a piangere, sfogandomi per quello che stavo passando e che avevo passato il giorno prima. Troppe cose erano accadute velocemente e io ne ero stata sopraffatta in fretta.
Ryan mi fece piccoli cerchi col pollice sulla mia mano nella speranza di tranquillizzarmi.
<<Non ti preoccupare piccola, ci sono io qui con te>>.
Eppure altre parole continuavano a vorticare nella mia mente, escludendo ogni altro pensiero.
Sei una troia
Sei una troia
Sei una troia
Sei una troia
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Mancano pochissimi capitoli! Sono troppo eccitata all'idea di finire questa storia! Per chi non lo avesse ancora fatto, passate a dare un'occhiata al prologo della mia nuova storia, mi fareste davvero felice!❤
Bacioni
Tate
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