Capitolo 31 - lacrime
Erano cinque minuti che ormai piangevo ininterrottamente sotto l'acqua: avevo detto a Cindy che avevo bisogno di andare a farmi una doccia, ma era stato un totale disastro. Le lacrime si mischiavano alle gocce d'acqua e mi rigavano le guance. Le stesse parole mi vorticavano ormai nella mente e niente e nessuno sarebbe riuscito a farmele uscire di lì.
<<Sarai madre!!>> uscì tutta contenta Cindy dalla porta del bagno. Io ero rimasta scioccata, non riuscivo a muovermi. Il mio mondo si era fermato e volevo morire in quell'istante. Volsi lo sguardo alla mia pancia e l'accarezzai delicatamente, pensando che da lì a qualche mese avrebbe iniziato ad esserci un piccolo bambino.
Il figlio di Ryan.
Non poteva essere, in fondo anche il test poteva sbagliare.
No, non ero incinta.
<<È impossibile>> le risposi io. La mia voce era abbastanza ferma, un poco spezzata dall'incertezza che provavo.
<<Il test non sbaglia mai>> mi rimproverò lei con gli occhi.
No, ero sicura che aveva sbagliato. Sicurissima.
<<No, si sarà sbagliato>> dissi a Cindy dando voce ai miei sentimenti. Sospirò appena e si lasciò cadere sul mio letto con ancora il mano il test. Quest'ultimo aveva un + sul piccolo monitor, segno chiaro di una gravidanza. Glielo strappai di mano e lo buttai nel cestino, come se ciò avesse il potere di farmi scacciare tutte le brutte sensazioni.
<<Ho un'idea>> disse d'un tratto. Mi girai verso Cindy pronta ad ascoltarla.
<<Ho un'amica ginecologa che ha lo studio da queste parti di New York. Se proprio vuoi toglierti il pensiero, prendiamo un appuntamento e andiamo>>. Quello era l'unico modo per mettermi finalmente l'anima in pace e per far vedere alla mia amica che il test si era completamente sbagliato. Annuii e Cindy chiamò il numero dello studio dopo averlo cercato della rubrica. La sentii parlare, ma non feci caso alle parole ben precise.
<<Allora>> mi disse la mia amica raggiugendomi in salotto <<ha un buco oggi pomeriggio alle 17.30 e sarebbe felice di visitarti e farti qualche accertamento>>.
<<Perfetto>> sussurrai appena.
Uscii lentamente dal box doccia e con una calma assoluta mi avvolsi intorno al corpo un asciugamano bianco, posizionandomi di fronte al lavandino. Durante la doccia, avevo ripensato a tutta la conversazione con Cindy e piccoli brividi mi avevano invaso la pelle. Quando feci cadere l'asciugamano, osservai il mio corpo nudo riflesso nello specchio e mi girai lentamente: i miei occhi si erano ormai seccati e non mi sarebbe più uscita neanche una lacrima. Le avevo già piante tutte. La mia pelle chiara, abbastanza luminosa, era coperta per la maggior parte da lentiggini rosse e sapeva di buono, di pulito. I miei capelli erano raccolti in una crocchia disordinata e andavano in netto contrasto con il candone della mia cute. Misi una mano sulla pancia come avevo fatto un'ora prima e osservai la curva inesistente. Mi immaginai con un pancione enorme, felicissima, e Ryan che parlava col nostro bambino, gli dava dei baci attraverso la pelle e sorrideva soddisfatto quando lo sentiva scalciare.
Non avrei mai avuto tutto ciò, era inutile farsi fantasie, crearsi false speranze.
Sospirai rumorosamente e cominciai a rivestirmi, pronta ad andare dalla ginecologa con Cindy. Ero tesa: non sapevo cosa sarebbe successo, cosa mi avrebbe fatto e soprattutto, se avesse scoperto se fossi incinta o no. L'ultima cosa era ciò che mi terrorizzava di più.
Il viaggio in macchina fu silenzioso, solo una musica leggera allegiava all'interno della mini coupè di Cindy. Giunte davanti ad un palazzo grigio costituito da una cinquantina di piani, parcheggiammo, ci dirigemmo all'ingresso con passo svelto e attraversammo una porta scorrevole di vetro, entrando così in un grande atrio. Era arredato in modo moderno, i colori prevalenti erano il marrone e il bianco e una scrivania curva si trovava addossata ad un angolo della sala. Quando ci avvicinammo, una donna sulla trentina mi chiese alcuni dati circa l'appuntamento preso e ci fece accomodare su delle sedie messe quasi a caso per l'attesa. Ebbi modo di guardarmi bene intorno e, soprattutto, fantasticare con la mente. Una grossa scalinata di trovava a destra dell'ingresso vicino a degli ascensori ed immaginai portassero ai piani superiori. Chissà cosa si trovava al primo piano, al secondo, al terzo o al cinquantesimo. Chissà se le persone che vivevano o lavoravano lì avevano dei figli, una famiglia, dei nipoti. Chissà se quella donna alla reception aveva un marito e un figlio che la aspettavano a casa alla sera. Chissà se lei avrebbe avuto un fidanzato e un figlio che la aspettavano di rientro dal lavoro. Chissà se...
Ero talmente tanto assorta nei miei pensieri che non mi accorsi di una calda voce che stava chiamando il mio cognome da un po'.
<<Smith?>>. Fui scossa da Cindy e mi risvegliai da quella trance momentanea, alzandomi come un robot in piedi. La mia amica mi seguii e richiuse la porta dello studio dietro di noi. Ci accomodammo davanti a quella donna sulla cinquantina d'anni che ci sorrise calorosamente.
<<Piacere sono la Dottoressa Kendric>>. Le allungai una mano prensentandomi.
<<Cindy, quanto tempo. Come sta tua madre?>>. Scambiarono qualche parola sulla famiglia della mia amica e capii fosse una vecchia conoscenza dei suoi genitori.
<<Bene, veniamo al punto>> disse spostando il suo sguardo attento su di me. I suoi occhi avevano lo stesso colore della cioccolata. Le feci un breve riassunto di ciò che era successo e le raccontai velocemente del test fatto qualche ora prima. Mi ascoltò silenziosamente e annuì a volte, seguendo meticolosamente la storia.
<<Okay, vediamo subito>>. Mi alzaii e mi tirai via la maglia sotto sua indicazione: mi fece sdraiare su un materassino e mi abbassò appena i pantaloni, appoggiando un gel azzurrognolo sulla pancia. Con uno strano arnese iniziò a muovermi quella sostanza gelatinosa ovunque, spingendo e fermandosi a volte per scattare delle foto. Rimasi zitta per tutta l'ecografia e così fece anche lei. Mi accorsi di trattenere il fiato solo quando la dottoressa mi disse di calmarmi e di respirare a fondo. Quando mi fece rivestire, aveva un'espressione indecifrabile perciò non riuscii a capire quale fosse il verdetto finale.
<<Allora>> disse quando fummo di nuovo tutti seduti <<queste sono le ecografie del tuo bambino>>. Mi allungò dei pezzettini di carta neri dove si vedevano delle linee bianche poco comprensibili.
Allora è così, sono davvero incinta. In che guaio sono andata a cacciarmi...
<<Sei incinta di 3 settimane, l'embrione sta iniziando a svilupparsi e tra una qualche settimana potrai iniziare a vedere le prime parti essenziali del corpo. Ti consiglio di fare degli esami del sangue settimanali per tenere sotto controllo la situazione e per monitorare la crescita del bambino>>. Diede per scontato che volessi continuare la gravidanza, ma d'altronde non sarei mai stata in grado di abortire. Non ero un mostro, non volevo uccidere una vita innocente: mi sarei presa le mie responsabilità e avrei portato avanti tutto ciò fino alla fine, con o senza appoggio di Ryan. Sorrisi pensando a quell'idea malsana e mi sorpresi di come avessi cambiato idea in poche ore.
<<Tra due mesi sarà anche in grado di sapere il sesso del bambino>>. La ringraziammo per tutto e, quando uscimmo dallo studio, Cindy mi abbracciò euforica. Era felice di poter diventare zia, io lo ero un po' meno di dover diventare madre.
Come entrammo nella sua mini coupè mi rilassai contro il sedile. Tenevo strette in mano le foto di mio figlio. O mia figlia. Sinceramente speravo fosse un maschio, mi sarebbe piaciuto di più.
Magari anche a Ryan sarebbe piaciuto crescere un piccolo campione. Mi intristii a quel pensiero e sospirai sconcertata.
<<Cosa succede?>> mi chiese Cindy mettendomi una mano sul mio braccio. La guardai tristemente e pronunciai poce parole, ma concise.
<<Cindy è un casino. Come faccio a dirlo a Ryan? Come faccio a dirgli che nella pancia ho suo figlio?>>
<<O sua figlia>> aggiunse lei
<<Non è questo il punto>> continuai io <<Non riesco a dirglielo. Puntualmente mi ritrovo a pensare a noi due insieme felici che ascoltiamo il bambino che calcia o che ridiamo per le battute che Ryan racconta a nostro figlio attraverso la mia pancia>>. Tirai un sospiro e continuai imperterrita a parlare.
<<Si è già trovato in questa situazione in passato: aveva avuto un figlio, ma aveva abbandonato la madre ad un destino crudele. Chi ti dice che non lo possa rifare con me?>>
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Piccolo capitolo, spero vi piaccia! Fatemi sapere, mi raccomando❤
P.s. scusatemi tanto per le lunghe attese, ma ho pochissimo tempo per scrivere.
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