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Capitolo 30 - sgomento

Un'altra settimana era passata e la situazione non era per niente migliorata. Avevo nausee di continuo, dolori al basso ventre e una stanchezza che mi impediva di stare in piedi per più di 30 minuti. Ero perennemente sdraiata a letto con dell'acqua calda sulla pancia, il termometro e le pastiglie per il mal di testa a portata di mano. In aggiunta, non osavo avvicinarmi alla cucina quando Ryan o Cindy, che si prendevano cura di me, osavano cucinare. Se fosse stato per me, sarei andata avanti a pane e acqua. Mi annoiavo tantissimo e non riuscivo neppure a guardare qualche serie televisiva perchè mi addormentavo prima di raggiungere la metà dell'episodio. Avevo chiamato mia madre e lei mi aveva rassicurato dicendomi che era semplice virus invernale e così speravo fosse. Non ero ancora andata da un medico vero e proprio, mi ero limitata a prendere qualche aspirina o pastiglie varie per diminuire le nausee e il mal di testa. Ovviamente, se la situazione non fosse migliorata, sarei stata costretta.  Ryan era stato adorabile: passava la maggior parte del tempo a casa mia (spesso si fermava anche a dormire) e mi accudiva come se fossi stata una piccola bambina ammalata. Faceva tutto ciò che volevo ed era talmente tanto dolce che una caramella iper zuccherata ne sarebbe stata invidiosa. Adoravo passare quei pochi momenti che riuscivo a rimanere sveglia con lui. Non facevamo granchè: rimanevamo a letto o sul divano abbracciati -o comunque in stretto contatto fisico- e lui mi parlava di tantissime cose, a volte stupide ma anche intelligenti. Mi parlò di una sua zia lontana tutta matta da legare, mi parlò del suo cane Rox che era morto qualche anno prima e mi parlò persino di tutte le diavolerie che combinava da piccolo, facendo così impazzire sua madre. Quando lui aveva lezione, Cindy e Liam si adoperavano per non lasciarmi mai da sola e per questo volevo ad entrambi un sacco di bene. Erano i migliori amici che potessi mai avere. Una volta Liam mi aveva addirittura portato un cupcake e un cappuccino del bar dell'università per scaldarmi da una giornata  particolarmente fredda e grigia, mentre Ryan mi portava spesso a casa dei cioccolatini speziati o dei bellissimi fiori colorati.
Erano proprio le persone migliori che avessi potuto incontrare.

<<Cindy>> la chiamai dalla stanza. Lei si affrettò ad arrivare e si sedette sul compriletto vicino a me. Quel pomeriggio mi trovavo con lei: Liam era a lezione mentre Ryan era ad alcuni appuntamenti per un futuro lavoro. Mi misi in posizione verticale, appoggiando la schiena alla tastiera del letto e tirandomi la coperta su fino alle coscie per tenermi al calduccio. <<Senti>> le iniziai a dire <<come è possibile che questa situazione di merda non mi sia passata? Sono stanca di dovermene stare in casa, chiusa in appartamento e non poter uscire o andare a lezione. Già ho dovuto fare alcuni esami sul computer ed è stato scomodissimo, per lo più ora non riesco a stare sveglia fino alle 9 di sera per guardarmi un maledettissimo film!!!>> senza accorgermene avevo alzato il tono della voce e subito abbassai gli occhi imbarazzata.
<<Va bene>> disse lei d'un tratto. <<Facciamo l'unica cosa che non si dovrebbe mai fare>>.
La guardai curiosa
<<ovvero??>>
<<Interneeeeeet>> urlò. Alzai gli occhi al cielo
<<Ho già provato e mi sono venute fuori malattie improponibili!!!>> dissi ridendo e lasciandole intendere il resto. Ma Cindy, in qualità di ragazza più testarda del mondo, prese il mio computer dal comodino e lo accese, aspettando si aprisse sulla home dove c'era una nostra foto scattata qualche mese prima. Eravamo sorridenti e struccate: entrambe reggevamo in mano un bicchiere di birra e affianco a noi c'erano Liam e Ryan con due facce buffissime. In pochissimo tempo erano diventati la mia seconda famiglia, anche se erano stati presenti più loro in 3 mesi che i miei effettivi genitori in 19 anni. Aprì google e iniziò a digitare freneticamente nella barra di ricerca i miei sintomi abituali. Mi alzai dal letto e andai a riempirmi un bicchiere d'acqua in cucina: quando tornai, la mia amica si era impossessata di una gran parte del mio letto e, come mi vide entrare in stanza, girò il computer verso di me. Da lontano non riuscii a mettere bene a fuoco e non capii inizialmente che cosa ci fosse scritto sul link da lei aperto, poi mi avvicinai e una parola più grande delle altre attirò la mia attenzione.

GRAVIDANZA

Spalancai gli occhi e rimasi impalata dove mi trovavo: io e Cindy ci scambiammo uno sguardo preoccupato, ma la mia bocca sigillata non ebbe la forza di aprirsi.
<<Ti prego>> sussurrai io dopo parecchi secondi <<dimmi che è uno scherzo>>. La sua bocca piena si assottigliò fino a diventare un'impercettibile linea. Il suo guardo diceva tutto. Le andai incontro e chiusi di scatto il computer, rischiando quasi di schiacciarle le dita. 
<<Sono tutte puttanate>> dissi ridacchiando nervosamente <<Internet ti dice che potrei avere anche un cancro al cervello>>. La sua faccia si rabbuiò per un piccolo istante, poi però, arrivò la domanda che speravo non mi rivolgesse mai.
<<Usate precauzioni vero?>> . Sembrava in ansia. <<Certo>> sbottai io subito <<Non sono ancora così stupida. Ci stiamo sempre molto attenti>>.

È impossibile, è impossibile. Non posso essere incinta

Cercai di autoconvincermi il più possibile, ma ormai la paura si era instaurata in me e mi attanagliava lo stomaco in una presa ferrea.
Poi, un ricordo mi investì come un tir ai 150 km/h in autostrada.

La festa. L'alcool. Io e Ryan.

Spalancai gli occhi e Cindy mi chiese se fosse tutto ok, preoccupata della mia reazione improvvisa. Merda, merda, merda. La guardai un po' timorosa e d'un fiato, le raccontai della festa per i suoi 20 anni e di tutto ciò che era successo dopo. Pian piano, durante il mio racconto, Cindy spalancò sempre di più gli occhi esterrefatta. Alla fine di tutto, arrossii appena per averle raccontato anche le cose più particolari e riservate.
<<Alis>> mi disse dopo un po' <<dovresti fare il test. È per il tuo bene. Non è detto sia positivo, magari è una stupida influenza>>. Ci pensai a lungo, ritornai indietro con la memoria alla festa, ma niente. Non mi ricordavo assolutamente se si fosse rotto o se non lo avessimo utilizzato proprio. Annuii solo e Cindy si alzò dal mio letto.
<<Dove vai?>>
<<Dove andiamo, vorrai dire>>. Alzai un sopracciglio senza capire <<in farmacia. Hai bisogno di fare quel test>>. Mi misi un maglione pesantissimo, la giacca e le scarpe e uscii con lei in quel freddo pomeriggio di dicembre dopo ben due settimane di 'prigione casalinga'.
Con la sua macchina ci dirigemmo nella farmacia più vicina al campus e, quando entrammo, una sensazione strana mi pervase tutta. Mi sentivo in un ambiente a me estraneo, raramente mi ero ritrovata ad entrare in un farmacia, anche perchè ero stata ammalata davvero pochissime volte. Il clima della California impediva alla gente di ammalarsi seriamente. Ci eravamo già messe d'accordo precedentemente che sarebbe stata Cindy a chiedere il test di gravidanza: io mi vergognavo troppo. Eravamo entrate in quel luogo da neanche un minuto e già avevo voglia di uscire. Mi sentivo soffocare, soprattutto da quell'odore di disinfettante tipico anche degli ospedali. Feci finta di guardare alcuni prodotti esposti ordinatamente su delle mensole mentre la mia amica faceva ciò che doveva fare e, quando allungò i soldi alla farmacista, mi fece cenno di uscire e di seguirla.
E se il test sarà positivo? Può sbagliare, una percentuale di errore ci dovrà pur essere!! Non è detto io sia incinta comunque, forse è un virus virale e basta. Un normalissimo virus invernale. Sì deve essere questo per forza.
Ero talmente presa dal panico che non mi accorsi di Cindy che mi stava scuotendo un braccio vigorosamente. Come incantata, salii sulla sua macchina e in pochissimi minuti ci ritrovammo di nuovo di fronte al mio studentato, pronte ad andare a fare quel maledetto test. Tremavo appena dalla paura. Non volevo diventare madre, non ero pronta. E soprattutto, non l'avrei detto di certo a Ryan. Questo poco ma sicuro.
Dall'ascensore vidi la porta del mio appartamento e, quando la aprii con le chiavi che mi tremavano in mano, non ebbi subito il coraggio di dirigermi in bagno.

<<Allora?>> mi incitò Cindy
<<N-non ce la faccio>>sospirai io. Si avvicinò a me e mi strinse in un caloroso abbraccio.
<<Alis, non è detto debba essere per forza positivo. Magari hai solamente un virus e tutti quei sintomi che abbiamo letto erano solo delle grandi minchiate>>. Annuii appena, sebbene non fossi pienamente convinta e, incitata da Cindy, mi diressi in bagno. Da una borsina bianca estrasse il test e me lo porse in modo deciso. Nelle mie mani quella scatolina lunga e affusolata era un qualcosa di spaventoso. Chiusi la porta a chiave e lessi attentamente le istruzioni tre volte affinchè non mi potessi sbagliare. Le seguii alla lettera e, poggiato il test sul lavandino, uscii di scatto dalla porta del bagno, quasi a volermi allontanare il più possibile da quell'incubo.

<<Allora?>>
<<Non lo so... devo aspettare qualche minuto>>. Ci guardammo negli occhi a lungo e controllai nervosamente l'orologio 5 o 6 volte. Passati 5 minuti, le feci un cenno della testa.
<<Vai tu. Io non ce la faccio>> mi buttai a peso morto sul divano del salotto e vidi scomparire Cindy nel bagno.
Quando ne sarebbe uscita, la sentenza finale sarebbe stata pronunciata.

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SPAZIO AUTRICE:
Ed eccomi qua con il 30 capitolo!! Ve lo aspettavate? Alis lo dirà a Ryan? E lui scapperà un'altra volta o rimarrà con lei?
Volevo ringraziarvi per le 9.1k visualizzazioni, sono contentissima che molte persone abbiamo continuato a seguirla dall'inizio della stesura! Vorrei, inoltre, proporvi due storie bellissime: una si chiama 'The Brave' ed è scritta da martinaannlynn. È davvero stupenda, perfetta per chi ama Hunger Games e Divergent.
La seconda si chiama 'Ricomincio da qui' ed è scritta da Graziaceleste, perfetta per chi ama l'avventura, il proibito e soprattutto l'amore.
Mi raccomando, ricordatevi di mettere una ⭐ se il capitolo vi è piaciuto!
Bacioniii❤
Aliss

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