3. Proprio il figlio di suo padre
Il primo colpo giunse all’improvviso, cogliendolo di sorpresa. Il ragazzo cercò di restare immobile, soffocando un gemito di dolore.
Immagini confuse e stralci di dialoghi appartenenti al passato gli attraversarono la testa, flebili e incomprensibili. Troppo veloci perché riuscisse ad afferrarne almeno uno.
Fece del suo meglio per rimanere in silenzio, per non mostrare alcun segno di cedimento. Al sesto colpo di frusta le sue ginocchia lo tradirono, facendolo scivolare in avanti. Le catene lo strattonarono per i polsi e il ragazzo si costrinse a rimettersi in piedi. Il dolore crebbe, ma i suoi occhi rimasero asciutti.
Non si piange.
La rabbia crebbe, alimentando il bruciore sulla schiena già dilaniata dalle frustate. Ad ogni colpo inflitto, Gale riascoltò in sordina il rumore secco del manganello sul fianco di suo padre. Per ogni ferita che si apriva sulla sua pelle ricordò la linea bianca in rilievo sul palmo della mano dell’uomo.
Che cosa vorresti fare da grande?
Il ribelle.
L’ira s’inspessì ancora, fomentata dal senso d’impotenza. Da quelle catene che lo obbligavano a soccombere senza ribellarsi e dagli sguardi sottomessi delle persone che lo fissavano in silenzio, immobili come statue. Persone che non reagivano, anche se i loro padri, i loro figli o loro stessi avrebbero potuto essere i prossimi. Persone spaventate, incapaci di trovare il coraggio d’intervenire, ma con il fegato di restare a guardare senza muovere un dito. Persone in prigione, con i polsi incatenati, proprio come lui. Persone che avrebbero potuto dare molto, ma che avevano bisogno di qualcuno che desse loro una spinta.
Tuo papà te l’ha spiegato bene cosa significhi essere un ribelle?
Liberare gli altri.
I suoi occhi incominciarono a chiudersi, lottando contro il suo orgoglio, per fargli perdere i sensi e strapparlo al dolore. Non aveva fiato, né le forze per parlare, ma se ne avesse avuti gli sarebbe piaciuto urlare che non si pentiva proprio di niente. Che già da bambino aveva imparato quanto il suo bisogno di liberarsi gli sarebbe costato caro, eppure l’aveva accettato. Avrebbe detto che i ribelli non potevano esimersi dal rivoltarsi nemmeno volendo. Anche se il peso delle loro azioni avrebbe sfregiato per sempre la loro pelle, incidendoci sopra delle cicatrici.
I ribelli hanno tante cicatrici.
Ci sono altri modi per ribattere alle ingiustizie.
Ma le sue mani e la sua rabbia di altri modi non ne conoscevano e lui voleva parlare nella stessa lingua utilizzata da chi l’aveva legato a quel palo di legno.
Cercò di restare lucido, aggrappandosi al pensiero che non potesse farci niente, proprio come suo padre. Che non poteva, né voleva starsene zitto e soccombere, nemmeno dopo quella situazione. La pelle martoriata della sua schiena non sarebbe mai stata un monito, ma solo uno stimolo in più a farsi ancora avanti.
Me lo prometti, ragazzo? Mi prometti che non diventerai un ribelle?
Perse coscienza, abbandonandosi al rumore sordo della frusta contro la sua pelle. Quando rinvenne, i suoi sensi registrarono solo due cose: il dolore dilaniante e le urla di Katniss. Cercò di muoversi verso di lei, lasciando sgorgare altro sangue dalle ferite.
Un giorno farai morire di preoccupazione una bella signorina.
No, io la proteggerò.
Capì di avere infranto due promesse, quel giorno. Lo capì quando una vecchia melodia che aveva ascoltato una volta incominciò a ronzargli nella testa, parlandogli di morte e libertà.
Tutto a un tratto avvertì il tocco delicato di sua madre fra i capelli e le labbra della donna a sfiorargli le dita. Le parole della signora Everdeen, attutite dal torpore improvviso, furono l’ultima cosa che sentì prima di perdere coscienza ancora una volta.
“Starà bene, Hazelle. Ma gli rimarranno parecchie cicatrici.”
Sei proprio il figlio di tuo padre.
***
Prima di tutto sentì il rumore.
Un fragore che spezzò il cielo già percosso dal rombare degli hovercraft. Fu un rumore cinque volte più intenso di quello prodotto dalle bombe che avevano fatto saltare in aria le baracche ai margini del Giacimento. Fu un boato che ghermì la terra e la riscosse, che s’insinuò vibrante dentro la sua cassa toracica e la sbatacchiò con violenza.
Dopodiché vide il fuoco; il polverone di fumo che soffocò all’istante il brulicare di persone che correvano disordinate per la strada: uomini mezzi svestiti, donne con bambini in braccio, anziani che arrancavano rantolando.
A quel punto giunse la rabbia. Sfrontata, violenta, prepotente. Più insostenibile del dolore provocato dalle ustioni che gli avevano aggredito la pelle.
Sua madre la notò prima di lui; sgranò gli occhi, messa all’erta dall’irrigidimento del figlio, e lasciò andare Posy per raggiungere il primogenito.
Ma a quel punto anche Gale l’aveva sentita. La collera diede un calcio alla sua schiena, nel punto esatto in cui le ferite avevano incominciato a cicatrizzarsi.
Il ragazzo scattò in avanti prima che la madre potesse fare in tempo a trattenerlo. Superò il gruppo di persone che correvano disordinate verso il bosco e si gettò nelle grinfie di quel Distretto di fuoco e fumo che un tempo era stato casa sua. Cercò di muoversi verso la strada, con l’intento di aiutare qualche persona rimasta intrappolata sotto le macerie. Avrebbe potuto sorreggere un uomo ferito, prendere in braccio qualche bambino.[3]
Un boato lo sorprese alla sua sinistra e si sentì scaraventare a terra. L’urto gli mozzò il fiato, procurandogli un dolore lancinante. Cercò di alzarsi, ma anche quando ci riuscì non ebbe modo di avanzare; il fumo e le continue esplosioni non gli avrebbero consentito di fare più di qualche metro.
Così guardò bruciare ciò che ancora rimaneva della sua casa, della sua gente, del suo passato e di suo padre.
Guardò bruciare ciò che, per chi li stava annientando, non era altro che fango da calpestare, pezzi di carbone da strappare alla roccia, polvere nera da spazzolare via dai vestiti.
A fatica diede le spalle a quell’inferno e corse verso il gruppo di persone dirette al lago. Venne raggiunto a metà strada da Hazelle, che lo abbracciò con lo stesso disperato sollievo con cui l’aveva stretto da piccolo, il giorno in cui suo padre era stato portato a casa dai Pacificatori.
“Non è questo il momento per metterti a fare il ribelle” lo ammonì, fissando atterrita le bruciature che gli coprivano parte del volto.
Madre e figlio si avviarono fino al lago dove si era radunato il gruppo di superstiti. Gale lasciò scorrere lo sguardo sui loro visi, soffermandosi su quelli dei feriti. Dovevano essere meno di mille in tutto, pensò, mentre Posy scivolava via dall’abbraccio di Vick per correre da lui.
Meno di mille su diecimila persone.
Volse lo sguardo in direzione della strada, verso il punto contro cui le bombe continuavano ad accanirsi. Prese in braccio sua sorella per nasconderle quella vista e intercettò la sua espressione inorridita, nel momento in cui la bambina si accorse dell’ustione che lambiva il volto del fratello. Fu a quel punto che Posy si arrese alla paura e incominciò a piangere, aggrappandosi al collo del ragazzo.
Gale appoggiò il mento sui suoi capelli, incapace di distogliere lo sguardo dalle esplosioni.
“Non si piange” mormorò con dolcezza, riparandola dal freddo con le braccia.
Sentì la collera montare, alimentata dalle urla di disperazione delle persone dietro di lui; quelle di chi gridava il nome di un parente per cercarlo, e quelle di chi era rimasto ferito.
Sentì la collera montare per le urla di chi, invece, non poteva più disperarsi. Per chi era rimasto soffocato dalla morte ancor prima di riuscire a gridare fuori il suo terrore.
Provò una rabbia nuova, irruente, implacabile. Un’ira che, lo sapeva, non avrebbe mai avuto modo di zittire.
Non lasciare mai che la tua rabbia ti bruci, Gale.
Le mani di Posy si aggrapparono con più forza alla sua schiena, facendo pressione sulle ferite ancora in fase di cicatrizzazione.
Cicatrici che sarebbero per sempre rimaste lì, a ricordargli che non poteva e non voleva subire e tacere. Che avrebbe lottato fino a consumarsi, a costo di ferire e perdere se stesso.
Che era un ribelle e non poteva farci nulla.
Proprio come suo padre.
Me lo prometti, ragazzo?
"Non posso."
Note Finali.
Ed ecco qui l'ultimo capitolo. Qui vediamo un Gale ormai "adulto", quello che abbiamo imparato a conoscere nel corso della saga. La prima scena è ambientata durante la fustigazione avvenuta in Catching Fire, mentre la seconda riprende i bombardamenti al Distretto 12. Spero tanto che questa storia vi sia piaciuta! è una di quelle a cui tengo di più, quindi ringrazio in anticipo chiunque la leggerà!
A presto!
Laura
[3] Piccolo riferimento alla scena del film MJ (parte 1) in cui Gale ricostruisce a voce la notte dei bombardamenti.
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