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1. Non vorresti essere libero?

Wink: “Non si piange.”

Hushpuppy :“Non si piange.”

Re della Terra Selvaggia. 2013


La prima volta che Gale Hawthorne venne a contatto con il concetto di ribellione aveva cinque anni. La sua testa era appoggiata al petto del padre e sua madre gli stava accarezzando con tenerezza i capelli.

Giocando con le mani callose del signor Hawthorne, il bambino aveva riconosciuto una linea bianca in rilievo disegnata sulla pelle inspessita del suo palmo.

“Che cos’è?” chiese, percorrendola più volte con il polpastrello.

Joel guardò la moglie, che scosse la testa, prima di rivolgersi al bambino.

“Una cicatrice” spiegò Hazelle, continuando a sistemare le ciocche sulla fronte di Gale.

“Un ricordino di un Pacificatore” specificò il marito, guardandosi la mano. “Quel farabutto voleva dimezzarci lo stipendio.”

“Ti ha picchiato?” domandò confuso Gale. Il padre gli strizzò l’occhio.

“Sono io che ho picchiato lui, ragazzo” lo corresse.

Il bambino gli sorrise, prima di tornare ad appoggiare il capo al suo petto.

“Non è andata esattamente così” precisò Hazelle, rivolgendo al marito un’occhiata apprensiva.

“E come è andata, allora?”

I due coniugi tacquero per un istante.

“Ti basti sapere che tuo papà, quella volta, ha rischiato davvero grosso” rispose infine la donna, riprendendo ad accarezzare i capelli del figlio. “Avrebbe potuto perdere il lavoro. Quindi mi raccomando, non diventare mai un ribelle come lui.”

“Che cos’è un ribelle?” chiese il ragazzino, incuriosito. Incrociò lo sguardo del padre che lo fissò per un po’ con quel suo sorrisetto storto, prima di rispondergli.

“È una persona che non ha paura di spaccarsi qualche osso pur di far star bene se stesso e la sua famiglia. È uno che vuole liberare la sua gente.”

“In che senso liberare?” domandò ancora Gale. Non era mai stato di molte parole, ma quella faccenda della cicatrice l’aveva colpito e voleva saperne di più.

Suo padre continuò a sorridergli fiero, prima di voltarsi verso la moglie. Hazelle lo stava ancora squadrando con apprensione, come a volergli suggerire di lasciar perdere. Joel tornò comunque a rivolgere la propria attenzione al figlioletto, per rispondere alla sua domanda.

“Essere liberi significa non avere nessuno che decide al posto tuo chi dovresti essere e cosa dovresti fare. Significa niente più miniere, Gale. Significa poter andare nei boschi quando si vuole. Scegliere il lavoro che si preferisce. Poter dare mangiare alla propria famiglia senza doversi spaccare la schiena come dei muli da soma e rischiare di rimanerci secchi ogni giorno. Significa un po’ tutto, perché se non sei libero difficilmente potrai essere davvero se stesso” concluse, giocherellando con una ciocca di capelli della moglie.

Hazelle lo lasciò fare, pur continuando ad apparire preoccupata. La disapprovazione nei suoi occhi, tuttavia, era mitigata da una punta di tenerezza. Gale se ne accorse, perché era abituato a quello scambio di sguardi tra i due genitori. Anche quando litigavano, c’era sempre quella piccola sfumatura contraddittoria a velare i loro occhi arrabbiati. Il bambino credeva che fosse proprio quella lucetta a caratterizzare le persone innamorate. Chi non si amava per davvero, probabilmente, aveva lo sguardo arrabbiato e basta.

Rimuginò per un po’ sulle parole del padre, ma si accorse di non averle capite bene. L’unica cosa che gli era rimasta impressa del suo discorso era la parte sui boschi.

“Tu non vorresti essere libero, ragazzo?” lo interrogò a quel punto l’uomo.

Gale rifletté per qualche istante, ricambiando lo sguardo di Joel. Aveva appena compiuto cinque anni e il concetto di libertà – così astratto e sfaccettato – non era ancora alla sua portata. Eppure sapeva che suo padre si aspettava una risposta e l’uomo sembrava piuttosto compiaciuto da tutta quella storia del ribelle. Sua madre un po’ meno, notò, guardando anche lei. Decise comunque di annuire, cercando di mostrarsi il più determinato possibile.

Joel ridacchiò.

“Sei proprio figlio di tuo padre” commentò, prendendo in braccio il bambino per posarselo sul petto. Intercettò lo sguardo della moglie, che stava scuotendo la testa con fare rassegnato. Un lieve sorriso piegò comunque le labbra di Hazelle, mentre lo sguardo della donna si soffermava sul volto del figlioletto. “Ma sei bello come tua madre” proseguì Joel, sorridendo sghembo in direzione della moglie. Hazelle gli diede un colpetto sulla spalla.

“E tu sei proprio un ruffiano” ribatté, prima di appoggiare la testa al petto del marito. Joel si chinò per baciarla e tornò a rivolgere le sue attenzione a Gale, che li stava osservando incuriosito.

“E tu che hai da guardare, briccone?” chiese, facendogli il solletico. Il bambino rise, cercando di liberarsi dalla sua presa.

Giocarono a fare la lotta fino a quando non furono talmente esausti da non riuscire nemmeno più a parlare. A quel punto si abbandonarono stravolti sul letto e Joel chiuse gli occhi, passandosi una mano fra i capelli arruffati. Qualche minuto più tardi sentì il dito esile di suo figlio percorrergli la cicatrice sul palmo della mano.

“Ti ha fatto male?” chiese il bambino.

“Nah” lo rassicurò il padre, continuando a tenere gli occhi chiusi.

Gale esaminò con attenzione la cicatrice: aveva l’aria di essere stata parecchio dolorosa.

“Però non hai pianto” obiettò a quel punto, lasciandogli andare la mano.

Joel aprì gli occhi per guardarlo.

“Non si piange” mormorò, facendo scorrere le dita fra i capelli del bambino. “Mai; è la regola, lo sai bene.”

Gale annuì, prima di tornare a rannicchiarsi al suo fianco. Suo padre non aveva paura di nulla a eccezione di un’unica cosa: le sue lacrime e quelle della sua mamma. L’aveva capito un anno prima quando, giocando vicino al camino, si era provocato una brutta ustione al braccio. Hazelle non aveva nulla per alleviare il dolore ed era corsa a cercare aiuto dalla signora Everdeen. Nel frattempo, il bambino era rimasto con il padre.

Gale a quel punto aveva incominciato a piangere, specchiando lo sguardo sgomento in quello altrettanto sofferente di Joel.

“Non si piange” aveva asserito a quel punto l’uomo. Non l'aveva detto con voce arrabbiata: sembrava più che altro spaventato. Era perfino pallido, come se fosse stato lui a essersi ustionato. Come se vedere il figlio piangere e sapere che non potesse fare nulla per arginare quelle lacrime lo facesse stare male a sua volta.

“Non si piange” aveva ripetuto ancora, guardando il bambino negli occhi. Gale a quel punto aveva annuito, tirando su col naso un’ultima volta; da allora non aveva quasi più pianto. D’altronde, le mogli dei minatori lo dicevano sempre ai figli che i bambini del Giacimento non facevano mai i capricci[1].

“Non si piange” ripeté il bambino anche quella sera, socchiudendo gli occhi e abbandonando il capo contro il petto del padre.

“Ben detto, ragazzo” rispose Joel, accarezzandogli i capelli.

Si addormentarono in fretta entrambi, presto accompagnati da Hazelle che, dopo aver terminato il bucato, era tornata a sdraiarsi di fianco a loro.

Nel cuore della notte, Gale prese la mano del padre e la attirò a sé. Sfiorò la cicatrice in rilievo sul palmo e ricordò le cose che l’uomo gli aveva spiegato quella sera.

Ripensò ai ribelli e immaginò che ognuno di loro dovesse avere sul corpo diverse cicatrici come quella di Joel. Si chiese se un giorno ne avrebbe avuto la pelle cosparsa anche lui.

Si riaddormentò poco dopo, prima di riuscire a darsi una risposta.

Note Finali.

Avevo incominciato a plottare questa storia dopo aver scoperto, attraverso un meraviglioso post di tumblr, un altrettanto meraviglioso video: “the golden age” di Woodkid. Se già il post di tumblr mi aveva fatto associare quel bimbetto a Gale, il video mi ha irrimediabilmente fatto pensare al Giacimento e al modo in cui immagino i coniugi Hawthorne e l’infanzia di Gale. Inoltre, guardando “Re della terra selvaggia” mi sono innamorata di quel “Non si piange” che intercorre per tutto il film e ci tenevo troppo a utilizzarlo in qualche modo per Gale e Joel sr, così l’ho inserito.  Infine, dopo aver visto Mockingjay (parte 1) al cinema ho infilato nel plottaggio anche la scena sui bombardamenti, perché diciamocelo, la parte in cui Gale racconta cosa sia successo ci ha uccisi tutti ç-ç E grazie a qualcuno che ha di nuovo promptato qualcosa a cui non potevo resistere, mi sono decisa a mettere il tutto per iscritto.

La storia sarà suddivisa in 3 parti. La prossima, come questa, sarà ambientata durante l’infanzia di Gale. Oltre a mr. Hawthorne e Hazelle, farà comparsa anche il padre di Katniss, mr. Everdeen. La terza e ultima parte della storia, infine, sarà ambientata a cavallo fra Catching Fire e Mockingjay, con un Gale ormai “adulto”.

Tengo moltissimo a questa storia, penso sia quella a cui sono più affezionata al momento, quindi spero tanto di ricevere un vostro parere.

Un abbraccio e a presto!

Laura

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