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Un altro(spiacevole) ingresso

-Ti divertirai, credimi.

Si certo, mamma! Sbuffa ancora una volta, prende la sua valigia e si dirige con passo di guerra verso la porta, in modo da far capire a chiunque di doverle stare lontano. La prima cosa che sente appena entra nella casa é il silenzio. Non vede nessuno e tira un sospiro di sollievo pensando di avere un pò di tempo prima che arrivino gli altri. E' assolutamente sicura che gli staranno tutti altamente sulle balle.

Prende in mano la valigia e sale le scale per trovare una stanza, si sa che si deve prendere sempre prima la stanza, altrimenti finisce male. Apre la prima porta a destra e storce il naso nel vedere tre letti. Chiude subito la porta e si allontana, non esiste dividere la stanza con due persone, una é già troppa. Apre la porta successiva e felicemente trova due letti, ma non le piace per niente la posizione della finestra e quindi va avanti. L'ultima, come nella fiaba di Riccioli d'oro, é meglio. Mette la valigia sul letto accanto alla finestra e guarda fuori. Non ha una grande vista, vede solo il cortile della casa che deve ammettere é ben curato e bisogna dire che non é male. La sola cosa bella di quel posto, perché tutta la casa, vista da dentro e da fuori mette un pò i brividi.

Lascia lì la valigia, tanto c'è tempo per disfarlo e si dirige al piano di sotto per mettersi davanti alla televisione e distrarsi un pò. Appena é a metà scalino sente delle voci.

-Ma perché hai detto una cosa simile?-sente una voce maschile

-Quello é un imbroglione furbo come una puzzola.-risponde una voce femminile

Scende piano e si sporge per poter vedere chi sono. Si mette dietro il muro e da lì vede chiaramente che sono un ragazzo e una ragazza, entrambi biondi. Ascoltandoli bene riconosce il loro accento americano. Alza gli occhi al cielo al pensiero di dover vivere con dei americani.

-Che cosa te lo ha fatto capire?

-Stava cercando di assecondarmi. Quello spera che arrivano molte ragazze per potersi divertire.

-Come ogni ragazzo, credo.

-Non so quante ragazze ci saranno, ma spero che non siano così stupide da cadere nella trappola di quel cappellone.

Lei é così presa dal loro discorso che non si accorge dell'arrivo di qualcuno alle sue spalle. Per attirare la sua attenzione batte un dito sulla sua spalla, per lo spavento alta in aria, si volta di scatto e porta una al petto.

-Ma sei scemo?! Non lo sai che non si appare dal nulla?-grida contro il ragazzo

-E tu non sai che on si origliano i discorsi dei altri.

Attirati dal baccano, anche i due seduti sul divano si dirigono nel corridoio per vedere chi ci sia. Ora che li vede in faccia, gli costa molto ammetterlo, ma il ragazzo é molto carino e la ragazza...é bellissima. Ma sono fratelli?

-Ecco un'altra inquilina. Ne mancano cinque.

-Piacere, io sono Eddie.-porge la mano educatamente, ma lei non lo accetta.

-Patricia. Siete americani?

-Qualche problema?-chiede retoricamente la bionda che ha già ben inquadrato la rossa

-Non ho detto niente di male.

-Lui é americano, io sono latina. 

-Di dove?-chiede Patricia sinceramente interessata dato che non ha mai incontrato nessuno del Sud America

-Cojimar, bella Cuba. Ma sono cresciuta nell'Avana, per poi toccare il suolo Americano.-sorride-Mi chiamo Bella. Isàbella Garcìas Alvaréz.

Che schifo di nome, pensa istintivamente Patricia ma si sforza di sorridere. Un sorriso che non piace per niente a Bella, la quale ha visto il lampo nei suoi occhi e con questo può confermare quello che viene detto degli inglesi.

Le punta un dito contro, piega la testa di lato e dice:-Tu...Non mi piaci.

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