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Capitolo 11 - Vecchie tradizioni


Francia, Costa Azzurra.
Cannes.

Un anno, dieci mesi e ventuno giorni.
Questo era il tempo trascorso dall'ultima volta in cui aveva messo piede su un red carpet.
Dall'ultima volta in cui aveva partecipato ad una sfilata.
Dall'ultima volta in cui aveva vissuto nel suo mondo, quello che tanto detestava, ma senza il quale sapeva di non poter esistere.

La mente tornò a quella sera, quando, nel buio di camera sua, aveva messo in pausa i pensieri legati a quanto successo precedentemente in auto con il pilota e volto la sua completa attenzione alla lettera che aveva trovato sul comodino.

Una busta bianca contente un foglio del medesimo colore, marchiato dalla scritta argentata a caratteri cubitali: DIOR.

La tanto agognata partecipazione, alla fine, era arrivata.
Forse Skye aveva ragione, la Casa di moda l'aveva spedita e ci stava mettendo solo un po' di più ad essere consegnata. O forse era Lewis ad averci preso, dicendole che gli ospiti che avrebbero voluto tenere riservati ricevevano la lettera solo all'ultimo. Non sapeva quale delle due opzioni la riguardasse, sapeva solo che, dopo una notte intera passata a rimuginarci sopra, aveva deciso di accettare quell'invito.

Quando, messa davanti alla possibilità che il marchio non l'avesse considerata per partecipare al Festival e alla sfilata, l'ansia l'aveva assalita. La paura della fine imminente della sua carriera le aveva chiuso la gola, mandandola in panico.
E poi, quell'invito era arrivato e la sua reazione era stata del tutto diversa da ciò che ci si sarebbe aspettati. Non ne era contenta, non avrebbe voluto andarci.
Allora perché farsi prendere da un attacco di ansia quando credeva di aver chiuso con la sua vita da modella?
Perché essere così incoerente?

Si chiedeva cosa potesse non andare in lei, qualcosa di sbagliato c'era di sicuro e, giorno dopo giorno, le arrivavano sempre più conferme. Davanti a questa consapevolezza, aveva quindi deciso di rispondere positivamente a quella lettera e prendere parte agli eventi in programma.

«Sei sicura di non voler andare con la tua famiglia?» si rivolse a Skye, lanciandole una veloce occhiata, mentre era intenta ad infilarsi le scarpe.

La bionda alzò la testa, sbuffando, per togliersi una ciocca di capelli che le era finita sul volto. «Certo» rispose, scattando in piedi e raggiungendola davanti alla porta della stanza dell'hotel nel quale alloggiavano.

Le cose successe dopo quella serata in discoteca erano state tante. Con l'arrivo di quell'invito da parte di Dior e il bacio che Skye si era scambiata con Max, le due non avevano perso tempo, incontrandosi subito il giorno dopo. Jourdan l'aveva rassicurata, bloccando per un po' le sue paranoie e rivelandole che il fratello non aveva fatto parola alcuna con lei riguardo quell'evento.

La verità però, era che nemmeno lo aveva visto Max. Era rientrato a casa all'alba, ritirandosi subito nella sua stanza. E quando lei si era svegliata, in casa regnava il silenzio, segno che lui dormisse ancora. Ma le era sembrato comunque giusto rassicurare la sua amica, con quella piccola bugia bianca. Era certa del fatto che si stesse facendo più problemi del necessario. Suo fratello sicuramente, per come era fatto, non avrebbe nemmeno mai tirato in ballo quell'episodio, fingendo che non fosse mai esistito. Stava quindi a Skye capire se fosse o meno il caso di parlargli o scegliere di fingere a sua volta che niente fosse accaduto.

Che poi era esattamente ciò che stava facendo anche Jourdan. Non aveva detto a nessuno del bacio avvenuto con Lewis. Non aveva nemmeno detto la verità su come fosse tornata a casa. Negava tutto persino nella sua mente. Mentiva a se stessa, come se le loro labbra non si fossero mai sfiorate, i loro respiri non si fossero mescolati e le loro menti non avessero iniziato a vagare, desiderando sempre di più.

Voleva semplicemente scordare tutto.
Imporsi, come sempre faceva, di dimenticare eventi dolorosi, o, in quel caso, che sfuggivano al suo controllo. Così, poteva fare finta che niente fosse mai successo, raccontarsi una bella bugia e impedire ai suoi pensieri di tormentarla.

Peccato però che fosse impossibile forzarsi a rimuovere determinati ricordi, soprattuto quando questi arrivavano a braccetto con le forti sensazioni che ne erano scaturite.
Finiva solo per dimenticare a memoria ogni cosa e provocarsi ancora più confusione.

Lei e il fratello, in ogni caso, nei giorni seguenti, prima della sua partenza per Cannes, non si erano parlati molto. Jourdan lo evitava, perché non voleva sapere se avesse letto l'articolo che la vedeva protagonista mentre lasciava il motorhome della Mercedes a Imola. E lui, la evitava perché aveva timore delle domande che giravano nella sua testa e che tanto avrebbe voluto porle, proprio riguardo quelle foto. In più, ancora non era riuscito a tenere fede alla promessa che le aveva fatto, dicendole che avrebbe parlato con Jos. Quindi, ad entrambi, conveniva incontrarsi il meno possibile tra le mura di casa.

Skye le rivolse un piccolo sorriso, mentre l'auto sulla quale erano appena salite partiva e usciva da quel parcheggio sotterraneo. Fuori dall'hotel si erano già radunate alcune persone, pronte per vedere le varie star uscire per dirigersi al Palazzo del Festival. Loro due avevano preferito evitare un incontro in più con la folla, facendo andare la loro macchina a prenderle in un punto in cui i fan e i fotografi non sarebbero potuti arrivare.

L'amica avrebbe voluto chiederle come si sentiva, ma, notando il suo sguardo perso e la sua espressione concentrata, evitò di porle ulteriore ansia addosso, lasciandole il suo tempo per riflettere. Skye aveva deciso di non fare il suo ingresso sul red carpet assieme ai genitori, preferendo restare accanto a Jourdan, che altrimenti avrebbe dovuto affrontare il tutto da sola. E, per quanto lei le avesse ripetuto che non sarebbe stato un problema, la bionda non si era lasciata convincere.

La modella non poteva esserle più grata per non aver creduto a quelle parole, perché, mentre l'auto percorreva il famoso viale della Croisette, lei sentiva le sue budella attorcigliarsi e la testa iniziare a dolerle, come se qualcuno la stesse martellando dall'interno. Dopo tutto quel tempo sarebbe tornata su un red carpet e l'unico bagliore di sollievo che avvertiva era dato proprio dalla presenza di Skye. Per la prima volta avrebbe avuto accanto qualcuno e forse non sarebbe andato tutto così male.

Davanti al Palazzo del Festival, intanto, l'ennesima auto dai finestrini oscurati aveva parcheggiato. «Aspetta, fammi sistemare meglio questo» una delle assistenti che Dior gli aveva assegnato lo fermò prima che potesse scendere dall'auto. Si allungò verso di lui, tirandogli leggermente la parte davanti della giacca, posizionando meglio le pieghe dello scollo profondo che la blusa che indossava faceva. Gli diede un'occhiata complessiva. «Okay, perfetto» sentenziò. «Ci vediamo dentro, mi troverai appena oltre le porte d'ingresso» lo avvisò infine, prima di dare l'okay all'uomo che fuori attendeva per aprire la portiera.

Lewis scese dalla macchina, venendo subito colpito dai caldi raggi del sole. I rumori della folla gli arrivarono come un brusio indistinto, sovrapponendosi l'uno sull'altro. I fotografi chiamavano il suo nome e si sbracciavano per attirare la sua attenzione, tutti alla ricerca dello scatto perfetto. Era così abituato ad avere gli occhi addosso e a venire abbagliato dagli scatti di quei flash, che ormai riusciva a non farci più caso.

Mosse dunque i primi passi su quel tappeto rosso perfettamente steso, fermandosi poi poco dopo. Permise ad alcuni fotografi di ritrarlo, mantenendo un'espressione seria, aiutata anche dagli occhiali da sole che portava. Tra uno scatto e l'altro, salutò con dei cenni della mano altre celebrità che si trovavano assieme a lui su quel largo tappeto rosso. Proseguì con la sua camminata, stoppandosi ancora una volta. «Lewis! Lewis! Di qua, per favore» lo richiamarono, facendolo voltare nella direzione opposta.

Si accorse di un certo sgomento tra la folla presente e lanciò una veloce occhiata verso il tratto di strada che aveva già percorso. Mosse qualche passo indietro rispetto al punto in cui era posizionato, uscendo dalle inquadrature di molte macchine fotografiche e osservando meglio cosa stava succedendo.

Un'altra auto, simile a quella che lo aveva accompagnato lì, aveva appena parcheggiato all'inizio di quel red carpet. Si chiese chi dovesse esserci all'interno, per attirare così tanta attenzione. Una domanda che non restò molto senza risposta, dal momento in cui una lunga gamba uscì dalla portiera appena aperta. Il piede, racchiuso in quella scarpa dal vertiginoso tacco a spillo, si poggiò sul tappeto rosso e poi, finalmente, anche il resto del corpo si rivelò.

Jourdan scese dalla macchina, alzando subito la testa e guardando un punto indefinito davanti a sé. In quel modo abituò gli occhi al sole e cercò di non concentrarsi sulla folla che aveva attorno. E allo stesso modo, non si accorse subito dello sguardo di Lewis che ricadde su di lei.
Aveva indosso un abito lungo, che lasciva dietro di sé anche un piccolo strascico. Era caratterizzato da uno spacco sulla sinistra e un tessuto argentato, completamente ricoperto di lustrini e pietre preziose. Il pilota si soffermò su quelle sottilissime spalline, che tenevano su tutto l'abito, andando poi a formare uno scollo a V. Si accorse che parte della schiena era lasciata scoperta, aggiungendo quel tocco di sensualità ad un look decisamente elegante.

Non aveva alcun gioiello, fatta eccezione per degli orecchini composti dalle stesse pietre presenti sul vestito. E, per la prima volta, la stava vedendo con i capelli raccolti. Un perfetto chignon basso, dal quale erano stati lasciati fuori due ciuffi corti, che le ricadevano morbidamente sul davanti, incorniciandole il volto.

Non si aspettava affatto di incontrarla lì quel giorno. Dior non aveva avvisato della sua presenza e la sorpresa fu generale, viste le reazioni dei fotografi, che subito sgomitarono, iniziando a scattarle una miriade di ritratti. D'altronde, quella era la sua prima partecipazione ad un evento pubblico nel campo della moda da più di un anno. E ora, anche la domanda che gli aveva posto nel suo motorhome a Imola trovava finalmente un senso.

I suoi pensieri abbandonarono loro due in quel circuito, andando avanti fino a quella sera di qualche giorno fa. Ritornarono a quando si trovavano nella sua auto, alle loro labbra che si incontravano, si assaporavano. Ricordò il respiro di lei farsi pesante, i lievi gemiti che fuoriuscirono dalla sua bocca. Avvertì nuovamente la sensazione della sua pelle morbida sotto i polpastrelli.

"Basta."

Si impose, nel momento in cui il suo corpo lo potrò a desiderarla ancora.
Sempre di più.

Skye la affiancò, rivolgendole un sorriso di incoraggiamento. Jourdan mosse i primi passi su quel red carpet, avanzando di poco e fermandosi davanti ai primi fotografi appostati dietro le transenne. Chiamavano il suo nome, affannandosi, cercando di attirare quanto più possibile la sua attenzione, esattamente come avevano fatto prima con Lewis e con qualunque altra star presente su quel tappeto rosso.

Per quanto non avesse mai apprezzato tutto quel genere di attenzione, non poteva fare a meno di compiere ogni movimento con naturalezza. Fissava gli obbiettivi, sfoggiando espressioni serie e poi finti sorrisi, così ben fatti da sembrare del tutto reali. E, la differenza tra lei e la sua amica si vedeva eccome. Perché Skye, per quanto non fosse attanagliata dall'ansia come lei, comunque non poteva ignorare il fatto che fosse la prima volta in cui metteva piede su un red carpet, sapeva davvero poco riguardo a come avrebbe dovuto comportarsi.

Jourdan camminò ancora, dando una piccola scossa al tessuto del vestito, così da sistemare lo strascico dietro di lei. E quando si voltò, alzando la testa, prima di incontrare nuovamente quelle macchina fotografiche, i suoi occhi scorsero proprio la figura del pilota.
Lewis non aveva mosso un passo in più dal momento in cui l'aveva vista, come incantato dalla sua sola presenza. Era rimasto lì, davanti al primo gradino di quella maestosa scalinata che portava all'entrata del palazzo.

I loro sguardi si incrociarono e lei non poté evitare di sentire una strana sensazione di vuoto nello stomaco. Si inumidì il labbro inferiore, quando gli occhi ricaddero sulle labbra di lui, contornate da quella barba curata, che contribuiva ad incorniciare esse ed il resto del volto, rievocando il modo in cui si fossero incontrate con le sue.

E in quel momento ne ebbe la conferma, non aveva dimenticato un bel niente.
Aveva solo finto di non aver provato alcuna sensazione durante quel bacio. Aveva mentito a se stessa, dicendosi che nemmeno se lo ricordava. Ma, ora era costretta a guardare la verità negli occhi, una verità che la metteva difronte alla consapevolezza che mai prima il suo corpo o il suo cervello avevano dato tanta importanza ad un semplice bacio.

Era un qualcosa che si era scambiata così tante volte in passato, con sconosciuti, colleghi, colleghe, per piacere o per gioco. Mai però, nemmeno quando credeva di provare un qualche sentimento, da lei percepito erroneamente come amore, aveva ricordato con così tanta attenzione dettagli insignificanti e sensazioni, come invece le era capitato dopo quel bacio con Lewis.

«Tutto okay?» le chiese Skye, avvicinandosi a lei e stando attenta, non solo a non farsi sentire da nessuno, ma anche ad evitare che qualcuno potesse leggere il suo labiale. L'aveva vista lì, immobile e le era stato impossibile non preoccuparsi che qualcosa potesse non andare, che fosse tutto troppo per lei. «Oh, ora capisco» aggiunse poi, quando spostò lo sguardo nella stessa direzione di quello dell'amica e incontrò la figura di Lewis.

Jourdan le lanciò un'occhiata, ammonendola prima che potesse dire altro. Erano in un luogo decisamente pubblico, circondate da fotocamere e giornalisti di ogni tipo. C'erano occhi e orecchie dappertutto, qualsiasi parola in più o qualsiasi parola detta male poteva essere presa e usata a favore di chi voleva manipolarla per creare l'ennesima notizia. Ci stavano già pensando loro due a camminare sul bordo di quel burrone pieno di possibili gossip, osservandosi in quel modo, con una discrezione che però non gli garantiva di non essere notati.

Skye abbassò lo sguardo, per poi voltarsi verso i fotografi e continuare a farsi immortalare.
Nel momento in cui un'altra auto arrivò e l'attenzione generale si spostò su quella vettura, Lewis ne approfittò per rivolgerle un cenno del capo, alzando leggermente un angolo della bocca. La modella ricambiò quella specie di saluto, piegando di poco la testa su di un lato e schiudendo le labbra.

Si prese quegli ultimi secondi per osservarlo al meglio, cercando di non lasciarsi scappare nemmeno un dettaglio. Indossava un completo dal colore nero, i pantaloni avevano un taglio morbido e il finale della gamba gli ricadeva sugli stivaletti stringati, arricciandosi un po'. Una giacca abbastanza lunga, elegante, andava a coprire quella blusa leggera, quasi trasparente, dallo scollo a V, che lasciava intravedere parte della scritta che aveva tatuata proprio sotto le clavicole. Era un look di classe, semplice ma d'impatto, perfetto per lui e per rispecchiare quella che era la linea di Dior, così come faceva il suo vestito.

Al collo portava delle collane di perle e alle mani alcuni anelli brillanti. Si accorse poi che al naso aveva aggiunto un altro piercing. Ora non era più solo la narice sinistra ad essere adornata con quel piccolo brillante, anche la destra ne aveva uno. E, ancora una volta, si ritrovò a pensare quanto quei minuscoli dettagli sembravano essere perfetti per lui.

Ma, ciò che più di tutto catturò la sua attenzione, furono le sue treccine. Quella volta non erano legate, tenute ordinatamente indietro dal solito elastico. Erano sciolte, gli ricadevano morbidamente anche su parte del volto e gli davano un'aria decisamente più maliziosa.

"Perché deve essere così fottutamente attraente?"

Si domandò retorica, quando lui le diede le spalle, iniziando a salire quella scalinata. Jourdan tornò a prestare attenzione ai fotografi, affiancandosi anche alla sua amica e lasciando che le immortalassero assieme. Qualche minuto dopo, le due si ritrovarono ad affrontare quei gradini, pronte per entrare nel Palazzo del Festival e assistere alla prima di uno dei film in concorso.

Il tempo sembrò scorrere veloce, dentro quella sala buia, illuminata dal solo grande schermo. Seduti in punti diversi, poterono godersi la pellicola, evitando di scambiarsi continuamente occhiate. Quando uscirono, il sole si stava accingendo a tramontare e anche la calca di fotografi sembrava essersi dileguata.

Skye si fermò per qualche secondo a parlare con i suoi genitori, mentre Jourdan, dopo aver rivolto loro un saluto, salì subito in auto. L'amica la raggiunse poco dopo, accomodandosi sul sedile accanto a lei. «Ancora non te l'ho detto» parlò subito la modella. «Grazie» aggiunse, abbassando lo sguardo.

«Di cosa?» la bionda aggrottò le sopracciglia.

«Di essermi stata accanto. È stata la mia prima volta ad un evento pubblico di moda, da quando... beh, lo sai» lasciò in sospeso quella frase, non volendo citare per esteso lo scandalo di cui si era resa protagonista. «Senza di te non avrei mai potuto farcela» concluse, guardandola negli occhi, rendendosi conto solo in quel momento di quanto la sua ansia fosse stata tenuta a bada dalla semplice consapevolezza di avere qualcuno accanto.

Skye le sorrise, attirandola a sé. «Non mi devi ringraziare. Le amiche servono anche a questo. E io ci sarò sempre quando hai bisogno» la rassicurò, accarezzandole leggermente la schiena, quando avvertì il sospiro pesante che rilasciò sulla sua spalla. Jourdan strinse maggiormente quell'abbraccio, facendole capire anche con i gesti la sua gratitudine. «Adesso andiamo a quella sfilata e facciamo sì che tutti si ricordino chi sei davvero» la spronò, scuotendola leggermente, facendola scoppiare a ridere.

La macchina si fermò davanti ad un palazzo completamente bianco, dalle linee arrotondate e lo stile classico. I due bodyguard si scostarono dalle porte d'entrata, permettendo loro di passare ed entrare all'interno.

«Wow» commentò Skye, osservando l'ambiente circostante. Molte persone avevano già preso posto su quelle sedute imbottite, altre invece si stavano assicurando che ogni cosa fosse in ordine. Una lunga passerella era posizionata nel centro di quell'enorme sala, ricoperta da un tappeto bianco e illuminata da una miriade di luci. Due foglie di palma d'oro, simbolo della città di Cannes e del Festival del Cinema, si trovavano posizionate sopra all'apertura dalla quale sarebbero uscite le modelle per sfilare. Mentre altri simboli riprendenti il mondo cinematografico erano sparpagliati nel resto dell'ambiente.

«È la tua prima volta ad una sfilata, vero?» domandò Jourdan, salutando poi con un cenno della mano un gruppo di ragazze. L'amica annuì, sentendosi del tutto fuori posto, provando le stesse sensazioni di spaesamento che la modella invece percepiva all'interno di un circuito. «Fidati, è più semplice di quello che credi. Ci sediamo nella prima fila e non dobbiamo fare altro che osservare gli abiti che sfileranno, sorridere alle macchine fotografiche e mostrarci sempre interessate a quello che viene presentato» parlò, mentre iniziavano a camminare verso le sedie.

Skye, non essendo affatto pratica di tutto quel mondo, decise semplicemente di seguire la sua amica e imitarla nei comportamenti, così da evitare possibili figuracce. Presero posto, ma, Jourdan dovette alzarsi parecchie volte, avvicinata sempre da qualche nuova persona che andava a salutarla.

Lewis fece il suo ingresso poco dopo, fermandosi anche lui a parlare con chi incontrava durante il suo cammino. A differenza delle due ragazze, che appartenevano solo ad uno o all'altro mondo, lui si destreggiava bene sia tra i motori che tra la moda, avendoli fatti entrambi suoi. Si trovava a suo agio ad una sfilata come all'interno del paddock.

Con la coda dell'occhio scrutò la figura della modella e una folle idea, di andare a sedersi accanto a lei, balenò nella sua testa. Venne però subito frenata dal ricordo di quell'articolo. Da quando le foto di lei, che usciva dal motorhome Mercedes a Imola, erano state rese pubbliche, la gente stava facendo molte speculazioni a riguardo. E nessuno aveva mancato di mettere in mezzo anche lui.

Aveva letto sui vari social dei commenti in cui si cercava di capire cosa ci facesse lei lì e gli erano addirittura arrivati dei messaggi in cui gli veniva chiesto proprio quello o dove alcuni suoi fan gli ricordavano tutto ciò che la modella aveva combinato negli anni, intimandogli di starle lontano. Era rimasto alquanto sconcertato da quei commenti, non capiva davvero come le persone potessero fermarsi così tanto alle apparenze. Apparenze scritte poi da qualche giornale di gossip, quindi non fonti del tutto attendibili. Non la conoscevano, non avevano idea di come potesse essere davvero, eppure, nulla li fermava dal sentenziare e gettarle addosso qualche cattiveria.

Succedeva sempre così, anche con lui e con qualsiasi personaggio pubblico. Era rarissimo che qualcuno si preoccupasse di guardare oltre al gossip, di cercare di capire se fosse vero, prima di iniziare a sputare sentenze.

Perciò, dopo tale ragionamento, decise che sarebbe stato meglio evitare di sedersi accanto a lei. Un gesto del genere non avrebbe fatto altro che alimentare le voci, che non servivano a nessuno dei due. E, forse, quell'articolo era stato un bene dopotutto. Con il possibile rischio di provocare qualche scoop, che si era aggiunto a tutti gli altri motivi per cui avrebbe dovuto starle lontano, il suo corpo e il suo cervello si sarebbero finalmente convinti ad ignorare quell'attrazione fisica che andava a braccetto con la curiosità che provava nei suoi confronti.

Decise quindi di sedersi dalla parte opposta rispetto alla sua, restandole però davanti, lasciando che fosse la sola passerella a dividerli. Non ci volle molto, prima che l'attenzione della ragazza venisse catturata da lui. Presto i loro sguardi si incontrarono, parlandosi silenziosamente per la milionesima volta durante quella giornata. E avrebbero continuato a farlo, se solo non fossero stati interrotti.

Lo stilista di Dior uscì da dietro le quinte, guardandosi attorno con foga. «Dov'è?» ripeteva, chiedendolo alle persone attorno, che sembravano non avere la più pallida idea di che cosa stesse parlando. I suoi occhi si fissarono poi sulla figura di Jourdan, raggiungendola a grandi falcate. «Tesoro mio» le disse, facendole interrompere il contatto visivo che aveva con il pilota.

«Dopo arrivo anche da te» si voltò verso Lewis, che nemmeno credeva di essere stato notato, puntandogli un dito contro e rivolgendogli un grande sorriso. Tornò a guardare la modella. «Quanto mi sei mancata. Vieni qui» la attirò a sé, stringendola in un abbraccio, sotto lo sguardo stranito dell'amica.

«È passato un bel po' di tempo» commento lei, sciogliendo quella presa.

«Un po'?! Sei sparita. Mi hai lasciato senza la mia musa preferita» la riprese, fingendosi arrabbiato.

Jourdan si sforzò di sorridere. «Ho dovuto. Ma, ho visto le collezioni che hai fatto uscire durante questo lasso di tempo, te la sei cavata parecchio bene anche senza di me» rispose.

Lui fece aleggiare una mano. «Adesso sei tornata però» aveva ignorato del tutto le sue parole.

La ragazza si irrigidì. «No... cioè, io...» non la lasciò finire.

«No, no, non voglio scuse. È giunta l'ora di uscire del tutto dalla caverna dentro la quale sei andata a rinchiuderti» la afferrò per un braccio. «Questa sera ti voglio su quella passerella» sentenziò, facendole sgranare gli occhi.

«Mi lusinga questa offerta, ma proprio non posso» cercò di declinare, lanciando un'occhiata d'aiuto alla sua amica. Non se la sentiva di farlo, non era pronta. Skye si alzò, provando ad intervenire, ma l'altro parlò prima che potesse farlo lei.

«Oh, no, tesoro. Non puoi rifiutare. Ho il pezzo più importante della collezione che deve essere indossato da una modella che è degna di questo nome. E quella che mi hanno dato è sciatta, così facilmente dimenticabile» fece una smorfia. «Quell'abito ha bisogno di te» le toccò la punta del naso. «Non temere, cara. Te la riporto subito dopo la sfilata» si rivolse a Skye, prima di voltarsi e iniziare a camminare, trascinando dietro di sé anche Jourdan.

Sopraffatta dalla velocità con cui tutto era successo, si sentiva decisamente confusa. Solo quando fece ingresso nel backstage di quella sfilata, il suo cervello riuscì a comprendere e allora anche l'ansia si fece spazio nella sua anima. Un'ansia che non riuscì a sfociare del tutto, perché venne subito distratta dalla truccatrice e dal parrucchiere che la raggiunsero.

Dopo che, con tutta fretta l'ebbero sistemata secondo le direttive dello stilista, due sue vecchie colleghe si avvicinarono a lei, mentre un'assistente le preparava il capo che avrebbe dovuto indossare. «Jourdan, cosa ci fai qui?» chiese una delle modelle con cui aveva lavorato più spesso. «Sono così felice di vederti» probabilmente credeva di mascherarlo bene, ma lei riusciva a capire quanto fosse falsa quell'affermazione. Ora che era sobria si rendeva conto di quanto le persone le mentissero dritto in faccia. E pensare che prima le aveva sempre considerate come amiche.

«Anche io» contraccambiò con la stessa ipocrisia.

«Quindi sfilerai?» saltò su l'altra, assottigliando lo sguardo.

E fu a quel punto che i pensieri di Jourdan presero una piega del tutto diversa. Non avrebbe voluto farlo, eppure, davanti alla possibilità di infastidire quelle sue vecchie colleghe, che non si erano mai risparmiate cattiverie e doppie facce nei suoi confronti, un'improvvisa voglia di uscire su quella passerella si era manifestata.

La invidiavano, consapevoli della sua naturale bravura nel fare quel lavoro. E durante tutto quel tempo, in cui lei era stata lontana dal mondo della moda, avevano avuto vita facile, riuscendo a scalare i ranghi e prendendo sempre più ingaggi. Forse era arrivato il momento di rimetterle al proprio posto, di dimostrare a tutti quanti che non era finita, che non sarebbe finita finché lei non l'avrebbe deciso.

Era stanca di permettere agli altri di mettere bocca e mano sulla sua vita.
Era ora di prendere le redini e comandare ogni sua scelta.

«Sì, chiuderò la sfilata indossando il pezzo più importante» sorrise con falsità a tutte e due. L'assistente intanto le aprì la vestaglia con cui l'avevano temporaneamente vestita.

«Non ti hanno dato l'intimo color carne?» le chiese, osservando con un'espressione preoccupata i soli slip in pizzo bianco che indossava. Jourdan scosse la testa. «Perché nessuno sa fare il suo lavoro qui?!» gridò, emettendo un gemito frustrato, per poi correre a recuperare ciò che mancava.

Tutte e tre le modelle si ritrovarono ad alzare gli occhi al cielo, scuotendo leggermente la testa, davanti al delirio generale che si creava sempre dietro le quinte. «Beh, ma allora dobbiamo festeggiare» batté le mani una delle due, correndo verso la sua postazione trucco e recuperando da sotto di essa una bottiglia di tequila e tre bicchierini. Tornò poi da loro. «Come ai vecchi tempi» disse, sorridendo furbamente.

Jourdan si perse a guardare quel liquido attraverso la bottiglia trasparente. Non doveva berlo, lo sapeva bene. Eppure, dopo tutto quel tempo, sembrava mancarle così tanto. Tornata nel suo mondo, immersa nel suo ambiente, le pareva la cosa più naturale. Perché aveva sempre fatto così, 3 shots prima di salire su qualsiasi passerella.
Uno per darsi la carica, uno per evitare di pensare e uno come brindisi di buona fortuna.

«No, ragazze. Davvero, come se avessi accettato» declinò, alzando le mani.

«Oh, ma smettila» l'ammonì la modella con la quale aveva condiviso più passerelle durante gli anni.

«Sì, esatto. Fa parte delle vecchie tradizioni, non puoi dire di no» aggiunse l'altra, iniziando a riempire quei tre bicchieri. Gliene passò uno, lasciandoglielo tra le mani con decisione e poi entrambe ingollarono quella porzione di tequila. Jourdan rimase immobile, combattuta sul da farsi. Non prese una decisione vera e propria alla fine, perché la sua collega le guidò la mano fino alle labbra, per poi versarle tra di esse quell'alcol.

Il liquido le toccò le papille gustative, ricordandole immediatamente il gusto di quella bevanda che non assaggiava da così tanto tempo. Le scese giù per la gola, bruciando un po', donandole una sensazione quasi piacevole.

"Uno per darsi la carica."

Pensò nella sua mente e prima ancora che se ne rendesse conto, portò alla bocca anche il secondo bicchiere che le era stato riempito.

"Uno per evitare di pensare."

Le due ragazze fecero scontrare i bicchierini con il suo, bevendo lo shot finale tutte assieme.

"Uno come brindisi di porta fortuna."

Solo quando la salutarono, richiamate dalle loro assistenti, lei si rese davvero conto di quello che aveva appena fatto. Aveva bevuto un super alcolico, di nuovo, dopo tutto quel tempo passato senza. E la sola cosa che riusciva a sentire, era il desiderio di volerne ancora. Sarebbe andata a prendere quella bottiglia, se solo non fosse tornata la sua aiutante, sbraitando che fosse tardi e che doveva assolutamente vestirsi.

Nell'attesa di uscire su quella passerella, Jourdan si sentiva divisa in due. Era come se il suo corpo e la sua mente fossero spaccati a metà. Da una parte il senso di colpa per aver bevuto quell'alcol, dall'altra la volontà di rifarlo ancora e ancora. Si chiedeva se potesse essere solo un episodio isolato o se avesse potuto ridare il via a quel circolo vizioso nel quale aveva vissuto per la maggior parte della sua vita.

Essere una modella era l'unica cosa che sapeva fare, i suoi sogni erano andati in frantumi molti anni prima e davanti a lei vedeva un'unica via da poter seguire, la stessa che da sempre le avevano imposto. Ma come avrebbe potuto farlo, affrontarla per sua volontà? Se era bastata una sola volta per farla ricadere nelle brutte abitudini, che lei mascherava come vecchie tradizioni.

«Vai, vai, vai» il ragazzo che gestiva le uscite delle modelle l'avviso, dandogli poi una leggera spinta sulla schiena. Jourdan percorse quel breve corridoio, arrivando all'inizio della passerella.

Con la testa alta e lo sguardo fisso davanti a sé, inizio a camminare decisa. Non guardò nessuno dei presenti, per evitare di essere distratta e per mantenere quella concentrazione che le permetteva di fingere di essere completamente sola. Un comportamento decisamente diverso da quello del resto degli invitati, che invece sembravano tutti rapiti da lei.

Era incredibile la naturalezza con cui riusciva a prendersi la scena. Non doveva sforzarsi, la sua sola presenza, il modo di camminare, lo sguardo e l'espressione del viso, bastavano per far sì che si distinguesse da qualunque altra modella che avesse percorso quella passerella prima di lei.

Due persone in particolare avevano gli occhi puntati sulla ragazza. Ed erano Skye e Lewis. Mentre la prima la osservava con preoccupazione, sperando davvero che tutto ciò non riuscisse a sopraffarla. Il pilota la stava guardando del tutto stregato.

Stretta in quell'abito nero, formato da un corsetto accollato e una gonna leggermente più vaporosa, decorato da una doppia stoffa che andava a formare un disegno geometrico su tutto il vestito, Jourdan arrivò alla fine di quella passerella. Si fermò per qualche secondo, posando compostamente, permettendo ai fotografi di immortalare nel migliore dei modi il capo che aveva addosso. Tornò poi indietro, pronta per rientrare nel backstage e attendere il via per poter uscire nuovamente, assieme a tutte le altre modelle e allo stilista.

La sfilata si concluse e lei evitò quanto più possibile i giornalisti che accorrevano cercandola, pronti a sommergerla di domande. Si cambiò velocemente nel backstage e poi raggiunse Skye, assieme alla quale salì di corsa nella loro auto, dirette all'after party, ultima tappa di quella loro giornata.

Il viaggio in macchina fu silenzioso. La bionda le aveva chiesto come si sentiva e lei le aveva detto che non ne aveva idea, aveva bisogno di sistemare le idee e poi le avrebbe saputo rispondere. Perciò, Skye scelse di non porle ulteriori domande, attendendo semplicemente di raggiungere la loro meta, limitandosi a guardare fuori dal finestrino.

La confusione nella testa di Jourdan era parecchia. Non sapeva dire cosa stesse provando in quel momento, c'erano così tante emozioni e sensazioni diverse che si accavallavano nella sua mente. E il segreto di quei tre shottini bevuti non la stava di certo aiutando. Quell'alcol non era bastato per alterare le sue percezioni, riusciva a reggere bene, ma ciò non toglieva che l'avesse comunque buttato giù. Dopo tutto quel tempo, ci era ricaduta.

Sembrava poi che quell'ambiente non smettesse di metterla alla prova, perché, quando fecero il loro ingresso nel palazzo che ospitava l'after party, un cameriere mise subito tra le loro mani due calici di champagne. Jourdan strinse tra le dita quel bicchiere, fremendo davanti alla voglia che aveva di bere tutto il liquido contenuto al suo interno.

"È solo champagne."

Parlò quella vocina malefica nella sua mente. La stessa che la spingeva sempre a commettere qualche casino. La stessa che non riuscì a non ascoltare anche quella volta. Prese un sorso e poi un altro e un altro ancora. Il bicchiere si svuotò in fretta, venendo rimpiazzato da uno nuovo.

«Sei sicura che sia tutto okay?» Skye si avvicinò a lei, poggiandosi a sua volta al bancone del bar.

«Ma certo, non ti devi preoccupare» la rassicurò, mentendo sia a se stessa che all'amica.

L'altra la guardò seria, incrociando le braccia al petto. «Mi preoccupo invece. Perché non ti ho mai vista bere più di un bicchiere quando sei con noi. E questo è già il terzo» glielo strappò dalle dita, anche se ormai era quasi vuoto.

Jourdan le poggiò una mano sulla spalla. «Sto bene» non era vero. «Sei ad un after party, divertiti, rilassati, conosci gente» le indicò le persone che le circondavano. «E magari vai dai tuoi genitori, che stanno cercando di attirare la tua attenzione da un bel po'» puntò poi il dito dietro di lei, facendola voltare subito, incontrando lo sguardo di sua madre e suo padre, che con un gesto della mano la stavano richiamando da loro.

«Aspettami qui» si raccomandò, prima di raggiungerli. La modella annuì, iniziando a sentire la testa più leggera. Eccola lì, quella sensazione che tanto le era mancata. Poggiandosi maggiormente sul bancone, si voltò verso il barista, facendogli segno di versarle un altro calice. Poco dopo le venne poggiato davanti quel bicchiere, ma il suo sguardo era stato catturato da altro ormai. Lewis si trovava a qualche metro da lei, intento a parlare con alcuni invitati. Rideva di tanto in tanto e sembrava non aver fatto il minino caso alla ragazza.

Un pensiero del tutto irrazionale le balzò nella mente, all'ennesimo ricordo del bacio che si erano scambiati in auto. Alterata da quell'alcol bevuto, decise di allungarsi verso il barman, sfilandogli la penna che teneva nel taschino della camicia. «Grazie» gli disse, prima che lui potesse anche solo ribattere.

Prese poi il tovagliolino, usato come sottobicchiere e iniziò a scriverci sopra qualcosa. Lo ripiegò accuratamente, per poi restituire quell'oggetto preso in prestito. Bevve tutto d'un sorso lo champagne che prima le era stato servito e si avviò verso Lewis. Gli passò accanto, standogli a pochi centimetri di distanza, schermata dal resto della gente presente in quella sala.

Il pilota si accorse della sua presenza e cercò di restare del tutto impassibile, quando lei gli sfiorò la mano, passandogli qualcosa che lui provvide ad incastrare tra il palmo e le dita, chiudendole a pugno, evitando di farlo notare a qualcuno. Jourdan lo oltrepassò, non guardandosi indietro e avviandosi verso il corridoio che portava all'uscita di quella sala.

Lewis decise di congedarsi velocemente dalle persone con cui stava parlando, inventando di dover andare al bagno. Si diresse nella stessa direzione che lei aveva preso, allontanandosi dal resto dei presenti. Dopo essersi assicurato di essere completamente solo, guardò quel tovagliolino di carta, che lei gli aveva appena passato in modo discreto, così che nessuno notasse quel gesto. Lo spiegò, aprendolo e leggendo ciò che vi aveva scritto, in penna nera, con una calligrafia arrotondata.

"Incontriamoci di sopra."

Alzò lo sguardo, osservando ciò che aveva intorno e subito notò un'ascensore. Non ci pensò su un attimo in più, si diresse semplicemente a chiamarlo, per poi entrare e premere il tasto che indicava l'ultimo piano del palazzo. Uscì da esso, ritrovandosi in un atrio che si snodava in due corridoi. Si affacciò prima in uno e poi nell'altro, notando una porta sul fondo di quello di destra. Lo imboccò, percorrendolo fino a raggiungerla. La aprì, ritrovandosi davanti alcuni scalini e una seconda porta. Si diresse anche verso quest'ultima e finalmente si ritrovò fuori, sulla terrazza di quell'alto edificio.

Era decorata da alcuni tavoli e sedie. E sarebbe stata deserta, se non fosse stato per la sua presenza e quella della ragazza. Non perse altro tempo, avvicinandosi a lei, facendole voltare la testa. «Come mai siamo qui?» le chiese, cercando di dare un senso a quella sua richiesta di vedersi lì sopra. Sperando segretamente di poter riprendere da dove si erano interrotti quella sera nella sua auto.

La mente di Jourdan, ormai non più lucida, iniziò a vagare e, presto, passò dal desiderio di avventarsi sulle sue labbra ad alcune paranoie che le martellavano il cervello. Si perse tra i pensieri e i dubbi, lasciandolo in attesa di una risposta.

Lui aveva scoperto che fosse la sorella di Max solo successivamente? O lo sapeva sin da subito e aveva solo voluto giocare con lei?
Il volto che le mostrava era reale? O era nascosto da una qualche maschera? Come tutte le persone che aveva incontrato precedentemente.

Erano queste le domande che le rimbalzavano da una parte all'altra della mente.
Avrebbe tanto voluto vivere con più serenità, lontana dall'ansia che se ne stava in perenne agguato, pronta ad attaccare. Ma non poteva farlo, perché i traumi subiti erano troppi, gli inganni e i raggiri che le erano stati inflitti non riusciva più a contarli.
E chi le garantiva che anche lui non fosse come tutti gli altri?

Era il rivale di suo fratello, magari aveva in mente qualcosa che prevedeva di usarla per arrivare ad un altro fine. O forse aveva un qualche accordo con un giornalista, per far uscire la verità sulla sua famiglia. Non aveva certezze, solo paranoie, che, guidate dall'alcol bevuto, la confondevano e le impedivano di capire se fosse più attratta o spaventata da quell'uomo che all'apparenza sembrava essere così perfetto, sia fisicamente che umanamente.

«Perché sei venuto?» finalmente gli rispose, ponendogli però a sua volta una domanda.

Lewis strabuzzò gli occhi. «Me l'hai chiesto tu» disse, mostrandole il tovagliolino che si era infilato in tasca.

«Non solo adesso. Mi chiedo perché sei sempre venuto da me, anche quando non ero io a chiedertelo» continuò, confondendolo ulteriormente.

«Jourdan, scusa, ma non ti seguo.»

«Mi chiedo solo se tutto ciò che mi hai sempre detto, le coincidenze, i gesti gentili, il non sapere di mio fratello, fosse vero. O se fossero solo delle stronzate montate ad hoc con uno scopo preciso» spiegò, assottigliando lo sguardo.

Il pilota lasciò ricadere la testa all'indietro, in modo frustrato. «Io invece mi chiedo per quanto dovrai andare avanti a dubitare di ogni cosa che faccio, accusandomi sempre a priori» era davvero infastidito di sentirsi sempre con il dito puntato contro da lei.

«Oh, scusami se non posso permettermi di fidarmi a priori di qualcuno, perché tutti se ne sono sempre approfittati di me» sbottò, alzando decisamente il tono della voce.

Lewis serrò la mandibola, facendosi del tutto serio. «La fiducia è un lusso» proferì. «E nessuno può capirti meglio di me in questo» non mentiva. Durante la sua vita anche lui era stato preso in giro parecchie volte, tradito da persone che considerava amici.
Aveva imparato che bisognava sorridere con tutti ma non fidarsi mai del tutto di nessuno.

«Non so cosa sia accaduto davvero nel tuo passato, non ho mai creduto alle voci che uscivano sui giornali. Non ho idea di che cosa fosse vero e cosa no e anche se provassi a dirlo, non saprei il perché dietro a determinate scelte che hai compiuto» sperava una volta per tutte di mettere un punto a quella situazione. «Ma so cosa significa ricevere giudizi, essere nelle prime pagine, far sì che il proprio nome venga usato solo per fare scoop, senza il minimo rispetto. E so anche cosa significa essere usati e ingannati» proseguì, mentre lei lo ascoltava con attenzione.

«Ecco perché non mi sono mai permesso di giudicare te o chiunque altro. E non mi sono nemmeno mai permesso di raggirare qualcuno» Jourdan gli lanciò un'occhiata enigmatica. «Adesso, se vuoi credermi, bene. Altrimenti smettiamola di cercarci» sentenziò. «Sappi però che io il beneficio del dubbio te l'ho sempre concesso, anche quando eri solo un'estranea ad un evento di moda» concluse, voltandosi e accennando ad andarsene.

La mano della ragazza gli afferrò il polso, fermandolo prima che potesse compiere un passo in più. «Non credo di essere ancora pronta a smettere di cercarti» era grazie all'alcol se i suoi reali pensieri stavano venendo fuori. Si avvicinò a lui, premendosi contro il suo corpo.

«E io non credo di poter sopportare ancora qualche tua accusa gratuita» puntualizzò, cercando di fare il sostenuto, anche se quella vicinanza lo stava mettendo a dura prova. Osservò quelle spalline tanto sottili, penando a quanto sarebbe stato facile farle ricadere dalle sue spalle, lasciandola completamente nuda davanti ai suoi occhi.

«Ti sei offeso?» ridacchiò. «Non ti facevo così permaloso» si avvicinò al suo orecchio, sfiorandogli il lobo con le labbra, facendogli emettere un sospiro pesante. Si diresse verso la sua bocca, i loro respiri si mescolarono e lui potè avvertire perfettamente l'odore di alcol che proveniva da lei.

Le poggiò le mani sulle spalle, staccandola di poco. «Hai bevuto?» le chiese.

«Cosa te ne frega?» rispose, cercando di avvicinasi ancora, ma lui glielo impedì. I suoi problemi con l'alcol e non solo non erano mai stati un segreto agli occhi di nessuno. Quelle non erano voci create da qualche giornale per fare gossip, era la realtà dei fatti. Una realtà in cui Jourdan aveva sempre bevuto troppo e fatto uso di altre sostanze in quantità decisamente spropositata, che l'avevano poi portata a combinare qualche guaio.

E in ogni caso, Lewis non si sarebbe mai approfittato di una persona che non era nel pieno possesso delle sue facoltà decisionali. Non sapeva se avvicinarsi a lui e baciarlo fosse davvero ciò che voleva in quel momento, soprattutto dopo che lo aveva accusato di avere un qualche secondo fine con lei. E se per caso quello fosse stato solo un gesto dettato dall'alcol bevuto, lui di certo non avrebbe voluto esserne protagonista.

«No» disse, scuotendo la testa. «In questo momento non hai la certezza che questo sia ciò che vuoi davvero. E se non ce l'hai, io non ti toccherò nemmeno con un dito» lasciò ricadere le braccia lungo i fianchi. «Non sono più un ragazzino, Jourdan. Per me il consenso è importante» aggiunse, cercando di farle capire il suo punto di vista.

Lei capiva. Nonostante l'alcol, comprendeva cosa le stava dicendo. Ma le sembrava così assurdo. Mai nella sua vita nessuno si era mai preoccupato di chiederle il consenso per fare qualcosa. Avevano usato il suo corpo come volevano, imponendole di indossare capi, di non indossare nulla, di perdere peso, di allenarsi. Imponendole quando e come avrebbe dovuto provare piacere. Quando e come avrebbe potuto permettersi di dire di sì o di no.

Agnes, i vari manager, gli stilisti, le persone che considerava amiche e persino quello che aveva creduto essere il suo grande amore. Tutti se ne erano sempre fregati di ciò che voleva per davvero. Si erano approfittati di lei, le avevano sempre detto cosa fare.

Eppure, lui, che poteva considerarsi ancora uno sconosciuto, le stava parlando di consenso. Le stava dicendo che non l'avrebbe toccata, non si sarebbe avvalso di lei in alcun modo, perché aveva bevuto e non poteva essere certa delle sue scelte.
Le sembrava di vivere in una realtà parallela.
Prima, i ragazzi che aveva conosciuto e con cui era stata, non si erano mai preoccupati di ciò, anzi, tanti l'avevano sempre portata a bere o ingerire qualche sostanza, per potersi magari assicurare un'avventura di una notte. Persino l'uomo con il quale aveva creduto di condividere un sentimento reale aveva sempre fatto così.

Si rese conto davvero di quanto avesse vissuto in modo sbagliato, di quanto poco rispetto si fosse portata. «Dammi il tuo cellulare» la sua voce la strappò dai pensieri, facendole corrugare la fronte.

«Perché?» domandò, non potendo evitare di allarmarsi.

«É meglio che torni in hotel, evitando di incappare in qualche giornalista. Voglio chiamare la tua amica e avvisarla» spiegò, allungando poi una mano e facendo sì che lei vi poggiasse sopra il telefono. Andò sul registro delle chiamate. «Come l'hai salvata?» domandò, non trovando il suo nome.

«Blondie» rispose, alquanto confusa dalla piega che quell'incontro aveva preso.

Lewis premette sul contatto, facendo partire la chiamata. Attese pochi squilli prima che rispondesse. «Jourdan, dove ti sei cacciata?!» dovette allontanare il telefono dall'orecchio, quando sentì il tono di voce alto con cui aveva parlato. «Ti avevo detto di aspettarmi lì, è mezz'ora che ti cerco» proseguì, mentre lei tratteneva una risata, riuscendo a sentire ogni cosa.

«Guarda caso, ti ho chiamata proprio per questo» il pilota rivelò di essere lui dall'altro capo del telefono, facendola immediatamente ammutolire per la sorpresa.

«Lewis?» sperava di averlo riconosciuto dalla voce.

«Sì» confermò lui. «Volevo dirti che Jourdan è con me sulla terrazza dell'ultimo piano. E che sarebbe meglio se tornaste in hotel, senza fermarvi a parlare con nessun giornalista» proseguì, spiegandole il motivo di quella chiamata.

Skye si mosse subito, avviandosi verso l'ascensore. «Aspettatemi lì, arrivo» chiuse quella chiamata, avendo ormai capito che le preoccupazioni verso la sua amica avevano ragione di esistere, dato l'alcol che l'aveva vista bere.

Il pilota armeggiò ancora un po' con il telefono della ragazza, facendole allungare il collo per capire cosa stesse facendo. «Ho salvato il mio numero» le restituì il cellulare. «Se dovessi avere bisogno...» lasciò quella frase in sospeso, facendo spallucce.

Jourdan sorrise, davanti alla scoperta di come aveva deciso di registrarsi: "Hamilton" solo con il suo cognome, lo stesso modo con cui lei lo aveva chiamato più volte.

«Grazie» e glielo stava dicendo per ogni cosa.

«Di niente» le sorrise genuino.

L'amica arrivò qualche minuto dopo, ringraziandolo a sua volta e portandola subito via con sé. Come spesso succedeva quando era con lei, Lewis si ritrovò da solo, a pensare a quanto accaduto, cercando di convincersi che sarebbe stata l'ultima volta in cui le avrebbe dato quella confidenza. Anche se ormai era del tutto consapevole di prendersi in giro da solo.

🌟🌟🌟

Non dimenticatevi di lasciare una stellina🙏🏻

Prima di parlare di qualsiasi cosa, voglio dare una certa attenzione al discorso che Lewis ha fatto a Jourdan. È una cosa che non faccio mai, sperando che il messaggio lasciato all'interno di un capitolo possa arrivare sempre. Ma questa volta voglio renderlo ancora più esplicito.
Ricordatevi sempre che, in qualsiasi occasione, il consenso è fondamentale. Se non vi sentite di fare qualcosa, se vi sentite a disagio, obbligati, o quant'altro, non fatela. Ricordatevi che siete voi a dover decidere cosa fare e cosa non fare, non qualcun altro che cerca di approfittarsene. Anche se ciò non viene compiuto con malizia, se non ve la sentite, rifiutate. Non dovete sentirvi obbligati perché la persona dall'altra parte è un fidanzato, un amico, un conoscente o una semplice frequentazione (O delle amiche anche, come nel caso degli shottini). Non abbiate timore di far restare male qualcuno, provocandovi intanto un brutto ricordo o un trauma. E se l'altra persona non rispetta il vostro rifiuto, allora vi farà capire che è decisamente meglio allontanarsi.
Io, come Jourdan, l'ho capito fin troppo tardi.
Voi non fate gli stessi errori🤍

Detto ciò, alla fine quel famoso invito è arrivato anche a Jourdan e pare proprio che la sua partecipazione al Festival non sia passata inosservata. Chissà però se gli sguardi che lei e Lewis si sono scambiati per tutto il tempo sono riusciti invece a non essere notati😏

Intanto, Jourdan ci è ricascata, ha bevuto un superalcolico e non solo. Credete che questo potrà ridare il via a quel circolo vizioso nel quale viveva prima? E poi, prendendo parte a quella sfilata, pensate che il momento in riprendere in mano la sua carriera sia ormai arrivato?

Vi dico solo di prepararvi, perché nel prossimo capitolo scopriremo molto sul background di Lewis e anche sulla sua rivalità con Max, per non parlare di tutto il resto che accadrà😈
Non vi resta altro che continuare a leggere.

Commentate facendomi sapere cosa ne pensate e per qualsiasi cosa non esitate a contattami.

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XOXO, Allison💕

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