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❀24

Yeosang

Avevo trascorso il mio compleanno coi miei amici alla fine. Soomin mi aveva avvertito all'ultimo momento che le aveva o piazzato un esame il sedici giugno perciò tutta la giornata del quindici l'aveva passata a ripassare le ultime cose. Mi aveva chiesto scusa più volte, per il fatto che non era potuta esserci per il mio compleanno, ma le avevo più volte detto che non faceva nulla. Avrei anche provato a dirle "ci penserai l'anno prossimo" ma in quel modo le avrei soltanto mentito e l'avrei illusa, perciò era meglio così.

Oltre al fatto che dovevo allontanarmi da lei per permetterle di stare bene coi suoi fratelli ed amici, avevo capito che tra noi non avrebbe mai potuto funzionare. Eravamo troppo diversi, lei era chiaro che cercasse una buona carriera e di studiare al massimo per ottenere i voti migliori e di conseguenza avere un lavoro con i controfiocchi. Io, al duo contrario, vivevo alla giornata e di quello che mi capitava: non avrei mai potuto darle la stabilitá che tanto meritava.

E infine, come goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso, c'era il semplice fatto che non sarei mai andato bene per lei. Prima o poi si sarebbe stufata di me, dei miei orari di lavoro ma anche semplicemente di ciò che facevo. Dopotutto, un domani, magari anche sposati, non poteva di certo andare a dire che il marito era uno stripper, un porno-attore e un attore di nudo. Perchè si, avevo deciso di accettare quel lavoro. Magari mi avrebbe fatto bene distrarmi un po' da tutta quella situazione.

Comunque era arrivato il giorno seguente al suo esame. Dopo averlo dato ovviamente io dovevo lavorare e la sera, dopo essere uscito dal locale lei stava giá dormendo dal momento che quella mattina si era svegliata prestissimo per ripassare ancora. Ecco un altro segnale che mi faceva capire che non avremmo mai avuto la possibilità di stare insieme. I nostri orari erano fin troppo difficili da fare incastrare e proprio per questo dovevo mettere un punto.

Dovevo farlo, per me e per lei stessa. Magari ancora non era troppo coinvolta sentimentalmente nei miei confronti, dopotutto ero sempre stato io a fare il primo passo, magari nemmeno le piacevo.

Ma chi vogliamo prendere in giro? Le piaccio per forza, o altrimenti non mi avrebbe mai permesso di prendermi la sua verginità, non con così poco almeno.

Ma dovevo chiuderla, quella relazione, o qualsiasi cosa fosse. Era stata una conoscenza sicuramente ma alla fine posso dire di essere stato con lei soltanto quella notte. E che notte, cazzo, solo a ripensarci mi veniva una voglia matta di andare a casa sua e fregarmene di ció che mi diceva il cervello.

Quella mattina misi la sveglia presto, ora che aveva finito gli esami non aveva nulla da fare a quell'ora perciò potevamo vederci in quel momento. Avevo deciso che l'avrei incontrata e ci avrei chiuso. Definitivamente.

Presi il telefono e cercai la sua conversazione per poi mandarle un messaggio.

Mi misi il telefono in tasca e poi mi alzai dal letto. Hongjoong non era in casa dal momento che si trovava a lavoro e Seonghwa, in camera sua, stava tranquillamente dormendo e anche russando.

Mingi mi aveva detto che lui e Yunho avevano iniziato a parlare qualche giorno dopo il casino che era successo tra tutti noi. Gli aveva scritto per me e Soomin ma ormai, da quel che avevo capito, la cosa tra i due iniziava a farsi seria e non potevo non invidiarlo. Sia lui che gli altri due nostri amici avevano trovato la persona giusta e non avevano avuto problemi ad iniziare qualcosa con loro. Invece io dovevo rinunciarci. E per cosa, poi? Per colpa mia e di come ero.

Mi indirizzai alla porta di casa senza prendere nulla tranne che le chiavi e il telefono. Uscii fuori e scesi lentamente le scale dell'edificio: più tardi uscivo e più tardi avrei iniziato a stare male. Camminando per la strada vidi molti ragazzi in giro, l'inizio dell'estate aveva portato soltanto della gioia nelle persone: tranne in me.

Non ci misi molto ad arrivare a destinazione e la trovai fuori casa sua. Non la vedevo da non sapevo nemmeno io quanto e trovarmela davanti mi riempì il cuore anche se per poco: dovevo rimanere fedele al motivo per cui ero lì, dovevo lasciarla andare prima che diventasse troppo tardi.

Mi avvicinai il più lentamente possibile e la guardai in viso. Era radiosa come lo era stata in quel brevissimo periodo che avevamo trascorso insieme. Volevo continuare a guardarla all'infinito solo per bloccare il tempo e rimanere in quel momento ma purtroppo mi dovetti accontentare di fotografare quella sua immagine nella mente per non scordarla mai.

«Hey.»mi salutò non appena le fui abbastanza vicino ma non si mosse; chissà quanti film mentali si era fatta per le parole che le avevo scritto poco prima e chissà quanti di questi film finivano proprio come avevo programmato.

«Ciao.»ricambiai il saluto semplicemente e entrambi rimanemmo a guardarci per altri attimi che sembrarono infiniti. Erano giorni che pensavo a quello che volevo fare ma non mi ero mai fatto un discorso. Mi diedi dello stupido in quel momento e abbassai gli occhi sul marciapiede dove eravamo.

«Tanti auguri, comunque.»iniziò lei e il mio sguardo tornò nuovamente sulla sua figura. Corrucciai le sopracciglia non capendo bene il motivo di quegli auguri e, quando lo capii, fu lei a specificarlo.

«Per il tuo compleanno, dico.»aggiunse infatti e io semplicemente le feci un sorriso teso.

«E tu congratulazioni per l'esame che hai dato, scommetto che hai spaccato.»ribattei allora e a quel punto fu il suo turno di sorridermi e per un attimo mi volli fermare. Come potevo spegnere quel sorriso?

«Già, lo spero.»mi rispose e io annuii e basta per poi dare un calcio ad un sassolino creato dalla spaccatura dell'asfalto. Rimanemmo per l'ennesima volta in silenzio e mi resi conto che nemmeno le prime volte in cui avevamo parlato si erano venuti a creare dei momenti così tesi.

«Allora, di cosa volevi parlarmi?»ed ecco le parole che mi fecero ritornare alla realtá. La guardai negli occhi e lo feci per l'ultima volta perchè sicuramente, dopo che le dirò il motivo della mia visita, non sarò più in grado di guardarglieli.

«Mi dispiace per come si sono evolute le cose, da quel giorno.»iniziai a dire senza nemmeno specificare cosa volessi intendere, sapevo che mi avrebbe capito.

«Lo so, anche a me, ma...»non le permisi di finire la frase, non potevo permetterglielo: se avesse detto qualche parola di troppo non sarei stato in grado di finire quello che c'era tra noi.

«Le cose sono cambiate, penso che l'abbia notato anche tu. E ultimamente ci ho pensato molto, a noi...»lasciai la frase in sospeso perchè non avevo il coraggio di dirglielo in maniera diretta. Cercavo il modo più buono per dirglielo ma senza fargli capire il vero motivo per cui lo stavo facendo: se lei avesse saputo che volevo chiuderla soprattutto per non metterla nella posizione di scegliere tra me e la sua famiglia, sicuramente non mi avrebbe mai permesso di lasciarla andare e l'avrei soltanto fatta soffrire.

«Credo sia meglio per entrambi chiuderla qui, qualsiasi cosa ci sia tra di noi.»a quelle mie parole la sua espressione mutò e potei vedere chiaramente la delusione sul suo volto, accompagnata da qualcos'altro, quasi come se se lo fosse già immaginato uno scenario simile.

«Stai scherzando?»mi chiese fissandomi e io fui costretto ad interrompere il nostro contatto visivo, non sarei stato in grado di guardarla per altri minuti. Non risposi e lei capì che in realtà quello era tutto tranne che uno scherzo.

«Dammi un motivo. Uno solo.»disse iniziando ad alzare di poco la voce e avvertii il suo sguardo bruciarmi sulla pelle, come se solo quello sarebbe stato in grado di uccidermi quando in realtà il mio cuore era già a pezzi per ciò che le stavo facendo.

«TI HO CHIESTO UN FOTTUTO MOTIVO!»urlò venendomi contro e prendendomi il tessuto della mia maglia per tirarmi contro di lei. La guardai, troppo forzato dal mio volere, e notai i suoi occhi lucidi prossimi al pianto e dovetti anche io trattenere le lacrime; non potevo farmi vedere debole, non in quel momento.

«Mi dispiace.»riuscii a mormorare soltanto prima di sentire lo sbattersi di una porta e, con la coda dell'occhio, vidi San e Wooyoung apparire nel giardino della loro casa probabilmente attratti dalle urla della sorella.

«TI DISPIACE? E PER COSA, MH? PER ESSERTI P-PRESO GIOCO DI ME?! OPPURE PER AVERMI PORTATO VIA LA MIA V-VERGINITÀ? STRONZO CHE NON SEI ALTRO!»continuò a gridare e le sue urla mi entrarono nel cervello e sapevo che non ne sarebbero mai più uscite.

L'attimo dopo sentii la sua presa sulla maglia allentarsi e la vidi allontanarsi da me ma solo per poco dal momento che l'attimo dopo avvertii la sua mano in faccia. Quella mano che solo un mese prima era stretta nella mia e che mi accarezzava delicatamente, come se avesse paura che me ne andassi, ora mi aveva appena schiaffeggiato in pieno viso.

«Soomin!»l'urlo di Wooyoung arrivò fino a noi e poi lui stesso si mise dietro la sorella, prendendole i fianchi con le braccia e iniziando a tirarla dentro.

«Spero che tu sia felice ora. Ti piaceva t-tanto che ero vergine, prima. Tienitela pure, e vacci all'inferno, Yeosang.»disse il mio nome come quasi fosse un insulto prima di staccarsi dalla presa del fratello e percorrere il vialetto fino a casa sua.

Wooyoung mi diede soltanto un'occhiata e io mi chiesi se Yunho gli avesse parlato di ciò Mingi aveva detto a lui. Probabilmente fu così dal momento che non disse nulla e non mosse un muscolo ma semplicemente mi fissò.

E poi, mi scese una lacrima, e lui la vide.

«Woo, andiamo.»lo richiamò San che era intento a fissarci e probabilmente anche lui aveva notato quella goccia che ora mi stava rigando il viso.

«So perchè l'hai fatto. Mi dispiace per te, ma hai sbagliato.»mi sussurrò Wooyoung prima di andarsene e di lasciarmi solo davanti quell casa.

Solo. Ero tornato al punto di partenza, come pochi mesi prima, prima di conoscere la ragazza che ormai (nonostante odiassi le sdolcinatezze) potevo reputare l'amore della mia vita.

Penso che se parlo mi arriva qualche minaccia di morte, perciò non dirò nulla ecco...

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