𝟛. Febbre
"Si è addormentata?" Domanda Diego sulla soglia della porta.
"Sì. Possiamo lasciarla dormire in pace ora." Risponde l'amico, ancora seduto vicino al fianco di Iris.
"Dai ragazzi, usciamo o la svegliamo." Selena sussurra, rimandando leggermente la porta quando tutti sono fuori.
I tre si guardano, aspettando con ansia il primo che avrebbe avuto il coraggio di prendere il discorso.
"Ha la febbre altissima. Eppure è stata quasi sempre a casa negli ultimi giorni." Carlos è il primo a iniziare.
"Ovvio che ha la febbre, dopo quello che è successo l'altra notte." Esclama Diego, ricevendo un'occhiataccia da Selena.
Il pilota fa scorrere lo sguardo dall'una all'altra, capendo che stanno nascondendo qualcosa. La ragazza rimane appoggiata al muro del corridoio, guardando poi a terra.
"Potete spiegarmi che succede? Cosa non mi avete detto?" Carlos butta fuori esasperato dal loro atteggiamento.
"Non gliel'hai detto?" Domanda insicuro l'altro ragazzo a lei, che scuote la testa segnando un "no".
Si alza dal muro con un colpo di reni, rimanendo a braccia incrociate e rivolgendosi a Carlos.
"L'altra notte ho dormito qui a casa sua. Mi sono svegliata improvvisamente di notte sentendo dei rumori provenienti dal giardino. Pensando fosse qualche sciacallo che credeva Iris sola o qualche ladro, non l'ho svegliata per avvisarla. Mi sono precipitata in giardino, pioveva a dirotto, a cielo aperto."
Sospira, si mette le mani in tasca e distoglie lo sguardo.
"E lei era lì, in giardino. Fradicia, in ginocchio davanti ai vasi di fiori che coltivava Blanca. Appena mi sono avvicinata per portarla dentro, lei continuava a urlarmi di dire a sua madre che aveva trascurato i fiori, non li aveva curati. Li aveva abbandonati insieme a lei, diceva."
Uno strano silenzio aleggia tra i tre amici, mentre il pilota spagnolo rivolge un fugace sguardo all'amica addormentata, dal piccolo spiraglio della porta rimandata.
"Ho passato tutta la notte ad asciugarla. Quando le ho detto cosa era successo realmente, non ha più fatto un fiato e si è ammutolita. Si era come spenta, come un giocattolo a cui vengono tolte improvvisamente le batterie. È stato... Angosciante."
Selena si passa una mano sulla fronte, visibilmente scossa e tremante. Diego le abbraccia le spalle, trovando e ricevendo uno sguardo da Carlos.
"Portala via, Carlos." Dice improvvisamente la ragazza, cogliendo di sorpresa gli altri.
"Hai ragione sul portarla lontano. Non le fa bene continuare a stare qui. Continuare a vivere nella stessa casa le fa questo effetto e non la biasimo. Diventerà matta a restare qui, da sola. Non possiamo sempre esserci noi."
"Concordo." Prende la palla al balzo Diego. "Domani andiamo io e te a parlare con il suo datore di lavoro e vediamo se possiamo architettare qualcosa per farla lavorare anche da lontano. Tu intanto potresti darle qualche compito in scuderia."
"Vedrò cosa posso fare. Questo ed altro per starle vicino..." sussurra quasi in un soffio il pilota, scompigliandosi i capelli e invitando gli amici ad andare a dormire.
Il giorno dopo Iris si sveglia con un forte dolore alla testa e il naso chiuso. Riesce a mettersi seduta con un occhio ancora chiuso, guardare verso la finestra chiusa, dalla quale provengono i raggi di sole tra i righi sottili delle serrande.
"Buongiornissimo. Come ti senti?"
Si gira di scatto verso la porta, dove il pilota della McLaren entra con un vassoio e spinge la porta con la schiena per entrare.
"Raffreddata credo... Ho tutto chiuso e sembra che un martello mi batta sulle tempie. A parte questo, tutto ok."
"Ci credo. Stanotte notte avevi la febbre alta. Toccherà misurarla di nuovo."
Carlos poggia il vassoio sulla scrivania e apre le tende della finestra, sotto lo sguardo attento dell'amica che lo segue a ogni suo movimento.
Il ragazzo le porge il termometro scarico, poi Iris lo prende e lo mette sotto il braccio senza fiatare.
"Ricordi cosa è successo ieri sera, stanotte?"
Carlos si siede sul bordo del letto, rivolgendole un sguardo indagatore.
"Poco o niente. Come dei flash." Abbassa lo sguardo, leggermente imbarazzata. "Devo aver detto delle cose orribili se me lo dici così."
"No no..." Carlos taglia subito corto. "Diciamo che deliravi."
Mentre il ragazzo si appresta a sintetizzare in poche parole cosa è successo, Iris non fa un fiato. Annuisce debolmente alla fine del monologo di lui, togliendosi poi il termometro dal braccio.
"Trentotto."
Uno strano silenzio riempie la piccola stanza della ragazza.
"Selena e Diego non ci sono, sono andati a lavoro. Cioè Selena a lezione e Diego al ristorante. Comunque, devi mangiare qualcosa per rimetterti in forze."
"Ma non ho fame..."
Piagnucola Iris scivolando sotto le coperte fin sotto al mento.
"Lo so, ma ha cucinato Diego quindi sicuramente sarà buonissimo. E devi per forza, altrimenti ti imbocco io."
Carlos ride, porgendo il vassoio che la ragazza si poggia sulle gambe sbuffando.
Dopo il pranzo veloce, Iris prende un grande respiro e trattiene l'amico accanto a sé mettendogli una mano sul braccio.
"Mi dispiace per i problemi che ti ho causato Carlos. Non volevo."
"Te lo devo. Te lo meriti. E un po' mi merito di soffrire anche io dopo tutta questa assenza. Comunque, adesso la proposta che ti ho fatto gentilmente il giorno scorso, è diventata una specie di obbligo."
"Carlos... Ho un lavoro qui. E devo comunque mantenere la casa. Non posso chiuderla così da un momento all'altro e lasciare tutto. Non me la sento..."
"E se ti dicessi che adesso hai il lavoro allo studio sospeso per un anno e almeno per l'anno corrente sarai la fotografa dei piloti della McLaren?"
Iris alza esterrefatta un sopracciglio, senza credere a ciò che sta succedendo.
"Che intendi?"
"Intendo che tu vieni con me, mi fotografi, a me e Lando, e la scuderia ti paga per questo. La casa non rimarrà chiusa. Selena è disposta a venire qui invece che all'appartamento in affitto che usa per l'università. Che ne dici come proposta? Meglio eh?"
Lui sorride fiero e contento, incontrando gli occhi grandi da cerbiatto di Iris.
La ragazza sorride, da dentro, sinceramente. Quello era Carlos, il migliore amico che giocava con lei in giardino quando erano bimbi. Sempre disponibile, generoso e a volte troppo insistente per questo.
"Va bene. Verrò con te."
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