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𝟙𝟡. Da sola

Carlos parcheggia l'auto davanti casa di Iris, spegne il motore. Si toglie la cintura di sicurezza per girarsi a guardare meglio la sua amica.

"Mi dispiace per quello che è successo. Non avevo idea che stesse tramando una cosa del genere, mi sono fatto abbindolare come uno stupido. Non doveva succedere, niente di niente. So che è anche colpa mia se è successo questo oggi, mi dispiace davvero tanto."

La spagnola annuisce, senza guardare Carlos in faccia. Non dice niente, rimane in silenzio. Il pilota però riesce a vedere gli occhi pieni di lacrime che stanno per uscire come un fiume in piena. Lui sospira, passa il pollice sulla guancia colpita dallo schiaffo.

"Ti fa male?"

Iris scuote leggermente la testa, si sottrae al tocco dell'amico spostandosi poco.

"Non mi ha fatto male lo schiaffo. Mi ha ferito in altri modi." Dice con la voce rotta la ragazza.

"Capito." Annuisce Carlos, si tira indietro. Adesso la ragazza lo guarda.

L'amico apre di scatto la portiera della macchina, sotto lo sguardo sorpreso di Iris. Si mette una mano al collo, si strappa di dosso la catenina con i ciondoli che gli aveva regalato la sua ormai ex ragazza. Lo butta a terra, lo calpesta svariate volte con il tacco dei mocassini e poi con un piccolo calcio lo manda dentro le fughe di un tombino lì vicino sull'asfalto.

Si siede di nuovo in macchina, fa un sospiro di sollievo.

"Quella catenina faceva comunque schifo." Poi guarda l'amica con un piccolo sorriso sul volto.

Vuole farle capire che davvero è dispiaciuto, che è dalla sua parte, che adesso è sul serio al suo fianco per aiutarla e proteggerla. Lei annuisce leggermente, fingendo un sorriso come per dire a Carlos di aver ricevuto il messaggio, ma di non credergli abbastanza.

"Io vado a riposare un po'." Lei apre la portiera, il pilota scende dalla macchina e la guarda dall'altra parte dell'autovettura.

"Ti accompagno."

"No." Risponde subito Iris. Aspetta un secondo prima di parlare, per non fare uscire le lacrime dagli occhi. "Non ne ho bisogno. Sto meglio da sola. Grazie per avermi riaccompagnato."

L'amico aspetta che entri in casa prima di ripartire cupo e sentendosi in colpa.

Il mattino seguente lo spagnolo ritarda la sua sveglia per tre volte prima di riuscirsi ad alzare. Quando finalmente apre gli occhi, prima di ogni cosa, manda un messaggio ad Iris per vedere come sta, poi si veste ed esce a correre.

Dopo la corsa, prende di nuovo il telefono, osservando accigliato che il messaggio mandato ad Iris ancora non ha ricevuto risposta. Carlos fa spallucce, pensando che sono pur sempre le nove e magari ha deciso di dormire più del solito. Proprio mentre è in doccia, squilla il cellulare. Il ragazzo spegne l'acqua con una velocità supersonica e afferra il telefono per rispondere, senza vedere chi fosse.

"Iris?" Domanda subito Carlos.

"Non proprio, ma va bene anche così."

"Ah dimmi Lando, scusami. Pensavo fossi Iris."

"Ho notato." Ridacchia leggermente l'inglese. "Senti, è successo qualcosa ieri alla festa dei vostri amici?"

"Diciamo. Storia lunga. Perché? Che ti ha detto?"

"Le ho chiesto come era andata, lei mi ha risposto stamattina che non era andata benissimo e mi avrebbe spiegato di persona. Poi ho provato a chiamarla ma non risponde più..."

"Quindi si è svegliata stamattina. A me non ha risposto da oggi alle otto."

"Sì, si è già svegliata di sicuro... Allora ti faccio sapere se risponde...?"

"No tranquillo, me la vedo io. Ci sentiamo!"

Carlos chiude in fretta la chiamata, poi inizia il giro di telefonate ai suoi amici. Il primo è Diego, che risponde di aver mandato anche lui un messaggio ma di non aver ricevuto nessuna risposta. Alma ha provato a chiamarla diverse volte, ma invano. Selena è quella più preoccupata di tutti, ha inviato messaggi e provato a chiamarla ma niente.

"Sono preoccupata Carlos. Come stava ieri quando l'hai lasciata?"

"Male. Tanto male."

"Mio Dio. Chissà perché non risponde... E se le fosse successo qualcosa?"

Carlos spalanca gli occhi, il battito si accelera di colpo. Non può essere successo qualcosa a Iris, non avrebbe mai fatto nulla, vero? Lei non avrebbe mai fatto nessuna stupidaggine, vero? Poi ricorda quella notte poco dopo la morte di Blanca, Selena che aveva detto di averla trovata in giardino sotto la pioggia, con lo sguardo perso nel vuoto.

"Devo andare da lei. Ci sentiamo dopo." Taglia corto il pilota, mettendo i primi vestiti che trova in camera e afferrando cellulare e chiavi. Si mette in macchina, tiene le mani strette sul volante.

Non sta andando a 300 chilometri orari come fa ogni volta in gara, ma sicuramente ha più paura adesso che durante un GP. Arriva in volata davanti casa dell'amica dopo tre minuti, scende e suona il citofono. Nessuno risponde, nemmeno dopo la terza volta che lo suona. Poi scorre le chiavi sul mazzo, ricorda che Iris gli aveva dato delle copie, per sicurezza.

Apre il cancelletto, poi corre fino alla porta e la apre, tremando quando si passa le chiavi tra le dita. Nel momento in cui entra, chiama subito a gran voce il suo nome.

"Iris!" Continua lui, passando in rassegna tutte le camere del piano di sotto. Tutte vuote e silenziose.

Corre al piano di sopra, un gradino sì, un gradino no. Arriva alla sua camera: vuota. La camera della madre: vuota. Urla di nuovo il suo nome, sente un oggetto che si sposta. Raggiunge il bagno, sbattendo la mano sullo stipite della porta per reggersi.

Iris salta per aria, si gira per guardare in faccia il pilota che nel frattempo è diventato bianco, quasi avesse visto un fantasma.

"Che succede? Mi hai spaventato." Esclama Iris togliendosi le cuffiette e mettendosi una mano sul cuore.

"Sei tu che hai spaventato noi. E me, anzi, soprattutto me. Stavo morendo di paura."

"Cosa... Perché? Che ho fatto?"

"Come che hai fatto? Non rispondi ai messaggi e alle chiamate di nessuno, non rispondi alla porta, pensavo ti fosse successo qualcosa!" Sbotta il pilota.

"Oh... Non mi è successo niente. Non ho risposto perché stavo pulendo il bagno con le cuffiette per sentire la musica..." La ragazza si toglie i guanti in gomma e li appoggia sul lavandino.

Carlos si avvicina, le mette le mani sulle spalle, le guarda velocemente le braccia, poi gli prende il volto e lo gira a destra e a sinistra, la guarda da vicino. Iris rimane immobile, anche se lo guarda confusa.

"Quindi stai bene? Non è successo niente?" Domanda con tono ansioso lui.

"No. Sto bene. Non ho voluto rispondere perché volevo solo stare un po' da sola... Ma sto bene. Sul serio."

Carlos fissa Iris, poi la abbraccia di colpo, tanto da farla rimanere completamente spiazzata. Gira il volto verso di lui, con un sopracciglio alzato per la confusione di questo suo gesto. La stringe, poggia la fronte sulla sua spalla.

"Non farlo mai più. Stavolta ho avuto davvero paura. Non farlo più, per favore. Non farmi preoccupare così... Ti prego."

Iris ricambia l'abbraccio, stringendo anche lei Carlos. Annuisce e basta, sorride contenta e interita dal suo comportamento. Quando si tira indietro per sciogliere l'abbraccio riesce a vedere gli occhi lucidi dell'amico.

Stavolta si è spaventato sul serio. Gli scompiglia i capelli per sciogliere la tensione, poi nota che sono completamente bagnati.

"Perchè hai i capelli fradici?"

"Stavo facendo la doccia, poi ho sentito gli altri e dicevano che non rispondevi e quindi mi sono precipitato qui."

Iris si gira, prende il phon dal mobiletto del bagno e glielo porge.

"Tieni, giusto che ci sei asciugati adesso."

Lui ringrazia con un sorriso sul volto, mentre la fotografa dice di andare un attimo in camera di sua madre per mettere a posto gli asciugamani.

"Scusami Carlos." Sussurra un po' imbarazzata la fotografa quando l'amico esce dal bagno con i capelli asciutti.

"Per cosa?"

"Per procurarti così tanta preoccupazione, ansia... Dovresti stare tranquillo, non agitato per qualsiasi cosa faccia. So di essere una persona... Impegnativa. Hai già troppi impegni, io sono di troppo."

"Non dirlo nemmeno per scherzo. Non è assolutamente vero. E io voglio starti accanto, ho scelto di farlo. Non mi ha costretto nessuno. Quindi smettila di pensare queste cose, perché non devi sentirti in difetto ne tanto meno in colpa."

Carlos infila le mani nelle tasche dei pantaloni della tuta, la fotografa prende un gran respiro e poi parla.

"Sto pensando di fermarmi, di finirla qui."

Silenzio. Lo spagnolo non dice nulla per qualche secondo, poi da una smorfia confusa, con le sopracciglia aggrottate.

"Non capisco, scusa."

"Sto pensando di lasciare il lavoro alla McLaren. Forse non è il lavoro di cui ho bisogno adesso e tu devi pur sempre vivere la tua carriera in pace, senza altri pensieri. Ti faccio sapere se ti seguo in Messico o se rimango qui a Madrid."

Il pilota fa uscire le mani dalle tasche, boccheggia prima di parlare in modo chiaro e conciso.

"Sei sicura di quello che stai dicendo?"

"Non ho ancora deciso. Ma sì, ci sto pensando seriamente. Scusami Carlos, non è colpa tua. Mi dispiace."

Il ragazzo annuisce, abbassa la testa. Sospira leggermente e prende tutte le sue cose.

"Tranquilla. Pensaci su, valuta bene il tutto. Voglio solo che stai bene e sei serena e se tu pensi di stare meglio senza il posto alla McLaren, allora per me va bene."

Le mette le mani sulle spalle, le bacia delicatamente la fronte. Iris lo segue mentre scende le scale.

"Fammi sapere. Pensaci bene. Ci sentiamo."

Il pilota esce dalla casa curvo, sotto lo sguardo dispiaciuto dell'amica. Entra in macchina e guarda fisso davanti a sé prima di mettere in moto.

Non doveva rimanerci così male, non ne ha nessun diritto. Non può condizionare la sua vita per sempre, lo dice spesso anche Lando. Allora perché sente un senso di malessere che gli infiamma il petto? Perché non riesce ad accettare in modo positivo questa sua possibile decisione?

Scuote la testa, come a scrollarsi quelle domande dal cervello, poi mette in moto l'auto.

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