Prologo
Iris non sapeva da quanto tempo era in piedi davanti alla lapide.
Nonostante fosse caldo quel giorno in Spagna, il sole non riusciva a scaldarla, anche se era vestita di nero da capo a piedi.
Si sentivano passi sui ciottoli del cimitero, ma lei non se ne curava. Voleva rimanere ancora lì, a guardare la foto di quella splendida donna nel fiore dei suoi anni.
Una figura a lei familiare resta ferma al suo fianco, facendole compagnia nel silenzio. Passati alcuni minuti Iris sente la persona al suo fianco sospirare il più silenziosamente possibile, alzando le spalle e infilando maggiormente le mani nella tasche dei pantaloni.
"Non so quante volte te l'ho detto questi giorni ma... Mi dispiace dal profondo del cuore Iris. Non so se al posto tuo sarei stato così forte."
Iris abbozza un sorriso, più per educazione che per tenerezza delle parole.
Non aveva neanche più voglia o la forza di piangere, lo aveva fatto per mesi e non solo negli ultimi giorni.
"Grazie mille per il sostegno. Lo apprezzo tanto."
Il ragazzo a fianco di Iris si gira per guardare lei, senza ricevere uno sguardo di ritorno. Poi osserva di nuovo la foto sulla lapide.
"Blanca era stata una madre anche per me in fondo. Stavamo sempre insieme tu ed io."
"Sì lo so. Anche se per me non era solo mia madre. Mi ha sempre fatto anche da padre, da zia e da sorella."
Iris continua a fissare la foto di sua madre Blanca sulla lapide. Poi guarda il ragazzo con un occhio socchiuso per via del sole.
"Avrei voluto e dovuto esserci. Dovevo starti vicino, ero il tuo migliore amico."
"Hai detto bene." Alza leggermente il tono di voce Iris. "Eri. Poi hai iniziato a viaggiare sempre di più e l'unico posto dove riuscivo a vederti era la Tv."
"Iris, non puoi prendertela con me per-"
"Mia madre è morta durante la pausa estiva, per questo sei potuto venire al funerale. Se fosse successo durante il campionato, sicuro tu non saresti tornato in Spagna."
Silenzio. Il ragazzo guarda per terra, spostando alcuni ciottoli con la punta del piede. Iris annuisce amareggiata e continua a fissarlo.
"Lo sapevo. Non ti sei fatto quasi più sentire a Madrid, da quando sei in Formula Uno."
"È il mio lavoro, che tu lo voglia o no. Non volevo ferirti in alcun modo. Non so come dirti che mi dispiace, voglio starti vicino adesso."
Iris guarda dritto negli occhi il ragazzo. Era sincero, profondamente ferito. Lei poteva vederlo dagli occhi grandi e scuri, velati di una patina licida per le lacrime che tratteneva.
"Dammi un'altra occasione Iris. Non ti deluderò. Puoi darmi la possibilità di offrirti il mio affetto e il mio appoggio? Da oggi in poi, non ti lascerò mai più sola. Promesso."
Iris distoglie lo sguardo, non riuscendo a reggere quello del ragazzo. Sospira, prima di rivolgere un'ultima occhiata alla foto di sua madre sulla lapide.
"Ci devo pensare. Non è così facile. Dammi... Dammi tempo."
"Va bene, sappi che io sono qui se hai bisogno di me." Lui le poggia una mano sulla spalla, accarezzandola leggermente con il pollice. "Sarò sempre qui per te, d'accordo?"
Iris si allontana piano, lasciando il ragazzo a guardarla in piedi sul viale di ciottoli del cimitero.
"Devo andare. Grazie, Carlos."
Mentre si avvia lungo l'uscita non rivolge lo sguardo indietro per controllare se Carlos la sta ancora guardando.
Solo quando ormai è fuori dal cancello del cimitero decide di voltarsi, vedendo che Carlos ancora osserva a testa bassa la lapide di sua madre.
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