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Capitolo 65

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Mi chiamo Holmes Chapel__Wattpad.
In questa pagina vi aggiornerò su tutto🦋

"Si può sapere a cosa sta pensando?" La nuova insegnante di tiro con l'arco,  la signora Collins, si presentò davanti a me, con le mani unite dietro la schiena.
"Mi scusi." Sussurrai, schiarendomi la voce e alzando lo sguardo dal verde prato.

"Adesso vediamo cosa sai fare, signorina Agent." Marcò bene il mio cognome, incitandomi a mettermi in posizione e scoccare la freccia.

Feci come mi disse, mi posizionai al meglio, come mio padre mi aveva insegnato.
Chiusi un occhio e, senza aspettare troppo, la freccia si conficcò contro il bersaglio, al centro per essere precisi.
Di conseguenza abbassai l'arco, guardando l'insegnante, che aveva uno sguardo sbalordito, quasi incredulo a quello che aveva appena visto. Sentii, inoltre, le ragazze sghignazzare tra di loro.

Mi voltai verso la rossa, che mi fece l'occhiolino, per poi prendere parola "l'arco è la sua arma." Ammiccò alla Collins, che si schiarì la voce e si bagnò le labbra leggermente secche.

"Possiamo farvi compagnia?" Urlò Zayn, seguito dagli altri ragazzi, Harry compreso.
"Non potete! La vostra lezione è dall'altra parte del giardino!" Gridò stridulamente la donna, che si ricompose non appena avvistò il signor Richardon, insegnante di lancio con l'arco dei ragazzi.

"Dalla nostra parte ci sono troppe zanzare, non è mica un problema se ci alleniamo qui, vero? Abbiamo portato i nostri archi, potremmo fare anche una sfida." Disse l'uomo, accarezzando la spalla della donna che quasi svenne al solo contatto.

"Maschi contro femmine, eh?" Prese di nuovo parola Sissie, guardando Zayn che ricambiò lo sguardo.
Tutti i ragazzi presero i propri archi, il gruppo di ragazze si posizionò sulla sinistra, mentre i ragazzi a destra.

Al centro fu posizionato un grosso bersaglio, che aspettava solamente di essere colpito.

"La squadra vincente avrà tutto il sesto piano per sè per due sere consecutive." Urlò Niall, sbracciando e urlando per farsi capire da tutti i partecipanti.

"Le ragazze sono di più." Fece notare Louis, guardandoci e contandoci con gli occhi per verificare se, evidentemente, ciò che aveva appena detto era giusto.
"Non è un problema per noi." La voce profonda di Harry creò un forte boato da parte dei ragazzi. Spalancai la bocca drammaticamente, recitando la parte dell'offesa...lui, in risposta, si bagnò l'angolo della bocca, sorridendomi, facendomi mancare completamente l'aria.

Mi ripresi dallo stato di trance, grazie ad un pizzicotto dato da Sissie sulla parte interna del mio braccio.
"Mi hai fatto male." Esclamai, toccandomi la parte "dolorante".
"Dobbiamo vincere, mister ricciolo potrai scopartelo più tardi."
"Sissie!" Urlai, facendo girare verso di me tutte le ragazze, mentre la mia amica rideva silenziosamente. Mi scusai in un sussurro, posizionandomi al richiamo del signor Richardon.

"Fate le vostre scommesse, ciò che volete. Ma niente risse o litigi, sono stato chiaro?" Un grosso sì si espanse per quasi tutto il giardino.

Ci mettemmo in fila, facendo a turni tra il mio gruppo e l'altro. Fui posizionata in ultima fila, senza sapere il motivo ben preciso.

Continuammo per un tempo non ben preciso, ma molto lungo. Finendo sempre in parità.
Sospirai quando Sissie riuscì a fare lo stesso punto di Zayn.
"Che palle!" Gridò sfinita la rossa, accasciandosi per terra assieme all'arco.

"È il tuo turno." Mi disse Rylee.
Presi posizione, lanciando uno sguardo al riccio accanto a me, che era concentrato a fare centro, cosa che nessuno aveva ancora fatto, io compresa.

Non appena lasciò la freccia essa si fermò al bordo vicino al centro, non riuscendo però a prenderlo i pieno.
Tutti i ragazzi esultarono credendo di essere già i vincitori. Peccato che non avevano ancora capito che avevo asservato il meglio alla fine, senza troppe esitazioni scoccai la freccia centrando la parte rossa, ovvero il vero e proprio centro.

Non appena si resero conto di aver perso si zittirono immediatamente, guardandoci affranti, mentre le ragazze si dedicarono a sfotterli e prenderlo in giro, facendomi i complimenti per il bel lancio.

"Bel lancio piccoletta, ci sai fare." Mi squadrò uno dei ragazzi.
"Attento alle parole Miguel." Lo incenerì il riccio. Il ragazzo deglutì a disagio, alzando le braccia in segno di resa e scusandosi con me.

Il mio ragazzo si avvicinò a me, prendendolo per la vita e guardandomi dall'alto.
"Mi farai entrare comunque nella sala biliardo?" Sussurrò all'orecchio.
Risi avvicinandomi io al suo "no." Esclamai, per poi allontanarmi per vederlo sbuffare annoiato, non essendo riuscito nel suo intento di affascinarmi.

"Scusa ma vado a prepararmi, ho una lunga serata da affrontare." Gli lasciai un semplice bacio a stampo, camminando via insieme a Rylee, Alex e Sissie.

BRADLEY' POV
Ero rimasto rinchiuso in questa cazzo di cella per non so neanche io quanto tempo...settimane? O forse un mese.

Abbassai lo sguardo ai piedi. Quelle orribili scarpe marroni, oltre che a essere estremamente rovinate erano anche fottutamente scomode, ma non avevo intenzione di rimanere sclazo in questo merdaio.

Il rumore della cella che si apriva mi fece scattare in piedi, quasi da farmi girare la testa.
"Sei libero, ti accompagno da Clayton." Appena arrivato nel suo ufficio, la sua autorità non mi colpì per niente, ero abituato a molto peggio.

Mi spiegò precisamente a cosa sarei andato incontro se avessi fatto un'altra cosa del genere, mi diede le chiavi di una camera tutta per me e l'orario degli allenamenti e dello psicologo...diceva che mi sarebbe tornato utile per parlare un po'.
"Cosa più importante..." mi bloccò non appena cercai di mettere piede fuori, impaziente di farmi una benedetta doccia "non immischiarti in cose che non ti riguardano, chiaro?"
"Sì, signore." Annuii, cosa che fece anche lui.

La guardia Paul mi accompagnò fino alla stanza, ero sotto la sua custodia per questa settimana, poi avrei potuto cominciare a "vivere" se così potevo dire.
Entrai finalmente nella doccia calda, sbattendo fuori Paul dalla camera, dato che controllava ogni mio movimento.

Lasciai che l'acqua calda mi cullasse, almeno per quello che era possibile.
Cotninuavo a pensare ai suoi occhi, che erano tendenti al grigio, pieni di lacrime mentre mi guardava disgustata da ciò che avevo fatto, anche se per una buona causa, se così si poteva definire.

Uscii definitivamente dalla doccia dopo quasi un ora. Indossando i miei fidati jeans neri e prendendo una camicia bianca, leggermente stropicciata.

Mi guardai allo specchio, constatando quanto fossi dimagrito e, di conseguenza, quanta massa muscolare avevo ormai perso.

Sospirai, uscendo nel terrazzino per respirare, finalmente, aria fresca, che non sia dalla finestra minuscola e sporca della cella.

Mi appoggiai al balcone, abbassando lo sguardo al giardino.
I miei occhi videro qualcosa che mai avrei voluto vedere, Sissie e Zayn stavano parlando in modo non del tutto amichevole. Le loro bocche erano fin troppo vicine per i miei gusti e la mano di Zayn continuava a toccarle i capelli rossi, cosa che prima solo io facevo.

Che cazzo avevo combinato?

Serrai la mascella, decidendo di scendere dal terrazzo, attaccando alla tubatura un po' arrugginita, ma pur sempre stabile e riuscii ad arrivare per terra sano e salvo.

Mi pulii le mani ai pantanoli, incamminandomi verso la figura del moro, ormai solo, che aveva deciso di accendersi una sigaretta con una faccia da vero e proprio cretino soddisfatto.

I suoi occhi, increduli, scattarono verso di me, corrugando le sopracciglia.
"Bradley?"

"Sì." Risposi fermandosi davanti a lui.
"Che cazzo ci fai qui?" Aspirò, per poi pormi la domanda.

"Sono libero." Alzai le braccia, guardando il cielo.
"Buon per te." Annuì, continuando a fumare in tranquillità.

"Esci con Sissie." La mia sembrò più un'affermazione, ciò non lo fermò dal ridere.
"Ci spiavi?" Indicò il terrazzo, che aveva ancora la porta finestra aperta, con la mano che aveva la sigaretta tra le dita.

"Stavo ammirando il paesaggio e poi ho visto voi due."
"Faresti meglio a farti i cazzi tuoi, non intrometterti." Disse un po' nervoso.

"È la mia ragazza."
"Ti correggo, era la tua ragazza. Ma tu sei un cretino e te la sei fatta scappare, mi dispiace ricciolo sarà per un'altra volta."

Di scatto lo presi per il colletto, avvicinandolo al mio volto.
"Non parlarmi così." Ringhiai.
"Sennò?" Rise, decidendo di spingermi la sigaretta sul collo.

Incominciai ad urlare, cadendo per terra e premendo sul punto dolorante.
"Lascia in pace me e tutto il resto dei miei amici, compresa Sissie." Mi ordinò.
"O sennò...." si accasciò davanti a me "la prossima volta ti pesto a sangue, finché l'unica cosa che ci sarà sul tuo viso sarà il sangue."

Lo guardai, ma una grossa parte di me sentì il bisogno di ridere....e così feci, incominciai a ridere. Risi fino a piangere, fino a sentire dolore alla pancia mentre il moro andava via preoccupato, forse non tanto per se stesso, ma per la mia salute.

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