Holly Jolly Christmas
I hate that I remember
I wish I could forget
What you did last December
You left my heart a mess
Le mie casse nuove, un regalo di Natale che mi sono fatta da sola, diffondono con limpidità impressionante la voce melodiosa della mia cantante preferita, cullandomi musicalmente mentre mi immergo nella vasca da bagno.
Quest'anno ho raccontato una bugia a tutti quanti. Più di una, a dire il vero. Eppure, l'ho vista come unica maniera per essere lasciata completamente in pace il giorno di Natale. Volevo staccare la spina e prendermi cura di me stessa, assaporare il silenzio, ascoltare soltanto la mia pelle e il mio appetito. Così, eccomi qui, sola nel mio appartamento, ad accendere le candeline color lampone che ho sparso per il bagno, versare sali benefici nell'acqua calda e colorarla di una rilassante tonalità lavanda.
Mi prendo un'infinità di tempo per stare a mollo e liberare la mente, aiutata dal vapore acqueo che contribuisce a coinvolgermi ancor di più nell'atmosfera da centro benessere che ricerco, quindi applico uno scrub esfoliante e, infine, massaggio su tutto il corpo un olio emolliente, che vada a nutrire la pelle profondamente detersa.
Asciugo i capelli con pigrizia e poi li piego a formare delle onde, pur sapendo che non dureranno a lungo, quindi indosso un delizioso e scintillante abito rosso acquistato l'anno scorso durante i saldi.
Mascara, rossetto rosso e illuminante per esaltare la lucentezza nel suo insieme: sono pronta per cenare nella mia sola e graditissima compagnia.
La verità è che questo non è il mio primo Natale da sola: ne ho trascorsi parecchi così, quando ero una ragazzina e i miei genitori lavoravano entrambi tutto il giorno, soprattutto durante le festività. Essendo impiegati in cucina, non avevano scelta. Mio fratello, invece, era via spesso a causa di viaggi, stage, Erasmus e chi più ne ha, più ne metta. L'anno scorso, invece, sono stata calorosamente accolta dalla famiglia del mio ex, perché stavamo insieme da un po', ci amavamo tanto e bla bla bla... Adesso di amore non ce n'è più e mi sono abituata velocemente a riprendere in mano i miei obiettivi di vita con più convinzione che mai, ma ho bisogno di un po' di tempo per tirare su delle mura che mi consentano di rispondere con nonchalance a domande come "e Pietro?", "se non viene a pranzo, lo porti al cenone di Capodanno, no?" o, ancora, "come mai non viene? Glielo chiedo io?". Purtroppo, a coinvolgere le famiglie ci si assume rischi che, alla lunga, non si è più così tanto sicuri di voler correre.
Quest'anno ho voluto evitare il disagio provocato da un probabile bombardamento di domande scomode e vorrei non essere giudicata per questo, quindi non ho rivelato a nessuno che sono qui nella sola compagnia della mia solitudine. Se mia madre lo scoprisse, non saprei come rimediare alla delusione.
Assolutamente certa di non aver ordinato nulla online di recente, mi stupisco parecchio di udire forte e cristallino il suono del mio campanello.
«Elena? Su, sbrigati, che il tacchino si raffredda!»
«Mamma? Papà? Fili? Cosa ci fate qui?!» indietreggio, pentendomi immediatamente di non aver gettato un occhio sullo spioncino prima di aprire la porta.
La mia famiglia lo assume come un invito ad entrare e mio fratello mi supera per andare a depositare due buste piene di cibo in cucina.
«Come "cosa ci facciamo qui"? Ti salviamo il Natale, no? E abbiamo rischiato una multa per eccesso di velocità per farlo, quindi ringrazia» risponde mia madre, stizzita.
Mi abbraccia forte, seguita a ruota da mio padre e mio fratello, quindi cominciano tutti a cercare tovaglia, piatti e bicchieri, in un concreto autoinvito alla mia tavola.
Senza nemmeno avere il tempo di replicare, vado nuovamente ad aprire la porta, perché a quanto pare ci sono altri invitati misteriosi.
«Ciao ragazzi, anche voi qui?» sorrido, stupita.
Raffaele, Giada e Beatrice sono miei colleghi universitari nonché amici, ma non mi sarei mai aspettata di vederli qui, dal momento che ciascuno di loro ha una famiglia con cui festeggiare.
«Io ho già dato a pranzo per non far imbestialire mia nonna, quindi non aspettarti che mangi come al solito, ma non potevo mancare» annuncia il primo, categorico.
«Sì, anche io mi tiro un po' indietro perché non ho ancora finito di digerire quello che ha preparato mia madre, ma ciò che conta è partecipare, no?» aggiunge Beatrice, sulla stessa lunghezza d'onda.
Giada, invece, si limita a sorridere nel suo metro e settantacinque di altezza per lo spessore di uno stuzzicadenti: nemmeno se fosse Natale ogni giorno sarebbe capace di ingrassare e, segretamente, la odiamo tutti quanti per questo. Il suo cuore grande e la sua sconfinata simpatia, però, ci mettono parecchio alla prova.
«Vi ringrazio per essere venuti, accomodatevi pure» sorrido.
Tutti i miei ospiti si aiutano a vicenda per apparecchiare una tavola splendida, colorata principalmente di rosso, con un centrotavola a tema tutto glitterato che appartiene a Giada e candele e altre decorazioni dispensate da Beatrice. Viene scaldato tutto il cibo preparato da mia madre e servito con una coordinazione che mi sconvolge più della presenza stessa di tutte queste persone in casa mia, visto che mi ero assicurata con tanta fatica di rimanere completamente sola. Chi ha rivelato il mio segreto?
«Be'... Un brindisi è d'obbligo a questo punto, no? Buon Natale a tutti, grazie di cuore per essere venuti. A cosa devo l'onore?» alzo il calice, sperando che qualcuno si decida a vuotare il sacco. Insomma, mi hanno rovinato una festa che non è una festa: esigo di conoscerne il motivo.
Dopo aver mandato giù un sorso di vino, Giada e Beatrice si lanciano uno sguardo penetrante, che rimbalza dall'una all'altra più volte per risolversi infine a favore della seconda.
«Noi... Ecco, noi abbiamo pensato di farti compagnia perché... Insomma, ci è giunta voce che eri tutta sola. Perché non hai detto niente a nessuno?» sospira infine Giada.
Giocherello nervosamente con la forchetta sul piatto, quindi alzo gli occhi e fronteggio l'aria indagatrice di tutta la tavola.
«Non sto più con Pietro. Voi lo sapete,» accenno ai miei amici, per poi rivolgermi alla mia famiglia. «invece voi no... Non sapevo come dirlo senza venire investita da una marea di domande e compassione. Voglio dire, siete sempre andati molto d'accordo...»
Mia madre mi rivolge uno sguardo dispiaciuto, mio padre aggrotta la fronte e mio fratello comincia a grattarsi la nuca.
«Tesoro... Noi lo sappiamo. L'abbiamo appena scoperto, in effetti. Visto che tu non rispondevi al telefono, ho chiamato Pietro per farvi gli auguri, convinta che fosse con te, e lui mi ha detto che, ormai, non state insieme da un po'» confessa colei che mi ha messa al mondo.
Voglio sprofondare nella sedia e farmi inghiottire dal pavimento.
«Forse era questo che voleva evitare, mamma» interviene mio fratello, dando voce ai miei pensieri.
«Decisamente» confermo.
«Possiamo sapere come mai avete rotto?» domanda mio padre.
Giada e Beatrice mi lanciano sguardi intrisi di scuse e pentimento, mentre Raffaele continua a bere vino.
Io mi limito a sbuffare, cominciando ad avvertire la difficoltà di trattenere le lacrime.
Come si spiega ai propri genitori, coloro che danno vita ad una creatura e la amano più di se stessi, che qualcun altro ha promesso di investire un sentimento altrettanto forte in te per poi tirarsi indietro e negare tutto? Come si fa senza versare una lacrima o parlare con voce rotta?
Ancora una volta, è mio fratello a salvarmi.
«Volete capire che non le va di parlarne? Quando se la sentirà, lo sapremo» sbotta, rivolto ai nostri genitori.
Trovo veramente strano come lui possa essere, in momenti diversi, la persona che più mi capisce e quella che meno prova a farlo, quella che vorrei strozzare con tutte le mie forze e anche quella che soffocherei di abbracci affettuosi, con quelle stesse forze, quella che maledico ma anche benedico più di tutte per fare parte della mia vita.
Naturalmente, in questo istante gli farei una statua.
«Va bene, va bene. Quando vorrai, noi ti ascolteremo, okay?» si convince mia madre. «Adesso mangia e goditi la festa: ho invitato i tuoi amici apposta. Mangia che sei dimagrita troppo!»
Sorrido al sapore tradizionale di questa frase, quindi sussurro un "grazie" a mio fratello, con quell'aria cospiratoria che avevamo anche da bambini. Lui mi fa l'occhiolino, quindi assume un'espressione che conosco come le mie tasche: quella del "mi ricambierai il favore, sappilo". Rido sommessamente e annuisco, quindi continuo a mangiare come tutti quanti.
Raffaele, che è rimasto a lungo in silenzio, si alza dopo aver mandato giù l'ennesimo calice di vino e si avvicina a me appoggiandosi alla sedia che occupa Beatrice.
«Sai che non sono bravo in queste cose... Insomma, hai delle amiche femmine esattamente per questo... Ma ho sentito che il cioccolato stimola l'aumento del buonumore, quindi ho pensato di portare una torta. Non sono molto sicuro della glassa, perché non sono pratico di pasticceria, ma spero che...»
«Apprezzi il gesto? Come non potrei? Vieni qui, Raffa. Sei un autentico tesoro» lo interrompo, per poi alzarmi e abbracciarlo con gratitudine.
Le ragazze pensano bene di trasformarlo in un soffocante abbraccio di gruppo e mio fratello, che sa davvero quando abbassare drasticamente il suo quoziente intellettivo, si lancia alla riscossa, facendo finire tutti quanti sul divano a suon di risate.
Si aggiungono, infine, anche i miei genitori, con bacini per me e solletico in generale, che comincio a subire da tutti. Soltanto quando ormai sono per terra, con le convulsioni a forza di ridere, smettono di tormentarmi.
E allora li ringrazio un'altra volta, lasciando andare tutte le lacrime che mi sono tenuta dentro fino a questo momento, perché non sarei mai riuscita a scaldarmi l'anima così tanto da sola, nemmeno con la vasca da bagno più rovente e colorata del mondo.
❄❄❄
Eccomi qua!
Ho scritto questa one shot per portarvi qualcosa di mio in tema e, magari, convincere chiunque si senta un po' solo che in realtà non lo è e che, anche se non diamo tutte le spiegazioni necessarie, c'è chi è disposto a starci vicino e rallegrarci ugualmente, per il semplice fatto che ci vuole bene e vuole renderci felici.
E, se pensate che voi non abbiate persone del genere nella vostra vita, sentitevi libere di prendere un po' di affetto e calore in prestito dalla nostra Elena dal cuore spezzato, che vi abbraccia tutti quanti molto forte, impregnandovi addosso un intenso profumo di lamponi.
Mangiate anche se non siete dei chiodi come Giada e non sentitevi in colpa come Beatrice, né in imbarazzo come Raffaele; date un bacio a vostra madre e sopportate fratelli/sorelle, che sono un po' una gioia e un po' una piaga, ma rimangono pur sempre sangue del nostro sangue; infine, abbracciate papà orso e chiunque altro sia con voi o faccia parte della vostra famiglia.
Tanti auguri a tutti di Buon Natale ❤
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