Capitolo 43
<<Misa, pssss sveglia>> il dorso della mano delicata di zia Dalia sfiorò la mia guancia delicatamente, era già orario di scuola.
Sbuffai uscendo fuori dalle coperte, non mi piaceva andare a scuola. Dovevo indossare sempre delle lenti a contatto colorate, le avevo scelte marrone scuro per nascondere i miei occhi rossi, decisamente innaturali.
I miei zii Dalia e Peter mi avevano cresciuta come se fossi figlia loro, assieme a loro figlio Josh, chiamato come mio padre.
Non conoscevo i miei, non sapevo nemmeno che fine avessero fatto, nonostante mi venisse ripetuto che fossero morti io non volevo crederci, sentivo di non essere sola.
Legai i miei lunghi capelli neri in una treccia lunga, zia Dalia diceva sempre che questa acconciatura le ricordava mia madre e qualche volta l'avevo sorpresa piangere di nascosto sussurrando il nome di quest'ultima, Iris.
Più di una volta mi era sembrato di vedere mia madre o di sentire la sua voce, ma mi veniva sempre ripetuto che era normale, dopo aver subito una tale perdita.
<<La colazione è pronta>> urlò zio Pete dalla cucina, era sempre lui a cucinare dato che la zia era una frana in cucina e combinava sempre innumerevoli guai.
<<Saki sei pronta?>> due occhi azzurri spuntarono sull'orlo della porta della mia stanza, avevamo entrambi diciassette anni anche se data la nostra statura ne mostravamo di meno.
Annuii dando un'ultima occhiata al riflesso nello specchio: indossavo dei semplici jeans ed un maglioncino di lana rosso, dello stesso colore dei miei occhi nascosti dalle lenti e da quanto mi venne raccontato era lo stesso colore degli occhi di papà.
Sospirai, chissà come sarebbe stato crescere con papà, sarei stata la sua principessa? Mi avrebbe rimboccato le coperte e portata sulle sue spalle?
<<Andiamo>> dissi a Josh dietro di me scendendo assieme al piano di sotto, accanto alla mia stanza vi era una porta che non veniva mai aperta e che spesso sembrava richiamarmi durante la notte, una volta avrei potuto giurare di sentire mio padre urlare il mio nome bussando ad essa.
<<Odio le uova>> dissi mettendo il broncio quando Pete mi porse la colazione, zia Dalia mi rimproverò con lo sguardo quindi le mangiai senza lamentarmi ulteriormente, ringraziando zio Pete.
<<Domani è il tuo compleanno>> disse allora la zia sorridente, io invece storsi il naso. Odiavo i compleanni, mi ricordavano ancora di più quanto fossi sola... Volevo bene ad i miei zii e a mio cugino ma sentivo che mi stessero nascondendo qualcosa e non riuscivo ad esprimere i miei sentimenti facilmente.
Forse, se avessi avuto mia madre accanto a me avrebbe saputo consigliarmi, avrebbe saputo cosa dirmi e come tirar fuori da me lo strazio che tenevo chiuso dentro.
<<Non ho voglia di festeggiare>> tutti mi guardarono con aria affranta, ogni anno era la stessa storia, non capivo perché continuavano ad insistere.
<<Posso preparare una torta...>> propose mia zia incontrando lo sguardo torvo di suo figlio e suo marito, le sue torte erano veleno solido e quella scena mi fece ridacchiare.
<<Sei bellissima quando sorridi>> disse zio Pete tirandomi un pizzicotto sulle guance facendomi arrossire, ogni volta che mi vedevano sorridere sembravano rallegrarsi d'un tratto.
Mi faceva piacere renderli felici, ma non potevo forzare i miei sentimenti facilmente.
Io e Josh ci avviammo verso scuola a passo lento e svogliato come al solito, al contrario mio Josh aveva tanti amici ed era sempre euforico e pieno di energie, io passavo il tempo nella biblioteca o nei pressi dei giardini.
Di tanto in tanto Josh metteva da parte i suoi amici per tenermi compagnia, eravamo come fratello e sorella, a lui dovevo molto se non tutto.
Ero stranamente portata per le attività fisiche nonostante preferissi passare il tempo a leggere un libro che ad allenarmi, Josh invece era una frana nelle attività fisiche preferendo attività che richiedevano solamente l'utilizzo della mente.
Durante la pausa tra una lezione e l'altra, decisi di andare a sedermi sotto uno degli alberi del giardino, poggiai la mia schiena sul tronco stringendo le ginocchia al mio petto, osservando le foglie autunnali che cadevano sul manto verde dell'erbetta.
<<Mamma>> sussurrai osservando tutto quel verde attorno a me, chissà se a lei piacevano questo tipo di posti... chissà se le sarebbe piaciuto chiacchierare con me sotto questo venticello fresco...
Di nuovo lo stesso sogno: correvo in un bosco con il fiato corto, seguita da due occhi di uno strano colore che tendeva all'arancio. Scappavo, inciampavo, ritornavo sui miei passi in predi alla disperazione.
Eventualmente quei due occhi mi avrebbero raggiunto, il ghigno di un ragazzo dinanzi a me e tutto intorno diveniva buio.
<<Ti farò soffrire, tanto, tanto, tanto>> ancora quelle minacce!
<<Misaki!>> Josh era dinanzi a me preoccupato, per fortuna era arrivato lui a svegliarmi.
<<Mi sono addormentata, che sbadata>> dissi accettando la sua mano per tornare in piedi.
<<Ancora lo stesso sogno?>> chiese preoccupato ed io annuii.
Josh pensava proprio come me che la nostra famiglia ci stesse nascondendo qualcosa di importante su di noi e la nostra identità, ma mai riuscimmo a scoprire cosa.
Iris POV 17 anni prima
Quando il fascio di luce ci colpì perdemmo entrambi i sensi, lasciandoci inermi in quel corridoio per chissà quanto tempo.
Al nostro risveglio ispezionammo la scuola senza trovare anima viva, tutti i demoni e tutti gli studenti erano morti.
Non riuscivo a sostenere lo sguardo a lungo su quei cadaveri, Josh teneva stretta la mia mano nella sua attento ad ogni possibile attacco che mai arrivò.
<<Dovremmo controllare la città>> propose Josh ed io annuii, ispezionammo gran parte delle strade ma trovare anima viva sembrava impossibile, stavamo ispezionando un edificio quando mi sembrò di udire il pianto di un bambino in lontananza.
<<Hai sentito?>> chiesi a Josh che annuì seguento il pianto del bambino senza mai lasciar andare la mia mano, man mano che il pianto si faceva più vicino sentivo una morsa stringermi lo stomaco: il suo pianto mi ricordava quello di Misaki.
Josh sfondò la porta di legno dinanzi a noi con un calcio, il pianto cessò per un attimo per poi ricominciare.
Eravamo in un appartamento perfettamente intatto, la tv era accesa così come le luci ed un fornello sul quale il caffè si era ormai riversato da un pezzo.
Quando fummo nella stanza del piccolo dovetti fare due passi indietro per assistere ad una scena straziante: quelli che dovevano essere i suoi genitori giacevano per terra in una pozza di sangue.
Il bambino piangeva disperato nella culla, non poteva avere più di otto mesi e Josh lo prese subito tra le braccia per portarlo via da quel posto orrendo.
<<Cosa è successo?>> chiesi tra me e me continuando a camminare tra cadaveri e macerie, sembrava fosse arrivata la fine del mondo.
Non si vedevano in giro nemmeno le forze dell'ordine, sembrava quasi che tutti fossero morti misteriosamente.
Forse era stato quel raggio di luce, forse quelle mie parole si erano avverate togliendo la vita alla maggior parte della popolazione.
<<Rubiamo una macchina e controlliamo i villaggi qui intorno>> propose Josh affidandomi il piccolo che continuava a piangere, non riuscii a calmarlo: lui voleva il tocco della sua mamma, non il mio.
Chissà se anche Misaki starà piangendo, se Dalia riuscirà a calmarla... Non dovevo pensarci.
Josh rubò una macchina sulla quale presi posto senza dire una parola, eravamo entrambi sotto shock ma almeno eravamo uniti.
<<La ritroveremo>> disse prima di partire, ed io annuii, volevo e dovevo crederci.
Mi addormentai per un po' con il bimbo tra le braccia quando arrivammo ad un villaggio in cui Josh si fermò, vedemmo un gruppo di persone piangere e disperarsi, dovevano essere alcuni dei superstiti.
La giornata passò alla ricerca di superstiti, ci unimmo decidendo di viaggiare alla ricerca di altri come noi, dandoci speranza a vicenda.
4 anni dopo l'incidente - Iris
<<Mamma Dan lo ha fatto un'altra volta!>> gli occhi verdi e pieni di lacrime di Pete mi osservavano in cerca di aiuto, lo strinsi tra le mie braccia correndo alla ricerca della piccola peste.
<<Dan!>> urlai vedendo il piccolo demonietto distruggere i giocattoli di mio figlio, era indomabile!
<<Scusa, ti prego non lo dire a Josh>> rispose il bambino poco più grande di mio figlio nascondendo il suo viso tra le mani.
<<Perché lo hai fatto di nuovo?>> chiesi sospirando tenendo stretto a me Pete mentre raccoglievo i pezzi dei giocattoli ormai distrutti.
<<Mi piace rompere le cose>> rispose tristemente osservando il pavimento, sapeva fosse sbagliato eppure continuava a farlo ed il mio cuore era troppo debole per riuscire a sgridarlo.
Quando vedevo i suoi occhi arancio ricordavo il giorno in cui persi i miei migliori amici e Misaki, rivedevo lui piangere nella culla accanto ad i suoi genitori che giacevano morti per terra.
<<Su andiamo, raccogli tutto prima che lo veda Josh>> dissi facendogli cenno di darmi una mano, ma nello stesso momento sentii dei passi dietro di me.
<<Papà!>> urlò Pete correndogli incontro, saltando via dalle mie braccia mentre Dan iniziò a chiedere scusa unendo le sue mani dinanzi al suo volto.
Sorrisi alla scena, Josh non gli aveva mai fatto del male ma quando perdeva le staffe i suoi occhi rossi incutevano terrore ad i piccoli che scappavano via a gambe levate.
<<Cosa è successo qui?>> chiese con tono serio, Dan continuò a chiedere scusa in ginocchio ed io gli poggiai una mano sulla schiena.
<<Andiamo Josh, non lo ha fatto di proposito>> dissi facendogli cenno di andar via, Pete tra le sue braccia fece una smorfia a Dan che subito corse tra le mie braccia.
<<Dovreste andare d'accordo voi due>> disse Josh osservando entrambi, avevo perso il conto di quante volte avevamo tentato di far nascere un rapporto fraterno tra i due inutilmente.
<<Papà ma lui rompe tutti i miei giocattoli!>> urlò Pete tornando a piangere nascondendo il suo viso tra le sue piccole manine, abbassando il labbro inferiore a mo' di broncio.
Dan a sua volta pianse abbracciando me <<non è colpa mia se la voce mi dice di farlo>> entrambi i bambini iniziarono a piangere, uno tra le mie braccia e l'altro tra le braccia di Josh.
Ci guardammo preoccupati, non era la prima volta che Dan parlava di una voce nella sua testa ed il colore dei suoi occhi insolito ci fece pensare che fosse un nuovo essere, aveva dei tratti da demone ma anche molti da... elfo.
Ma gli elfi erano ormai estinti, no? Eppure le sue orecchie quasi appuntite, la sua estrema agilità difficile da trovare anche in un demone e la sua innata forza ci avevano fatto pensare molto.
<<Su, su non piangete... Vi preparo una cioccolata calda>> dissi avviandomi in cucina seguita da Josh, loro tre presero posto sul divano mentre io preparai la cioccolata, metteva sempre tutti di buon umore... chissà se anche a Misaki piaceva la cioccolata calda.
La nostra casetta era formata da tre piccole stanze da letto ed una cucina che fungeva anche da soggiorno. Si trovava nel bel mezzo di un prato al confine tra un villaggio e l'altro, quando quattro anni fa ci fu l'incidente, raggruppammo quanta più gente possibile in villaggi l'uno accanto all'altro.
Non esisteva più una forza politica o roba del genere in tutta Talia, erano tutti morti. Eravamo rimasti in così pochi che vi erano solo 4 villaggi per ogni punto cardinale, noi eravamo ad est.
Le città non erano più abitate, stavamo cercando di pulirle e mettere tutto in ordine prima di poterci tornare ad abitare, svolgevamo tutto a turni così che nessuno si stancasse eccessivamente.
<<È pronta>> dissi risvegliandomi da quei pensieri porgendo la cioccolata ad i piccoli ed a Josh che mi ringraziò con un bacio sulle labbra... Non credo sarei riuscita a tirare avanti senza lui per tutto quel tempo, se non avesse attraversato il portale non avrei avuto idea di cosa fare e dove andare.
Tentammo molte volte di riaprire il portale o scoprire dove si trovassero i nostri amici ma inutilmente, così l'argomento divenne un tabù tra di noi.
Josh mi aiutava molto nella casa e con i bambini e sembrava sempre sereno, adorava giocare con loro e spesso li spiavo mentre correvano nei prati ridendo, ma molte volte lo avevo sorpreso a piangere da solo sussurrando il nome della nostra piccola, tentava di essere sempre forte per me ma sapevo che soffriva anche lui.
<<È buonissima Iris>> disse Dan sorridendo, i suoi denti sporchi di cioccolata mi fecero sorridere e gli diedi una leggera pacca sulla sua testolina.
<<Vacci piano con mia moglie>> disse Josh scherzando e Dan gli fece la linguaccia mentre Pete esclamò <<la mamma è mia!>> tutti ridemmo insieme, attimi come quelli riempivano il mio cuore di gioia, sebbene un pezzo di esso era andato perso per sempre assieme a Misaki, Dalia e Pete.
Non uccidetemi per favore.
D'ora in poi ci sarà il POV di Misaki e quello di Iris che saranno in due "tempi" diversi.
Il pov di Misaki è 17 anni dopo l'accaduto mentre quello di Iris varierà fino ad arrivare anch'esso ai 17 anni da quel giorno.
Un bacio a tutti. ^~^
In foto Misaki e Josh(figlio di Dalia e Pete)
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