Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

X. Tieni duro


Il paesaggio scorreva veloce oltre il finestrino, passando prima dalle montagne scozzesi ricoperte di verdi pascoli con il favore della stagione estiva, per arrivare ai campi di grano delle campagne inglesi.
A Sirius piaceva osservare la vista, seduto sull'Hogwarts Express, mentre James e Peter chiacchieravano.
Remus era invece andato nella cabina di Sophie e Lily, quasi senza rivolgergli la parola.
Ogni anno usava quelle ore di viaggio in attesa di arrivare a Londra per riflettere o trovare un modo per passare l'estate a casa sua.
E, in quel momento, aveva molto a cui pensare.
Quell'anno ne erano successe di cose: erano riusciti a diventare animagus e avevano accompagnato Remus nelle notti di luna piena, fondendosi tra le ombre della Foresta Proibita; i suoi genitori gli avevano chiesto – o per meglio dire, imposto – di diventare amico della famiglie purosangue ad Hogwarts e lui non l'aveva fatto, nonostante sapesse che lo avrebbero punito; e poi c'era la questione Sophie.
Le cose tra loro due erano diventate complicate in un batter d'occhio.
Sentì un rumore e vide che Severus Piton aveva superato la loro cabina, veloce come un fulmine.
Non li aveva degnati di uno sguardo.
La mente di Sirius volò subito alla notte prima e ciò che era successo.
Non sapeva perchè, eppure l'aveva fatto.
Forse perchè non sopportava che qualcuno usasse il termine mezzosangue, nemmeno su Lily.
Forse l'aveva fatto per sfogare la rabbia dovuta alla litigata con Sophie.
Si diceva che i Black fossero davvero bravissimi a serbare rancore e che prima o poi quel rancore li avrebbe uccisi.
Sirius pensava che forse quel sentimento primitivo avrebbe invece portato la morte intorno a loro.
E per colpa sua era quasi successo, lui stesso era stato l'artefice di quella terribile notte.
Non sapeva perchè l'avesse fatto, quale parte del suo cervello lo avesse convinto a prendere quella decisione, eppure sapeva che ora tutto il suo organismo, ogni più piccola cellula e ogni più piccola parte della sua anima, grondava di sensi di colpa.
"Ma cosa ti è saltato in mente?!" aveva sbottato Remus.
La notte andava schiarendosi sempre di più e della luna piena rimaneva solo una leggera ombra.
Nonostante questo, gli occhi nocciola di Lunastorta erano ancora lievemente gialli, come se non fosse ancora riuscito a sbarazzarsi del tutto della trasfomazione.
"Era uno scherzo innocente" si era difeso Sirius "non potevo immaginare che Piton sarebbe stato così idiota da venire davvero!"
"Avrei potuto ucciderlo, Sirius!" gridò Remus "E come lo avrei spiegato poi a Silente? Oh si quel mascalzone di Sirius pensava che sarebbe stato esilarante far sbranare da un lupo mannaro durante una notte di luna piena un sedicenne di serpeverde! Dopotutto, signore, Serpeverde è la concorrenza e va fatta fuori!"
"Remus, calmati" intervenne James, con le mani alzate "sei ancora sotto l'effetto della luna piena"
"Oh ma io sono calmissimo!"
"Sono dispiaciuto, va bene?" sbottò Sirius, pallido "Ho sbagliato! Ringraziamo Merlino che Piton sia ancora tutto intero e finiamola qua"
"Finiamola qua?" Remus gli fece il verso "Piton è ancora vivo perchè James gli ha salvato la vita rischiando la sua! Sai cosa succede durante le trasformazioni, Sirius. Non ho controllo su ciò che faccio"
Improvvisamente, Sirius capì come doveva sentirsi Remus: se a Piton fosse successo qualcosa, sarebbe stata colpa sua.
Era lui quello che si sarebbe macchiato di  sangue le mani.
"Mi dispiace tanto, Rem" mormorò.
Remus lo aveva guardato per un lungo istante, poi non aveva detto nulla, limitandosi ad uscire dalla Stamberga Strillante sostenuto da Peter.
"Gli serve solo del tempo" disse James, posando una mano sulla spalla di Sirius.
Felpato sospirò.
"Non so cosa mi sia preso" ammise "quasi non mi riconosco più"
Fece scivolare la mano nella tasca dei pantaloni e sentì il ciondolo che aveva regalato a Sophie.
Fece come aveva sempre fatto, seguendo James fuori dalla Stamberga, ingoiò il groppo che aveva in gola e tenne duro.
Improvvisamente sentì il treno fischiare.
Sirius aprì gli occhi, che non si era reso conto di aver chiuso, immerso nei ricordi, e si guardò intorno.
"Siamo arrivati" fece Peter.
"Tutto bene?" domandò James, prendendo il suo baule.
Sirius annuì sommessamente, alzandosi e imitando l'amico.
"Se avrai problemi a casa" gli disse Ramoso, una volta scesi dal treno sulla banchina di King's Cross "ricordati che sei sempre il benvenuto dai Potter"
"Grazie, Jamie" lo guardò "davvero"
Lui gli diede una pacca sulle spalle e raggiunse i suoi genitori, che salutarono Felpato con la mano.
Sirius sospirò e scorse Sophie che abbracciava sua madre, una graziosa donna dai capelli biondi, mentre Alex stava raccontando qualcosa al padre, un uomo dai capelli più scuri con gli occhiali.
Lei non si voltò a guardarlo, ma a lui non importava: era felice anche solo di vederla sorridere con la sua famiglia.
Alla fine anche Sirius scorse i suoi genitori, che gli rivolsero un burbero saluto.
Regulus non incontrò mai il suo sguardo.
Quella sera sarebbe scappato di casa, con o senza Regulus.
Gli sembrava di sentire grosse lame trapassargli il cuore al pensiero di lasciare il suo fratellino tra le grinfie dei suoi genitori, ma sapeva che sarebbe stata una scelta di Regulus.
Sirius non poteva scegliere per lui.
E così quella sera scappò.
Aveva raccolto le sue cose e le aveva messe in un borsone, poi era sgusciato fuori dalla finestra di camera sua.
"Quindi te ne vai davvero" disse una voce.
Sirius si voltò e vide il viso di suo fratello tutto angoli e ombre con il favore della notte.
"Puoi ancora venire con me, Regulus" disse "i Potter ci accoglieranno entrambi"
"Te l'ho già detto" ribattè l'altro "io non lascio la famiglia"
Sirius sapeva che avrebbe dovuto insistere di più, ma sapeva anche che non avrebbe avuto senso, non con Regulus: era fin troppo testardo.
"Solo... pensa con la tua testa, Reg" gli disse infine "non tutto quello che i grandi pensano è giusto"
Sperava solo che i suoi genitori non se la prendessero con Regulus per colpa sua.
Sapeva cosa avrebbero fatto: il ritratto di Sirius sarebbe stato bruciato dall'albero genealogico dei Black.
Non sarebbe più stato un Black.
Ma non gli importava.
La famiglia è formata dalle persone che ti vogliono bene e purtroppo sapeva che questo non valeva per i suoi genitori e presto non sarebbe più valso nemmeno per Regulus.
Così spalancò il cancello di Grimmauld Place e si immerse tra le strade londinesi.
Non sapeva perchè, eppure, per quante strade potesse cambiare o angoli svoltare, alla fine si ritrovava sempre davanti a quella casa.
Era come se una forza invisibile lo avesse attratto lì, nonostante quello che era successo il giorno prima.
Si disse che se continuava a tornare lì doveva pur esserci un motivo.
Forse avrebbe potuto fare una piccola deviazione prima di andare a casa di James.
E parlare con lei l'aveva sempre aiutato e in quel momento ne aveva davvero bisogno.
Si fece coraggio e suonò il campanello della grande villa, osservando le colonne corinzie che formavano il porticato.
Sophie aprì la porta e lo guardò stupita.
"Posso entrare?"
                                                                                 ***

Sophie aveva lasciato Sirius seduto sul divano davanti alla finestra, che guardava pensieroso verso la strada.
Aveva capito subito che c'era qualcosa che non andava perché sembrava sconvolto e stanco, come se avesse camminato a lungo.
"Tieni" gli disse, porgendogli una tazza di tè caldo "ti farà bene"
"Mi dispiace di essere piombato qui" fece lui.
Per fortuna i suoi genitori erano andati a trovare i suoi zii e sarebbero rimasti lì tutto il weekend, mentre Alex era a casa di Jennifer.
Quella sera sarebbe stata in casa da sola.
"Non avevo nulla da fare" disse.
Avrebbe voluto essere più fredda, dopotutto era ancora arrabbiata con lui, eppure vederlo così la fece sciogliere.
Lo odiava e lo amava per questo.
"Vuoi raccontarmi cos'è successo?" gli chiese gentilmente.
"Sono scappato di casa" ammise Sirius.
Non aveva toccato il tè, che era posato sul tavolino davanti a loro.
"Sirius..." iniziò lei.
Lui scosse la testa.
"I miei genitori hanno reso da sempre la mia vita un inferno. Ogni mia singola emozione, ogni singolo passo doveva essere approvato da loro. E poi sono arrivato ad Hogwarts e ho sbagliato in partenza: sono stato smistato in Grifondoro. Già da piccolo mi consideravano un fallimento e il cappello parlante sembrava aver confermato i loro sospetti. Io non ce la faccio più, Sophie. Non posso"
Sophie lo guardò, indecisa su cosa dirgli.
Sentiva il dolore nelle parole di lui ma non sapeva come aiutarlo.
"Forse potresti fare un ultimo tentativo" suggerì "torna a casa e parla con i tuoi. Forse riuscireste a capirvi se solo foste disposti da entrambe le parti. Tutte le famiglie sono un disastro, ma trovano il modo di tornare unite"
Sirius la guardò con tanto d'occhi.
"La mia famiglia mi odia!" gridò "A cosa posso aggrapparmi, Sophie? A cosa?"
Lei gli prese di scatto la mano, stringendola.
Incatenò i loro sguardi così diversi ma pur sempre complementari.
"Non crollare, Sirius" disse "non perdere la fiducia. Quando ti sentirai sperduto e non saprai più che cosa fare, quanto ti sembrerà che le tue emozioni siano impostate, i tuoi movimenti programmati..."
Si portò la mano al cuore che le martellava rimbombante nel petto.
Fece un respiro profondo perchè sapeva che poi non sarebbe più potuta tornare indietro.
Ora o mai più, si disse, ora scoprirò se davvero Sirius è disposto a lottare per noi.
Niente di ciò che stava facendo aveva una logica, ma non le importava: forse era questo l'amore.
"Lo senti?" sussurrò "Lo senti che è impazzito? Aggrappati al fatto che ti amo, Sirius. Dovunque sarai in quel momento, ricordati di ciò che ti ho detto oggi. Ricordati del mio amore. E capirai che non sarai mai davvero solo"
Lui portò la mano libera all'altezza del viso di lei e le scostò un ciuffo biondo.
"Mi ami ancora?" fece lui.
Sembrava davvero stupito.
"Nonostante non voglia" brontolò Sophie.
Quando Sirius sorrise sembrò che il mondo si fosse ridotto a loro due soli.
"È un vero peccato" bisbigliò "perché io lo voglio eccome"
Si sporse di scatto in avanti e la baciò con impeto.
Le infilò le mani tra i capelli proprio come la prima volta e lei gli allacciò le braccia intorno al collo, attirandolo più a sè.
Dimenticò per un bellissimo istante tutte le cose che si erano detti e che negli ultimi tempi li avevano separati.
Fu come se il loro bacio fosse in grado di ricucire le ferite che si erano arrecati a vicenda, lenendo il dolore e trasformandolo in piacere.
Potevano essere tutto oppure potevano essere niente, ma lo sarebbero stati insieme.
Quando il bisogno di respirare si fece vivo, si allontanarono.
Lui aveva il respiro affannato e il grigio dell'iride completamente inghiottito dal nero della pupilla.
"Oh quasi me ne stavo dimenticando" fece poi.
Si frugò nelle tasche dei pantaloni, sempre tenendo però la mano di Sophie, e tirò fuori la collana.
"La prossima volta che ti faccio un regalo saresti pregata di tenerlo perchè non so se lo sai, ma i regali non possono essere restituiti"
"Avevo le mie buone ragioni" replicò lei, ma stava sorridendo.
Si voltò e Sirius le mise il ciondolo al collo.
"Mi dispiace per tutto, Sophie" le disse poi, a bassa voce.
Sophie scosse la testa.
"Non importa" disse "ora importa che tu sia qui"
Gli carezzò la guancia, scompigliandogli poi i capelli e facendo nascere le proteste di lui.
Sirius allargò le braccia e Sophie vi si accoccolò dentro.
"Dove andrai ora?" chiese.
Intrecciò le loro mani e prese a giocarci.
Lo sentì sospirare contro la sua schiena.
"Non tornerò a casa" disse e lei non replicò.
La pensava diversamente, ma era una scelta di Sirius.
"James mi ha sempre detto di essere il benvenuto a casa sua" continuò "spero parlasse sul serio"
"Sono sicura di sì" rispose lei "James mantiene sempre le promesse"
Lui le diede un bacio sui capelli.
"Puoi restare qui, stanotte" suggerì dopo un po' Sophie, arrossendo leggermente "voglio dire, è tardi e farai prendere un colpo ai signori Potter se ti presenti a quest'ora"
Sirius rise e lei ne fu felice.
Era contenta di averlo tirato su di morale.
"Fingerò di credere che sia davvero questo il motivo per cui vuoi che rimanga qui" scherzò "e non perchè vuoi stare più tempo possibile con me"
"Che presuntuoso"
Si girò e lo guardò negli occhi.
"Però potresti avere ragione" ammise.
Sirius fece un sorrisetto.
"Io ho sempre ragione"
Lei alzò gli occhi al cielo.
"Oh sta' zitto"
Però si chinò lo stesso a baciarlo.
Si addormentarono abbracciati, con le mani intrecciate e i visi vicini come se anche nel sonno non avessero smesso di cercarsi.

***

Sirius si svegliò con il cinguettio degli uccelli nel giardino.
Notò che Sophie tratteneva il respiro ad intervalli regolari, come se i sogni avessero il potere di sorprenderla.
Si ritrovò a sorridere, anche se un po' con malinconia.
L'amava e per questo era ancora preoccupato.
La sua famiglia non avrebbe mai accettato che Sirius se ne fosse andato, non senza fargliela pagare.
Poteva solo sperare che avrebbero agito come se lui non fosse mai esistito.
Ma non lo disse a Sophie, perchè non voleva litigare.
Era stato così bene quella notte con lei, rimanendo a chiacchierare fino a tardi.
Adorava farla ridere e sentire il suono della sua risata.
Non voleva rovinare ciò che si era creato tra loro, qualsiasi cosa ci fosse.
Decise che le cose avrebbero svolto il loro corso.
"Ehi" mormorò lei.
Sophie fece un dolce sorriso, mentre si svegliava.
"Ehi" fece lui.
"Uhm che ore sono? Dobbiamo andare dai Potter"
Si alzò e, dopo avergli sorriso, andò a prepararsi, lasciandolo lì a rimuginare.
Quando tornò, Sirius si alzò e prese il suo borsone.
"Sei pronto?" gli chiese.
Lui annuì e le aprì la porta.
Sophie rise, però si vedeva che anche lei era nervosa.
Sirius pensò che forse aveva avuto i suoi stessi pensieri.
Sì insomma, si erano detti di amarsi, ma ora cos'erano? Stavano insieme?
Per tutto il tragitto fino a casa dei Potter quasi non si parlarono, come se improvvisamente la notte appena trascorsa fosse diventata un argomento intoccabile.
C'era stato solo qualche bacio e nulla di più, eppure sembrava che nessuno dei due sapesse come comportarsi in questa nuova situazione.
Alla fine arrivarono alla loro meta, una villetta rustica nella periferia di Londra.
Salirono i gradini e si fermarono sotto il porticato, in attesa che uno dei due facesse la prima mossa.
"Bene" esordì infine Sophie, spostando il peso su un piede e poi su un altro.
"Bene" ripetè Sirius.
La osservò, prestando particolare attenzione ai suoi occhi castani, ricordandosi di quando le aveva detto che trovava quel colore davvero misterioso.
Erano così vicini che poteva scorgere le pagliuzze dorate al loro interno.
Lei abbassò per un istante lo sguardo, a disagio.
"Ci..." esitò "Ci vediamo a settembre"
Lo guardò di nuovo e nei suoi occhi lesse il desiderio che lui facesse qualcosa, qualsiasi cosa.
Ma lui era bloccato.
Poi annuì tra sè, come se avesse ricevuto una conferma.
Veloce come il vento, si alzò sulle punte e gli diede un leggero bacio sulla guancia.
Le sue labbra esitarono un istante di troppo sulla pelle di lui.
"Ciao" gli sussurrò all'orecchio, prima di scendere i gradini del giardino e superare il cancello.
Sirius guardò il suo borsone lasciato a terra e la porta in legno dei Potter davanti a lui.
Poi si voltò e guardò Sophie che si allontanava, i suoi capelli dorati mossi dal venticello estivo così come la gonna del vestito di jeans.
Tieni duro, si disse.
Si immaginò che le correva dietro, prendendola tra le braccia.
Si immaginò di baciarla, passando le mani sul suo viso, carezzandoglielo come la notte prima.
Si immaginò di sussurrarle parole dolci, parlare di cose che solo loro due sapevano, di ricordi che solo loro conservavano.
Si immaginò ciò che avrebbero pensato i vicini di casa, osservando quei due ragazzi stringersi come se ne andasse della loro vita, ma forse è proprio così che i giovani amano.
La prima come se fosse l'ultima volta.
Tieni duro, si disse di nuovo.
Si voltò di nuovo, la mano già tesa in avanti per suonare il campanello.
Dicono che se ami una persona veramente devi lasciarla andare, ma secondo Sirius non era così.
Se ami davvero una persona, fai di tutto per tenertela stretta.
"Oh al diavolo" borbottò.
Le corse dietro.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro