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Josh's pov

Mi svegliai appena in tempo quando ricevetti una chiamata da Matt, il mio migliore amico.

《Che cazzo vuoi?》domandai impacciato mentre mettevo il vivavoce e

Sì, comunicavamo così.

《Amico mi devi ridare la sigaretta elettronica e ne ho fottutamente bisogno!》

《Te la porto questa sera quando usciamo, ciao.》 chiusi la chiamata e stropicciai gli occhi.

Era da poco che io e Matt eravamo in vacanza dato che ci avevano dato le ferie qualche giorno fa. Lavoravamo in un pub vicino al centro e quindi tutte le sere eravamo caricati a fare il doppio del lavoro.

Era li che ci siamo conosciuti, io e Matt. Ricordai quando durante i colloqui si era avvicinato a me e mi aveva chiesto di ripetergli il nome del datore di lavoro. Scoppiai a ridere talmente forte che gli altri, che erano venuti per il colloquio, mi guardavano storto ma almeno riuscii a contagiare pure lui, Matt. Da lì, noi due eravamo sempre stati inseparabili oltre ad essere migliori amici.

Indossai una maglietta e la lasciai scivolare attorno al mio addome per poi prendere dei pantaloncini neri e indossarli.

Andai in bagno, mi sciacquai la faccia e puntai lo sguardo sul mio riflesso: una scia di capelli bloccava la mia vista, un piercing sul sopracciglio fatto quando mi ubriacai ad una festa al liceo. Nulla di diverso. Nulla di speciale.

Scesi le scale e mi avvicinai alla porta della cucina. La aprii e trovai mia madre intenta a fare colazione.

《Hey tesoro, come hai passato la serata? Hai dormito bene?》mi chiese tutta preoccupata ma io annuii soltanto cercando di tranquillizzarla.

Ricordai quando la sera in cui avevo lasciato che mi facessero il percing al sopracciglio, ero tornato a casa e mia madre imprecò in mille lingue diverse contro di me.

Mi diceva per esempio "Ma cos'hai dentro quella zucca? Niente, questo è il problema!" oppure "Ma ti rendi conto di quello che hai appena fatto? Ti sei bucato la faccia e se ti arriva un emorragia? Cosa farai? Beh, io non ti aiuterò di sicuro."

Mi sedetti davanti a lei dopo aver preparato un tazza di caffè, espresso senza zucchero. Il silenzio che c'era in questa cucina era alquanto imbarazzante e quindi decisi di rompere il ghiaccio.

《Mamma, perchè sei così silenziosa?》chiesi intrecciando le mie dita. Lo facevo spesso quando ero stressato o preoccupato.

《Nulla di cui dovresti preoccuparti! Sono solo un po' stanca. Sai il lavoro ruba molte delle mie energie.》rispose con nonchalance.

Annuii un po' dubbioso. Sapevo che se mia madre avesse voluto dirmi qualcosa me lo avrebbe detto senza troppi giri di parole e quindi lasciai perdere.

《Scusate l'interruzione ma dovrei pulire la cucina.》 Spuntò dalla porta della cucina la nostra governante, Rose. Era davvero una persona molto socievole e simpatica oltre ad essere la migliore amica di mia madre. Ormai faceva parte della nostra famiglia.

《Tesoro, potresti anche rilassarti ogni tanto. Vieni, prendiamo un tazza di tè e guardiamoci un bel film!》 Mia madre non sopportava vedere Rose lavorare senza sosta nei weekend. Preferiva fare quattro chiacchere con lei.

Dopo qualche oh, ma non devi a no tesoro devo lavorare, mia madre riuscì a convincerla.

Le due donne si allontanarono dalla cucina e si accomodarono in salotto gustandosi il thè freddo preparato da Rose.

Il mio telefono squillò, di nuovo, e senza vedere di chi si trattava, risposi. Sapevo che era Matt, era l'unico che mi chiamava dalla mattina alla sera.

《Dimmi Matt.》

《Vieni a casa mia, amico. I miei non ci sono quindi possiamo fumarci la marijuana e così mi puoi anche ridare la sigaretta elettronica!》

Accettai subito la proposta. Amavo la sensazione nel farmi qualche canna.

Camminai senza fretta verso camera mia giusto per indossare qualche cosa di decente. Avvertii Matt con un messaggio che sarei arrivato in meno di quindici minuti a casa sua e, dopo aver salutato mia madre e Rose, uscii di casa.

Mi avviai verso il garage e mi attrezzai della mia Range-Rover nera per poi accenderne il motore e partire verso la mia destinazione.

Molti mi chiamavano pazzo dato che avevo tutti i soldi che volevo e lavoravo in un pub sottopagato. Ma a me piaceva guadagnarmeli i soldi e non elimosinarli a mammina e a papino. Parlando di padri, il mio lo vedevo raramente il fine settimana o una volta al mese perchè troppo occupato con la sua azienda di moda da quattro soldi.

Sinceramente non mi importava più di lui dato che non gli ero mai importato, come figlio. Ma speravo vivamente che un giorno si rendesse conto di ciò che aveva perso: la mia fiducia e soprattutto me. Ormai era troppo tardi per rimediare agli errori perchè di opportunità gliene avevo date.

Parcheggiai la mia macchina davanti alla villa dei Denver, spensi il motore ed aprii lo sportello mettendo piede al cemento grigio che si trovava sotto di me.

Oggi si stava particolarmente bene: il venticello rinfrescava anima e corpo e la luna poteva essere paragonata ad un lampadario super costoso, come quello che avevo a casa mia.

Non era per vantarmi ma era veramente così. In più qui a New York era normale avere un certo reddito. Eravamo tutti in concorrenza tra chi aveva la casa migliore. Mia madre aveva sempre pensato che si trattava di una cosa infantile e ero pienamente d'accordo con lei.

Camminai lungo il vialetto fatto di san pietrini e suonai il campanello. Un ragazzo rasato mi aprii la porta e mi abbraccio come segno di saluto.

La casa di Matt era più che favolosa: davanti alla porta si trovavano le scale con il corrimano in ferro che portavano alle camere da letto e altre stanze, a destra c'era il salotto con due divani in pelle e un tavolino in vetro da caffè al centro, a sinistra la cucina con una grandissima isola di marmo e di fianco un bagno enorme con vasca idromassaggio e doccia.

《Vieni, amico! Non siamo soli qui in casa!》mi diede un pacca sulla spalla dopo avergli ridato la sigaretta elettronica.

I genitori di Matt non erano a casa, ovviamente. Non avrebbero gradito vedere il proprio figlio farsi le canne.

Lo guardai senza capire e lo seguii fino in salotto.

《Ragazze guardate chi ho qui con me!?》domandò a tre ragazze con vestiti accattivanti. Una di loro portava un paio di pantaloncini corti che sembravano mutande e un top con una scollatura che aveva indurito il mio pacco.

Cazzo.

Le altre due si erano vestite allo stesso modo dato che erano gemelle. Non che fosse ovvio ma erano uguali e identiche e forse poteva sembrare istintivo vestirsi allo stesso modo.

《Josh, loro sono Eleonor e Kendall , le gemelle. Invece quella è Victoria.》 pronunciò l'ultimo nome leccandosi il labbro inferiore con malizia.

《Matt, mi avevi detto che avremmo fumato e non scopato tutta la mattina.》 dissi spostando i capelli all'indietro.

Quella che credetti si chiamasse Victoria scrutava ogni mia mossa per poi divaricare la gambe sempre di più.

Beh, un po' di libero sesso non mi poteva fare del male.

Mi avvicinai a lei e in un colpo secco la presi tra le braccia e la portai su per le scale. Continuò a ridere come una gallina e la sua voce mi irritava, ma in questo momento mi interessava altro.

《Josh, noi ce ne andiamo. Non vogliamo sentirvi urlare il nome dell'altro.》

Sentii la porta d'ingresso chiudersi nel momento in cui lasciai baci umidi dall'orecchio al seno di Victoria.

《Oh...》gemette al mio tocco.

***

Mi tolsi il preservativo e mi buttai sul letto accanto a lei.

《Ogni volta che hai bisogno di sfogarti chiamami》 mi lasciò un bacio sulle labbra e si rivestì.

《Dove stai andando?》 le chiesi mettendomi a sedere per sentirla meglio.

《La mia passera deve essere sempre accontentata, in ogni singolo momento della giornata!》mi fece l'occhiolino ed uscì dalla stanza.

Non me lo aspettavo.

Mi rivestii pure io anche se avevo bisogno di una doccia fredda ma, dato che non mi trovavo a casa mia, uscii e chiamai Matt. Gli chiesi dove si trovava in modo tale da raggiungerlo.

Era ancora con le gemelle ed erano vicini al parchetto davanti allo Starbucks. Il parco della luna.

Li raggiunsi in macchina e la parcheggiai il più vicino possibile. Ed ecco che lo trovai.

Gli camminai in contro e notai che era solo.

《Ti hanno piantato in asso?》 chiesi ironicamente prendendo una sigaretta. La accesi.

《Ha-ha molto simpatico. Sono andate a fare un giro al parco della luna.》 Annuii e inspirai il tabacco.

《Noi abbiamo già pranzato qualche ora fa, te?》 mi domandò prendendo anche lui una sigaretta.

Guardai il rolex sul polso destro e mi resi conto che erano le quattro passate.

《No e sento la fame che cresce!》 Ammissi buttando e pestando quello che era rimasto della sigaretta.

Le due gemelle arrivarono una più incazzata dell'altra mentre Eleonor si massaggiava il braccio.

《Cosa è successo?》chiedemmo all'unisolo io e Matt trattenendo una risata.

《Una stronza ci ha minacciate. Dovevo mandarla a farsi fottere.》mugugnò Eleonor con il braccio dolorante.

Io e Matt ci guardammo di sottecchi per poi scoppiare in una rumorosa risata. Le due gemelle ci guardarono basite per poi stringere i pugni e allontanarsi a passo svelto muovendo i fianchi a destra e a sinistra.

《Mi stai eccittando, Kendall!》 urlò Matt piegandosi dalle troppe risa.

Ormai avevano già svoltato l'angolo e, dopo aver raccolto qualche lacrimuccia che ci era scivolata sulla guancia mentre ridevamo, decidemmo di fare un paio di giri per il centro.

Chiunque fosse stato a minacciare Kendall ed Eleonor, doveva ricevere i miei più sentiti ringraziamenti. Assolutamente.

***

《Muoviti, Josh!》mi incitò il mio migliore amico che mi stava aspettando sullo stipite della porta di camera sua.

《Un attimo! Cos'è tutta questa fretta? Manco dovessimo partire per un viaggio importante,》brontolai infilandomi la maglietta che mi aveva prestato Matt.

《Eddai, non voglio restare chiuso in casa pure questa sera, quindi, muoviti!》saltellò sul posto mentre mi aspettava.

Ma che problemi aveva questo?

Appena finii, lasciai un sospiro di sollievo per poi avviarmi verso la sua moto.

《Mi potevi avvertire che avresti usato la moto. Almeno l'avrei presa pure io!》sbuffai. Questo qua era proprio scemo.

《Dai salta su!》mi incitò a salire dietro di lui.

《Stai scherzando? Non voglio mica fare la figura della femminuccia!》 sbraitai massaggiandomi la fronte con una mano.

《Senti se non vuoi salire, usa la tua macchina》sbuffai.

Indossò il casco e partì mentre io gli stavo alle calcagne.

Dopo aver girato un po' per tutta New York, ci fermammo nel nostro posto. Il parco della luna.

Parcheggiai davanti allo Starbucks e scesi dalla macchina per poi sbattere la portiera.

Un momento, dov'era Matt?

Sentii dei passi provenire da dietro di me e, nel momento in cui scattai per vedere di chi si trattasse, Matt comparve dal nulla e mi spaventò.

《Fallo di nuovo e vedrai.》lo avvisai.

Alzò le mani in segno di resa trattenendo a stento una risata.

Ci incamminammo lungo il piccolo sentiero che divideva i giochi per i bambini dalle panchine. Ci sedemmo al solito posto e accesi una sigaretta.

Mia madre non era mai stata molto d'accordo riguardo al fumo ma, dopo mesi e mesi di rimprovero, lasciò perdere. Diceva sempre che ero un caso perso ed era la dura e cruda verità, ma a me piaceva essere così. Mi piaceva essere me stesso.

Infondo era il passato che cambiava il nostro futuro e se questo voleva dire trovarmi qui con questo cazzone grazie al mio intervento nel passato, allora potevo dire di essere felice di quello che ero.

Continuai a fumare mentre il mio amico  creava anelli di fumo con la sigaretta elettronica.

Udimmo dei passi calpestare l'erba e entrambi ci girammo all'unisolo.

Una ragazza che non avevo mai visto prima cercò di svignarsela ma Matt la fermò.

I suoi occhi erano di un marrone limpido e la luna li faceva risplendere rendendoli ancora più lucenti. I capelli si muovevano a ritmo del vento che li spostava verso sinistra e le sue labbra erano carnose e rosee, per non parlare del seno abbondante che era fasciato a meraviglia da una maglietta nera. Dire che era bella era dire poco.

***

Spazio autrice:
Ed ecco il secondo capitolo. Le gemelle sono già conosciute da John e Matt. Vi stanno simpatiche?
Votate, commentate e condividete ☆
8 maggio 2019
Love you all xx

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