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Camminai lungo le stradine del mio nuovo quartiere fino ad arrivare ad un parchetto non troppo distante da casa mia. Mi ero trasferita qualche settimana fa e, dopo aver aiutato i miei genitori a sistemare gli scatoloni del trasloco, decisi di ammirare questa città mozzafiato. New York.

Mi sedetti su una panchina di legno mentre il sole afoso di agosto mi riscaldava il viso permettendo che anche il vento mi avolgesse il corpo.

I bambini correvano allegri e spensierati e i genitori ridevano e scherzavano con i propri amici. Sorrisi d'istinto.

Ricordai quando da piccola avevo un vita migliore. Amici, famiglia e scuola erano le mie priorità, le cose senza cui non potevo vivera senza.

Nella scuola che frequentavo, i primi tre anni del liceo li avevo passati con un libro sotto al naso. Per me era fondamentale dimostrare ai miei genitori che ero una studendessa modello.

Le mie compagne di classe avevano un modo di pensare e di esprimersi che non mi rispecchiava per non parlare dell'abbigliamento, a mio dire imbarazzante e succinto. Si sapeva, l'adolescenza era quel periodo della vita in cui dovevi sperimentare, conoscere e scoprire cose nuove. Sennò, chi lo avrebbe fatto al posto tuo?

Ero diventata una ragazza che preferiva indossare vestiti poco appariscenti che coprivano le forme e di colore scuro.

Non avevo bisogno di nessuno per ritrovare la pace e la felicità in me, ormai. Ogni errore e ogni sbaglio aveva lasciato una macchia indelebile nella mia mente come da promemoria per farmi ricordare di non commetterlo di nuovo.

Non troppo strano a dirsi ma la maggior parte delle coppie liceali smettevano di stare insieme nel momento in cui avevano rapporti sessuali. Loro non facevano l'amore, solo sesso senza sentimento reciproco e affetto.

Si era fatta quasi una moda sul fatto di non essere vergini e se lo eri ancora, allora per la società eri solamente una povera sfigata.

Presi il mio telefono e attaccai il filo delle cuffiette nell'apposito buco. Feci partire la mia playlist di canzoni lente e continuai a guardare i bambini che strapazzavano di risate.

Erano così adorabili!

Due ragazze con un top bianco a fascia e un paio di pantaloncini corti fino a metà delle natiche si avvicinarono a me. Dedussi che erano gemelle vedendo che aveno gli stessi lineamenti facciali e per di più lo stesso outfit.

《Non ti ho mai vista da queste parti. Sei nuova?》chiese una delle due masticando a bocca aperta una gomma.

Forse potevo sembrare schizzinosa però una cosa che mi aveva sempre infastidito era quando le persone masticavano una gomma da masticare a bocca aperta.

《Sì sono nuova.》 risposi educatamente mentre con una mano pulivo i piccoli residui di saliva dalla mia fronte.

《Ma come ti sei vestita. C'è siamo in estate e hai addosso i jeans. Ho caldo solo a vederti.》sputò la gomma sul prato dietro la panchina guardandomi dall'alto verso il basso. Abbassai lo sguardo per vedere cosa avevo indossato dato che in quel millisecondo me ne ero dimenticata.

Il fatto che fossero venute da me solo per dirmi questo mi faceva quasi pena.

《Tranquilla, sono io che li indosso questi vestiti mica te.》 dissi strappando le cuffiette dalle orecchie più infastidita che mai.

Quella che non aveva fiatato, mi prese il polso come per fermarmi dall'andare via di lì.

Girai il mio polso facendo si che il braccio della ragazza ruotasse. Mi avvicinai a lei e, a un palmo dalla sua faccia, le dissi:

《Non provare a toccarmi.》

Lasciai la presa e lei si strinse il braccio indolenzito. Mi guardarono un po' intimorite mentre mi incamminavo a casa un po' arrabbiata per non essere nemmeno riuscita a finire la mia canzone preferita.

Feci il piccolo tratto che divideva casa mia dal parco e, appena arrivai davanti alla porta, suonai il campanello dato che i miei genitori non mi avevano ancora procurato una copia delle chiavi.

Una donna bassa con un paio di occhiali quadrati sul ponte del naso, mi aprì la porta. Abbracciai mia madre e mi avviai verso la cucina. La fame mi stava uccidendo.

Aveva gli straordinari capelli rossi e gli occhi nocciola di mia nonna e la sua stessa costituzione minuta. Ma credetti che la somiglianza si fermasse qui. C'era molto di mio nonno, in lei: aveva la sua stessa grinta, la stessa ambizione e la stessa forza.

La cucina era davvero molto ampia, con i mobili moderni e un'isola di marmo al centro della stanza.

Aprii l'anta del frigorifero e presi il tiramisù che aveva fatto mia madre la scorsa sera.

Ne tagliai una fetta e la sistemai su un piattino per poi avvicinarmi all'isola e appoggiarla là.

Mi sedetti su uno sgabello in ferro e con un cucchiaino ne presi un piccolo pezzo. Lo avvicinai alla bocca e chiusi gli occhi istantaneamente.

Dio che bontà!

Continuai a mangiarne a piccoli pezzi per paura che finisca troppo velocemente.

《Tesoro, com'è il quartiere? Ti piace?》 Spalancai gli occhi e il tiramisù mi andò di traverso, iniziando a tossire.

Non mi piaceva che qualcuno mi spaventasse in questo modo!

Mia madre mi passò l'acqua trattenendosi dal ridere ed io iniziai a berla fino a finirlo tutto in un sorso.

《La prossima volta, ti prego non spaventarmi più in questo modo!》dissi ancora scossa portando una mano sul cuore.

《Comunque sì, è carino》risposi alla domanda che mi aveva posto qualche secondo prima che inziassi a tossire pure l'anima. Non le raccontai dell'episodio accaduto precedentemente.

《Mamma, sei la cuoca migliore di questo pianeta!》 confessai leccando il cucchiaino.

《Eddai, così mi fai arrossire》 disse in tono ironico mentre si toccava le guance.

Scoppiai a ridere contagiando pure lei e finimmo col imitare le ragazze che non accettavano mai i complimenti nei film.

***

《Madeleine è pronta la cena!》 urlò mia madre dal piano di sotto. Sbuffai e scesi dal letto. Sì, stavo dormendo.

Scesi le scale di malavoglia e, dopo essermi lavata le mani, mi accomodai nel mio posto nella sala da pranzo.

Mio padre si sedette sul suo posto e mi sorrise. Un sorriso stanco. Gli volevo un mondo di bene e sapevo che aveva fatto molti sacrifici per me e per mia madre.

《Bene, oggi ho preparato il risotto alla zucca. Quello che piace a te, caro.》Mia madre entrò nella sala da pranzo dopo essersi lavata le mani e sedendosi di fronte a mio padre.

《Oh, grazie cara.》 Sorrise mio papà mostrando una scia di denti bianchi.

Aw, che piccioncini che sono!

Mi ero appena immaginata i miei genitori con una testa da piccione mangiare il risotto.

Sforzai di trattenere una risata, ma invano e, dopo aver ricevuto qualche occhiata perplessa da parte dei miei genitori, iniziai a gustarmi la cena.

Dopo aver finito di mangiare, aiutai mia madre a sparecchiare il tavolo mentre mio papà si accomodò sul divano e accese la televisione.

Sinceramente, non avevo mai trovato nulla di interessate in televisione. Solo documentari o servizi pubblicitari, il resto era cartoni animati.

Il salotto era particolarmente grande, con un tavolino da caffè posto tra i due divani e una poltrona. Davanti a tutto ciò, si trovava un televisore sopra un mobile grigio. Le pareti erano ancora spoglie ma sapevo che più avanti avremmo attaccato dei quadri o altre cose.

Mi avviai verso camera mia e mi fermai a guardare fuori dalla finestra.

W O W!

Camera mia era stata ridipinta tutta di bianco perché l'avevo trovata con le pareti rosa. La scrivania si trovava di fianco alla grande finestra immaginandomi già la bella vista a cui avrei goduto mentre facevo i compiti. Il letto matrimoniale si trovava al centro della stanza, attaccato alla parete con le lezuola bianche. Il resto dei mobili erano o bianchi o neri.

La voglia di fare una passeggiata sotto le stelle mi faceva impazzire; era una cosa che amavo alla follia ma sicuramente i miei genitori non mi avrebbero lasciata. Me lo sentivo.

Mi avvicinai verso il salotto e mi sedetti vicino a mio papà.

《Papà, mamma voi sapete che vi voglio tanto bene...》iniziai ma venni subito interrotta.

《Avanti Made, che cosa vuoi?》mio padre stava trattenendo un sorriso mentre cercava di restare serio.

《Eddai, ora non si può più complimentarsi!?》rimasi con le braccia conserte mentre li guardavo.

《Con te no, comunque cosa c'è?》sintromise mia mamma, facendomi sorridere; mi conoscevano fin troppo bene.

Cara mia, erano i tuoi genitori. Che ti aspettavi?

Ignorai la vocina che aveva appena disturbato l'atmosfera che si era creata.

《Allora... posso fare una passeggiata? Vi prometto che tornerò presto e che non mi fermerò a parlare con gli sconosciuti. Vi prego, vi prego!》li implorai guardandoli mentre tentavo di fare gli occhioni stile Gatto con gli Stivali.

《Devi entrare entro il coprifuoco. Mi posso fidare?》 Mio papà mi guardò attendendo una risposta.

Io scattai e mi buttai letteralmente tra le sue braccia urlando dei "grazie".

《E a me nessun abbraccio?》mia mamma mi guardava con le braccia sui fianchi.

Scoppiai in una fragorosa risata mentre andai da lei e la strinsi forte a me.

《Siete i genitori migliori di questo pianeta!》 urlai dirigendomi verso le scale a cambiarmi.

《Non farmi pentire della mia scelta.》 urlò di rimando mio papà nonostante avessi già sbattuto la porta di camera mia.

Sì, eravamo una famiglia di matti che per comunicare aveva bisogno di urlare.

Aprii l'anta dell'armadio vedendo che di vestiti ne avevo proprio pochi. Bene, sarei dovuta andare a  fare shopping uno di questi giorni.

Prensi un paio di pantaloncini neri a vita alta e un maglietta nera con una scritta in bianco al centro. Treat people with kindness.

Aprii la porta di camera mia per poi scendere le scale e avvicinarmi alla porta d'ingresso.

《Fai attenzione e non fare tardi, mi raccomando!》mi urlarono i miei genitori prima di toccare la maniglia della porta.

《Sì sì, ci vediamo dopo!》 li salutai con la mano e finalmente uscii da quella casa.

Camminai lungo il vialetto e mi avviai verso il marciapiede principale, quello che portava al parchetto. C'erano molte coppie e famiglie che passeggiavano spensierati godendosi questa fresca serata.

Le stelle spruzzavano su tutto il cielo e la luna era più luminosa che mai. Le stradine buie erano illuminate dai lampioni che erano disposti su entrambi i lati della strada.

Oltrepassai due bar e un ristorante per poi arrivare in quel parchetto.

Mi avvicinai alla panchina su cui mi ero seduta questo pomeriggio e notai che era occupata. Da due ragazzi.

Stavano fumando e chiaccherando e quando si resero conto della mia presenza, si girarono all'unisono e mi guardarono scocciati.

Imbarazzata, girai i tacchi e me ne andai ma una voce mi richiamò.

《Ehi, ora non ci scappi più!》 urlò uno dei due. Aveva i capelli tutti rasati però riuscii ad intuire che aveva i capelli scuri. I suoi occhi erano di un colore indefinito e aveva la mascella molto marcata, stessa cosa per gli zigomi. Sicuramente era causato dal fumo.

Lo guardai con un sopracciglio alzato. Ma cosa voleva questo?

《Io non sto scappando da nessuno,》dissi e vidi che stava per scoppiare a ridere.

Ma che problemi aveva questo?

Solo ora l'altro ragazzo alzò lo sguardo verso di me. Un ciuffo biondo scuro gli copriva metà della faccia persino la vista degli occhi.

Con una mano spostò all'indietro tutti quei capelli lisci, mettendo in mostra due occhi azzurro ghiaccio.

Mantenni lo sguardo per qualche secondo di troppo verso il suo e lo distolsi quando sentii il pelato aprire la bocca per dire qualcosa.

《Stavo scherzando! Ma te sei nuova? Non ti ho mai vista da queste parti. Comunque io sono Matt mentre questo depresso è Josh.》

《Fanculo non sono depresso!》ammiccò Josh, con una voce bassa e roca.

《Sì sono nuova e il mio nome è Madeleine ma tutti mi chiamano Made.》mi presentai tralasciando un mini sorriso, che venne a mio piacere ricambiato.

***

*Spazio autrice:
Scusate se non è lungo abbastanza ma volevo pubblicare il primo capitolo.
Cosa ne pensate dei personaggi? E di Madeleine?
Commentate, votate e condividete♡

Love you all xx

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