Capitolo 8 (parte 1)
LA RICERCA CONTINUA
Pigneridel, scuola
Canfederazione Europea, anno 2027
Ambra camminava a passo spedito lungo il corridoio principale verso la palestra. Non aveva proprio voglia di fare ginnastica ma doveva recuperare un paio di prove. La professoressa l'aveva mandata a prenderle un caffè così che aveva già perso dieci minuti buoni. La macchinetta si bloccò un paio di volte e il bidello riuscì a risistemarla per miracolo. Prese il bicchierino dal vano della macchinetta e si voltò, ma sobbalzò rischiando di far cadere per terra il liquido per cui aveva strenuamente combattuto. Aveva rischiato per un soffio di scontrarsi contro Rowan.
- Ciao- disse cercando di sorpassarlo, - Che cosa ci fai qui? Non dovremmo avere lezione ora? - gli fece notare. Rowan scosse la testa.
- Hai un minuto? - le scrisse in fretta. Lei lo guardò interrogativa.
- Sì, ma la prof sta aspettando il suo caffè... - gli ricordò. Rowan annuì.
- Lo so, mi ha chiesto di venirti a cercare. Ne ho approfittato perché ho un paio di cose da chiederti in privato."
- Si? Dimmi pure.- chiese con la voce incerta, - Di cosa hai bisogno? -.
- Ho bisogno di conoscere di più sulla vita in questa regione. È poco che sono qui ma ho saputo che negli ultimi anni le cose non sono andate bene... dove vivevo prima la situazione era migliore di come è qui, tuttavia trovo che non sia nemmeno una situazione disperata...-. Ambra lesse a chiare lettere. Lo guardò un po' perplessa, dato che nella Confederazione tutte le notizie venivano condivise nei numerosi notiziari. Ogni regione conosceva la situazione delle altre, dunque la stupiva la sua apparente ignoranza.
Era evidente che Pigneridel non fosse una cittadina benestante, ma non era nemmeno delle peggiori. Anche Tayrus al cuore delle regione aveva interi quartieri che mancavano delle più basiche necessità. La grande crisi di quegli anni aveva toccato tutti nella Confederazione, chi più chi meno. La gente era infelice, ma specialmente di recente e in vista delle elezioni stava facendo del suo meglio per guardare avanti. La sua regione era forse un po' indietro, ma sapeva che al nord la situazione era ben peggiore.
- Che cosa vorresti sapere di preciso? Perché ora? Halloween è dopodomani- gli rispose.
- Ho bisogno che tu mi dica tutto ora. Sugli studenti di questa scuola e sui ragazzi di questa zona- spiegò lui. Lo fissò sempre incerta e poco intenzionata ad aiutarlo.
-Perché ti interessiamo così tanto? - chiese realmente incuriosita, ma, vedendo che non dava segni di rispondere, non gli diede altro tempo.
- Non posso aiutarti. Sono la ragazza con meno amici e conoscenze. Chiedi ad Alyssa e alle sue amiche, loro si occupano del giornalino e poi sarebbero entusiaste di aiutarti- disse cercando di tornare sulla via della palestra. Non fece che pochi passi perché Rowan le ricomparve di fronte con un'aria tutt'altro che rassicurante. Il fatto che non potesse urlarle contro, le diede tuttavia la forza di scansarlo e di superarlo. Non l'avrebbe aiutato se non le avesse spiegato perché voleva quelle informazioni. Era sicura che se non avesse avuto aiuto da lei avrebbe trovato un modo diverso per ottenerle lo stesso, ma era propensa a credere che non sarebbe mai andato da Alyssa. Si sentì trattenere per un braccio e le venne voglia di applicare una delle sue tecniche di arti marziali ma si trattenne, soprattutto per proteggere lo scarso contenuto del bicchierino per la professoressa.
- Lasciami Rowan- gli intimò, - Stiamo perdendo un sacco di tempo, la prof ci metterà in punizione. Ne possiamo parlare domani- gli disse sperando che tornasse a ragionare da studente modello quale aveva dimostrato di essere, ma non funzionò.
Il ragazzo le si parò di fronte e le piazzò davanti agli occhi il foglio con la scritta a caratteri cubitali: NE HO BISOGNO! Scosse la testa senza cedere, - Voglio che tu mi dica di cosa si tratta, non ti aiuterò senza sapere che cosa sto contribuendo a fare- disse irremovibile.
Rowan fece una faccia esasperata e annuì sconfitto, la riportò nella classe vuota e nervosamente cominciò a scrivere un poema. Lei rimase ferma a guardare la penna scivolare leggera sulla carta senza fare rumore, non dovette aspettare molto. Dopo pochi minuti infatti le porse il foglio. Lesse tutto d'un fiato e con attenzione. A quanto pareva la madre di Rowan aveva bisogno di fare un sondaggio tra i giovani della regione per studiare la crisi e gli effetti che aveva avuto. Doveva selezionare alcuni giovani per qualche test attitudinale secondo il quale stilare delle tabelle e dei grafici che indicassero una miriade di cose che faceva fatica a capire. Alla fine, le sembrò che la richiesta di Rowan fosse piuttosto ragionevole, sebbene non capisse l'urgenza con cui l'aveva interpellata, così prima di comunicargli la sua decisione lo tenne un po' sulle spine cercando di ricavare ancora qualche informazione. Finalmente si convinse e accettò di aiutarlo. Il ragazzo le sorrise grato e compiaciuto.
- Da cosa cominciamo? - gli chiese per l'ennesima volta e lui fece spallucce.
- Pensavo di iniziare dalla nostra classe...- scrisse lui, ma in quel momento la campanella suonò. Sobbalzarono entrambi e Ambra si fece prendere dall'ansia. La prof. Si era dimenticata della prof! Cominciò a correre verso la palestra rischiando un paio di volte di rovesciare il caffè, ormai quasi freddo, entrò seguita a ruota da Rowan e consegnò il bicchiere alla donna che squadrò entrambi con disappunto.
- Visto che vi piace così tanto saltare le ore di ginnastica, spero che non vi dispiacerà fermarvi domani pomeriggio per riordinare la palestra- disse severa e con un tono che non ammetteva repliche.
- Si prof...- disse Ambra mogia, ricordando che il pomeriggio dopo sarebbe dovuta andare da Catherine per prepararsi per la festa. Scoccò un'occhiata dispiaciuta nella sua direzione e indicò Rowan alzando gli occhi al cielo in risposta all'occhiata interrogativa dell'amica. Si voltò verso il ragazzo e lo fulminò con lo sguardo.
- Guarda in che guai mi fai finire! - disse e, vedendolo divertito, gli tirò un pugno sulla spalla per poi allontanarsi per andare a recuperare gli esercizi che aveva perso.
Rifletté a lungo su ciò che aveva accettato di fare con lui, sarebbe stato eccitante conoscere un po' meglio le persone che ogni giorno frequentava senza farci caso. In cuor suo era curiosa, di conoscere e di esplorare insieme a Rowan le vite degli altri, ma soprattutto era curiosa di veder come sarebbe stato lavorare con lui.
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Rowan si congratulò con se stesso per esser riuscito a convincere la ragazza a collaborare ma si sentiva anche un po' in colpa per averle mentito sulla sua missione e sul lavoro di Libeth, tuttavia non le sarebbe servito sapere. Per adesso gli interessava raccogliere quante più informazioni possibili su quei giovani liceali. Dopo avrebbe deciso chi avrebbe potuto arruolare, e tendenzialmente preferiva i ragazzi. Non riteneva le donne adatte a combattere, almeno, non quelle di quella scuola. Vederle diventare reclute non era ciò che desiderava. Osservò Ambra e le altre lavorare ai loro esercizi. Erano forti e atletiche ma non riusciva a scacciare quello strano istinto di protezione. Sorrise tra sé e sé, preoccupato di non riuscire a concentrarsi sul suo compito.
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Ambra dopo aver svogliatamente finito i suoi esercizi, raggiunse Catherine. Avrebbe dovuto spiegare alla sua amica perché il giorno successivo non sarebbe potuta andare subito da lei per prepararsi per la festa. Era stata tutta colpa di Rowan ma d'altro canto non le era dispiaciuto troppo evitare per un po' gli sguardi appiccicosi e taglienti delle sue compagne.
- Hey Catherine... Non so se hai capito cosa è successo... Ma immagino che dopo tutto lo sbraitare della prof ti sia chiaro che domani mi sarà impossibile essere da te presto- disse dispiaciuta all'amica. Questa non si scompose molto, si rifece la coda e le sorrise.
-Tranquilla non ti preoccupare...immagino che tu e Rowan aveste di meglio da fare. Domani avrete ancora tempo a disposizione per stare insieme- disse con un velo di amarezza. Era chiaro che il sorriso che mostrava non aveva niente di vero e Ambra si sentì ancora più in colpa e di nuovo arrabbiata con Rowan. Gli lanciò un'occhiataccia degna del Dio dei fulmini, ma lui non sembrò turbato, anzi, le sorrise allegro.
-Cathe, mi dispiace...- sussurrò di nuovo.
- Non è quello che pensi. Rowan mi ha trattenuta per una sciocchezza. Non pensare che noi due... beh, sappi che non c'è niente tra noi. Non ho nessuna intenzione di presentarmi domani. Male che vada mi beccherò una nota sul registro- aggiunse tentando di risollevare il morale dell'amica che sembrava abbattuta e meno gaia del solito.
- Non c'è bisogno che tu non vada domani, non è grave non venire per pranzo, vieni dopo. Non è importante. Avremo tempo a sufficienza per prepararci- le rispose lei con un sorriso un po' più convinto e Ambra si ritenne soddisfatta per quella reazione un po' più ottimista. La professoressa richiamò la loro attenzione con un urlaccio e minacciò di aumentarle il castigo. Le costrinse al silenzio.
Ambra avrebbe voluto continuare a parlare con Catherine e scoprire che cosa la tormentasse. Era sicura che ci fosse qualcosa che non andava. Sospirò nella speranza che la campanella suonasse, ma mancava ancora una buona mezz'ora.
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Dopo la fine delle lezioni Ambra tentò di raggiungere Catherine ma la ragazza non si fermò, si scusò e salì in macchina con sua nonna lasciandola pensierosa sul marciapiede. C'era qualcosa che non andava e come se già quello non fosse bastato Rowan l'aveva messa nei guai non solo con la prof e con Catherine, ma anche con i suoi... chi gliel'avrebbe spiegato il motivo di quel castigo? Per i suoi genitori, se c'era una cosa su cui insistevano, era la condotta. Si sarebbe presa una bella strigliata anche da loro, ma soprattutto avrebbe rischiato di non poter andare alla festa, cosa per lei inammissibile. Sbuffò incamminandosi verso la fermata a passo sostenuto, forse sarebbe ancora riuscita a prendere il primo pullman, ma si sbagliava. Il pullman le passò di fianco mentre aspettava che al semaforo delle strisce pedonali scattasse il verde, ovviamente non lo fece in tempo. Nell'altra corsia poi passavano molte macchine e non avrebbe nemmeno potuto commettere l'infrazione di passare di corsa con il rosso. Così rimase immobile, a fissare il mezzo che si fermava alla sua fermata e ripartiva. Dentro di lei sentì crescere la rabbia e la frustrazione, il pullman successivo sarebbe solo passato nell'arco di due ore, e lei non avrebbe nemmeno potuto andare a studiare in biblioteca perché non aveva i libri. Sbuffò, maledicendosi per essersi attardata e maledicendo Rowan che era stato la principale causa del suo ritardo. Attraversò la strada e andò a sedersi su una panchina sistemata nel parchetto dietro la pensilina. Si sistemò a gambe incrociate e si appoggiò alla cartella. Per fortuna c'era il sole e aspettare non sarebbe stata un'agonia al freddo e al gelo. Tirò fuori le cuffiette e il telefono e dopo aver chiamato sua madre per avvisarla che non sarebbe arrivata alla solita ora ascoltò un po' di musica. Chiuse gli occhi e si assopì, il tepore dei raggi era davvero piacevole.
Ad un tratto, un'ombra oscurò il sole e la costrinse a ritornare alla realtà. Strinse gli occhi per vedere meglio la figura in controluce ma non le ci volle molto per riconoscere chi fosse. Rowan le stava di fronte con un gran sorriso aperto e cordiale stampato in faccia.
- Ciao- sibilò verso di lui sperando che il suo tono di voce lo facesse desistere da qualunque tipo di tentativo di conversazione, ma non funzionò. Il ragazzo tirò fuori la lavagnetta e cominciò a scrivere.
- Ciao. Come mai sei ancora qui? – le chiese e Ambra sbuffò.
- Ho perso il pullman, per colpa tua. - disse scontrosa sottolineando la seconda parte della frase. Rowan le sorrise e senza chiedere si sedette di fianco a lei.
- ...Mi dispiace che la prof ti abbia sgridata- le scrisse e sembrò sinceramente dispiaciuto, ma in fondo agli occhi c'era un luccichio malizioso e divertito che non contribuì a farle migliorare l'umore.
- Sentimi bene, ragazzo. Domani, tu ed io facciamo il nostro dovere nel minor tempo possibile e poi ce ne andiamo- disse chiaramente e lui annuì cancellando il sorriso che fino a quel momento aveva mostrato.
-Va bene...- le scrisse, poi spostò lo sguardo sul traffico di macchine che scorreva davanti a loro tranquillo.
- Dove abiti? - aggiunse poi nell'angolo che era ancora pulito. Ambra lo fissò severa, indecisa se rispondergli o meno.
- Abito a Sagne, non più di mezz'ora di pullman. È in "montagna"- disse infine.
- È un bel posto? Com'è casa tua? - le chiese lui, questa volta tirando fuori un gessetto nuovo.
Ambra si chiese perché le stesse facendo quelle domande e si chiese pure perché lei stessa avesse una gran voglia di rispondergli. Sospirò e si lasciò sfuggire un sorriso.
Era strano dover descrivere il posto in cui abitava. Tutti lì lo conoscevano, tutti conoscevano tutto di tutti. Non le capitava spesso di dover trovare parole per parlare del suo paese, della sua casa.
Si prese un po' di tempo per mettere insieme una frase decente che rendesse bene l'idea e poi parlò.
- Vedi... casa mia, non è bella- cominciò, - È lontana da tutto, priva di molte comodità, a volte ha più problemi che altro e non può sicuramente competere con le moderne case che probabilmente sei abituato a vedere in giro, però... io l'adoro per com'è: semplice e rustica, solida e nostra. La mia famiglia ci abita da sempre, di generazione in generazione, almeno per quanto ne so io – gli rispose semplicemente, alzandosi.
- Spero che ti abbia soddisfatto la mia risposta- aggiunse prima di avviarsi dall'altro lato della fermata un po' per allontanarsi dal ragazzo un po' per vedere se all'orizzonte ci fossero pullman in arrivo non segnalati sul suo vecchio orario. Purtroppo nessun mezzo comparve all'orizzonte.
Sbuffò. Non ce l'avrebbe fatta ad aspettare ancora un'ora e mezza lì da sola. Si voltò per tornare alla panchina ma si trovò di fronte Rowan. Sobbalzò per la sorpresa e si portò una mano al petto cercando di trattenere il grido di sorpresa che stava per scapparle. Squadrò il ragazzo avvertendo crescere in lei l'impellente desiderio di dargli un pugno sul naso.
Per quanto fosse carino, il suo bell'aspetto non l'avrebbe fatta desistere dal suo intento.
- Mi fai sempre prendere dei colpi- gli sibilò contro.
- Scusa- le scarabocchiò lui con un'aria innocente, - Se devi aspettare ancora tanto puoi venire a casa mia, così vedi dove abito io- le propose anche. Ambra rimase a bocca aperta, completamente presa alla sprovvista.
- Io? A casa tua? Non credo di poter... - tentò di dire e lui le sorrise. Improvvisamente Ambra sentì scomparire tutta la rabbia e il nervoso, nè aveva più voglia di rompergli il naso ma al contrario avrebbe voluto scomparire per l'imbarazzo che stava provando in quella situazione.
Rowan le mostrò un intero foglio su cui campeggiava la parola: "insisto".
Saltò con gli occhi dalla scritta alla sua faccia e vide che davvero sembrava tenesse ad invitarla. Tuffò il viso nella sciarpa e rimuginò un po' sulla proposta (e l'occasione) che le era stata presentata e alla fine si disse che non sarebbe stato grave se avesse accettato. Avrebbe passato quaranta minuti con un suo compagno, a casa sua, senza sapere come comportarsi, ma sarebbe stato sicuramente meno noioso e deprimente che rimanere lì seduta in fermata.
Si infilò le mani in tasca e fissò di nuovo Rowan.
- Sei sicuro che io possa venire?- gli chiese.
Lui annuì convinto con un gran sorriso, e le porse il braccio.
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