Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo 6 (parte 1)

IMPRESSIONI

Confederazione europea

Anno 2027

Catherine sospirò guidando Alyssa insieme agli altri verso il vecchio centro commerciale.
Stephen l'affiancò con un sorriso tirato che era appena sufficiente a mascherare il divertimento che quella situazione aveva stimolato in lui.

- Ciao- disse gettandole un'occhiata vispa.

- Come va?- le chiese passandole un braccio intorno al collo.

- Bene... spero- disse cercando di studiare i loro compagni che si erano lentamente rianimati.

- Ambra e Rowan se ne sono andati... - disse Catherine con tono mogio. Il centro commerciale comparve davanti ai loro occhi.

- Che senso ha quest'uscita se non c'è l'invitato principale!- aggiunse, turbata dalla cosa più del previsto. Stephen rise e scosse la testa.

- Non li biasimo- commentò invece di risponderle.

- Nemmeno io, in fondo...- dovette ammettere lei dopo un po' mentre raggiungevano il grande parcheggio ed entravano nel salone principale del centro.

~~~

Ambra arrivò a casa, salutò il loro cane da guardia e, una volta entrata, buttò le scarpe in un angolo, mentre la giacca e la cartella le posò sul davanzale. Il piccolo ingresso rustico era disordinato e in penombra, ma sorrise non appena raggiunse la cucina tiepida e luminosa.

- Ciao mamma! - urlò rivolta al piano superiore dove l'aveva sentita muoversi. Avvertì Sandra affrettarsi lungo le scale per raggiungerla.

- Ciao tesoro! Ti ho preparato la merenda! Arrivo! - disse salutandola. Ambra la aiutò ad apparecchiare con lo stomaco che le brontolava perché, tra una cosa e l'altra, non aveva fatto pranzo. Si avvicinò alla stufa che era accesa e diffondeva un piacevole tepore e aspettò che il cibo fosse pronto.

- Com'è andata oggi a scuola? - chiese Sandra scaldando in una padellina un po' di pasta avanzata. Lei fece spallucce e poi le schioccò un bacio sulla guancia e sbuffò subito dopo.

- Oggi... beh... è andata come al solito- disse e rise quando vide sua mamma incrociare le braccia.

- Va bene, ho capito...- disse continuando la conversazione da sola.

- Entrando più in dettaglio: è andata bene. Non sono stata interrogata a scuola ma dovrò studiare molto nei prossimi giorni...- si interruppe notando lo sguardo disinteressato di sua madre. Capì di che cosa fosse curiosa e proseguì per accontentarla.

- Ho conosciuto il nuovo compagno - esordì e Sandra sorrise più soddisfatta da quella risposta e la guardò ammiccando.

- Com'è questo compagno? Raccontami - le disse con aria scherzosa. Lei la fissò sbuffando e fu costretta a raccontare in dettaglio tutto il pomeriggio. Sandra le sorrise addentando un pezzo di pane mentre ascoltava, golosa di pettegolezzi.

- Questo tipo... questo Rowan... mi sta già simpatico- commentò Sandra quando finì di raccontarle la scenata di Alyssa.

- Quella ragazzina viziata se l'è meritata. Certo però avrebbe potuto evitarsi la scenata- disse ancora divertita ma quasi con tenerezza. Sua madre era troppo buona per poter pensare male di qualcuno.

Quando finirono di mangiare andò a cambiarsi per poter uscire e, anche se Sandra provò a trattenerla per farle fare dei lavori in casa, non appena fu pronta, sgattaiolò in giardino.

Appena fuori dal cancelletto di legno si apriva il grande bosco di latifoglie, che cominciavano a tingersi dei colori autunnali. Amava il fatto di abitare immersa nella natura; amava passeggiare tra gli alberi da sola, in tranquillità, e trovare un posto riparato e leggere.

Prese un bel respiro, che sapeva di funghi, di terra bagnata e di autunno, controllò di avere il piccolo diario nello zainetto e si avviò veloce per il sentiero, con le prime foglie secche che le scricchiolavano sotto piedi.

Si inoltrò per qualche centinaio di metri e poi deviò, perdendosi nel labirinto di tronchi grigi e ruvidi. Trovò un piccolo torrente e lo seguì, facendo i passi alti per non piegare troppo l'erba alta e lasciare tracce, si arrampicò su un albero caduto e trovò un raggio di sole che scaldava un angolo comodo sul quale sedersi. Decise di fermarsi in quel punto.

Si sistemò e chiuse gli occhi per un momento, riempiendo i polmoni di aria pura. Poi si raddrizzò con uno scatto e frugò nella tasca dello zaino alla ricerca del diario che aveva portato. Non era ancora riuscita a leggerlo tutto sebbene fosse solo un libretto, era sempre stata interrotta per qualche ragione. Sospirò e cercò il segno di quel racconto sempre più strano. Non era nemmeno riuscita a capire di che cosa parlasse e ora era rimasta insoddisfatta per troppo tempo.

Caro diario, questa...premessa, ha posto le basi più o meno chiare per iniziare con il mio racconto. Inizierò con il parlare della mia vita...

La mia presenza in questo tempo non era stata contemplata. Io...

Ambra rimase bloccata con il fiato sospeso di fronte alla pagina rovinata ed illeggibile.

- No!- esclamò esasperata.

- Non è giusto- ripeté cercando di leggere le lettere sbavate e rovinate. Girò le pagine alla ricerca del seguito e trovò che anche le successive non erano ben conservate. Erano comprensibili solo alcuni spezzoni di frasi e non le servirono a sfamare la curiosità. Voleva capire chi fosse l'autore, voleva sapere la sua storia. Sbuffò e chiuse il diario esasperata. Avrebbe chiesto alla bibliotecaria se avesse un'altra copia.

Si coprì gli occhi con un braccio mentre il sole le giungeva tiepido attraverso le foglie nella sua corsa verso ovest.

Le venne in mente Rowan. Senza una ragione precisa ripensò a quel pomeriggio e si domandò quale fosse l'origine di quel ragazzo muto. Non aveva pensato di chiedere nulla né a lui né agli altri e ora avvertiva l'insoddisfazione per quell'ennesima curiosità delusa.

Sospirò cercando di ridisegnare con la mente i tratti particolari del giovane. L'aveva davvero colpita e non solo esteticamente. Era la parte del suo carattere che le interessava: era misterioso, leggermente inquietante e diverso da ogni altro ragazzo che avesse mai incontrato. Le ritornò alla mente il modo gentile che aveva usato con lei, quando l'aveva accompagnata alla fermata. Non avevano parlato, ma solo il gesto era stato qualcosa di straordinario, per lei.

Sospirò e scacciò quei pensieri cambiando posizione sul tronco duro. Non era mai stata brava nelle relazioni, e non lo sarebbe mai stata. Aveva tutto un elenco di tentativi falliti di creare legami di amicizie. Per un periodo ci aveva anche provato, ad aprirsi con gli altri, ma ne era spesso uscita ferita o delusa, e quindi aveva optato per tenersi stretti i suoi pochissimi amici senza dedicarsi a nessun altro. 

---

- Signorina! Rimanere a letto fino alle undici è ancora accettabile ma le due di pomeriggio proprio no! Vestiti e aiutami a mettere a posto, se sta sera vuoi andare a fare quella cosa orribile che tuo padre ti permette di fare! - esclamò Sandra leggermente alterata.

Ambra sbadigliò e si stropicciò gli occhi mentre la luce della domenica le accecava gli occhi.

- Si mamma... - biascicò trascinandosi fuori dalle coperte.

- E comunque è solo difesa personale, se vuoi metterla così... - puntualizzò. La madre posò dei vestiti piegati sul letto.

- C'è da pulire la vostra camera e lo studio di papà-, disse ignorando il commento della figlia e guardandola severa.

-Sì- disse Ambra con finto entusiasmo sbuffando.

-Mangio qualcosa e arrivo ... - aggiunse prima di rifugiarsi in cucina.

- Almeno la camera eh Ambra! – rincarò Sandra seguendola. Ambra alzò gli occhi al cielo e annuì di nuovo. Sapeva di dover sistemare le sue cose. Infatti, nonostante la sorella Siria fosse ossessionata dall'ordine, la metà stanza di Ambra era davvero un caos: mucchi di vestiti sporchi e puliti si alternavano a pile di libri vecchi e impolverati, le piante in vaso spuntavano qua e là al centro della stanza mentre la scrivania era un cumulo indistinto di fogli, matite e quaderni, il tappeto raccoglieva cartacce e colonie di topi di polvere, una tazza usata era rimasta nascosta inieme alla sua bustina di te umidiccia, una borraccia e tre borse erano state gettate sul letto semi aperte, le coperte erano annodate alla rinfusa dal lato del cuscino che invece era finito per terra. Era un disastro...

Ambra trascorse l'intero pomeriggio a cercare di riordinare quella confusione, ma ci mise più del previsto perdendosi ogni volta che ritrovava qualcosa che pensava di aver perduto. Trovò un vecchio peluche finito in un angolo e decise di rimetterlo a nuovo, una vecchia sveglia rotta che era caduta e non aveva mai più suonato all'ora giusta, un flauto stonato che aveva usato solo alle elementari. Sorrideva sovrappensiero mentre il tempo passava. Per fortuna arrivarono anche le cinque, l'ora del rientro di suo padre. Ad avvisarla fu il rombo della vespa che arrancava sbuffando lungo la strada. Uscì sul balcone con un grande sorriso.

-Tommy! – chiamò il fratellino sorridendo, quando lo vide. Il bimbo era ancora in braccio al padre con il suo caschetto, in cortile, e si voltò a guardarla. Si dimenò e, lasciatosi scivolare a terra, zampettò su per le scale fino a lei.

- Ambvi! Ciao! - esclamò tutto allegro. Ambra gli sorrise e gli tolse il casco arruffandogli i capelli.

- Hey ometto! Come va? Come te la cavi con i compagni dell'asilo? – gli chiese e Tommy ridacchiò.

- Bene! Siamo taaanto amichi- le rispose. Ambra sorrise di nuovo.

- Amici, Tommy, amici. - lo corresse e il bimbo la guardò concentrato.

- Amichi ... amic ... amici! -. Ambra gli diede un bacio sulla testa.

-Bravo! - disse mentre Sandra compariva per salutare il marito.

- Pier! - disse dandogli un bacio, poi si voltò verso i due figli.

- Venite dentro. Siria dorme da una sua amica a Villerper, per sta sera non c'è-.

Ambra e Tommy fecero una faccia delusa. Tommy bofonchiò.

- Io volevo vaccontavle del mio aeveo di cavta ... - si lamentò imbronciato.

- Lo racconterai a noi- disse Sandra sicura. Tommy valutò imbronciato l'idea, poi si rasserenò.

- Va bene! - esclamò allegro.

Alle sei e mezza suo padre accompagnò Ambra alla fermata del pullman. Era diretta a Villerper, l'ultimo paese abitato della valle. Passavano pochissimi pullman che andassero fino oltre Sagne, ma non li prendeva mai, aspettava sempre la macchina sgangherata di Andrea e Stephen che le avrebbero dato un passaggio come al solito.

Li vide comparire in lontananza, erano al semaforo giallo lampeggiante. Li salutò con la mano sorridendo.

-Buona sera!- esclamò salutando l'autista. Andrea le strizzò l'occhio.

- Sali, dai!- la invitò verso il sedile posteriore. Stephen le sorrise girandosi non appena ebbe chiuso la portiera.

- Allora, pronta per la sconfitta di sta sera? – le chiese, - Ti batterò questa volta, puoi starne certa!- esclamò gagliardo.

Ambra sorrise e scosse la testa. Lei e Stephen avevano deciso di fare il corso di difesa personale insieme, poichè l'inverno precedente erano stati aggrediti e derubati. Tutto si era risolto per il meglio per fortuna, ma avevano deciso che sarebbe stato meglio imparare a difendersi. Tuttavia, Ambra era decisamente più portata dell'amico, e lo sapevano entrambi.

-Ti lascerò vincere se vuoi- gli disse con ostentata noncuranza e gli sorrise. Stephen si ristrasse indignato, incrociando le braccia.

- Non ce ne sarà bisogno. Vincerò- le assicurò mentre Andrea rideva sotto i baffi.

Scesero poco dopo in centro al paesino. I locali della palestra si trovavano nei seminterrati di una carrozzeria.

Ambra strinse la tracolla del borsone e rallentò un attimo prima di entrare, seguita a ruota da Stephen.

- Hey Matt! Ciao! -. Un ragazzone grande e grosso foderato da una salopette di jeans macchiata d'olio spuntò da dietro un'auto rotolando una ruota.

- Hey Ambra! Stephen! Siete venuti a collezionare qualche livido? – le chiese ridendo. Ambra annuì, indicò l'amico dietro di lei e annuì.

- Lui sì, come sempre! – gli rispose facendo l'occhiolino e corse alle scale.

- Guardati bene Steph, 'sta sera rischi – lo ammonì il meccanico.

Il ragazzo sospirò e scosse la testa esasperato, poi seguì Ambra nel seminterrato.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro