Capitolo 2 (parte 2)
IL DIARIO
"Ciò che conosciamo della storia è solo ciò che gli uomini del passato hanno voluto lasciarci vedere"
Pigneridel, paese delle Alpi
Confederazione Europea, Anno 2027
Ambra raggiunse la piccola piazzetta isolata dietro la scuola a passo vivace, per sfuggire all'orario di punta della scuola e ai professori che avrebbero potuto trascinarla in classe. Si defilò stringendo a sé la cartella con l'aria furtiva di un piccolo ladro.
Le prime settimane di settembre le capitava spesso di saltare le lezioni. Per godere degli strascichi della stagione estiva e per finire i compiti delle vacanze. Una lieve frescura annunciava già l'abbassamento delle temperature e un buon profumo di cibo proveniva dalla caffetteria lì accanto. La luce lieve del sole si rifletteva sul selciato della piazza e illuminava l'edera scura che ricopriva gran parte dei vecchi edifici che la circondavano.
Ambra puntò dritta verso la biblioteca pubblica. La facciata familiare in pietra sembrava quasi brillare, mentre i vetri delle finestre, appannati dall'età, non lasciavano vedere nulla dell'interno.
Una volta dentro, si abbandonò a un sospiro. Il solito profumo di carta e di inchiostro le riempì immediatamente le narici.
Si diresse sicura verso la sezione che aveva già iniziato ad esplorare e percorse con la mano le copertine familiari dei libri che aveva già letto, fermandosi leggermente più a lungo su quelli nuovi, leggendo veloce i titoli per farsi un'idea.
Amava la vista degli scaffali colmi di volumi vecchi e ordinati, senza un granello di polvere o muffa a turbarne la conservazione. Sfilò qualche libro dallo scaffale canticchiando sovrappensiero e si diresse verso un nuovo ripiano per recuperare un'altra pila di libri. Raccoglieva volumi con l'entusiasmo di una collezionista, senza esitazione, quando ad un tratto la sua attenzione venne colpita dalla copertina anonima di un volume modesto, protetto dal solo cuoio, senza alcuna parola sulla schiena ad indicarne il contenuto. L'assenza di un chiaro riferimento sulla costa di quel piccolo quaderno la incuriosì particolarmente. Era raro trovare libri apparentemente non catalogati dalla biblioteca, come se qualcuno lo avesse lasciato lì di proposito e di nascosto.
Ambra estrasse il volumetto con cautela dal ripiano e notò sulla copertina una sbiadita scritta in rosso: Memorie, diceva, senza aggiungere altro nemmeno sul retro.
Mordendosi il labbro, accarezzò la copertina come se i polpastrelli potessero leggervi già ogni pagina e sentì un brivido di curiosità correrle lungo la schiena. Come rapita da una strana sensazione di familiarità, attratta da quella singola parola, ebbe la netta sensazione di aver trovato qualcosa di interessante. Con cautela e reverenza aprì alla prima pagina. Leggere un diario scritto con sincerità era come entrare nella mente di una persona, violare la sua identità più intima. La carta vecchia color tè, crespa e finissima, le confermò subito di aver per le mani uno scritto parecchio antico. Prese un respiro ed iniziò a leggere.
I Cento Anni:
La vera storia della storia
Francia, 1447, ultimo giorno
Caro diario,
Ti scrivo questa prima pagina nel cuore della notte, al lume debole dell'ultima candela. Mi rivolgo a te come ad un amico, sebbene ancora non ci conosciamo.
Questa notte non dormirò. La mia mente vaga, la memoria mi incita a prendere la penna e scrivere, per raccontare i segreti che da troppo tempo mi opprimono. Ciò che turba i miei pensieri è di straordinaria essenza.
Gli eventi e le entità che popolano le pagine dei miei ricordi hanno segnato la vita dei popoli dell'Europa, così come la mia, in modo indelebile...
Sono parte di me e della sanguinosa storia di questo mondo, di quella storia che in pochi conoscono e in molti hanno dimenticato.
Sono qui, come ultimo testimone di tali fatti, a fissarne la memoria sulla carta, con questa penna. Ma bisognerà ch'io parta dal principio, e con ordine arriveremo a questa data.
In questa notte scriverò della gloria dei Cavalieri del Tempo e delle loro imprese.
Ambra rimase per un secondo ferma a fissare quella paginetta di poche righe, cercò di immaginarsi quale fosse l'autore di un tale esordio. Chiuse il piccolo libro alla fine di quella strana prima lettura con un sospiro indeciso. Quel diario era diverso da ciò che si era aspettata, e certamente non le sarebbe servito per il compito, ma continuava ad incuriosirla. Lo posò su una pila alla sua sinistra e scarabocchiò il foglio con l'elenco di candidati per la ricerca. Sebbene le piacessero particolarmente tutti i libri vagamente storici, se non fossero stati almeno un po' accreditati, non le sarebbero serviti per finire il lavoro di scuola.
Gettò ancora un'occhiata alla semplice copertina di cuoio di quell'ultimo volume e decise con un sorriso di prenderlo comunque in prestito, per poterselo leggere a casa, con calma. Lo infilò nella borsa senza esitazione.
Scorse con un dito la pila di libri alla sua destra e scelse un nuovo volume, più imponente, dall'aspetto serioso e scolastico. Aprì le pagine, assaporando l'odore di carta e di vecchio che sbuffò fuori insieme ad un po' di polvere, e dopo una rapida occhiata si rese conto di aver di nuovo fatto fiasco. Scosse la testa e per l'ennesima volta tirò una riga.
La biblioteca avvolta nel silenzio fece da scenario al suo metodico lavorio. Da destra a sinistra, i libri di una pila si trasferivano all'altra. Il sole di fine estate filtrava dalla finestra, pigro come il gatto che se ne stava beato sul davanzale a beneficiare di quei ultimi raggi.
Ambra si alzò stiracchiandosi e sorrise avvicinandosi al vetro semi-trasparente. La piazzetta deserta, incorniciata dalle chiome colorate degli alberi, aveva un effetto rilassante. Il cielo terso era segno che si era alzato il vento.
- Allora? Trovato il libro che cercavi?- chiese la voce gentile della bibliotecaria.
Ambra scosse la testa in risposta.
- Non ho ancora trovato nulla che mi convinca...- rispose accarezzando il gatto e l'anziana donna sorrise facendole cenno di seguirla fino allo scaffale dei libri storici. L'esperta bibliotecaria tirò fuori alcuni tomi giganteschi porgendoli ad Ambra che osservò con ammirazione quel corpo fatto di cartapesta, piccolo e sottile, piegarsi come un giunco sotto il peso dei libroni.
- Prova con questi, sono molto oggettivi, meno narrativi, ma se sono i dati che ti servono, saranno perfetti- disse convinta la donna sorridendole. Ambra accettò quella nuova pila da controllare e sorrise riconoscente e allo stesso tempo disarmata per la grande quantità di nuovo materiale da analizzare.
- Se dovessi aver bisogno, sai dove trovarmi- disse ancora la bibliotecaria.
- Grazie. Ah, ancora una cosa, prendo questo in prestito- le disse con un sorriso mostrandole il piccolo diario. La vecchietta inforcò un paio di occhiali da lettura per leggere il breve titolo. Il suo volto si piegò in un'espressione sorpresa.
- Mi sembra di non averlo mai visto... posso? - commentò chiedendole il libro. Ambra lo consegnò curiosa. La bibliotecaria fece correre le pagine velocemente e scosse la testa.
- Non è stato registrato. Mi sembra strano... Ma per ora prendilo pure. E' solo un diario. E in ogni caso sei sempre qui- disse l'anziana signora restituendole il libro. Ambra lo riprese tra le mani ancora più incuriosita.
- A proposito, siamo già a settembre. Quando ricominciate con la scuola?- chiese ingenuamente la bibliotecaria mentre l'accompagnava nella sala letture. Ambra per poco non si lasciò sfuggire una risata.
- Tra poco. La prossima settimana- mentì. Non poteva certo dire che amava marinare la scuola e che aveva già perso una settimana.
Lasciò la biblioteca nel tardo pomeriggio. Le strade poco trafficate di quella cittadina isolata della pianura erano bagnate dall'ultimo sole. Una fresca aria serale dall'odore leggero aveva cominciato a raccogliere le prime foglie secche degli alberi.
Ambra camminò lentamente uscendo sul viale della scuola e poco dopo la raggiunse.
L'edificio spiccava sugli altri, grigio e solido, dall'architettura semplice. Era l'unica scuola della zona e tutti i giovani la frequentavano. Era infatti abbastanza grande da contenere studenti di tutte le età, e sebbene fosse molto vecchia e in alcuni punti un po' rovinata, aveva comunque un aspetto austero.
Ambra passeggiò al suo fianco indifferente, cogliendo solo con la coda degli occhi il paesaggio familiare. Costeggiò alcuni condomini, raggiunse i portici e i piccoli negozi e si attardò di fronte alle vetrine, senza fretta, godendosi la calma e il silenzio di quell'ora ancora tranquilla. Di lì a poco sarebbero arrivati i pullman di operai delle fabbriche della metropoli. Tutti gli abitanti allora si sarebbero riversati nelle strade, chi per correre a fare le ultime commissioni, chi come lei per godersi un po' di libertà, chi ancora per tornare a casa.
Il rombo assordante di un vecchio motore le giunse distintamente alle orecchie annunciando l'arrivo del primo mezzo pubblico. Il pullman biancastro comparve sulla strada principale, avanzando con un'andatura incerta e una nuvola di fumo al seguito.
Scosse la testa tossendo quando l'odore di smog la investì, si coprì il naso con la mano e sbuffò. Non avrebbero mai ottenuto i nuovi pullman dalla Capitale. Le nuove direttive per fronteggiare la crisi avevano rimandato l'invio di risorse per le cittadine di provincia come quella. Ergo, solo quando fossero rimasti appiedati li avrebbero degnati di un aiuto. Soprattutto in quell'ultimo periodo di disordini, solo le metropoli ottenevano attenzione.
Sospirò avviandosi verso la sua fermata. Di solito il pullman successivo era meno pieno. Si sedette sulla panchina mezza traballante e tirò fuori dalla cartella il piccolo diario per riprendere dove si era interrotta.
...
Tutto ebbe origine all'epoca del grande Carlo Magno, imperatore di Francia, quando venne proclamata la Prima Profezia.
Essa così recitava:
"Un uomo fonderà una casata illustre che nei secoli sarà custode del tempo e della storia. L'uomo sarà un viaggiatore, studioso delle cose di mondo; egli sarà guerriero e tutti gli uomini lo rispetteranno e lo temeranno; i suoi discendenti saranno servi e padroni: i sovrani invocheranno il loro nome, i popoli si piegheranno al loro passaggio. L'uomo sorgerà dal lago sulle montagne e giungerà solo".
Questa profezia rivelò l'arrivo del primo Cavaliere del Tempo, capace e sapiente. Egli comprese i meccanismi dello spazio-tempo e seppe cavalcarli, avanti ed indietro, fino alla scelta irreversibile di rimanere in un tempo diverso da quello da cui era venuto.
Il Primo Cavaliere del Tempo fondò un nuovo Ordine di guerrieri, protettori e unici conoscitori del segreto del Varco. Egli diede origine alla casata dei De Krhonnes.
A quel tempo era conosciuta come leggenda. I loro alleati erano creature magiche, i protagonisti dei racconti più famosi, estinti nella memoria ma presenti tra noi, sempre nascosti: i Baham, gli Erikton e i Popoli dei Boschi. I primi, discendenti dei nobili draghi; i secondi, figli del fuoco, capaci di tramutarsi in grifoni e gli ultimi, conoscitori di incantesimi ancestrali e fonte delle antiche profezie. Essi, insieme ai De Krhonnes, agirono nell'ombra o là dove le forze degli eserciti non poterono essere utilizzate o dove non furono sufficienti per riportare la pace e l'equilibrio.
I tempi difficili, di cui fui e sono testimone, videro l'equilibrio della storia a rischio di spezzarsi.
I destini di due mondi rischiarono di collidere.
Ambra aggrottò la fronte confusa. Ma dovette interrompere la lettura all'arrivo del secondo autobus che le si fermò di fronte insieme alla seconda nuvola di fumo. Tossicchiando per liberarsi i polmoni impreparati, infilò con qualche esitazione il libretto di cuoio di nuovo nella borsa e salì, timbrando il biglietto. L'uomo al volante le rivolse un sorriso baffuto e lei ricambiò per cortesia. Si avviò lungo il corridoio, cercando di non urtare nessuno e si sedette in un piccolo sedile al fondo, rimasto libero solo per miracolo. Il mezzo ripartì sferragliando e sbuffando lasciandosi velocemente la cittadina alle spalle.
La campagna abbandonata all'autunno scorreva dietro il finestrino riempiendole gli occhi dei colori secchi dell'erba estiva, dei primi gialli e dei marroni. Non c'erano più centri abitati, da lì fino a casa sua. Tutto era stato abbandonato in favore delle metropoli.
Le montagne si avvicinavano in fretta e la strada cominciò pian piano a salire, costeggiando il fiume sul fondo della valle.
Ambra scorse con gli occhi i paeselli abbandonati e sospirò pensierosa. I primi segni di Sagne, il suo borgo, furono i cartelli stradali più frequenti e il semaforo, sempre giallo, all'incrocio. Quella luce, quasi impercettibilmente, continuava a pulsare nella sua funzione ormai inutile sulla strada. Lo guardò con un sorriso e si preparò a scendere.
Una volta alla fermata, si allontanò lungo il marciapiede. Insieme a lei camminavano gli uomini e le donne giunti dalla metropoli. Con le loro sacche per la divisa grigia della fabbrica, con i loro volti stanchi ma ancora illuminati da un sorriso, pronti a chiacchierare e raccontarsi la giornata. Ascoltò i battibecchi delle signore dello stabilimento sei sul'operaio della corsia quattro, che quel giorno era stato particolarmente maldestro; origliò i discorsi concitati di un paio di uomini che discutevano sulla nuova politica finanziaria e presagivano una nuova crisi; sentì i racconti divertiti di una giovane ragazza, da poco diventata mamma, e della signora che si occupava dei neonati all'asilo nido e sorrise ancora, al pensiero del suo avvenire.
Per un momento si chiese che cosa avrebbe fatto, una volta finita la scuola. Forse anche lei sarebbe finita a lavorare come un'operaia, o forse sarebbe stata fortunata e avrebbe trovato lavoro a Pigneridel, o meglio ancora, in una grande metropoli.
Tuffò le mani nelle tasche del suo maglioncino, persa nella sua fantasia, e si avviò verso casa.
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