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Capitolo 13 (parte 2)

LA VERITA' SVELATA

Pigneridel

Anno 2028

Ambra era seduta sulla sua panchina fuori da scuola. Come al solito stava aspettando i pullman degli operai per tornare a casa. Era immersa nei suoi pensieri, ma con la coda degli occhi vide una figura avvicinarsi a lei. Quella persona si sedette al suo fianco silenziosa come un gatto, ma non la fece sentire in pericolo, anzi, la sua presenza le risultò tranquillizzante. Si voltò con calma e si trovò faccia a faccia con Rowan: avrebbe scommesso che si trattava di lui. Attraverso le sue ciglia scure, il ragazzo la stava fissando, come spesso faceva, immobile. Ambra tornò a concentrarsi, guardando le sue scarpe sempre più bagnate dalla neve che lì intorno non era stata spalata. Si rigirava tra le mani la lettera che il giovane le aveva consegnato quella mattina, incapace di pensare ad altro.

– Non capisco. E non credo di voler capire...- disse terminando la frase in un sospiro. Rowan le sorrise e si appoggiò allo schienale spostando lo sguardo più lontano. Rimasero così un paio di minuti, avvolti dal silenzio. Poi, ad un tratto, Ambra si sentì tirare una manica.

- Perdonami Ambra. Oggi non avrei dovuto darti la lettera a quel modo.  Soprattutto avrei dovuto spiegarti. La verità è che quando ti ho vista reagire, beh, come hai reagito, non sono riuscito. Non sapevo da dove iniziare e tu eri troppo scossa per ascoltarmi...- scrisse con un sorriso di scuse.
Ambra si strinse nelle spalle e scosse la testa.
- Non ti preoccupare... ora sono più tranquilla. Per quanto ancora non mi capaciti di ciò che ho letto... se fossi disposto a rispondere alle mie domande, a chiarire tutta questa situazione anche solo un po', te ne sarei grata- disse guardandolo di nuovo in faccia.
Lo aveva capito fin dal primo giorno: Rowan aveva avuto e aveva molti segreti, ma quella era stata una delle cose che tanto di lui l'avevano colpita. Il giovane aveva svelato poco a poco il suo carattere, le aveva dato modo di conoscerlo un po' alla volta. Ora Ambra si chiedeva se ci fosse qualcosa di vero in tutto ciò che aveva visto.
Rowan si sistemò in modo da essere più comodo a scrivere e le fece cenno per incoraggiare la prima domanda.
Ambra scrutò i suoi occhi.
– Chi sei tu veramente?- gli chiese con  uno sguardo diffidente ma sempre in tono pacato. Rowan sorrise, prese la biro e occupò quel che restava del suo foglietto.

- Come ti ho già detto, il mio vero nome è Rowan Roland De Krhonnes. Sono nato nel 1407 d.C. a Chateau de la Lune, in Francia. Nel mio tempo ho quasi 20 anni. Mio padre è il generale De Khronnes. La nostra Casata serve da generazioni il re di Francia, ma soprattutto ha il compito di proteggere la nostra eredità più grande: il Varco. Il più grande dono e pericolo per il nostro e il vostro mondo. Il nostro antenato, Adalwin Krhon, era un uomo di questo tempo, non so se i libri di storia della Confederazione ne abbiano mai parlato. Egli fu il primo a trovare un modo per viaggiare nel tempo, ma solo alcune delle sue conoscenze sono giunte fino a noi. In ogni caso, se per te è più facile pensarla così: immagina che io e te proveniamo da due diverse dimensioni. La mia dimensione è legata alla vostra da generazioni. Vi sono molti legami invisibili che uniscono le due realtà. Primo esempio: i Viaggiatori, come me e Libeth. Da quando è scoppiata la guerra nel mio tempo il legame tra l'Oltre, questo mondo, e il passato si è intensificato. In periodi di crisi in particolare i Viaggiatori vengono mandati nell'Oltre per trovare reclute. Il fine ovviamente è sconfiggere gli inglesi, mettere il Varco al sicuro e far tornare tutti a casa...-.

Ambra lesse quelle righe poco persuasa.

– Come posso crederti?- domandò sinceramente. Rowan sospirò, serissimo.

- Non ho modo per mostrarti che ciò che dico è vero, se non portarti direttamente nel passato- le scrisse poco dopo.

- Non lo so Rowan... Da quando sei arrivato tu, tutto nella mia vita è cambiato... Come posso fidarmi di ciò che dici? Dovrei credere a un mondo nel passato dilaniato dalla guerra che recluta gente da qui? La gente normale non è abituata alla violenza cruenta. Dovrei credere che un ragazzo come Stephen sia venuto con voi di sua spontanea volontà? E che adesso è da qualche parte nel medioevo ad addestrarsi per diventare un assassino? Che altri come lui hanno accettato una situazione del genere? E ora chiedi A ME di fare la stessa cosa? - lo interrogò e Rowan annuì.
Ambra lo guardò impotente.
- A quanto ho letto però per me é diverso. A quanto sembra io non ho scelta. Che io ci creda o meno mi prenderete e mi porterete via. È così?- domandò ancora.
Rowan aveva distolto lo sguardo e stava guardando lontano, la sua postura meno elegante del solito. Sembrava gravato da un peso ed Ambra ebbe la sensazione che si trattasse di lei e di quella situazione.
Ma prima che potesse dire qualcosa il giovane riprese in mano carta e penna e continuò a scrivere.

- Non è mai facile credere alla storia che io e Libeth e gli altri Viaggiatori raccontiamo... Ma è vera, come lo è la vostra storia. Io vivo nel vostro passato, che è il mio presente, e probabilmente altri vivono nel nostro futuro, nel loro presente... e noi saremmo il loro passato. Non so quali siano i veri meccanismi del Varco, ciò che ho studiato non esauriva la sua complessità, ma so che tutto è legato e che in qualche modo è stata scoperta la maniera per attraversare il velo che separa un tempo da un altro. Io non sarei qui altrimenti. Non lo sarebbe stata Libeth e men che mai sarebbe esistito il mercenario inglese che ha aggredito me, te e Stephen. La lettera è per te, non perché tu non abbia scelta, ma perché sei diventata un bersaglio, e l'unico modo per difenderti è quello di farti sparire prima che risalgano da te alla tua famiglia. Gli inglesi del passato, seguendo la loro avida ambizione sono venuti da questa parte del Varco, e ora sono una minaccia per noi, per te e per la tua famiglia e tutti coloro che sono entrati in contatto con Viaggiatori in passato. Per questo ti chiedo di credermi e di fidarti di me. Avrei preferito mille volte non coinvolgerti in questo modo, ma ora non sembra esserci altra soluzione per tenerti al sicuro...- spiegò, in modo contorto, su un nuovo pezzo di foglio. Ambra lesse lentamente quelle parole e un brivido di paura le corse lungo la schiena al ricordo evocato dal mercenario. Ora riusciva ad immaginare il grande mosaico in cui era stata inserita, benché ancora le sembrasse assurdo. Sospirò e guardò Rowan negli occhi, per molto più tempo di quanto avesse mai fatto.

- Non so se fidarmi di te- gli disse ancora, perché se lo ricordasse bene.

- Ma se quello che mi hai detto è tutto vero, se...se per davvero un cacciatore mi segue ed è una minaccia... che cosa posso fare? Per me, per la mia famiglia?- domandò. Il giovane le rispose con lo sguardo e con tre parole: "Venire con noi". Lei fissò la scritta a lungo prima di decidersi finalmente a deglutire e ingerire quel boccone che sapeva di acido.
Non era certa che quella fosse la decisione giusta, per quel che ne sapeva poteva essere tutta una gigantesca montatura, una bugia per... preferì non pensare a quali potessero essere i motivi di un inganno di quelle dimensioni.
Stropicciò il foglietto di Rowan e lo gettò nella pattumiera, ma poi si bloccò. C'era un'altra cosa che le aveva fatto presente il giovane Viaggiatore: Stephen era partito con loro, era andato nel passato. Se davvero tutto era reale allora non sarebbe stata sola una volta dall'altra parte. Avrebbe raggiunto il suo migliore amico e insieme avrebbero fatto del loro meglio per sopravvivere. Aveva patito insieme alla sua famiglia la notizia della sua scomparsa. Nessuno l'aveva visto andare via, tranne Andrea, che tra i pianti disperati, aveva confessato ai Falchi Neri di averlo visto uscire una mattina presto, all'alba, con uno zaino sulle spalle. Rispetto a questo, Ambra non aveva nessuna intenzione di sparire senza dire nulla. I suoi genitori non se lo meritavano e neppure i suoi fratelli. Si chiese se,  per Stephen e la sicurezza della sua famiglia, sarebbe valsa la pena di affrontare quel viaggio nel tempo e abbandonare tutto ciò che conosceva.

- Non so davvero cosa fare... ma se volete che io venga con voi, voglio che i miei genitori lo sappiano. Dovrete trovare un modo per dirgli che sparirò per...  quanto? Settimane? Mesi? Anni? Io per ora farò attenzione e non uscirò troppo di casa. Va bene?- propose con la stessa tensione di un giocatore d'azzardo quando punta una somma molto alta su un giro non troppo buono. Rowan annuì serio e le fece un mezzo sorriso.

- Possiamo assumerci questa responsabilità credo. Ne parlerò con Libeth. Probabilmente non potrai tornare nell'Oltre per qualche mese. Almeno fino a che il primo periodo dopo le elezioni non sarà passato. Tu stai attenta. Uscire in questi giorni non è sicuro...- scrisse Rowan. Ambra annuì e si alzò.

- Ora è tardi, è meglio che vada. Grazie per aver risposto alle mie domande. Non sono tutte ma aspetterò la prossima volta per chiedere altre cose. Per ora devo pensare...- gli disse e poi iniziò ad avviarsi verso i pullman. Si fermò dopo qualche passo e si voltò indietro verso io ragazzo.

-Non sparirai di nuovo, vero? Ci vedremo?- chiese con una nota di malinconica speranza.
Rowan le sorrise e annuì, come per rassicurarla. Solo a quel punto Ambra si avviò davvero.

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