Capitolo 13 (parte 1)
NELLA GRANDE CITTÀ
Tayrus
Confederazione Europea, anno 2028
Libeth si stirò la gonna con una mano e si guardò allo specchio finalmente pronta per uscire. Mentre si fissava riflessa dalla superficie lucida non poté fare a meno di odiare il tailleur formale che era stata obbligata ad indossare. Quello in particolare aveva un colore orribile: un rosa smorto che le ricordava i toni del prosciutto cotto. Sperò di non doverlo più indossare dopo quell'occasione. Sospirò, si ritoccò il trucco, al quale forse era meno abituata del vestito, e uscì.
Travis l'attendeva con una faccia seria, appoggiato alla portiera dell'auto, davanti all'appartamentino che avevano riaffittato a Pigneridel. Chiudendosi la porta di casa alle spalle avvertì una sorta di pesante pigrizia scivolarle addosso. Non aveva nessuna voglia di andare ad un'altra assemblea. Aveva così tanti pensieri per la testa da temere di non riuscire a svolgere bene il suo dovere. Non ultimo, la assillava il problema di Ambra.
La ragazza che aveva scelto come sostituta del suo amico, quella che l'aveva colpita per la sua resistenza in numerose occasioni, avrebbe dovuto lasciare tutto per andare con lei e Rowan oltre il Varco. Non sarebbe stato facile convincerla. Si chiese per un secondo se Rowan le avesse già consegnato la lettera, ma venne distratta dal capo dei Viaggiatori che la invitò a salire in macchina. Cercò di scacciare le sue preoccupazioni per la ragazza in modo da lasciare più spazio all'ingombrante e problematico tema delle elezioni, ma con scarsi successi.
- Allora, come sta andando il nostro gruppo? - chiese per avviare la conversazione, allacciandosi la cintura e avendo già un'idea della probabile risposta. Mentre era stata dall'altra parte del Varco non aveva perso del tutto i contatti e, anche grazie alle informazioni del Consiglio, aveva seguito i loro progressi.
Era passato ormai il critico periodo di candidatura e di campagna, da poco il popolo era andato a votare e quella mattina sarebbero usciti i risultati. Solo nel telegiornale della sera sarebbero stati resi pubblici, ma lei aveva bisogno di conoscerli in tempo reale. Travis sospirò.
- In realtà non lo so. Comunque non bene direi, visto che gli inglesi sono a livello più che sufficiente per vincere... Non è ancora finita ovviamente, ma sono oltremodo preoccupato- disse in tono greve.
- Dall'altra parte del varco la situazione sembra in bilico come di qua. Hai novità da parte del Generale?- le chiese. Libeth annuì appena.
- Credo che nel passato la situazione sia più a rischio che qua. Abbiamo reclutato pochissimi giovani, soprattutto dall'Oltre i numeri sono irrisori. L'addestramento invernale non sta andando benissimo, e i Borgognoni sono arrivati a poche leghe dalla Conca. Ci sono già stati incidenti, ma per il momento è ancora un luogo sicuro. Il Generale è insieme al grosso dei contingenti vicino al confine. Per ora si mantiene la posizione e si studiano le prossime mosse degli inglesi. Sarà mandato solo un manipolo di cavalieri per la cerimonia del Giuramento e di investitura. Non so se avrò occasione di incontrare di nuovo il Generale. Inoltre sono qui per recuperare una recluta. È entrata nel mirino degli inglesi perché è stata troppo a contatto con Rowan e altre reclute ma non possiamo permetterci che mercenari inglesi diffondono terrore e paura da questa parte. Non possiamo rischiare che una persona sola comprometta la nostra già precaria situazione nell'Oltre. Non sarà facile convincerla a partire. Ma spero cambierà idea quando capirà di essere in pericolo. Non solo lei, ma anche la sua famiglia e le persone a lei intorno...- disse con aria pensierosa.
Se solo quell'inverno il cacciatore non l'avesse vista con Rowan e con Stephen, ora non avrebbero dovuto preoccuparsi di informarla della loro esistenza, della loro guerra e dei loro nemici. Non avrebbero dovuto preoccuparsi di proteggerla.
Il Consiglio non era stato molto felice di come era andato il suo viaggio. Ovviamente, non era dipeso da lei, ma anche l'incidente del ragazzo rosso, amico della ragazzina, non aveva contribuito a migliorare l'umore di molti. Soprattutto il Generale era preoccupato per la carenza di forza militare e di nuove reclute.
- Non sta andando bene...- sospirò Travis esplicitando un pensiero che era passato nella mente di entrambi.
Libeth, come rappresentante, e Travis, come capo dei Viaggiatori, speravano di portare almeno una buona notizia. Ma avevano il timore che sarebbe andata male, molto male, anche alle loro elezioni. Prima di scivolare di nuovo nel tema, Travis pose un'altra domanda che le diede modo di distrarsi di nuovo.
- E Rowan? L'hai portato con te? - chiese spezzando il silenzio pesante che si era creato.
-So del cacciatore che segue la ragazzina, ma sembra che l'erede De Krhonnes sia fuori dal mirino per il momento...- aggiunse. Libeth annuì con un lieve sorriso.
- Sì, almeno lui, per ora, è al sicuro. Ma ha insistito per venire di nuovo nell'Oltre... - rispose. Si sentì in dovere e anche un po' nel bisogno di rivelare alcune sue impressioni sul giovane guerriero.
- Mi sembra strano ultimamente... si fa influenzare dalla emozioni, è impulsivo, spesso sfida gli ordini o fa in modo che siano adattati alla sua volontà. Non c'è prova più eclatante di questo fatto se non che lui lui trovi qui e non alla Conca ad addestrare le giovani reclute. È pur sempre sempre l'erede del Generale, c'è un limite all'autorità che posso esercitare su di lui...- spiegò.
Travis sembrò sorpreso. Non aveva conosciuto molto Rowan, ma la fama del giovane Cavaliere era giunta fino oltre il Varco ben prima del suo primo viaggio nell'Oltre. In Francia era considerato un prodigio e quando era sul campo di battaglia la sua sola presenza bastava a sollevare il morale degli uomini. Era un guerriero tanto abile quanto spietato, che raramente aveva perso negli scontri cui aveva partecipato. Era di animo nobile, ma non perdonava il tradimento, era impeccabile nei suoi modi a corte e sul campo nonostante il suo silenzio. Incuteva timore e rispetto quando si presentava alle riunioni del consiglio di guerra, eppure era solo un ragazzo.
- Direi che è sorprendente. Il Figlio del Tempo è sempre stato molto ligio a ogni suo dovere...- disse Travis commentando le parole di Libeth. La donna annuì.
Travis strinse il volante e uscì dalla stradona che avevano imboccato qualche minuto prima per infilarsi in una stretta strada sterrata, costeggiata da piccoli alberelli da frutta gelati ed un muretto. Il sole di tarda mattinata era appena tiepido e faceva luccicare la fanghiglia e i cristalli di ghiaccio sui rami.
- Libeth... io credo che, sebbene sia sconveniente, Rowan non sia del tutto indifferente a questo mondo futuro che ha imparato a conoscere, né alle persone che lo abitano. Il suo senso di responsabilità si è ribellato al fatto che arruoliamo reclute da un mondo che non ha nulla a che vedere con il nostro. Inoltre, anche se ormai nel nostro tempo è un adulto rispettato, devi ricordare che non ha mai avuto modo di vivere la sua adolescenza, e qui nell'Oltre ne ha avuto un assaggio. Forse il suo atteggiamento dipende da questo... ma è solo l'impressione che ho io- disse Travis guardandola seriamente. Libeth riflettè su quelle parole e convenne con lui.
- Spero solo che questa sua fase passi in fretta. Non abbiamo tempo da perdere in inutili problematiche adolescenziali. Soprattutto perché avremo già un bel da fare con le reclute... - commentò scurendosi di nuovo.
Travis annuì e per il resto del viaggio non disse più nulla.
Arrivarono al punto di ritrovo con gli altri Viaggiatori sono nella tarda serata. Non erano in molti questa volta, tanti erano impegnati nelle elezioni quindi solo alcuni rappresentanti erano venuti a quel consiglio per valutare gli esiti delle elezioni e le mosse successive.
Se gli inglesi avessero vinto, la vita nella Confederazione sarebbe stata stravolta. La fame di potere e controllo degli anglosassoni era troppo forte per essere placata con la vittoria in una guerra del passato. Quello che volevano, da quando l'esistenza del Varco era stata scoperta, era ottenere il controllo dell'Oltre. Non si sarebbero fatti scrupoli nell'utilizzare le tecnologie del futuro per schiacciare la Francia del passato, anzi, le avrebbero usate per sottomettere tutti i popoli dell'Europa, se non oltre. Avrebbero drasticamente modificato il corso dell'evoluzione senza sapere che conseguenze a lungo termine avrebbero avuto le loro interferenze.
Che differenza c'era tra loro e gli inglesi? Ogni tanto Libeth si interrogava su questo. Ma dalla fondazione dei Cavalieri della Luna, dalla nascita del Varco, i francesi avevano tramandato, di generazione i generazione, le conoscenze fondamentali del fondatore: il primo Cavaliere, il primo Viaggiatore del tempo, Adalwin Krhon. Egli aveva lasciato in eredità un insieme delle sue conoscenze, raccolte in anni di studio durante la sua vita nell'Oltre e nel passato, grazie alle quali i francesi sapevano quanto fosse lecito interferire con il futuro, ben consapevoli di quale fosse il limite. Avevano costruito nei secoli una rete fitta di relazioni nel futuro che era rimasta sommersa, i Viaggiatori erano un tempo molto più numerosi e allo stesso tempo non avevano che un ruolo marginale, invisibile nelle società moderne. Dallo scoppio della guerra invece, quel legame era diventato fondamentale, e ora era a rischio.
Libeth scese dalla macchina immersa nei suoi pensieri e scambiò solo i convenevoli necessari. Era profondamente preoccupata. Quella sera la storia avrebbe preso una piega nuova, e aveva il presentimento che non sarebbe stata nella direzione desiderata.
~~~
Ambra si abituò con il tempo a vivere da sola. A scuola, a casa, in giro, sul pullman, sempre. Soffiò uno sbuffo di aria calda sul finestrino gelido dell'autobus e scrisse con il dito il suo nome, poi vi appoggiò la fronte sopra cercando di racimolare le energie necessarie ad affrontare la mattinata.
- Hey - la richiamò una voce familiare, e si voltò di scatto cercando Catherine tra i passeggeri, ma quando incrociò gli occhi con la sua vicina di posto capì che era stata lei a richiamare la sua attenzione.
- Si?- domandò senza incrociare il suo sguardo. L'ultima volta che aveva rivolto la parola a qualcuno mentre era sull'autobus aveva avuto la sfortuna di incontrare Libeth, quindi era più che restia a cominciare una conversazione.
- Devi scendere alla prossima?- fu la domanda innocente della ragazza. Ambra si limitò ad annuire per rispondere e raccolse la borsa dei libri che aveva sostituito la cartella rotta.
- Allora ti faccio passare- annunciò allegramente.
Ambra le regalò un sorriso tirato e la ringraziò, si spostò nel corridoio attenta a non sbilanciarsi e si preparò a scendere. Affondò il viso nella sciarpa e le mani nelle tasche per affrontare al meglio il freddo ancora pungente di fine febbraio.
Quando scese dall'autobus si ritrovó sotto portici affollati, forse un po' più del solito. Probabilmente era a causa delle elezioni imminenti, per le quali molta gente di montagna era scesa da parenti in pianura. Lei non aveva seguito molto tutta la fase di propaganda elettorale, né le interessava farlo, poiché non aveva ancora raggiunto la maggiore età.
L'unica cosa di cui era felice e per cui ringraziava era il fatto che, nonostante tutto, a Europa si potesse ancora votare.
Si chiese chi sarebbero stati i loro rappresentanti nel consiglio continentale, ma poi la sua mente corse alle lezioni che di lì a poco sarebbero iniziate e si perse tra storia, italiano e matematica.
La scuola, in effetti, era diventata il fulcro di tutte le sue attenzioni. Si dedicava allo studio dal mattino alla sera, tranne nei giorni in cui Lai la convinceva ad andare ad allenamento per sfogarsi un po'.
Si annoiava però; tutto aveva perso il suo interesse, tutto era monotono. Le sembrava di vedere nella sua vita un continuo sostituirsi di canali televisivi diversi, in uno zapping insensato e sempre uguale, fatto di immagini sfocate appena riconoscibili nelle loro forme essenziali. Ma quel mattino, una sorpresa inattesa interruppe la sua routine.
Se non avesse per un momento alzato lo sguardo magari non l'avrebbe notato, ma i suoi occhi come calamite vennero attratte da una massa di capelli corvini, mossi e disordinati, che incorniciavano un paio di occhi blu, profondi come l'oceano.
Rowan in carne ed ossa le era comparso di fronte dopo quasi due mesi di assenza. Lo shock fu tale che per un minuto buono non riuscì a far altro che fissarlo a bocca spalancata, in mezzo alla strada affollata.
- Tu...- sussurrò assottigliando gli occhi come per mettere a fuoco un'immagine che riteneva irreale.
- Che cosa ci fai qui? - disse a voce più alta in modo che potesse sentirla bene. Ambra non riusciva a credere ai suoi occhi e dentro di sé non sapeva se essere felice o triste o arrabbiata.
Riusciva a stento a trattenere la somma di emozioni che l'avevano travolta in quei pochi secondi. Solo per mantenere la propria dignità decise di non dare sfogo alla delusione, alla nostalgia e alla curiosità di sapere dove fosse stato, cosa avesse fatto, perché se ne fosse andato senza salutarla. Si limitò a fissarlo con uno sguardo impassibile aspettando che le rispondesse qualcosa. Ma quando vide che il giovane uomo rimaneva immobile senza scriverle nulla, si spazientì.
- Che cosa vuoi da me? - domandò tagliente e per un istante le venne il dubbio di aver inventato tutto e di star parlando con un'allucinazione, ma il ragazzo le dimostrò subito di essere reale prendendola per un braccio con forza e trascinandola in una viuzza secondaria, appena oltre l'angolo, lontano dalla folla.
-Rowan cosa fai!? Lasciami!- provò a divincolarsi ma ci riuscì solo quando si ritrovarono in un angolo appartato, lei con la schiena al muro e Rowan chino
su di lei. Ambra con il fiato in gola e gli occhi spalancati cercò di capire cosa stesse succedendo. Per la prima volta ebbe paura di Rowan e insieme allo shock di averlo rivisto provò un vuoto allo stomaco che le fece venire le lacrime agli occhi. Rowan notó la sua reazione ed ebbe l'accortezza di ritirarsi un po', lasciandole spazio. Con il volto impassibile tirò fuori da una tasca una busta gialla sigillata da una goccia di ceralacca verde e gliela porse. Ambra confusa non reagì subito, prese la lettera tra le mani e cercò risposte nello sguardo del giovane.
- Che cos'è?- domandò. Rowan scosse la testa, guardandola in un modo così strano che non seppe definirlo.
- Dove sei stato? - gli chiese sapendo già che non le avrebbe risposto.
- Che cosa hai fatto? - aggiunse, - Sai qualcosa di Steph? -.
Rowan sembrava turbato. Alle sue domande dirette rispose fuggendo con lo sguardo, ma non se ne andò. Ambra voleva sapere. Più che ogni altra cosa avrebbe voluto sapere. Ma era difficile far parlare Rowan, di questo era ben consapevole.
- Rowan...- Lo richiamò cercando di incrociare il suo sguardo.
- Due mesi. Due mesi che non so nulla di te e dei miei migliori amici! Dove sei stato? Cosa hai fatto? Che cosa è successo? - domandò senza riuscire a contenere il volume. Ma in realtà sapeva di non aver alcun diritto di interrogarlo così. Cercò di calmarsi.
- Dimmi... Che cos'è questa lettera? - aggiunse. Ma Rowan rimase immobile. Ambra scosse la testa alzando gli occhi al cielo impotente, avrebbe voluto tornare indietro nel tempo ed evitare di incontrare il giovane. Sarebbe stato più facile. Scrollò le spalle e rise sarcastica.
- Lasciamo perdere. Grazie della lettera, ma ora devo andare. Sono già in ritardo-.
Il ragazzo si mosse fulmineo e la bloccò, come per impedirle di andare. Ambra si divincolò e senza dargli tempo per reagire invertì le loro posizioni. In un secondo fu Rowan quello a ritrovarsi bloccato contro il muro, inchiodato dallo sguardo tagliente di Ambra che lo squadrava dal basso.
- Rowan...- Sibilò quasi come un avvertinento. Il giovane la fissò con i suoi occhi blu, una luce triste e colpevole era scivolata dalla sua maschera di impassibilità. Il ragazzo non tentò di scappare e Ambra si sciolse a quella vista, lasciando lentamente la presa su di lui. Era profondamente confusa, incapace di decidere che cosa fare, come reagire.
Vedere che Rowan aveva accettato di rimanere immobile nella sua presa, con quello sguardo così malinconico, l'aveva disarmata. C'era qualcosa che non andava in tutta quella situazione. Sospirò.
- Rowan, ti prego... dimmi perché sei qui- gli sussurrò distogliendo lo sguardo, schiacciata dalla consapevolezza di tutte quelle settimane di solitudine, passate inconsciamente a sperare di veder rispuntare qualcuno dei suoi amici. Rowan la guardò a lungo, la contemplò in silenzio come sempre, per molto tempo, infine raccolse ed aprì per lei la busta che Ambra aveva lasciato cadere. Gliela mostrò con fare eloquente invitandola a leggere.
Ambra accettò il foglio di carta con riluttanza e scambiò con lui un'occhiata dubbiosa. Poi, una riga dopo l'altra, la lettera l'assorbì sempre di più.
Quando la finì, dovette prendere una lunga boccata d'aria. Alzò gli occhi su Rowan che era rimasto immobile ad osservare le sue reazioni in quel vicolo deserto e freddo.
- Che cos'è... questa roba? - lo interrogò nuovamente, squadrandolo come se fosse stato uno sconosciuto.
-Chi sei in realtà?- aggiunse poco dopo allontanandosi lentamente. Rowan scrisse veloce su un foglio.
- Sono il figlio del Tempo, figlio del generale De Krhonnes, servitore del re di Francia; sono nato nel 1407 a Chateau de la Lune. Il mio nome completo e Rowan Roland De Krhonnes. Sono stato nominato Viaggiatore, ho reclutato giovani come te qui nell'Oltre e avrei voluto evitare il tuo coinvolgimento, ma sono un soldato e non posso disobbedire agli ordini. Uno dei miei ordini è stato quello di consegnare a te la lettera. Credimi, avrei preferito fingere di essere sparito dalla tua vita- chiarì in una scrittura sbilenca. Ambra gli mostrò il pezzo di carta scuotendo la testa senza riuscire ad accettarne il contenuto.
- Rowan... non è possibile. Tutto questo è semplicemente assurdo. Così assurdo, così... così... - si interruppe senza sapere più che dire. Si bloccò. In un lampo si ricordò il piccolo diario che aveva iniziato quell'autunno e di cui si era dimenticata. Aveva letto un nome in quelle pagine, il nome di una casata medievale. Quanto tempo era passato dall'ultima volta che ci aveva pensato... Eppure se ne ricordava benissimo. Era possibile...? Possibile che quel libro fosse la testimonianza reale di ciò che Rowan le aveva raccontato? Tutto sarebbe stato vero, tutto avrebbe combaciato alla perfezione. Non era possibile. No. Si riscosse. Inoltre Rowan le aveva detto che Stephen sapeva, che aveva deciso di andare indietro nel tempo. Riguardo a questo Ambra era incredula.
- Stephen non avrebbe mai accettato una cosa del genere. Avrebbe rifiutato, ne sono sicura- disse avviandosi verso l'uscita del vicolo senza ammettere la possibilità che potesse essere tutto reale. Rowan non la contraddisse né aggiunse altro, in nessun modo tentò di fermarla, la lasciò passare. Lei lo guardò con la coda dell'occhio prima di sparire di nuovo in mezzo alla folla dei portici: Rowan aveva le spalle leggermente abbassate, come se fosse stato stanco, come se qualcosa l'avesse tenuto sveglio quella notte. Sospirò, convinta che dopo quella mattina non l'avrebbe più rivisto. Sperò sinceramente di non vederlo più, di poter tornare alla sua parvenza di normalità.
Si sentì di nuovo sola, più di prima.
Se ciò che aveva letto era la verità, il mondo che fino a quel momento aveva creduto di conoscere era solo una gigantesca, ma allo stesso tempo minuscola, parte di qualcosa infinitamente più grande.
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