Capitolo 10 (parte 2)
NOTTE FREDDA
Confederazione Europea
Anno 2027
L'inverno finalmente stava per arrivare e con esso le prime nevicate. Ambra scrutò il cielo ogni mattina nella speranza di trovare qualche fiocco leggero che desse l'indizio di una nevicata imminente. Tuttavia per il momento le giornate erano state semplicemente nuvolose, fredde e tristi. Il buio che arrivava sempre prima, impediva di star fuori. Le volte che doveva andare in palestra, doveva sempre fare attenzione a come si muoveva, infatti per quanto fosse una bellissima stagione, l'inverno era ancora molto pericoloso. La gente più povera e disperata, che purtroppo esisteva ancora, spesso, colta dalla freddo e dalla fame, si rivoltava e raggruppandosi a piccoli gruppi assaltava i negozi o organizzava rapine. Capitava anche che aggredisse i passanti.
Era proprio in quelle giornate grigie che si vedevano in giro le forze dell'ordine: i Falchi Neri, con le loro divise scure o argentate. Si formavano dei posti di blocco sulle grandi strade, nelle periferie delle metropoli e anche nella piazza di Pigneridel e Ambra ammirava sempre con timore e meraviglia quei grandi uomini armati.
Halloween era ormai un ricordo lontano, la vita era tornata alla normalità e tutti erano concentrati sulle imminenti vacanze di Natale.
Come ogni sabato pomeriggio, Stephen passò a prenderla con Andrea per andare ad allenamento. Li aveva aspettati alla fermata del pullman e già prima di vedere l'auto, seppe che stavano arrivando, grazie al suono forte e rombante della marmitta. Salì in macchina con un gran sorriso e poco dopo già chiacchierava animatamente con i due fratelli.
Dopo la festa a casa di Alice i due ragazzi erano stati la sua compagnia principale, oltre a Rowan.
- Allora, ragazzi, questa sera non riesco a venire a prendervi. Mi dispiace molto, ma dovete farvi almeno un pezzo a piedi. Ho finalmente trovato un lavoro, però questo vuol dire che sarò occupato fino a tardi... - disse Andrea prima di farli scendere, - Mentre tornate tenete gli occhi aperti e fate attenzione, mi raccomando- aggiunse, guardando soprattutto il fratello.
Ambra sorrise e annuì, - Tranquillo Stephen lo difendo io. Comunque complimenti per il lavoro!- si congratulò lei facendogli l'occhiolino. Andrea si gonfió, fiero di sé.
- Già, sono molto soddisfatto - disse, - Ma ora andate, o farete tardi- li incitò avviando il motore e sgommando fuori dal parcheggio.
Ambra e Stephen entrarono nella carrozzeria e la prima cosa che fecero fu togliersi giacca e felpa. Era incredibile come in quel posto, e nella palestra in particolare, la temperatura fosse sempre soffocante, e l'aria tanto calda e pesante da rendere difficile respirare.
- Dovremmo proporre di installare un impianto di aria condizionata- si lamentò il ragazzo sbuffando sudato ancora prima di iniziare.
- Appena avremo abbastanza soldi per permettercelo...- gli ricordò lei, condividendo appieno il suo desiderio.
Quella sera tuttavia, forse perché erano un numero ridotto di allievi, l'atmosfera era quasi accettabile e riuscirono a faticare molto meno. Lai si complimentò con entrambi e li mandò a casa orgoglioso e soddisfatto. Stephen soprattutto, era al settimo cielo per esser riuscito a colpire Ambra più di tre volte. Per l'allegria fece i primi venti metri di strada, appena fuori dalla carrozzeria, saltellando di gioia.
- Non cantare vittoria troppo presto! Ho ancora tempo per prendermi la rivincita!- lo minacciò bonariamente lei, affiancandolo.
- Mi scusi, non era mia intenzione vantarmi delle mie abilità, ma piuttosto godere dell'effimera ebbrezza che la vostra sconfitta oggi mi ha regalato- disse il giovane con aria sorniona. Subito dopo però il suo sorriso si spense e i suoi occhi tornarono ad essere torbidi specchi.
- Ricorda, se si vince una battaglia non è detto che si vincerà la guerra...- disse con voce greve e guardando lontano.
Ambra lo fissò sorpresa e cercò di spiegarsi quel repentino cambio di umore.
- Stephen, è tutto ok? - gli chiese incerta. Il ragazzo sospirò e sorrise amaramente, - Mai stato così meglio- mentì. Ambra lo squadrò e gli si piantò di fronte, decisa a confrontarlo.
- Fermo. Non mi sposto e non ti lascerò passare. Dimmi cosa ti turba- gli impose senza troppa dolcezza. I loro sguardi si incrociarono per un breve istante, i suoi determinati, quelli di Stephen rosi dal dubbio.
- Ambra, è meglio se in questa storia non ti impicci. Davvero- disse lui in un sospiro. Lei lo pugnalò con gli occhi e si impose a fatica di non saltargli al collo subito.
- Sai, è la stessa cosa che mi ha detto Rowan la notte dopo Halloween... C'è qualcosa che sapete e che io non so? Non sono scema, l'ho capito che sia tu che lui mi state nascondendo qualcosa. A questo punto non mi stupirebbe scoprire che anche Catherine sia al corrente di qualcosa e che mi stia evitando per non dovermelo dire- lo aggredì, - Perché? Perché mi state tagliando tutti fuori? - chiese dura e tagliente.
Stephen la guardò con lo stesso sguardo che aveva avuto Rowan, identico. L'unica differenza stava nella sicurezza di quell'occhiata. Se avesse insistito un po' forse avrebbe incrinato il suo muro più facilmente della parete indistruttibile che aveva incontrato con Rowan.
-Ambra... io non posso. Non posso parlare con te di quello che mi sta succedendo...- le confessò quasi con dolore, - Ti prego di capire...- aggiunse.
- Perché non puoi parlarmene? Io, te, Cathe l'abbiamo sempre fatto...- disse affranta, - Che cosa sta succedendo a tutti? Rowan aggredito, te intrattabile, Catherine svanita tranne nelle ore scolastiche... Io... Non lo so... - disse interrompendosi, non sapeva descrivere come si stesse sentendo in quel momento.
- Ambra, qualunque cosa sia, sappi che Catherine non centra nulla. Nemmeno io mi spiego il suo distacco...- disse confuso e rammaricato.
Si incamminarono di nuovo, in silenzio, aspettando che uno dei due trovasse un modo per riprendere la conversazione cambiando argomento. Il cielo chiuso e buio rendeva l'atmosfera ancora più insopportabile e la luce dei lampioni, gialla e innaturale era l'unica fonte luminosa.
Attraversarono un punto del percorso che era costellato di case abbandonate e per timore si avvicinarono l'uno all'altro.
- Fai attenzione...- le sussurrò Stephen all'orecchio, - Mi è sembrato di sentire un rumore- aggiunse poco dopo.
Ambra si strinse gli spallacci dello zaino con le cose della palestra e cercò di mantenere calmo il cuore impazzito. Sentiva l'ansia crescere ad ogni passo e ogni fruscio diventava il movimento di qualcosa di potenzialmente pericoloso.
- Stephen... che ne dici se riprendiamo il discorso di prima un'altra volta- disse un po' senza pensare, per coprire con la voce altri eventuali suoni inquietanti. Il ragazzo annuì.
- Mi sta bene, magari ci prendiamo un caffè o una cioccolata calda e ne parliamo- rispose, se possibile, più nervoso di lei. Entrambi avevano in mente l'aggressione di un senza tetto che li aveva spinti ad iniziare il corso di Lai, ma soprattutto ancora fresca era la memoria dell'attacco del mercenario a casa di Alice.
Mancavano pochi metri alla fine delle case diroccate e per il momento non avevano visto nessuno, a parte un gatto. Sulla strada libera, sarebbero stati più esposti, ma se non altro, avrebbero visto chiunque avesse voluto avvicinarsi.
- Manca poco dai...- si incoraggiò con un sussurro.
- Quando arriva tuo fratello? - chiese sempre più agitata, c'era qualcosa che non le piaceva, in quel posto, quella sera.
- Dovrebbe essere qui a momenti...- fu la breve ed incerta risposta. Ambra sospirò e accelerò il passo.
- Togliamoci di qui- disse prendendo l'amico per mano, ma un nuovo rumore ebbe il potere di gelarle il sangue nelle vene.
- Hey! -.
Un brivido di terrore li gelò sul posto.
- Dove credete di andare. Non abbiate fretta- disse la voce spaventosamente vicina.
Ambra si voltò tremante, sorpresa che il suo corpo rispondesse ancora ai comandi della sua testa completamente in tilt. Davanti a loro, in mezzo alla strada, avvolto da un mantello scarlatto, illuminato da un unico lampione, stava un uomo.
Ambra lo riconobbe all'istante e sentì le ginocchia diventarle di burro. Avrebbe mille volte preferito che un disperato le chiedesse il portafogli piuttosto di rivedere quell'uomo. Eppure il cacciatore di Halloween li fissava a pochi metri di distanza con un ghigno orribile a storpiargli la faccia.
- Buonasera signorina, anche oggi in buona compagnia; questa volta una recluta... Comincio a pensare che lo siate anche voi...- disse con un mezzo sorrisetto.
-Io...- la voce le si ruppe e scemò in un secondo. Stephen si parò di fronte a lei e squadrò con aria aggressiva il mercenario.
- Lasciala stare e dimmi che cosa vuoi- disse con voce sicura. Paradossalmente sembrava che la paura di essere rapinato fosse maggiore rispetto a quella che era in grado di incutergli quell'uomo.
Ambra fissò la schiena di Stephen sentendosi una rammollita. Era la seconda volta che qualcuno prendeva le sue difese. Lei, che tutta la vita aveva cercato di rendersi abbastanza forte da cavarsela da sola, ora si stava accorgendo di dipendere moltissimo dai suoi amici.
- Stephen che cosa fai? Come fa a conoscerti?- chiese ancora frastornata dalla paura. Il ragazzo l'avvolse con un braccio cercando di confortarla.
- Ambra, quello è una spia...- le disse senza che le parole potessero assumere un significato alle sue orecchie.
- Una spia, o mercenario...- ripeté l'uomo con tono smielato, - Una definizione che non ci dà merito. Io sono un professionista a servizio della mia patria- commentò quasi annoiato, - Sono una spia, e sono qui, beh... per uccidervi- disse con semplicità, sfoderando una lunga spada, mentre alle sue spalle si avvicinavano i fari di un'automobile.
~~~
Stephen stava sudando freddo, ma di fronte alle lacrime silenziose e inconsapevoli di Ambra non poté evitare di mettersi in mezzo e fare lui stesso da scudo per la sua amica. Personalmente avrebbe trovato altrettanto spaventoso trovarsi accerchiato da un gruppo di poveracci affamati, ma era confortante sapere di avere un solo avversario e suo fratello in arrivo. Tuttavia i fari che avevano distratto tutti e tre non erano quelli familiari della punto sgangherata di Andrea. Un grande macchinone nero frenò a pochi metri da loro, scivolando su un filo di ghiaccio e fermandosi in un grosso sbuffo di condensa. L'uomo sembrava sorpreso quanto loro e puntò la sua spada verso i nuovi arrivati. Due sagome scure scesero dalla macchina, rese quasi invisibili dalla luce accecante dei fari dell'auto.
Stephen riuscì a distinguere un uomo e una donna e solo dopo alcuni istanti riuscì a capire di chi si trattasse. Il suo sollievo fu non poco e quasi subito anche Ambra smise di tremare rassicurata da quell'arrivo inaspettato.
- Lascia stare i ragazzi - disse la voce maschile al cacciatore, facendosi avanti nel cerchio di luce. Il cacciatore sorrise quasi amichevolmente al nuovo arrivato e si appoggiò alla spada osservandolo, - Oh messer Travis, qual buon vento? - chiese sarcasticamente.
Stephen si chiese come quell'uomo potesse conoscere il nome del capo dei Viaggiatori. A lui era stato detto da Libeth, nella lettera, ma probabilmente non tutti i cacciatori erano così male informati come gli avevano garantito.
Travis sospirò e guardò il suo avversario con aria minacciosa, - Il caso mi ha portato qui... per fortuna - aggiunse guardando anche verso di loro.
- Mi avete interrotto- gli fece notare il mercenario con sarcasmo e Stephen ne approfittò per spostarsi insieme ad Ambra, scambiando un'occhiata con Libeth che li accolse in macchina senza dire nulla.
- Lasciami fare il mio dovere, Viaggiatore... - minacciò l'uomo puntando la spada contro Travis. Era evidente che fosse scocciato dell'interruzione e ancora di più dal fatto che ora le sue prede fossero al sicuro nella macchina.
- Vattene via. Questi giovani non ti devono interessare- disse Libeth affiancando il collega.
Il mercenario si mise a ridere.
- State scherzando, vero? Quelle reclute diventeranno soldati pronti a farsi ammazzare, nella maggior parte dei casi, o ad uccidere qualcuno dei nostri. Capite? Non posso lasciare che vengano con voi. Ma ora che siete qui, avrò l'onore di liberare gli inglesi da voi cani- disse sferrando un attacco a sorpresa.
Travis e Libeth si scansarono, perfettamente sincronizzati. Sfoderarono un paio di coltelli ciascuno e ingaggiarono una piccola violenta battaglia danzando nei coni di luce dei fari e dei lampioni.
- Mi sembra di rivivere la notte di Halloween... - sussurrò Ambra, completamente catalizzata dai bagliori delle lame e dallo scontro mortale che stava avvenendo a pochi passi da loro.
Stephen non aveva la più pallida idea di che cosa fare. Non poteva far altro che rimanere a guardare, al sicuro in macchina. In quel momento si sentì incapace, inutile. I due Viaggiatori stavano rischiando la vita per loro. Per lui che aveva rifiutato il loro invito ad arruolarsi.
Man mano che il tempo passava, sempre più eventi improvvisi lo stavano lentamente portando a prendere una decisione differente. Si chiese, se non fossero arrivati loro, che cosa sarebbe successo a lui e ad Ambra. Si chiese che cosa ne sarebbe stato di loro, nelle sere successive a quella, se un altro cacciatore avesse deciso di ucciderli. Lui doveva accettare l'arruolamento, diventare un guerriero e tornare a casa. Quantomeno sarebbe stato in grado di difendersi da solo e di difendere le persone a lui care. Più rifletteva su questo pensiero più si convinceva che fosse l'unica alternativa. Ormai tutti i nemici e tutti i Viaggiatori lo consideravano una recluta. Nessuno di coloro che conosceva sarebbe stato al sicuro vicino a lui. Avrebbe dovuto capirlo prima, fin da quando aveva letto la lettera la prima volta: partire per il mondo lontano nel passato sarebbe stato il suo destino. Tutti questi pensieri gli attraversarono la mente in pochi attimi, accompagnati dallo stridere delle lame, le une sulle altre.
Ambra ancora non aveva staccato gli occhi dalle figure che danzavano nella notte e gli venne il dubbio che anche lei stesse formulando pensieri simili ai suoi, che anche lei fosse una recluta. In quel caso non avrebbe potuto accettarlo, non le avrebbe permesso di partire.
- Ambra...- la chiamò, ma dovette ripetersi perché come al solito non lo sentì subito.
- Ambra, ultimamente... hai per caso ricevuto lettere? - le chiese e per fortuna la faccia confusa che fece gli rispose da sola.
- Ti sembra il caso di fare ora una domanda del genere? - lo rimproverò, - Non ho mai ricevuto lettere, se saperlo ti conforta- aggiunse lapidaria, ma il suo contegno non durò molto, le crollarono le spalle e ricominciò a tremare.
- Steph... che cosa possiamo fare? - gli chiese subito, senza spostare gli occhi dal finestrino. Lui sospirò preoccupato ma non fuori controllo come la sua amica.
- Purtroppo temo che non possiamo fare molto...- rispose. Seguì lo sguardo di Ambra e raggiunse la figura di Libeth che in quel momento era in difficoltà e aveva già perso un coltello. Non gli sfuggì nemmeno un passaggio dello scambio di colpi e, in qualche modo, riuscì a prevedere quello che successe in seguito. Un brivido lo scosse dalla testa ai piedi, ma subito dopo, una lucidità che mai avrebbe creduto di avere gli permise di essere abbastanza svelto per coprire gli occhi di Ambra. Il suo sguardo rimase fisso sulla mano della Viaggiatrice che dopo aver tirato fuori una nuova arma aveva sferrato un colpo fatale al ventre del cacciatore.
- Steph! Che fai!- esclamò divincolandosi la ragazza.
- No- rispose lui ferreo, - Non aprire gli occhi- le ordinò e poi la girò di forza verso di lui. Solo a quel punto la lasciò andare, ma la tenne stretta tra le braccia, perché non vedesse il corpo inanimato del loro aggressore scivolare a terra in una pozza di sangue.
- Stephen, che cosa è successo? Sei pallido come un cencio! - esclamò Ambra tentando di divincolarsi.
- Ferma!- la supplicò lui trattenendo un singhiozzo, - Non guardare...- sussurrò. Vide che nonostante gli sforzi, la consapevolezza si stava facendo strada sul volto della ragazza.
- È finita? - chiese, - Stephen? -.
Stephen chinò la testa e senza riuscire a trattenersi scoppiò in una serie di singhiozzi strozzati e involontari che fecero compagnia alle lacrime di Ambra scossa tanto quanto lui. Quella notte aveva segnato la sua vita. Un uomo era stato ucciso davanti ai suoi occhi. Se lo sarebbe ricordato per sempre. Travis e Libeth li raggiunsero dopo poco e portarono con loro una ventata di odore metallico di sangue. Ad entrambi i ragazzi venne da vomitare e i due Viaggiatori li guardarono con pena e compassione.
- State bene?- Chiese Libeth dolcemente.
Stephen e Ambra si ricomposero.
-Si, stiamo bene. Grazie-.
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