Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

CAPITOLO 9

L'EMPORIO DI SISTO

Conca, 1427

Ambra aveva caldo.

Un caldo terribile e soffocante che le veniva da dentro e nemmeno l'aria gelida della notte riusciva a placarlo.

Rimanere fuori, sveglia, in quella notte di fine autunno, con la neve semisciolta intorno a lei, era stata un'ottima idea per mantenere una temperatura corporea accettabile.

Inoltre non aveva nessuna intenzione di passare il tempo a fissare il soffitto di una tenda, di fianco a Martha, dovendo sopportare i gemiti di dolore dei vicini e rivivendo ogni istante di quella cerimonia terribile.

Rimanere lì, in balia del gelo, le permetteva di pensare, di riposare, di calmare l'agitazione che la scuoteva.

Si tirò su le maniche molto lentamente per l'ennesima volta.

I suoi occhi erano in cerca di un segno, del marchio a forma di luna che avevano tutti.

Aveva visto quello di Martha, sul braccio: una luna rossa, crescente.
Tutti i nuovi allievi avevano poco alla volta trovato il loro, nei posti più disparati.

Alcuni sul volto, altri sulla schiena, altri ancora sulle gambe.
Lei però, non aveva nulla, nessun rossore, niente che indicasse un possibile marchio.

Fissò le sue braccia bianche quasi con delusione, con disappunto, perché a lei no?

In fondo avrebbe preferito ricevere quel segno, avrebbe voluto essere come gli altri per una volta.

Invece continuava ad essere quella diversa...

Sempre più confusa tornò a guardare gli ultimi carboni morire lentamente.
Si sentì intontita, stanca.

Tutto era accaduto troppo in fretta.

Appoggiò la testa sulle ginocchia e chiuse gli occhi.

Ebbe la tentazione di addormentarsi.

- Ti consiglio di andare a dormire nella tua tenda ragazzina. Fa freddo qui, non puoi ammalarti. Domani devi essere pronta per l'addestramento. Non sarà una giornata leggera- disse la voce seria di Daniel riscuotendola.

Lo guardò per un secondo chiedendosi perché non potesse semplicemente lasciarla lì e ignorarla, poi sospirò e si convinse.
Finalmente si alzò.

- Domani. All'alba- le ricordò ancora il cavaliere.

Lei annuì e si congedò.

Non aveva idea di dove fosse la sua tenda, non si ricordava.

Sorrise, avrebbe passato ancora un po' di tempo al fresco.
Si incamminò verso il bosco, ignara degli occhi d'aquila che l'osservavano dalla torre.

Camminò seguendo i fuochi fievoli delle fiaccole.

Le sembravano tanti piccoli fuochi fatui, spiritelli del bosco che le insegnavano la via.

Gli abeti e i pini slanciati l'uno verso l'altro coprivano il cielo creando con i rami una galleria; lì non c'era neve.

Il sottobosco notturno celava mille suoni e rumori.

Era buio e solo ogni tanto la luna gettava ombre soffuse sul sentiero.

Camminava strisciando i piedi, il corpo sempre più insensibile ai comandi. Inspirava piano l'aria gelida e il caldo cominciò a passare lentamente.

Si sciolse i capelli per la seconda volta di quella serata, ma non li rilegò. Lì lasciò cadere liberi sulle spalle come faceva solo quando era sola.

Si fermò a metà strada, si guardò intorno e contemplò la natura che la circondava.

Che bello... pensò.

Quel semplice pensiero le attraversò la testa inaspettatamente.
Che pace... fu il secondo, subito dopo.

Fu strano ammettere una cosa del genere in quel momento... eppure, per un istante, si sentì calma, parte di quel posto, quel bosco, quel mondo.

Si raddrizzò e imboccò il piccolo tracciato che portava alla tenda che le era stata assegnata. Si era finalmente ricordata dov'era.

Si avvicinò ai lembi socchiusi di stoffa grezza e pesante e li spostò infilandosi all'interno. Martha dormiva, adagiata su una delle due brande, sembrava tranquilla.

Si sistemò sull'altro letto e si sdraiò. Fece a malapena in tempo ad appoggiare la testa che si addormentò.

-Buongiorno...- bofonchiò Martha quando i corni riecheggiarono per il campo.

- Come ti senti? - Le chiese con un sorriso. Era già sveglia da un po' e aveva aspettato con pazienza il momento in cui si sarebbe ripresa anche lei.

Martha scosse la massa di ricci rossi e si strinse nelle spalle, sorrise anche lei.

- Mi sento magnificamente- dichiarò come se nulla fosse.

La guardò sorpresa e alzò un sopracciglio.

- Davvero?- chiese. La ragazza però annuì convinta.

- Mai sentita meglio. Tu? Come va? Il tuo marchio dov'è venuto?- domandò.

- Non mi ricordo molto di ieri sera e preferisco non pensarci troppo comunque...- Aggiunse abbassando la voce.

Ambra si strinse nelle spalle, incapace di dare una risposta.

Martha la guardò maliziosa e rise, - Ammettilo, ti è venuto in un posto troppo imbarazzante per dirmelo! - esclamò prendendola in giro.

Rise anche lei e glissò sull'argomento.

- Cosa dovremmo fare ora? - chiese distraendo l'attenzione.

- Credo che dovremmo mettere gli abiti che ci hanno dato e andare alla Torre, dopo... non lo so, spero ci daranno colazione- le rispose e cominciò a prepararsi.

Poi si fermò con un sorriso.

- Sai come ci chiamano? I francesi medievali intendo, sai che sono all'oscuro della nostra esistenza?- disse, immersa in un altro pensiero.

Scosse la testa e la guardò incuriosita, si era quasi dimenticata di trovarsi in un mondo reale in cui vivevano persone reali, civili e soldati.

Non si era fatta molte domande su ciò che ci sarebbe stato all'esterno del campo, ancora non ne aveva avuto il tempo.

Ma voleva sapere in realtà, più cose possibili. Sebbene per alcune cose il medioevo fosse simile al suo tempo, molte altre erano radicalmente diverse.

Aveva visto cos'era la magia e ora voleva vedere gli abitanti e conoscere le loro vite, vedere le creature fantastiche che la popolavano e conoscerne i misteri.

Martha rise di fronte alla sua espressione completamente catalizzata.

- Non sai nulla di tutto questo, vero? Nemmeno Rowan ti ha spiegato qualcosa? - chiese retorica, poi continuò.

- In ogni caso, per il popolo comune, noi siamo i Cavalieri del Tempo, parte della leggenda, o più raramente siamo le Ombre... e questo perché tutti i nostri cavalli sono neri, le nostre armature e i nostri mantelli sono neri... e il nostro simbolo è la luna, regina dell'oscurità...- disse.

- Direi che sono buoni motivi per un soprannome del genere- commentò.

Martha annuì.

- Io lo trovo un gran bel nome... un po' come quelli dei vostri... come li chiamate? I libretti ad immagini? - domandò.

Ambra sorrise divertita.

- Intendi i fumetti? Chi te ne ha parlato? - chiese curiosa.

Martha si strinse nelle spalle.

- Sai, vivo qui da sempre, la Francia del 1427 è piena di gente dell'Oltre da quando c'è la guerra, ho avuto modo di conoscere qualcuno...- disse e finì di allacciare gli stivali.

Ambra sospirò, si sistemò il mantello, pronta anche lei.

- Andiamo? - chiese poco convinta.

Martha si stiracchiò e annuì.

- Andiamo-.

Il suono lungo, basso e riverberante del corno si propagò per tutta la Conca: era l'adunata.

Corsero insieme a molti altri fino alla Torre, ansiose di sapere che cosa le attendeva per la giornata.

Il generale, con il suo bastone e il suo sguardo glaciale, era di nuovo sul suo piccolo palco.

Attese che tutti si disponessero ordinatamente intorno a lui e poi parlò.

- Dal momento che molte delle reclute non si sono ancora riprese dalla cerimonia, ritarderemo di un giorno l'inizio dell'addestramento per i nuovi allievi. Tutti gli altri, che si preparino. Tra due giorni lascerò il campo con un contingente di nuovi cavalieri, i giorni di digiuno per l'investitura saranno oggi, domani e il giorno della partenza. Prima di raggiungere la pianura e il resto dell'esercito, tutti sarete cavalieri. Possa la luna essere la vostra madre...- concluse infine allontanandosi a grandi passi e lasciando buona parte dei presenti confusi e disorientati.
- Che cosa dovremmo fare quindi? - domandò Ambra indecisa.

- Possiamo tornare a dormire? - chiese ancora visto che il sole stava appena spuntando.

Martha scosse la testa, - Ho un'idea migliore, ti farò conoscere mio papà- disse.

Ambra rimase contraddetta perché aveva capito che entrambi i suoi genitori fossero morti ma probabilmente si era sbagliata.

- Ti farò vedere dove ho abitato fino a quando non ho compiuto otto anni- disse orgogliosa ed entusiasta saltellandole intorno.

Sembrava una bambina, la fece sorridere.

-Prima però, troviamo qualcosa da mangiare- sentenziò colta da un crampo allo stomaco.

Martha si dichiarò d'accordo e mentre tutti si allontanavano, la trascinò verso la parte posteriore della torre.

Lì una porta secondaria dava sulle cucine.

Silenziosamente, con uno sguardo astuto, le fece segno di aspettarla lì, poi si intrufolò velocemente all'interno.

Riemerse dalla stessa porta con una pagnotta in mano e sghignazzando la raggiunse con il suo bottino.

- Sono brava, eh? - disse offrendole metà della refurtiva.

Ambra accettò con un sorriso grato.

- Brava tanto quanto pazza- le rispose.

- Cosa ti avrebbero fatto se ti avessero scoperto? - chiese.

La ragazza dai cappelli rossi scoppiò a ridere.

- C'è una specie di gogna qui, ma la usano raramente, c'è abbastanza solidarietà tra compagni e quindi non è un'esperienza troppo drammatica- disse con l'aria di una che aveva sperimentato l'esperienza più volte.

- Non penso di voler provare in ogni caso- disse piuttosto convinta.
Martha ridacchiò sotto i baffi.

- Sono abbastanza sicura che succederà anche a te. Ma per ora ci sono io che ti procuro cibo extra quindi non ti preoccupare- le disse facendole l'occhiolino.

Ambra sorrise e la seguì lungo il sentiero che portava al lago.

Camminarono nel silenzio degli alberi per un po'.

Incrociarono alcune pattuglie che si allenavano e la ronda a cavallo.

Ambra cercò sempre tra i volti quello di Stephen che stranamente non si era ancora fatto vedere.

Si sarebbe aspettata di trovarlo subito ma magari avrebbe fatto meglio a chiedere.

Sospirò e cacciò quei pensieri, riservandoli per un altro momento.
- Stiamo uscendo dal campo? - chiese invece.

Martha scosse la testa, - No, non ci è permesso. Non si può uscire se non si è parte di una ronda, una missione o si faccia servizio di scorta per i carri di rifornimenti. Tra un po' siamo arrivate comunque- le disse allegramente.

Il sentiero sbucò nel prato secco che circondava lo specchio d'acqua, gelato solo un po' in superficie.

Costeggiarono l'area dedicata ai tornei, che era un tripudio di colori e stendardi, e l'area per l'addestramento a cavallo.

Videro in lontananza i destrieri pascolare poca erba nei loro recinti.
Ambra si lasciò assorbire dal paesaggio.

- Qui fanno la giostra?- chiese studiando lo spazio rettangolare e i rudimentali spalti che la costeggiavano.

Martha annuì, - Sì, qui è un po' come il parco divertimenti...ci sfidiamo tra di noi e testiamo le nostre capacità. Ma la partecipazione è limitata- le spiegò.

Fischiò di stupore e poi un grosso casolare in legno pietra e paglia attirò la sua attenzione.

- E quello... cos'è?- chiese stupita.

Martha le indicò orgogliosa con un gesto del braccio quel posto così particolare.

- Questa... è casa mia- annunciò felice.

- Ma è anche l'emporio del campo. Qui si trova di tutto- aggiunse saltellando verso l'ingresso.

Ambra si avvicinò più lentamente contemplando quella struttura così insolita.

Non era enorme, ma era comunque di dimensioni considerevoli, le ricordava un po' i capannoni della valle abbandonati.
Questo però era in legno e in buone condizioni, disordinato in maniera impressionante.

Metà della struttura poggiava sul terreno, l'altra metà su palafitte e da un lato si allungava un molo pieno di oggetti da pesca, cosa che la stupì perché non avrebbero dovuto esserci pesci in montagna, e poi una piccola barca, incastrata tra la spiaggetta e il ghiaccio, dimenticata.

Martha la richiamò con uno strillo ma lei ancora non aveva finito, sul lato destro dell'edificio un piccolo stallo offriva riparo a una giumenta e due capre e anche ad un carro vecchio di legno.

Nell'insieme non assomigliava ad un emporio, ma la ispirava e per certi versi lo trovò accogliente.

Martha arrivò di corsa per trascinarla dentro.

- Guarda che se ti incanti qui fuori, da dentro non esci più - scherzò.

Finalmente Ambra si mosse per entrare e, come Martha aveva previsto, una volta dentro rimase senza parole.

In ogni angolo erano ammucchiati ogni sorta di oggetti: dai cesti alle falci, dalle posate alle coperte, dalle viti a veri e propri oggetti, costruiti in modo grezzo.

Vicino all'ingresso era appeso una specie di acchiappa sogni decorato con pigne e frutta con il guscio.

Il soffitto sembrava lontanissimo, la luce era poca e filtrava attraverso numerosi strati di polvere.

Martha non le diede il tempo di rimanere ad osservare ancora a lungo, la prese e la trascinò con sé.

Man mano che si addentravano in quel disordine, Ambra si rese conto di come quel disordine rivelasse una cura e un'attenzione minuziosa.

In realtà, tutto aveva un posto e stava al suo posto.

Tutto, a dispetto della polvere che vorticava in aria, era pulito e integro. Tra gli scaffali stracolmi non si vedevano ragnatele e il pavimento di legno liscio, usurato dagli anni, era lucido come uno specchio.

Zigzagando tra pile di oggetti curiosi finalmente raggiunsero il fondo dell'emporio.

Davanti a un bancone lungo e pieno di altre cianfrusaglie si fermarono.
-Adesso aspettiamo- le disse Martha con un sorriso.

- Che te ne pare? - le chiese ancora sbuffando su un riccio rosso che le era finito sugli occhi.

Sorrise e si strinse nelle spalle.

- Lo trovo un posto straordinario- disse guardandosi intorno.

- Grazie signorina, ne sono felice- disse una voce stanca ma sincera che le arrivò da dietro.

Si voltò di scatto, spaventata.

Un vecchietto sdentato rise beatamente di fronte alla sua reazione.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro