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CAPITOLO 8

IL SILENZIO DELLA NOTTE

Conca, 1427

La custode del ciondolo era sparita, nel buio della notte, senza che il generale se ne accorgesse. L'aveva lasciato da solo a gestire una situazione di cui era particolarmente preoccupato senza dargli spiegazioni o indicazioni. Non era mai successo che un novizio durante la cerimonia e l'imposizione del marchio non provasse dolore. Era necessario. Ognuno di loro doveva sperimentare una quantità di dolore sufficiente a sopportare meglio il dolore futuro. Tutti avevano affrontato quel passaggio, anche lui. Il Generale aveva notato subito che qualcosa non andava, quella cerimonia era stata diversa da tutte le altre e non si spiegava come potesse essere possibile. La nuova recluta era arrivata all'ultimo, oltre ogni ragionevole scadenza per ricevere il marchio dei cavalieri del tempo. L'aveva già vista prima, quel pomeriggio, la ragazza di cui Libeth gli aveva parlato, la stessa che piaceva a suo figlio ed era sparita fino quasi al momento della cerimonia chissà dove nella Conca. Avrebbe dovuto tenerla d'occhio, in primo luogo perché era entrata in contatto con gli inglesi e con suo figlio e non poteva escludere il fatto che fosse una spia,  in secondo luogo perché aveva suscitato qualcosa in Rowan che avrebbe potuto distrarlo dai suoi doveri di Figlio del Tempo. La ragazza non sapeva nulla del mondo in cui era venuta a combattere, almeno in apparenza, e ora aveva alterato gli esiti della Cerimonia. Non gli piaceva, faticava a vedere in lei un buon soldato, contrariamente a tutti gli altri. Raramente reclutavano ragazze nell'Oltre, perché spesso non erano abbastanza forti, fisicamente ed emotivamente, per affrontare la vita medievale  e la guerra che stavano combattendo. Per essere una ragazza dell'Oltre quella giovane era strana, silenziosa, imprevedibile, molto più allenata di tanti giovani che erano giunti alla Conta, molto più attenta e riflessiva. Se ben addestrata, avrebbe potuto essere un'arma pericolosa, ma la sua imprevedibilità poteva diventare un'arma a doppio taglio. Aveva il sentore che dietro all'apparente calma e ingenuità della  ragazza si nascondesse un'anima pericolosa. Si chiese se fosse stata una buona idea accettare di addestrarla come cavaliere, forse sarebbe stato meglio abbandonarla agli inglesi. Forse avrebbe dovuto mandarla lo stesso al campo degli arcieri da dove veniva Harvey, tra i ranghi degli arcieri sarebbe stata meglio. 

Continuava a guardarla, mentre piangeva sulla sua amica che invece non presentava nessuna anomalia, affetta dai tormenti del marchio.

Il Generale, tormentato da mille dubbi, senza spiegazioni, senza indizi, si avvicinò al palco e si preparò a chiudere la cerimonia, mantenendo all'esterno la sua espressione impassibile.

- Cavalieri! I marchi sono fissati indelebili su questi giovani cavalieri. È giunta l'ora di riposare- disse con tono solenne.

- Domani inizieranno gli addestramenti. Convoco ora il consiglio del campo. Possano le stelle essere sempre la vostra guida...- aggiunse e si dileguò a grandi passi verso la torre. Sperando che durante la riunione qualcuno potesse aiutarlo a capire come procedere.

Libeth fu la prima a raggiungerlo, poi Daniel e gli altri maestri, i suoi principali sottoposti che l'avevano seguito sulle montagne e per ultimo arrivi anche Rowan. Nessuno di loro sembrava molto felice di essere lì, ma dovevano affrontare la questione della cerimonia al più presto. Sebbene fosse certo che quella notte non sarebbe riuscito a dormire in ogni caso. Si sedette sul suo scranno e fece versare una coppa di vino per tutti poi sospirò.

- Signori miei, ho la sensazione di non essere stato l'unico a notare la giovane recluta che non ha ricevuto il marchio...- disse per introdurre l'argomento e tutti annuirono.

- Quello che vorrei mi aiutaste a capire meglio è perché con lei non abbia funzionato- disse.

- La maga non ha detto nulla sulla ragazza, né su nessun'altro- aggiunse.

Tutti rimasero in silenzio. Libeth sospirò appoggiandosi sul bracciolo del suo sedile come se un peso la opprimesse. Si sentiva in parte responsabile di quell'imprevisto, essendo stata la Viaggiatrice che aveva portato Ambra nel passato.

- Nemmeno io riesco a spiegarmelo, non credo sia mai successo che qualcuno rimanesse senza marchio dopo il giuramento. La magia è potente, nessuno potrebbe resistere...- gli disse con la fronte corrugata.

- Ne sono a conoscenza- commentò atono il Generale. La Viaggiatrice annuì. Qualcun altro provò a dare una spiegazione e una soluzione al problema ma nessuno in realtà aveva idea di come reagire.

Rowan, in fondo al tavolo, seduto in disparte, sembrava turbato. Il Generale lesse in quello sguardo la preoccupazione per la sorte di quella giovane e seppe che probabilmente aveva qualcosa in mente che la riguardava e che non gli piaceva. Si appoggiò con i gomiti e lo richiamò all'attenzione.

- Rowan, cosa pensi tu di tutto questo? - chiese.

Il ragazzo non si mosse di un millimetro, solo con gli occhi lo sfiorò un attimo. Gli stava chiedendo di non obbligarlo a rispondere oppure che non aveva nulla da dire. Conoscendolo però, fu più propenso a credere alla prima teoria e decise deliberatamente di ignorare la richiesta.

- Figlio, scrivi ciò che pensi- ordinò a fior di labbra. Più volte aveva ricevuto da lui consigli migliori che da altri ministri o consiglieri, si fidava abbastanza della sua opinione. Il giovane cavaliere prese la sua lavagna e scrisse solo una domanda, - Potrebbe essere la Stella?- suggerì.

Tutti cominciarono a bisbigliare di fronte a quella proposta inaspettata. Nessuno aveva pensato a quella possibilità, nessuno lo credeva possibile. Nessuno tranne lui e Libeth sembrò considerare seriamente quell'opzione. Nessuna canzone parlava della stella in quel modo, che sarebbe venuta in silenzio, senza dolore, ma non era mai stato detto il contrario... ma la mancanza del marchio? Come avrebbero potuto spiegarla? Discussero ancora a lungo, la notte si fece fonda e il fuoco di fronte alla Torre si estinse.

Quando fu saturo di parole e ipotesi il Generale interruppe i discorsi dei presenti.

- Grazie per avermi complicato ancora di più le idee...- disse con un sorriso stanco, cercando di smorzare la tensione che era cresciuta.

- Non penso sia necessario approfondire oltre. Ora, quello che possiamo fare è osservare la ragazza e vedere come si comporta. Potrebbe rivelare altri indizi...- concluse congedando tutti i presenti.

- Lascerò il campo tra due giorni, il re ha bisogno di tutti i generali a nord... stiamo perdendo terreno, ormai solo le montagne sono un posto sicuro per noi. Si teme un assedio a Orleans... quella città è l'ultimo baluardo che ci separa dagli invasori inglesi- spiegò con durezza.

- Se solo la ragazza fosse davvero la Stella...- sussurrò una delle maestre del campo.

Il Generale annuì, - Possiamo sperarlo, ma non sarà la Stella da sola a vincere la guerra. Voi maestri assicuratevi di fare un buon lavoro con i novizi. Insegnate loro a mirare con precisione, a colpire senza incertezza. Non voglio che si ripeta un altro incidente- disse allusivo.

- Tu Viaggiatrice.. dovrai tornare nell'Oltre. Hanno bisogno di te- disse a Libeth che annuì.

- Non ho altre indicazioni per voi. Potete andare a dormire- disse.
Tutti si alzarono e uscirono e Rowan fu di nuovo l'ultimo.

Il Generale lo guardò allontanarsi e sospirò. Prese la sua coppa e si versò altro vino. Dato che non prevedeva di prendere sonno a breve, tanto sarebbe valso godersi la veglia.

~~~

Rowan uscì dalla torre nell'aria gelida della notte. Il cerchio del falò mandava ancora un po' di calore e gli permise di non correre di nuovo dentro per fuggire al freddo. La luna stava lentamente sparendo dietro ai monti e la notte era sempre più buia, grandi nuvole stavano arrivando da nord e promettevano neve per il giorno successivo.

Sospirò stanco. Gli era mancato quel posto, quelle montagne, quell'aria tagliente, ma non gli era mancato suo padre. Non gli erano mancati i suoi ordini sebbene gli mancassero le sue missioni lontane, i combattimenti. Era arrabbiato perché l'aveva obbligato ad ammettere ciò che lo preoccupava di più: che Ambra fosse la stella. Ne era quasi certo, era una sensazione forte al petto che percepiva e non gli piaceva. Se si fosse sbagliato, ne sarebbe stato felice, ma se avesse avuto ragione, Ambra sarebbe stata la più vulnerabile di tutti, avrebbe corso ogni pericolo, gli inglesi avrebbero tentato di ucciderla in ogni modo per infrangere la profezia.

Rowan sapeva che non poteva permetterlo perchè l'aveva promesso a Stephen e l'aveva promesso a se stesso. Si chiese, impotente, come avrebbe potuto onorare quella promessa. Avrebbe dovuto lasciare Ambra nell'Oltre... sarebbe stato meglio per tutti. Eppure non riusciva ad immaginare di saperla lontana da lui... e fu in quel momento che la vide. Immobile, seduta al limite del cerchio di fuoco, ancora nel suo vestito leggero, blu notte, Ambra era quasi indistinguibile, talmente era mimetizzata. Ma lui non ebbe difficoltà ad individuarla. Si chiese perché fosse ancora lì. Si chiese se stesse bene, se avesse male da qualche parte, se avesse freddo. Ma la sua lavagnetta rimase vuota. Non era quello il suo dovere; avrebbe dovuto mandarla alla sua tenda, non poteva mancare di farle seguire il coprifuoco.
Si avvicinò lentamente, non si fece vedere subito.

Ambra era a testa china, non l'avrebbe notato comunque, sulle guance il riflesso del fuoco rendeva evidenti le scie argentate delle lacrime ancora fresche. Era distrutta, non era più la ragazza innocente e distratta che aveva incontrato. Vedeva crescere intorno a lei una corazza sempre più ruvida, per celare la grande fragilità che stava all'interno. Si sentì terribilmente in colpa.

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