CAPITOLO 7
LA CERIMONIA
Montagne francesi
Anno del signore 1427
Rowan era frustrato. A causa di Ambra, di Libeth, di suo padre, degli inglesi e di Harvey. Era riuscito a controllarsi con Daniel tutto il pomeriggio, era riuscito a controllarsi con Ambra. Ma lei era sparita e lui aveva dovuto trattenersi con suo padre, aveva dovuto sopportare la sua disapprovazione e ad accettare il suo castigo. Ora era costretto a danzare con Charlotte, nonostante non ne avesse alcuna intenzione. Era riuscito ad evitarlo fino a quel momento. Aveva sperato che Ambra non scoprisse nulla, che non lo vedesse insieme alla sua fidanzata, ma nonostante tutto, non aveva potuto evitarlo. Inoltre Ambra avrebbe dovuto accettarlo. Stare con Charlotte era quello che lui voleva, quello che doveva volere, per il suo bene e quello della sua famiglia e anche per il bene di Ambra. Doveva volerlo per suo padre. E per sua madre. Però non poteva negare la sensazione fastidiosa di star facendo qualcosa di sbagliato. Tra un giro di danza e l'altro tali pensieri lo distraevano. Charlotte gli aveva già lanciato un'occhiata inquisitrice e ora faceva attenzione ad ogni sua mossa. Rowan si costrinse a più attenzione o al giro successivo avrebbe sbagliato di nuovo il passo di danza. Charlotte era estremamente irritabile su quei dettagli, sebbene di solito fosse una ragazza per bene, quando ne andava della sua reputazione era intransigente. Era abituata ad essere una dama e un Cavaliere rispettata e ammirata. Era la futura sposa del Figlio del Tempo quindi non poteva commettere errori. E non lo permetteva nemmeno a lui. Per questo Rowan l'aveva apprezzata nel tempo, lo aveva spesso aiutato a rimanere in riga a non commettere errori sull'onda di impulsi emotivi, ma questa volta non voleva sentirsi vincolato, non voleva sentirsi dire cosa fare anche da lei, non aveva nessuna intenzione di discutere ancora. Decise di abbandonarsi alla musica e di farsi guidare dalla ragazza. Non era la prima volta che danzavano insieme e i balli delle feste alla Conca non cambiavano da anni, non faceva fatica a stare al ritmo. Tuttavia non condivideva lo spirito gioioso dell'occasione. In realtà non gli piaceva danzare e non gli piacevano le feste, né lì, né nell'Oltre; non era quello il suo campo. Ma un ricordo velato di nostalgia lo tradì su quella convinzione. Come un flash ripercorse gli eventi della festa di Halloween: la musica, le luci e i colori, lui e Catherine, a soprattutto lui e Ambra e i pochi minuti prima che il mercenario inglese li trovasse, la notte sul divano. Quella era stata una festa che aveva apprezzato... Sospirò e Charlotte lo squadrò alzando un sopracciglio.
- Stai perdendo il ritmo- gli fece notare. Rowan sospirò di nuovo. Non avrebbe interrotto la danza per scrivere che lo sapeva.
~~~
Martha la guidò di nuovo vicino al falò.
- È bello vero? - chiese osservando le fiamme.
Ambra annuì appena con un sorriso, - Molto- rispose.
- Sembra tutto così surreale. Fino a pochi giorni fa vivevo una vita normale, in un mondo diverso da questo, e ora sto per partecipare ad una cerimonia magica... non so nemmeno cosa mi aspetta dopo. Tu che sei qui da più tempo, sai già cosa faremo? - chiese poi curiosa.
Martha sorrise e annuì. Sembrava capire davvero il senso di spaesamento che stava vivendo Ambra, una luce comprensiva le aveva illuminato gli occhi.
- Posso iniziare col dirti cosa succederà domani. Dopo la cerimonia tutte le reclute, compresa me, riceveranno le proprie cose per la vita nella Conca: la tunica, il mantello, la ciotola per il cibo eccetera e poi inizierà l'addestramento. L'addestramento sarà tutto ciò che faremo. Addestrarsi, mangiare e dormire. E non sono così sicura che avremo tempo per le ultime due cose...- disse.
- Per il cibo e per lavarsi come hai visto c'è la Torre. Ma non c'è solo l'infermeria o la stanza da bagno. Ci sono anche la cucina e la dispensa e gli alloggi per il re e i generali quando vengono in visita, l'armeria, la fucina e la legnaia. Mentre i fienili sono vicini ai recinti dei cavalli e del bestiame- spiegò. - Magari ti farò vedere tutto con calma nei prossimi tempi. Anche se non ho ancora ricevuto il marchio vivo qui da tanto tempo, quindi conosco molto bene il campo-.
- Sarebbe per me un piacere, grazie...- disse Ambra davvero riconoscente per l'aiuto che le era stato offerto. Martha le avvolse le spalle con un braccio.
- Ci mancherebbe... è il compito affidatomi dal Figlio del Tempo in persona, non posso mica rifiutarmi. E poi mi stai simpatica. Sei diversa dalla gente dell'Oltre che di solito arriva alla Conca- disse e poi piroettò su se stessa.
- Sei pronta a diventare un'allieva ribelle? - le chiese come se tutto quello fosse stato solo una premessa alla domanda fondamentale. Ambra sorrise, si strinse nelle spalle e scosse la testa.
- Non credo lo sarò mai...almeno non intenzionalmente- rispose e Martha si mise a ridere.
- Dicono tutti così - la schernì facendole l'occhiolino.
Ambra sbuffò e sorrise, - Staremo a vedere. Al momento non ho le energie per fare nulla...- si lamentò e la giovane recluta dal vestito verde le saltellò di fronte.
- Non puoi avere sonno. Tra poco chiameranno tutti a raccolta- la avvisò e Ambra annuì consapevole.
- Ti ricordi il giuramento? - le chiese ancora Martha un po' preoccupata e Ambra si bloccò, cercando di richiamare alla memoria tutto l'enunciato. Non fece in tempo a rispondere che l'altra ragazza la trascinò da parte.
- Questo sì che è un problema- disse preoccupata, - Vieni, spero di riuscire a fare in tempo. Non si può sbagliare nemmeno una sillaba. Non si scherza con la magia.- aggiunse iniziando subito a recitarle il giuramento.
Un corno riverberò nel bosco basso e profondo. I gufi lanciarono le loro grida di allarme in un concerto stonato e inquietante. Tutti, come per magia si fermarono di colpo. La musica si interruppe e tutto si fece silenzio per un lungo istante. Poi il rumore di alcuni lenti passi trascinati spezzò la quiete della notte.
- È ora- sussurrò Martha. Sul suo volto, per la prima volta, il sorriso era scomparso, per lasciare spazio ad un'espressione seria e solenne.
- È ora di entrare a far parte di questo mondo- aggiunse Ambra sospirando. La sua vita era cambiata, troppo in fretta, e presto sarebbe cambiata di nuovo. Si avvicinò a Martha con un nodo alla gola. Avrebbe dato qualunque cosa per vedere tra la folla il volto di Stephen, il volto di Rowan; un sostegno, una consolazione, un incoraggiamento. L'unica cosa che poté fare fu prendere la mano di Martha e poi quella di un altro ragazzo, un'altra recluta. Insieme formarono un semicerchio, tutti i novizi, in un intreccio di dita. Gli altri stavano dietro, in ordine. Davanti a loro stava il falò, ormai alla fine, e oltre ancora, a fare da sfondo, la Torre. In mezzo, era stato costruito una specie di piccolo palco, di legno, poco più di una pedana. Il Generale in persona, l'uomo con il bastone, vi salì sopra, e se possibile, il silenzio si fece ancora più assoluto. Tutti erano immobili. Ambra osservava la sagoma di quell'uomo, colui che doveva essere la loro guida, il loro punto di riferimento, e lo vedeva sfuocato e tremolante, attraverso il calore delle fiamme.
- Soldati! Cavalieri! Giovani reclute!- esclamò il Generale reclamando ancora più attenzione.
- Questa sera, con la luna come nostra testimone, celebreremo la nostra alleanza con il cielo. Questa sera, i giovani e coraggiosi membri del nostro esercito riceveranno il loro marchio- annunciò con solennità e tutti annuirono in silenzio.
- Dovremo dare loro una guida, un nuovo mondo in cui vivere, dovremo insegnare loro cosa vuol dire combattere... loro giureranno fedeltà alla nostra causa, alla fede, al coraggio e alla pace. Loro diventeranno come voi, come me, fratelli e sorelle...- disse, sottolineando l'importante necessità di un'unione tra commilitoni.
- La guerra sembra essere giunta ad un punto di svolta, starà a noi darle la direzione giusta. Potrebbe essere l'anno della stella. E' tanto che aspettiamo. Prego perché la luna benedica uno di questi ragazzi, nella speranza che finalmente la Francia possa tornare libera- disse ancora in tono severo.
- Siano le stelle la vostra guida e la luna la vostra madre- augurò a tutti, usando il tipico saluto del campo e infine scese dal palco.
Ambra cercò di controllare la tensione e di ricordare il giuramento. Era quasi giunto il momento. Guardò la luna, solo una spettatrice, indifferente alle vicende degli uomini e sorrise. Poi una donna comparve nel suo campo visivo: piccola, curva, coperta di stracci, come una mendicante. Aveva capelli straordinari: bianchi, candidi come la neve, lunghissimi, le incorniciavano un viso ancora più incredibile. Sembrava che avesse una maschera di cartapesta; un'infinita ragnatela di rughe le disegnava il corpo, raccontando storie di tempi lontani. La bocca sottile sembrava un taglio scuro, non aveva denti che riflettessero la luce del fuoco, ma era aperta e sillabava parole arcane e incomprensibili. I suoi piccoli e profondi occhi, vagliavano ogni recluta, ogni soldato, ogni cavaliere, uomo o donna, di quel semicerchio.
Ambra notò che il leggero bagliore che illuminava quegli occhi era solo un riflesso delle fiamme e realizzò che quella donna era cieca. I suoi occhi erano in realtà completamente bianchi. Ambra rabbrividì trovando quella situazione sempre più inquietante e di riflesso strinse la mano a Martha, in cerca di conforto. Seppe che la donna stava guardando lei, percepiva il suo sguardo, lo sentiva. La donna, appoggiata ad un bastone ritorto, decorato da simboli misteriosi, si avvicinò ai resti del falò. Lentamente, in modo quasi esasperante, si chinò per raccogliere in una mano della brace ardente. Attraverso le lingue di fiamma e le vampate di calore Ambra la vide quasi trasparente, sfuocata, ma seppe che incredibilmente quella donna non si stava bruciando. Qualcuno aveva lanciato grida di paura, altri di stupore. Un ragazzo aveva tentato di fermarla ma era stato trattenuto. Ambra non poteva fare a meno di osservare attentamente la prima manifestazione di quella che Rowan aveva descritto come magia. Ora, era incantata. Tutti lo erano. Aspettavano immobili un'azione della vecchia maga. Ad un tratto si mosse, aprì la mano. Rivelò che al suo interno non c'era un carbone ardente ma un ciondolo, a forma di stella, sovrapposta a una luna: incandescente, rosso, caldo come il fuoco stesso. La vecchia continuava a parlare, di fronte a tutti loro sconvolti. Il ciondolo non si raffreddò, anzi, si illuminò sempre di più, scaldandosi man mano che il tempo passava.
Tutti come se un'unica mente avesse deciso per loro, iniziarono a pronunciare il giuramento. Ma Ambra no. Lei seguì il labiale della donna, cercando di capire cosa stesse dicendo, sorda a ciò che stava succedendo intorno a lei. Come ipnotizzata. Seppe recitare solo l'ultima frase: " Possano le stelle essere la nostra guida, la luna la nostra madre". Poi la radura di nuovo fu silenziosa. Per un lungo istante di nuovo nessuno si mosse, tutti si guardarono, tutti cercarono i primi segni del marchio. Ma la vecchia stava ancora parlando e Ambra non staccò gli occhi da lei nemmeno un istante. La luce abbacinante del ciondolo l'accecò diventando per un secondo bianco, illuminando tutta la radura come se fosse stato giorno. Come se quello fosse stato il segnale che la magia si era compiuta, l'attimo dopo, ognuna delle reclute cominciò ad urlare. Tutti tranne Ambra sembravano afflitti da un dolore lancinante. Grida strazianti riecheggiarono in tutta l grande radura mentre Ambra immobile, terrorizzata, nel panico, consapevole di essere l'unica a non aver avvertito nulla si guardava intorno smarrita, in cerca di una spiegazione. Martha di fianco a lei era crollata a terra, piangeva rannicchiata, con gli occhi sbarrati, stringeva il suo braccio sinistro spasmodicamente. Niente in quel groviglio di vestiti, capelli ricci e lacrime, le ricordava la ragazza allegra e spensierata che le aveva fatto compagnia tutta la sera. Ambra si chinò su di lei, provò a parlarle, a confortarla, ma la risposta furono solo altre grida. Si chiese perché stesse accadendo, perché tutti tranne lei stavano soffrendo in modo inimmaginabile. Si chiese perché tutti gli altri, Cavalieri e non, non li stessero aiutando. Tutti erano immobili e osservavano. Nei loro occhi il ricordo della loro cerimonia. Cercò con lo sguardo qualcuno che potesse aiutarla.
Perché lei no? Perché tutti soffrivano e lei no? Poteva essere un pensiero strano se estratto dal contesto. Chi mai vorrebbe soffrire? Ma quando si è gli unici ad essere diversi, benché magari in una posizione apparentemente migliore, è inevitabile chiedersi cosa ci sia di sbagliato. Ambra si chiese se fosse perché non aveva pronunciato il giuramento. Se fosse stato per quello, quali sarebbero state le conseguenze. Significava che non avrebbe potuto continuare la sua vita li? Non era adatta? Era stata benedetta da qualcuno? Perché? Non riusciva a capire con la sua mente traumatizzata che cosa stesse succedendo. Si sentì in quel momento come quando da bambina si era persa nel supermercato. Si era sentita in un incubo, sperduta, abbandonata. Si sentiva allo stesso modo, ma in modo esponenzialmente peggiore. Guardò la vecchia, i suoi occhi color latte. Nessuna emozione traspariva da quello sguardo. Il generale invece la guardava stupefatto, cercando una spiegazione come lei a quella situazione inusuale.
Ambra crollò sulle ginocchia e abbracciò Martha ancora in preda agli spasmi di dolore. Si guardò intorno e trovò Rowan che la stava fissando. Lo supplicò con lo sguardo, aveva bisogno di lui, per superare quella situazione. Ma lui era il primo che l'aveva abbandonata, ma i suoi occhi erano gli unici ad essere preoccupati, sconvolti, tanto quanto i suoi. I suoi occhi blu parlavano al posto delle parole. Parlavano per lei, ma non riuscivano a tranquillizzarla.
Martha le strattonò il vestito e la implorò di aiutarla. Ma Ambra era impotente, di nuovo non poté fare nulla se non abbracciarla e accarezzarle i capelli per spostarli dalla sua fronte sudata. Per un attimo Ambra pensò che sarebbe svenuta. La sua testa cominciava a fare male, come se pulsasse e ogni momento la pressione aumentava. Ambra si chiese se l'effetto della magia era iniziato anche per lei, ma non era ancora un dolore particolarmente forte. Pensò che forse era solo una conseguenza della tensione. La vista le si appannò, poi tornò, ma iniziò a vedere doppio e tutto sfuocato. Confusa e chiuse gli occhi e sentì il dolore mentre cresceva sempre più forte. Il corpo le tremava senza controllo, si sentiva bruciare ovunque. Ma durò solo un attimo, come era iniziato, tutto sfumò. Era stata solo una vampata, non aveva avuto nemmeno il tempo di urlare. Eppure aveva il fiato corto, boccheggiava in cerca d'aria fresca, il falò morente le sembrava una fornace, tutta la pianura le sembrò produrre un calore intollerabile. Gli altri, ancora stringevano i denti gemendo, segno che anche per loro il dolore stava pian piano passando. Guardò di nuovo il generale e la vecchia e il suo bastone e si chiese chi fossero davvero. Si avvicinò a Martha che sembrava essersi ripresa, ma ansimava ancora e non si era alzata. Le rimase di fianco, mentre intorno a loro i cavalieri più anziani prendevano in custodia ognuno dei novizi. Tutti sorridevano, cercando di incoraggiare chi ancora non si sentiva molto bene.
- Ce la fai ad alzarti? - chiese e Martha ciondolò la testa, facendo segno di no.
- Ci credo...- sussurrò Ambra - Lascia che ti aiuti...-. Ma quando fece per alzarsi un giovane di forse vent'anni si avvicinò a loro. Il suo fisico robusto e muscoloso lo faceva apparire come una montagna. Non parlò molto, ma sorrise rassicurante e sollevò Martha tra le braccia, senza sforzo. Ambra cercò di rimanerle vicino, spinta da un naturale istinto di protezione, ma il giovane le fece cenno di non seguirlo, non c'era bisogno.
- Stai tranquilla...- disse il giovane cavaliere. - Ora ha solo bisogno di riposare. La porto alla vostra tenda... puoi lasciarle la mano- le disse. Ambra si fissò le mani che inconsapevolmente ancora stringevano quella fredda e pallida di Martha. La lasciò andare. Il cavaliere, senza aggiungere altro, si voltò e la lasciò sola.
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