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CAPITOLO 5

BOSCHI FRANCESI

Verso la Conca

Anno del Signore 1427

Rowan si strinse nel mantello fissando dritto davanti a sé. Non si guardò indietro a vedere la faccia di Ambra per tre motivi: non voleva darle l'impressione di essere preoccupato per lei, non voleva che lo pensassero gli altri, non voleva pentirsi di come si era comportato. Era stato necessario, si disse, ma pur sempre freddo. Non che normalmente si comportasse diversamente, ma Ambra l'aveva conosciuto nell'Oltre. Cercò di convincersi che trattarla con il distacco dovuto a una differenza di rango così elevata fosse stata la cosa migliore da fare. Cercò di pensare che cosa sarebbe successo se avesse fatto il contrario. Non poteva permettersi di passare per indulgente e tantomeno come debole. Doveva mantenere il rispetto che con gli anni si era guadagnato. Era consapevole che perderlo sarebbe stato molto più semplice. Sospirò e affiancò il suo cavallo a quello di Daniel. Il cavaliere aveva il suo solito sguardo calmo e severo, esperto.

- Quali novità avete dalla Conca? Come avete fatto a trovarci?- gli scrisse. L'uomo rispose a bassa voce.

- L'addestramento della reclute procede bene, non sono capitati altri incidenti e per la cerimonia dei marchi ho fede che saranno pronti a partire per il fronte. Certo hanno solo acquisito le basi per ora, ma avranno modo di fare ancora pratica. Mentre la ragazzina che avete condotto qui sarà da addestrare individualmente. È arrivata molto più tardi degli altri. Ci sarà molto lavoro da fare... - disse con uno sguardo rivolto ad Ambra. Rowan annuì pensieroso ma prima che potesse scrivere altro Daniel continuò.
- Credo che non sia una cattiva recluta. Ritengo che prepararla non sarà difficile come potrebbe sembrare a prima vista. Si è comportata coraggiosamente, quando ci ha visti. Non è uscita allo scoperto, ma si è armata. L'ho vista valutare molto in fretta me e i miei soldati, credo sapesse già che non eravamo nemici, ma non ha rischiato. Ha ceduto subito non appena ne ha avuto la conferma che si trattasse di soccorso e ha eseguito gli ordini senza fiatare...- dichiarò meditabondo, perso nei suoi piani di addestramento.

Rowan si oscurò, - Non ditele dell'incidente, il ragazzo era un suo amico. Sinceratevi che non venga a sapere nulla. È un ordine- scrisse malamente a causa del sobbalzare del cavallo. Daniel assentì con un cenno e lanciò un'occhiata alla pattuglia dietro di loro. Gli altri sette erano appaiati tranne Ambra che era circondata, esattamente a metà della colonna. La sua espressione era rassegnata e fredda. Rowan, che si era gettato una fugace occhiata alle spalle, tornò a fissare la strada di fronte a sé che man mano si allargava. Con il procedere della giornata poi, la neve si sciolse abbastanza da permettere loro di procedere al piccolo galoppo per un bel tratto di strada. Se tutto fosse andato bene, entro quella sera avrebbero raggiunto il crepaccio.

- Rallentiamo il passo, i cavalli sono stanchi... - suggerì un cavaliere dietro di lui, Rowan annuì e diede il segnale. I cavalli sbuffarono, sembravano felici. Il giovane Cavaliere sospirò, almeno loro, pensò.

~~~

Il crepaccio si presentò agli occhi di Ambra come una grande striscia di un nero più scuro di quello della notte. Era tanto lungo quanto la valle e non seppe misurare la sua larghezza, nè la sua profondità. Ambra si chiese quale fenomeno avesse potuto causare una simile deformazione del suolo e lo studiò con grande attenzione. Non aveva mai amato le grandi altezze, ma lì il fondo era così lontano e il buio così denso che quasi le sembrava fosse terreno solido.
Daniel, come aveva scoperto durante il viaggio, era l'uomo che l'aveva trovata nella caverna ed era uno dei cavalieri che si occupava dell'educazione delle reclute. Fu lui, e non Rowan, a raggiungerla poco prima di passare il ponte sulla nera voragine che li separava dalla meta. Le si avvicinò con sicurezza, senza esitazioni e cominciò a spiegarle che cosa l'avrebbe attesa di lì in avanti. Da quella sera alla successiva. Le spiegò come comportarsi e cosa fare.
Ambra cercò di assimilare il maggior numero possibile di informazioni poi annuì e in un silenzio aspetto l'ordine di passare. Camminare su quel grande ponte sospeso fu peggio di quel che aveva immaginato: tutto si muoveva, tutto sembrava sul punto di crollare, tutto scricchiolava. Quando fu dall'altra parte ringraziò le stelle per averla lasciata sopravvivere anche a quello. Si chiese, quasi divertita, se la sua fosse solo fortuna o la presenza mistica di un angelo a proteggerla. Non ebbe tempo per approfondire quel pensiero, perchè tutti smontarono da cavallo per prepararsi per la notte. Due sentinelle li avevano raggiunti e si erano uniti a loro per organizzare il campo. Riuscirono ad accendere un fuoco sulla neve e a trovare alberi sufficientemente grandi da offrire un posto asciutto dove sedersi. Non ci misero molto e ben presto tutti si furono sistemati. Anche Ambra si accucciò sotto il riparo di una conifera e con gli occhi scorse tutti i suoi compagni di viaggio. Si soffermò su Rowan, da solo, di fianco al fuoco. Le venne da alzarsi e andare a parlargli ma poi si trattenne. Era stato molto chiaro su cosa pensasse della sua presenza in quella circostanza. Non gli avrebbe arrecato altri problemi con la sua compagnia, anche se le mancavano le loro conversazioni fatte di carta.
Prese il suo aeroplanino e sospirò, chiuse gli occhi e finalmente si abbandonò al sonno.

Il giorno successivo percorsero l'ultimo pezzo di strada. Il sentiero costeggiava un torrente, era nascosto nel bosco sul fondo della stretta valle, ben protetto su entrambi i lati da ripide pareti di roccia. La salita ripida,  faceva arrancare i cavalli già molto stanchi e solo a metà della mattinata raggiunsero un punto in cui il bosco sembrava quasi pianeggiante. Era l'indizio che stavano per arrivare. Man mano che procedevano il terreno si faceva sempre più piatto e la valle, attraverso le fronde, si faceva sempre più larga. Davanti a loro la neve riluceva alla luce del sole e finalmente le fu possibile scorgere di nuovo il cielo.
Quando il bosco finì, Ambra rimase senza fiato. Davanti a loro il panorama era a dir poco spettacolare e non poté fare a meno di rallentare il cavallo per godersi quella vista.
Erano arrivati su piccolo colletto, lì si interrompeva la linea degli alberi per lasciare spazio ad un grande pratone montano. Davanti a loro il terreno degradava lentamente, coperto da un manto di erba corta e dura di montagna. Qui e lì qualche masso spuntava dal terreno e spingendo ancora avanti lo sguardo sul fondo di quella che davvero era la conca, si scorgeva un grande lago, probabilmente il resto di ciò che aveva scavato la montagna in quel modo. Dietro al lago c'era di nuovo il bosco, una macchia scura nella neve bianca. Su tutti i lati, il territorio della Conca era circondato da alte montagne difficilmente scalabili.
Il sentiero divenne presto una vera e propria strada che costeggiava il lago semi-ghiacciato, Ambra non aveva mai visto acqua così verde e limpida, era splendido. Quando superarono lo specchio d'acqua, proseguirono dritti attraverso il bosco che correva fin quasi ai piedi del giacciaio sul fondo.
Raggiunsero una grande radura, se così poteva essere chiamata, più grande di quattro campi da calcio messi insieme. Sul limitare del bosco, al riparo degli alberi, tante piccole e diverse tende erano disposte in modo ordinato. Intuì che fossero quelle a costituire le abitazioni dei cavalieri e delle reclute. Un unico grande edificio in pietre sorgeva nel mezzo, sembrava uno di quei robusti torrioni medievali, di cui, nell'Oltre, solo i resti erano visibili. Era circondato da numerosi tavoli e un grande cerchio nero le segnalò la posizione del falò di cui Rowan le aveva parlato.
Tanti piccoli alberi e arbusti rendevano l'ordine di quel posto un po' più selvaggio e accogliente. Intorno all'accampamento tanti piccoli uomini si muovevano come formichine; c'erano almeno due campi di allenamento e una grande arena. Un recinto isolato ospitava una grande quantità di cavalli, tutti neri, come il suo e quello degli altri. Sulla neve risaltavano come ombre in un giorno d'estate. Il sentiero era costellato da porta-fiaccole e si immaginò come dovesse essere alla sera, con tutte le torce accese. Sospirò, pensando che se non altro non era finita in qualche posto orribile, desolato, dimenticato da tutti. Lì, nonostante fosse lontano dal mondo, sembrava esserci molta più vita che in altri posti. Non rimase delusa. La Conca le piaceva. Si sentì quasi felice, perché ce l'aveva fatta, perché era sopravvissuta e perché era arrivata sana e salva. Avrebbe rivisto Stephen, avrebbe avuto di nuovo il suo amico e forse avrebbe potuto dimenticarsi di Rowan. Guardò per un attimo verso il ragazzo dai capelli corvini e notò il guizzo dei suoi occhi verso di lei. Lo guardò affranta, sentendo dentro di sé tutta la felicità svanire. Non voleva perdere la loro amicizia, almeno quella. I sentimenti che aveva cercato di reprimere, facendo finta non esistessero, sarebbero stati affar suo. Ma almeno non voleva perdere la loro amicizia. Tuttavia, ogni passo più vicino all'accampamento rafforzava la consapevolezza che non avrebbe potuto evitarlo.

- Rowan!-.
Una voce cristallina riecheggiò nell'aria. Ambra sollevò gli occhi nella direzione da cui era giunto il richiamo: una ragazza dai capelli scuri correva sorridendo verso di loro. Ambra guardò quella giovane cercando di capire chi fosse. Non potè fare a meno di notare il suo aspetto nobile ed elegante. Era alta, mora, dalla pelle candida, come biancaneve, era pulita, vestita in maniera consona all'età e al luogo, il suo abito celeste risaltava le sue forme senza nascondere il corpo atletico. Probabilmente anche lei era una recluta o un cavaliere, non era una dama normale questo le era evidente. La guardò mentre abbracciava Rowan, che nel frattempo era sceso da cavallo. Il cavaliere e la fanciulla insieme erano il ritratto della coppia medievale romantica. I quadri e gli arazzi che aveva visto nei libri di scuola si sovrapponevano all'immagine di quell'abbraccio. Ambra avvertì una stretta al cuore al pensiero che quella fosse la ragazza di Rowan. Anche se non aveva mai avuto indizi, non voleva dire che non potesse esistere. Per la prima volta provò l'invidia e si sentì stupida per quei sentimenti, non aveva il diritto di pretendere nulla. Si sentì un'illusa, perché in quei giorni pensava di aver guadagnato l'amicizia di Rowan, la sua fiducia, il suo rispetto, forse qualcosa di più. Ma sull'ultima sicuramente si sbagliava. Cercò di resistere alla delusione e sperò con tutto il cuore che le permettessero di vedere Stephen il prima possibile, aveva un disperato bisogno del suo amico.

Quando finalmente la commovente riunione di Rowan e la fanciulla sconosciuta si concluse, il capannello di cavalieri proseguì verso il centro della grande radura. Lasciarono i cavalli agli stallieri e man mano ognuno si allontanò per andare a svolgere le proprie mansioni. Ambra rimase sola con Daniel che le spiegò brevemente come funzionassero le cose alla Conca, quali sarebbero stati i suoi impegni nei giorni successivi e in breve quale sarebbe stato il suo destino.
Incontrò ufficialmente i capi del campo e gli altri allievi, le venne indicata una tenda provvisoria che avrebbe potuto usare fino a quando non le sarebbe stato assegnato un compagno o una compagna di addestramento e infine finalmente ebbe modo di mangiare qualcosa, giusto per non crollare.
Dopo essersi rifocillata e non appena ebbe di nuovo libero arbitrio, Ambra si allontanò dal torrione di pietra al centro della radura per andare alla ricerca di Stephen. E se anche non avesse trovato il ragazzo, muoversi le avrebbe fatto bene per sgranchire le gambe e svuotare la testa. Aveva a disposizione ancora mezzo pomeriggio per esplorare il campo, e non l'avrebbe sprecato.
Camminò lungo i sentieri segnalati dalle torce passando vicino all'arena, al campo per il tiro con l'arco. Passò vicino al recinto della giostra, proseguendo fino a quello dei cavalli. Passò un po' di tempo ad accarezzare i musi soffici dei destrieri più socievoli, sovrappensiero, poi si addentrò tra gli alberi e le tende, risalendo i fianchi della montagna. Non si allontanò troppo in realtà ma trovò quello che sarebbe stato il suo rifugio silenzioso.
Le ricordava la roccia dell'aquila che aveva sopra casa. Si trattava di un roccione che si ergeva in mezzo agli abeti. Una grande lacrima di roccia caduta dalla montagna. Era leggermente squadrata, ma aveva diversi punti che potevano fungere da gradini. Si arrampicò senza difficoltà e una volta in punta, per un istante, venne accecata dalla luce del sole morente ad ovest, quasi dietro le montagne. La vista era magnifica, la Conca si stendeva sotto di lei soffice e tranquilla. Chiuse gli occhi respirando l'aria fredda della sera sempre più vicina. Si sedette come faceva sempre alla roccia dell'aquila e aspettò che le ombre diventassero un'unica distesa nera. Sapeva che cosa l'avrebbe attesa non appena fosse tornata: la Cerimonia. Avrebbe ricevuto il suo marchio e sarebbe stata a tutti gli effetti una recluta dei Cavalieri del Tempo. Avrebbe perso la sua libertà, non sarebbe più stata la stessa, ma avrebbe guadagnato guadagnato chance per sopravvivere in quel mondo. Sospirò e si convinse finalmente che tutto ciò che l'aspettava era stata una sua scelta. Non erano stati i suoi genitori, né Catherine, né Stephen e nemmeno Rowan ad obbligarla. Le circostanze l'avevano spinta a scegliere. Ma era lei che aveva preferito partire anziché rischiare e rimanere.
Lassù, su quella roccia trovò nel silenzio e nella calma, la forza per accettare tutto ciò che aveva affrontato e tutto ciò che avrebbe dovuto affrontare. Si alzò piena di una forza nuova, finalmente libera dalle false aspettative che l'avevano resa debole di fronte ai pericoli che aveva affrontato.
Si asciugò le lacrime silenziose che inconsapevolmente si era lasciata sfuggiere e si alzò: era giunto il momento per lei di imparare a cavarsela da sola, per davvero.
Sospirò mentre il buio avanzava come un cavallo al galoppo sui suoi passi, si avviò verso il centro della grande radura, seguendo il sentiero di torce. Sembra un serpente di fuoco, pronto a guidarla verso il suo infuocato destino.

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