CAPITOLO 2
LINGUADOCA
Boschi orientali
Anno del Signore 1427
Camminare dietro ad Harvey, il giovane soldato francese, era faticoso.
Era veloce nonostante avesse il mantello e la spada ad appesantirlo ed il sentiero fosse accidentato.
Si erano entrambi chiusi in un silenzio, più che di ostilità, di tolleranza l'uno verso l'altra. E per la fatica Ambra probabilmente non avrebbe parlato comunque.
Percorrevano una strada nel sottobosco, appena visibile, e salivano, sempre più in alto. Si fermarono poche volte e camminarono giorno e notte.
La prima vera tappa la fecero dopo tre giorni di viaggio e Ambra quasi non se ne accorse. Viveva in stato quasi vegetale, non pensava più, ascoltava il suo fiato e il battito del suo cuore per non pensare alla fatica e andava avanti. Ormai si era rassegnata alla realtà dei fatti. Non sperava più di poter vivere quell'esperienza in modo positivo.
Harvey le parlò per la prima volta solo la sera del terzo giorno.
- Senti ragazzina- la richiamò con un tono infastidito e sbrigativo. L'epiteto "ragazzina" la infastidì più del forte accento e dell'erre moscia e servì a risvegliarla un po', sebbene non fosse stato sufficiente a farla ribattere come avrebbe voluto.
- È mio dovere spiegarti un po' di cose sul campo dove stiamo andando in modo che una volta arrivata non crei troppi problemi...- disse, - Arriveremo tra...- cominciò ma si interruppe di colpo. I suoi occhi scrutarono il bosco intorno a loro e la sua tensione la fece preoccupare. Per la prima volta da quando aveva attraversato il Varco Ambra si sentì in pericolo e vulnerabile.
- Che succede?- chiese in un sussurro ma il giovane le intimò solamente di tacere e continuare a camminare.
- Tra poco raggiungeremo una pista, avremo dei cavalli da lì in poi, il mio compagno dovrebbe essere là ad aspettarci- spiegò a bassa voce il giovane soldato senza smettere di avanzare. Per alcuni minuti precedettero senza intoppi, eppure Harvey si fermò spesso per controllare il bosco intorno a loro.
Presa dalla paura anche Ambra cominciò a camminare con più esitazione, facendo scattare gli occhi da un fianco all'altro del sentiero ed ebbe la spiacevole sensazione di essere osservata. Le ombre del crepuscolo non aiutavano, i rami sembravano protendersi su di loro pronti a ghermirli, ogni movimento era sospetto.
- C'è qualcuno?- chiese e il ragazzo annuì.
- Ferme-la - le intimò in un sibilo ma con la voce tremante.
- Che cosa succede?- insistette lei senza comprendere, continuando a guardarsi confusamente intorno, man mano sempre più spaventata. Harvey la fulminò e le fece segno di stare in silenzio.
- Dobbiamo fare piano. Passare senza far rumore vuol dire passare inosservati, forse non ci hanno ancora visto. Voi dell'Oltre tendete sempre a sottovalutare i rischi di questo mondo. E siete sempre troppo rumorosi. - disse severamente voltandosi verso di lei.
- Questa non è una terra sicura, di questi tempi ancora meno. E' normale essere assaliti. Da banditi o peggio...- disse freddo tornando a camminare spedito. Non fece in tempo a fare tre passi che alcune urla fendettero l'aria come la freccia che si piantò a pochi centimetri dai loro piedi. Ambra per un istante non riuscì nemmeno a reagire, il cuore le era balzato in gola spezzandole il fiato. La paura l'aveva bloccata. Harvey che fino a quel momento si era mostrato sicuro, degno del suo compito, cominciò a tremare e sbiancò di colpo alla vista del piumaggio della freccia: inglese. I suoi occhi si appannarono e puntarono dritto di fronte a loro, senza pensare cominciò a correre, senza dirle nulla, lasciandola indietro.
- Harvey!- gridò Ambra terrorizzata mescolando la sua vice a quella dei loro inseguitori. Una freccia le sibilò a pochi centimetri dal volto pietrificandola. Poi, grazie a qualche misterioso istinto di sopravvivenza, scattò in avanti cercando di stare al passo con la sua guida. Il giovane soldato però correva velocissimo, lungo quel sentiero ripido, e poco alla volta la distanziò.
- Harvey! Aspettami! Ti prego!- cercò di gridare ormai a corto di fiato. Non l'avrebbe mai raggiunto e lui non sarebbe mai tornato indietro per salvarla, ne era certa. Che cosa poteva fare? Le frecce che fischiarono nell'aria non la colpirono solo per miracolo. Era ancora in mezzo al sentiero e senza sapere che fare si gettò dietro ad un albero, purtroppo non abbastanza spesso. Un dolore lancinante al braccio la fece urlare e piangere come una bambina, cadde a terra piegata sulla ferita. Non ebbe il coraggio di guardare e ricominciò a correre, allo stremo delle forze. Si maledisse per aver scelto di passare il Varco anche quando le era stata data l'occasione di tornare a casa. Si maledisse per la sua debolezza e imprecò a lungo a causa di Harvey che aveva infranto il suo dovere e l'aveva lasciata lì da sola. Si chiese se sarebbe stato quello il giorno in cui sarebbe morta. Forse sì. Poi si accorse che nessun altra freccia aveva minacciato la sua vita, si erano fermate. Colse l'occasione per accucciarsi ai piedi di un albero, rifugiandosi alla sua ombra, cercando di riprendere fiato, sperando che nessuno la trovasse. Il buio che sopraggiungeva forse l'avrebbe coperta. Il cuore le pompava nelle orecchie come un fiume in piena, i polmoni erano ancora troppo piccoli per immagazzinare tutta l'aria di cui aveva bisogno. Ma doveva trattenersi dall'ansimare in cerca di ossigeno, era un'estrema tortura.
I suoi sensi più acuti per l'adrenalina l'avvertirono dei passi e delle voci in avvicinamento. Si immobilizzò di nuovo, si asciugò le lacrime e si guardò finalmente il braccio di cui, per la paura, si era dimenticata. La ferita era solo superficiale, disgustosa e piena di sangue ma non era estesa. Ringraziò il cielo e appoggiò la testa al tronco sentendo le voci sempre più vicine. Avrebbe dovuto allontanarsi ma aveva paura di perdersi e di incontrare altri uomini inoltrandosi nella forsesta. Inoltre Harvey avrebbe presto raggiunto i cavalli e l'altro soldato, magari sarebbero tornati insieme in suo soccorso. Ma era una flebile speranza. Sperò che nessuno la notasse.
- Ehi, l'hai sentito anche tu vero? Quell'urlo da femminuccia. Secondo te l'ho colpito? - chiese la voce raschiante di un uomo. Questa volta l'inglese le riusuonò nelle orecchie chiaramente, seppe che erano dei nemici, seppe che non avrebbero dovuto trovarsi lì, in territorio franco.
Si sporse appena dal tronco, per vedere il volto di chi aveva parlato e le mancò il fiato; non conosceva di certo nessuno dei due uomini, ma seppe riconoscere quanto fossero pericolosi. Erano due guerrieri, una montagna e il suo amico, un uomo normale e silenzioso ma dal sorriso affilato che incuteva ancora più terrore. Il più grande aveva sulla schiena una grossa spada mentre l'altro teneva una balestra piccola e maneggevole tra le mani.
- Dov'è ? - chiese impaziente il gigante al compagno che continuava a fissare per terra.
- Non è lontano, non temere- disse con voce melliflua l'inglese con la balestra. Ambra sentì che sarebbe stato meglio spostarsi ma le gambe non le risposero nemmeno di fronte al più disperato appello. Si ritrasse il più possibile e cercò di nascondersi meglio, recuperò dallo zaino un coltellino e sperò di non doverlo usare. Sentì qualcosa sbattere sopra la sua testa: una freccia vibrante si era appena conficcata nel tronco del suo albero.
- Guarda un po' che c'è qui...- sibilò il gigante raggiungendola. Non riuscì a far altro che fissarlo con occhi sbarrati, terrorizzati.
- Tutta sola nel bosco, una fanciulla carina come te, non è una buona cosa...- commentò ancora avvicinandosi fino ad alitarle in faccia.
- Che cosa ci fai qui?- chiese schernanedola.
-Il tuo cavaliere è scappato a gambe levate, ti ha lasciato a noi... ma che gentile- aggiunse mostrandole i denti che, contrariamente a quello che si era aspettata, erano dritti e bianchi.
- È davvero carina vero Jhon? Peccato che sia una schifosa francese- disse sputando per terra. Poi con forza la prese dal collo e la sollevò come se fosse stata una piuma.
- Certo che se si sono ridotti ad arruolare delle ragazzine sono messi davvero male...- commentò Jhon appoggiato alla balestra, indifferente al fatto che il suo compagno la stesse lentamente soffocando. Ambra scalciò cercando di liberarsi ma la presa del gigante era salda e non mollò. Cominciò a non vedere più nulla, non riusciva a respirare. Avvertiva il peso del suo stesso corso su tutte le giunture, stirate fino a fare male, la sensazione ampliata dal vuoto di ossigeno.
- Ti piacerebbe, ma non ti lascerò morire così facilmente...- sibilò il gigante gettandola a terra. Ambra cadde sul braccio ferito ma non ebbe fiato per urlare. La vista andava e veniva e tornare a respirare le causò un dolore insopportabile; le sembrava che qualcuno le stesse grattando la gola con la carta vetro. Tossì gattonando per allontanarsi da quegli uomini. Sebbene avesse cercato di trattenersi, piangeva e tremava in modo incontrollato, sempre di più, per la paura e la disperazione.
- Dove credi di andare? - le chiese scrutandola dall'alto la montagna. Si chinò su di lei con un ghigno afferrandole la maglia senza soffermarsi sulla natura di quell'abbiagliamento così diverso da quello tipico delle donne medievali e la colpì di nuovo.
- Non vuoi divertirti con me?- chiese strattonandola, - Potremmo portarti con noi, un bel passatempo...- commentò mandandola in panico, le strappò un lembo di maglia. Ambra cadde a terra, con gli occhi sbarrati, ogni resistenza svanita insieme alla sua lucidità. Fissò i due anglosassoni senza emettere un suono, attendendo la sua sorte. La montagna però fece una smorfia delusa e sputò per l'ennesima volta.
- Voi francesi siete tutte uguali, così noiose... non date nessuna soddisfazione- commentò non vedendola reagire. Ma Ambra era davvero in stato di shock e non avrebbe potuto fare nulla nemmeno se avesse voluto.
- Ho cambiato idea...- sibilò il gigante, - Facciamola finita-. Jhon dietro di lui si strinse nelle spalle.
- Fai con comodo- gli rispose. Il ghigno che comparve sul volto dell'uomo la terrorizzò. Lo vide estrarre il suo spadone, lo vide alzare il braccio e rimase immobile per qualche istante, a contemplare la sua fine. Poi, nuovamente, il suo istinto si rifiutò di arrendersi, agì, scattando di lato, schivando quel colpo fatale. Sorprendendo entrambi gli inglesi. Riuscì ad allontanarsi abbastanza per schivare un secondo colpo, ma poi le energie le mancarono e si accasciò a terra.
- Hai finito di scappare- ridacchiò il gigante avvicinandosi.
-Aiuto...- sussurrò Ambra coprendosi la testa e il gigante si mise a ridere.
- Aiuto? Nessuno ti aiuterà, nessuno verrà a cercarti. Il tuo cavaliere ti ha lasciata qui...- le ricordò. Ambra sapeva che aveva regione. Vide la spada sollevarsi ancora una volta poi chiuse gli occhi, in attesa, esausta.
Ma il colpo non arrivò mai.
Il sibilo agghiacciante di una spada le giunse chiaro alle orecchie, alcun schizzi la raggiunsero. Aprì gli occhi e inorridì. Il gigante la guardava sorpreso, il braccio ancora sollevato a reggere la spada, un'altra lama gli spuntava dal torace insieme a fiotti di sangue. Ambra non fece in tempo a chiedersi come fosse successo, dovette spostarsi per evitare che il corpo senza vita della montagna la travolgesse. Era il secondo uomo che vedeva morire. Le venne da vomitare, ma non aveva nulla nello stomaco che potesse rigettare. Piegata a terra, lasciò che chiunque l'avesse salvata si occupasse anche di Jhon. Attese immobile tra il sangue, la polvere e le lacrime. Aveva la vista appannata, la mente offuscata, non le importava più nulla di nessuno. Voleva tornare a casa. Non l'aveva mai desiderato così ardentemente. Ma avrebbe dovuto vivere in quell'incubo ancora per molto tempo, visto che quel giorno era stata graziata. Sentì dei passi dietro di lei e stringendo il coltellino tra le mani si alzò di scatto. Barcollò un po' ma riuscì a puntare l'arma verso la figura incappucciata che le stava di fronte.
- Giuro... giuro che se sei Harvey, ti uccido- minacciò con la voce rotta dal pianto, ben consapevole che non sarebbe stata in grado di fare più di mezzo passo. La figura molto lentamente si rivelò abbassando il cappuccio. I capelli neri e disordinati di Rowan, i suoi occhi blu, le sembrarono una bellissima allucinazione. Non riuscì a credere di averlo di fronte. Il giovane la fissava preoccupato e solo poco alla volta si avvicinò. Lei lasciò cadere la sua piccola arma fissando quel ragazzo che era completamente diverso da quello che aveva conosciuto. Sembrava davvero il cavaliere che diceva di essere. Protetto dalla cotta di maglia, con la spada al fianco, sporca di sangue. Quando furono a pochi centimetri di distanza lui la trasse a sé e l'abbracciò. Ambra non riuscì a reagire in nessun modo, in lacrime. Si lasciò scivolare a terra e Rowan rimase di fianco a lei, stringendola tra le braccia, accarezzandole la testa con dolcezza.
- Sei qui...- sussurrò tra i singhiozzi.
- Com'è possibile?- si chiese, poi scosse la testa, non le importava sapere come avesse fatto a raggiungerla, non in quel momento. Avrebbe voluto rimanere lì avvinghiata al giovane guerriero in eterno, in mezzo alla foresta. Ormai il cielo mostrava le prime stelle, gli ultimi raggi stavano sparendo all'orizzonte, ma per molto tempo ancora rimasero in mezzo al sentiero di fianco al corpo del gigante. Rowan continuò a consolarla, lei pianse tra le pieghe del suo mantello, lavando via la paura di quell'incontro. Infine, esausta, cedette finalmente al sonno.
Rowan la svegliò scuotendole gentilmente una spalla. Ambra socchiuse gli occhi e sbadigliò, ancora inconsapevole di ciò che la circondava.
- Siamo a casa? - bofonchiò prima di stropicciarsi gli occhi e accorgersi di essere ancora nel bel mezzo del bosco. Era sdraiata su un letto di foglie secche, così comodo che quasi l'aveva scambiato per un materasso vero, abituata com'era alla terra dura. Presa dallo sconforto si mise a sedere, indolenzita e ancora scossa da ciò che poche ore prima aveva affrontato. La parte destra del corpo le procurava più dolore dell'altra e non ci mise molto a correre con gli occhi alla fasciatura sul braccio.
Si immaginò lei priva di sensi e Rowan che si occupava delle sue ferite e per un momento si sentì terribilmente in imbarazzo, poi però tutto sfumò quando il giovane le porse una lavagnetta scritta, distrsendola.
- Come stai?-, la richiesta era chiara anche negli occhi del cavaliere. Tutte le emozioni che aveva racchiuse dentro di sè strariparono dalla crepa che quell'unica domanda aveva creato. Sorrise e si lasciò scappare una risata, che inevitabilmente diventò di nuovo lacrime. Per la stanchezza, per il sollievo, per la paura che ancora stagnava nella sua coscienza. Si strinse nelle spalle ed emise un gemito per il dolore che si propagò in tutto il braccio.
Rowan la guardò preoccupato e allo stesso tempo disarmato, sembrava non sapere come gestire le sue reazioni così forti. Ambra cercò di calmarsi. Si guardò intorno e vide che nella notte Rowan aveva portato via il cadavere e gigante, solo una macchia di terra scura rimaneva ad indicare dove stava la pozza di sangue secco. Nel cielo rosato si intravedeva il primo sole che spuntava dalle montagne, l'aria era ancora quella fredda e umida della notte, mentre la condensa degli alberi si stava lentamente scaldando lasciando sul sottobosco una patina di nebbia. Ambra rabbrividì e si strinse nel mantello con cui Rowan l'aveva coperta quella notte. Il giovane Cavaliere del Tempo le passò di nuovo la lavagnetta.
- Ce la fai ad alzarti? Dobbiamo riprendere il cammino. I piani sono cambiati - diceva. Ambra annuì e si alzò, barcollò e Rowan non esitò a passarle un braccio intorno alle spalle salvandola dal crollo totale e la confortò senza aggiungere niente alla lavagnetta, consolandola con la sua solida presenza. Quando Ambra fu stabile Rowan si ritirò e tornò a fissarla in silenzio, studiando le sue condizioni con occhi incerto.
Ambra si limitò a guardare il ragazzo che aveva creduto di non rivedere mai più, chiedendosi perché fosse lì di fronte a lei, con le bisacce in mano. Avrebbe potuto sfiorarlo, affondare di nuovo nel suo abbraccio, la sua postura esprimeva tutta la sua preoccupazione e anche la sua rabbia.
Non riuscì a capire con chi fosse più arrabbiato, se con i due inglesi o con Harvey o con tutti, ma la sua espressione rifletteva perfettamente molte emozioni che non riuscì ad interpretare.
Ambra prese un profondo respiro. Da circa una settimana aveva passato il Varco e già aveva rischiato la vita. Si chiese se avrebbe mai potuto farcela a resistere. Si chiese cosa stesse facendo in quel momento la sua famiglia; stavano bene? Era arrivata la primavera? Si rese conto solo in quel momento della differenza. Loro erano a inizio autunno, a casa a fine inverno. Sorrise e sospirò nuovamente.
- Che cosa dovrei fare ora?- chiese a mezza voce, aspettando impassibile l'ennesima decisione. Rowan finalmente le regalò un sorriso felice.
- Verrai con me alla Conca, al campo principale. Harvey ha dimostrato di non essere all'altezza del suo compito...- scrisse veloce.
- ...perciò tu sarai cavaliere al suo posto- aggiunse per essere chiaro a caratteri cubitali.
- Se ti stessi chiedendo come abbia fatto a raggiungerti e a salvarti, sappi che era mio compito farlo. La mia missione era valutare il vostro comportamento. Controllare che tutto andasse bene. Certo, non ci aspettavamo questo incidente- scrisse infine alzandosi.
- Grazie...- sussurrò, senza nascondere la felicità per quella buona notizia e la sua profonda gratitudine.
Rowan sorridendo raccolse lo zaino di Ambra mettendoselo in spalla e lei dovette ammettere che fu un sollievo non dover sostenere anche il peso del suo bagaglio. Il suo corpo affaticato era quasi allo stremo e per un momento credette che sarebbe crollata di nuovo al suolo. Rowan le mostrò la lavagnetta un'ultima volta.
- Dovremo fare molta attenzione, l'altro guerriero è riuscito a scappare, potrebbe essere andato a chiamare rinforzi. Abbiamo davanti a noi una settimana di cammino. Sarà pericoloso...-.
Ambra scrollò la testa e annuì. Con Rowan al si fianco era certa che sarebbe stato diverso, aveva l'impressione che sarebbe riuscita ad affrontare qualsiasi cosa. Tuttavia c'erano ancora molte cose che non aveva ancora visto, che non avrebbe potuto immaginare. Pensandoci, sperò di non dover mai avere occasione di sperimentarle.
Rowan le fece cenno che era tempo di andare. Ambra lo seguì senza perdere tempo avviandosi verso la loro nuova meta.
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