CAPITOLO 17
Domremi 1428
France
- Caro zio, vi chiedo una grazia. Per favore, accompagnatemi a Vacouleur.-
La giovane Erikton non poteva più aspettare. Le voci celesti la urgevano a partire, il tempo per la sua missione era giunto e presto sarebbe stato troppo tardi. Jeanne sostenne con decisione lo sguardo incerto dello zio. L'uomo era seduto nella sua casa, e studiava la nipote cercando di capire quanto seriamente prendere tale richiesta. Già una volta l'aveva aiutata a raggiungere la roccaforte, ed era stata rifiutata, al secondo tentativo non sarebbe stato diverso. Ma la giovane aveva una determinazione nello sguardo, una scintilla di disperazione ed urgenza che prima non c'erano, che lo facevano esitare nel rifiutare il suo aiuto. Jeanne era inginocchiata quasi in forma di preghiera, aspettava paziente che lo zio esprimesse il suo giudizio. Se non avesse voluto accompagnarla sarebbe stata più dura, ma non l'avrebbe fermata. Inoltre non era più sola. Nel tempo aveva unito intorno a sé altri giovani della campagna, profughi di guerra, che erano giunti a Donremi e che lei aveva curato e accolto, con cui aveva condiviso il suo sogno di risollevare la Francia, di compiere la missione divina che le era stata data. Sarebbero stati con lei durante il viaggio, l'avrebbero sostenuta nel completare la sua missione. Lo zio sospirò pesantemente e si alzò per versarsi un boccale di succo d'uva annacquato. Dopo aver bevuto rumorosamente due sorsi tornò a guardarla: - Ti accompagnerò alla roccaforte, ma non ti aspettare che vada diversamente dall'altra volta- la avvisò, ma a Jeanne non importava, sarebbe stata lei a determinare il suo successo, questa volta non avrebbe sbagliato. Questa volta Robert de Baudricourt, il capitano della roccaforte, l'avrebbe lasciata andare.
Poche settimane dopo, come aveva sperato, Jeanne partì da Vacouleur, diretta a Chinon per incontrare finalmente il gentile Delfino. Il viaggio di undici giorni non era facile né sicuro visti i confini sempre incerti e sfumati tra villaggi francesi e anglo-borgognoni. Alla roccaforte le avevano assegnato un manipolo di guardie, guidato da un corriere reale e composto da uomini di fiducia di Robert de Baudricourt, seguiti ciascuno dal proprio servitore, che l'avrebbe scortata e introdotta alla presenza del re. Il piccolo drappello aveva rischiato più di una volta di finire in un'imboscata, preda di mercenari o banditi, e una volta dovettero fare un giro più lungo per evitare un appostamento inglese. Viaggiare fra territori contesi permise a Jeanne di vedere il flagello della guerra nel pieno della sua forza, la miseria delle persone e la morte, tanta morte. Ogni volta che passavano per un villaggio semideserto, popolato da gente affamata e disperata, le si stringeva il cuore e dopo aver aiutato coloro che poteva aiutare, con maggiore risolutezza proseguiva per la sua strada. La voce del suo arrivo l'anticipava man mano che si avvicinava alla città di Chinon, e all'inizio del mese di marzo, quando ormai era quasi giunta a destinazione, la gente sospirava al suo passaggio e sussurrava speranzosa, riferendosi alle voci su di lei e sui suoi messaggeri angelici, alla sua missione e alla sua promessa di un aiuto sovrannaturale per ribaltare gli esiti della lunga guerra.
Il penultimo giorno di viaggio, quando ormai la città di Chinon era quasi in vista, il piccolo gruppo di viaggiatori venne raggiunto da un comitato di benvenuto. Alla testa del drappello di cavalieri stava un uomo in sella ad un destriero nero. La sua nera armatura e il suo stendardo lo facevano risaltare tra gli altri mantelli colorati e lo resero immediatamente riconoscibile. Tra gli altri, il Cavaliere del Tempo spiccava come un'ombra d'estate. La luna, la stella e la spada sovrapposte sullo scudo e ricamate sullo stendardo fugavano ogni dubbio. Anche Jeanne, benché analfabeta, aveva sentito parlare e riconosceva il simbolo della casata De Khronnes. Aveva coltivato una certa ammirazione per l'Ordine di quei cavalieri neri, che difendevano la Francia nei momenti più tragici, che intervenivano per correggere le ingiustizie e si battevano per il popolo e la gente comune. Aveva imparato che erano cavalieri umili e fedeli sostenitori della corona francese, ma non poteva fare i conti con il fatto che erano anche temibili guerrieri, guerrieri che si macchiavano dell'uso della magia per rimanere invincibili, che avevano alleati nelle fila di esseri mostruosi come la sua specie. I Cavalieri del Tempo erano entità oscure nel loro essere ma pure nelle loro intenzioni, in qualche modo la facevano sentire meno sola nella sua essenza demoniaca, gravata da una missione divina.
Il Cavaliere del Tempo parlò per primo e si rivolse al corriere reale che l'aveva accompagnata da Vacouleur.
- Sono il capitano Baldwin, cavaliere del tempo. Il mio generale ci ha mandato per scortarvi l'ultimo tratto per garantire la vostra sicurezza- poi si rivolse a Jeanne. -Mademoiselle Jeanne, presumo. La vostra fama vi precede, il Delfino attende di incontrarvi. Sarà mio dovere che ciò avvenga senza imprevisti. Vi prego di farmi sapere se avete richieste specifiche prima del vostro arrivo. Farò in modo che siano soddisfatte- il cavaliere parlò con gentilezza ma senza cambiare la sua espressione solenne e fredda. Jeanne sapeva di dover fare attenzione a come si sarebbe comportata di lì in avanti, circondata da uomini potenti, segnati dalla guerra, cauti e diffidenti. Lei non aveva richieste se non vedere il re, quindi assentì senza chiedere nulla. Ringraziò con una riverenza abbozzata e incitò il gruppo a riprendere la strada. Chinon era oramai vicina, ma il tempo scorreva troppo veloce e ogni istante perso era un istante più vicino alla disfatta.
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Ambra era giunta a Chinon da qualche giorno. Il viaggio dalla Conca alla città era andato liscio, senza intoppi, i villaggi li avevano ospitati e riforniti senza resistere, trattandoli con il rispetto dovuto a degli eroi della patria. Non avevano incontrato drappelli di Borgognoni né di inglesi, e solo una volta erano intervenuti per sventare il saccheggio di un villaggio da parte di banditi mercenari. I cavalli avevano retto un ritmo serrato e il gruppo di nuovi Cavalieri del Tempo era giunto addirittura in anticipo. Il re li aveva accolti calorosamente presentandosi al loro arrivo circondato da consiglieri e servitori, con un grande sorriso in volto e una scintilla di aspettativa. Il generale si era subito ritirato in consiglio con gli uomini più importanti della corte e aveva riunito i generali lì radunatisi per organizzare la difesa di Orleans. Ambra era rimasta fuori dal trambusto e si era limitata a portare Artax nelle scuderie, rifiutandosi di affidarlo ad uno stalliere, per assicurarsi che il suo destriero ricevesse cibo e acqua in quantità per riprendersi dalla fatica del viaggio. Inoltre, nella tranquillità delle stalle, tutto il trambusto esterno della città era attutito. Il suono del masticare lento degli animali e il fruscio delle lunghe code sempre in movimento creavano un frusciante sottofondo che la aiutava a rilassarsi. Il suo ruolo di Stella l'aveva appesantita, caricandola di una grande responsabilità. Allo stesso tempo, il generale ancora non era convinto che lei fosse la vera chiave della profezia. Non c'erano stati tutti i segni, la maga dei marchi non aveva lasciato indizi. Per questo nessuno l'aveva ancora richiamata per discutere il suo ruolo nella battaglia che di li a poco sarebbe stata inevitabile. Orleans si stava preparando all'assedio e l'esercito inglese era ormai sempre più vicino, eppure nessuno aveva reso pubblica la sua presenza. Mentre finiva di sistemare Artax nella stalla un suono di trombe la richiamò all'attenzione. L'annuncio in lontananza dell'arrivo di un ospite le arrivó ovattato all'orecchio. Ambra realizzò che doveva trattarsi di Jeanne, la giovane contadina che aveva avvertito delle voci divine e che insisteva di aver una missione da compiere. Una ragazzina che voleva incontrare il futuro re di Francia. Ambra aveva capito di chi si trattava non appena gliene avevano parlato, qualche giorno prima del loro arrivo a Chinon. C'era solo una fanciulla che nei libri di storia era ricordata per tali caratteristiche: Giovanna d'Arco, la figura quasi mitica della guerriera che aveva cambiato le sorti della Francia. Per Ambra era la giovane Puzelle ad essere la vera Stella, almeno a basarsi sui libri che lei aveva sempre letto. Mentre si allontanava dalle scuderie però si lasciò sfuggire uno sbuffo di irritazione, pensando a quanto in realtà i suoi libri di storia fossero privi di ogni riferimento alla realtà che ora lei stava vivendo. Una realtà dalla natura molto più leggendaria e incredibile di quello che avrebbe pensato. Senza interrogarsi oltre sulla natura della Stella e su quello che ne sarebbe stato del suo destino e di quello della giovane Jeanne, si diresse verso l'ingresso del torrione, decisa a partecipare all'incontro storico che di li a poco sarebbe avvenuto.
"Lieve come un fiocco di neve scende,
sola nel silenzio della notte, con il suo poco bagliore la Stella scende a terra e in terra trova calore dove il piccolo passero in un piccolo nido cresce
nell'eterno scorrere del tempo. Dove ritrova la vita, la Stella calda d'amore e meraviglia guida, finché porterà calore che permette di vivere".
Così recitava la canzone della profezia. Così Ambra l'aveva sentita la prima volta. Non dava indizi, non dava una soluzione, prometteva speranza, ma non le dava certezze. Ambra entrò nella sala dei ricevimenti e fu investita dal chiasso della corte lì riunitasi per accogliere la giovane Jeanne. Ambra sospirò e andò a prendere posto, insieme agli altri Cavalieri del Tempo.
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Rowan era rimasto alla Conca per ordine di suo padre, il compito di concludere l'addestramento delle ultime reclute e di accompagnarle successivamente al fronte era solo una delle ragioni per la quale era rimasto sulle montagne. L'altra ragione era per recarsi dall'anziana maga dei marchi, per chiederle spiegazioni sulla profezia della Stella. Per il Generale nulla poteva essere proclamato fintantoché ci fossero stati dei dubbi, era necessario il suo completo riconoscimento e dunque era diventato compito di Rowan quello di scoprire se Ambra fosse davvero la speranza della Francia. Rowan era solitamente insofferente nei confronti degli ordini di suo padre, tuttavia questa volta provava sollievo all'idea che l'identità di Ambra ancora non fosse stata rivelata al di fuori della Conca. Ovviamente si trattava solo di tempo, prima che la possibile comparsa della Stella venisse scoperta, ma più a lungo il segreto durava, meglio sarebbe stato per Ambra. Rowan ripensò alla sera prima della partenza dei rinforzi diretti a Chinon, quando aveva ceduto a un'istinto irrefrenabile ed era andato alla ricerca della ragazza dell'Oltre. L'aveva trovata sugli spalti costruiti lungo il campo della giostra, era seduta da sola ed era come al solito immersa nei suoi pensieri. Prima di rivelarsi l'aveva guardata da lontano e aveva notato quanto profondamente fosse cambiata, aveva visto la sua postura rigida, pronta a scattare, agile nel suo allenamento forzato, che l'avevano resa snella e nervosa, quasi più piccola se ripensava a come l'aveva conosciuta, tutta rotondamente imbaccuccata nei suoi vestiti invernali, con tanto di sciarpa e cappellino colorato.
Ora la ragazza che gli stava di fronte non era più un innocente studentessa delle superiori con i suoi problemi di scuola, di amicizia o d'amore. Ora gli appariva come una lama affilata, priva di ogni calore, pronta per essere usata. La sua piccola Ambra era sprofondata, scomparsa nel buio di quella esistenza estranea e traumatica che aveva trovato nel passato. Un'esistenza che avrebbe potuto risparmiarsi, se solo non si fosse trovata al posto sbagliato nel momento sbagliato, se solo non avesse fatto amicizia con lui. Se solo lui non si fosse avvicinato e non avesse abbassato la guardia. Ma oramai ciò che era fatto era fatto, il problema era decidere come andare avanti, che cosa voleva dirle? Perché era lì? Dopo mesi in cui l'aveva abbandonata a sé stessa, lasciandola da sola, cercando di trattarla come se fosse stata un'altra recluta qualunque. Si sentiva patetico. Tuttavia, quasi senza pensarci, fece un passo avanti, e poi un altro, fino a quando non avvertì su di sé lo sguardo tagliente della ragazza.
- Rowan...-.
Sentire il suo nome pronunciato con un tono indifferente e distaccato gli fece sanguinare le orecchie. Anche il suono della voce era cambiato, non più morbido e confortante, caldo e rassicurante, ma secco, quasi rauco e soprattutto spento. Una stretta al cuore involontaria che non si aspettava lo immobilizzò per un momento, quasi quanto il terrore bloccava i giovani soldati durante la prima battaglia.
Ambra lo osservò in attesa, senza dire un'altra parola.
Il silenzio tra loro era interrotto solo dal frusciare del vento tra i pini e dalle grida dell'aquila in lontananza. Gli altri suoni della Conca: i preparativi per la partenza e l'addestramento delle reclute, erano ovattati e sullo sfondo. Dopo quella che parve un'eternità Ambra si mosse, raccolse la sua nuova spada e se la posò in grembo.
- Sai Rowan...- Ambra iniziò a parlare di nuovo e Rowan rabbridì senza sapere cosa aspettarsi. Riuscì a sbloccarsi e fece un altro passo nella sua direzione invitandola a continuare.
- Non rimpiango di essere qui- disse la ragazza, sorprendendolo non poco.
- Non credevo l'avrei mai ammesso ad alta voce... e a volte avrei giurato che non avrei nemmeno potuto pensarlo. Tuttavia, non mi pento di essere partita. Sono diventata più forte, ho visto cose che potevo solo immaginare leggendo romanzi di fantasia. Ho imparato a difendermi, e so che stando qui i miei sono al sicuro - aggiunse. Mentre parlava guardava lontano, Rowan non capiva se fosse perché non importava che lui fosse lì ad ascoltare o meno, o perché non riusciva ad incrociare il suo sguardo.
- Tuttavia ci sono cose che stando qui patisco. Il mio Marchio, prima di tutto. Da quella notte, la mia vita è stata stravolta di nuovo, di più. Non ero solo una giovane ragazza incapace, ma ero anche una ragazza incapace con una grandissima responsabilità. L'addestramento non mi ha resa invincibile, non sono nemmeno all'altezza di uno qualunque degli altri Cavalieri del Tempo. Ho una spada, certo, e almeno so come tenerla in mano, ma non sono un'eroina che è nata sapendo combattere. Come posso vincere una guerra secolare? Ogni tanto mi chiedo anche come posso sopravvivere... -
Le mani della giovane stringevano quasi convulsamente il fodero della spada e per un attimo la voce fredda con cui aveva parlato fino a quel momento si incrinò. Rowan ebbe la tentazione di interromperla e di raggiungerla, dirle che sarebbe andato a cercare la maga Artenai per avere spiegazioni, che l'avrebbe aiutata. Ma Ambra lo interruppe prima che potesse iniziare a scrivere qualcosa.
- E poi... poi ci sei tu.- e il tono di quelle parole quasi sussurrate era scivolato verso l'accusatorio e l'esasperato. A quel punto, Ambra si girò verso di lui e i suoi occhi azzurro ghiaccio penetrarono i suoi.
- Tu... eri mio amico. Anzi no, visto che domani partirò, e forse non ci vedremo mai più, voglio che tu lo sappia: tu mi piacevi, eri di più.- quelle parole rimasero sospese per un attimo prima di essere spazzate via da un sospiro.
- Ma non importa ora. In questi mesi la tua distanza è stata chiara abbastanza. Anche la nostra amicizia, se c'è mai stata, qui non è possibile. Tu sei il figlio del generale e io una recluta, superiore e sottoposto, questo siamo- disse con amarezza.
- Da ora in avanti, prometto che non mi rivolgerò a te se non per ordini del generale. Puoi stare tranquillo. E ora, se non hai nulla da dire, devo andare a finire di prepararmi per la partenza, Martha mi sta aspettando-.
Rowan era ancora più a corto di parole di prima, non capiva come mai fosse così difficile con Ambra. Solitamente non era così. Si perse a fissarla come aveva fatto un tempo nell'Oltre alla ricerca delle vere parole che voleva dirle. Poi prese finalmente la penna in mano e cominciò a scrivere.
- Ambra, andrà tutto bene. Voglio che tu sappia che cercherò di aiutarti, anche se sarai lontana e voglio che tu sappia che ci sarò anche se fino ad adesso sono stato distante. Magari non ci incontreremo più se non sul campo di battaglia, ma voglio che tu sappia che non rinnego la nostra amicizia e che ti rispetto. Ti chiedo scusa per averti lasciato affrontare da sola i cambiamenti che ti sono stati imposti in questo tempo e voglio che tu sappia che ammiro il tuo coraggio e che il tuo modo di essere era prezioso. Spero che potrai ascoltarmi quando ti dico di fare attenzione a non rinnegare la persona che eri, nonostante la forza della persona che sei diventata. Sono venuto qui per augurarti buon viaggio e per non lasciarti partire senza la mia promessa. Se lo vorraj, quando le nostre strade si incroceranno in futuro, vorrei ancora la tua amicizia-. Finì di scrivere e poi consegnò il foglio alla mano protesa di Ambra che si era sporta dal suo posto elevato.
La ragazza lesse lentamente quelle parole e poi sorrise scuotendo la testa.
- Grazie per queste parole Rowan, ma forse... avrei preferito non leggerle... - il foglio di pergamena scivolò a terra e Ambra si alzò, nascondendo la sua espressione.
- Ora devo andare. Addio Rowan -.
Detto ciò, Ambra balzò giù dagli spalti e si avviò lentamente verso l'accampamento, lasciandolo solo a contemplare quell'ultimo scambio.
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