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CAPITOLO 13

L'INIZIO DELL'ADDESTRAMENTO

Conca, 1427

Ripercorse il corridoio verso l'infermeria quasi di corsa e quando la raggiunse dovette bloccarsi. Sulla soglia stava Martha, spalleggiata dal mago, che la fissava con occhi infuriati, a braccia conserte.

- Tu!- l'accusò. Ambra alzò le mani preoccupata, non sapendo come reagire. Martha la fissò per un attimo con il e poi la raggiunse afferrandola per il colletto. La trascinò fino alla sua branda e la spinse a sedersi.

- Tu... Tu... non hai idea di quanto mi sia spaventata quando non ti ho trovata- le disse arrabbiata. Ambra abbassò lo sguardo e sorrise colpevole.

- Eeem... scusa? - le disse incerta e Martha alzò gli occhi al cielo mettendosi le mani nei capelli.

- Scusa!? - ripetè lanciandole occhiate furenti.

- Mi spiace di averti fatta preoccupare... ma oggi mi sentivo meglio e volevo vedere il sole. Sono andata solo fino alla porta principale...- si giustificò e Martha sbuffò poco convinta ma meno arrabbiata. Il mago dietro di lei fissava la scena impassibile.

- Devi ancora rimanere qui. Non puoi andartene in giro come ti pare- la riprese ancora, ma ormai si era calmata.

- Prometto che fino a domani non andrò più da nessuna parte- disse lei. Sia Martha sia il mago la squadrarono straniti.

- Domani? Dovresti stare qui ancora due giorni almeno!- le disse la ragazza. Ambra si strinse nelle spalle.

- Ho incontrato il generale... così mi è stato ordinato- disse semplicemente.
Il mago sospirò e scosse la testa.

- Molto bene... se questi sono gli ordini del generale, farò in modo che domani tu non svenga a metà dell'allenamento...- borbottò l'anziano uomo con la tunica. Ambra annuì riconoscente e si coricò di nuovo. Martha le lanciò ancora un'occhiata, le fece una linguaccia e la lasciò nelle mani del mago. L'uomo sfilò le mani dalle maniche blu della tunica e le mostrò per la prima volta: un intricato intreccio di tatuaggi rossi gli marchiavano la pelle candida. Le ricordavano le cicatrici dei marchi che aveva visto sui suoi compagni, con la differenza che erano molte di più e risalivano fino sui polsi, dove venivano coperte dalle maniche. Il mago la fissò dritto negli occhi severamente.

- Non so mai cosa aspettarmi da voi giovani reclute dell'Oltre... Sto per praticare una magia su di voi. Non è nulla di pericoloso quindi non temete. Molti di voi non reagiscono bene la prima volta che vedono qualcosa di magico in questa terra- la informò con una scintilla divertita nello sguardo. Ambra prese un profondo respiro e sorrise. Non sapeva nemmeno se credere sul serio alle parole del mago. Che cosa doveva aspettarsi?

Una bacchetta di sambuco?

Una polverina luccicante?

Una luce dalle sue mani?

Trattenne il fiato quando vide il mago chiudere gli occhi, seduto su uno sgabello di fianco a lei. L'uomo cominciò a mormorare parole incomprensibili, i suoi marchi cominciarono a schiarirsi. Lo fissò meravigliata, senza avvertire nulla.

-  Sdraiatevi.- le ordinò d'un tratto con una voce profonda. Ambra obbedì titubante. Il mago sollevò una mano su di lei, all'altezza della fronte e la sfiorò. Una scarica elettrica la attraversò e raggiunse il suo marchio, che bruciò appena.

- Dovrebbe essere sufficiente- disse il mago soddisfatto. Lei lo guardò interrogativa, che cosa le aveva fatto? Qual era stata la magia? Il vecchio la guardò impassibile, come se le stesse leggendo nella mente.

- Non aspettatevi troppo da noi maghi... la magia non è altro che energia, tutte le favolette sulle bacchette e gli incantesimi sono cose della vostra epoca - le comunicó come se avesse già dovuto dare quella spiegazione molte volte. Ambra sorrise e si strinse nelle spalle.

- Mi aspettavo la bacchetta devo ammetterlo- disse.

- Ma che cosa mi hai fatto allora?- chiese ancora e l'uomo si arrese alla sua curiosità.

- I maghi, ragazza, sono persone che hanno più energia di altri, imparano ad usarla e a trasferirla a piacimento- le spiegò.

- Come si diventa maghi?- chiese Ambra. Il mago sospirò.

- Ognuno di noi lo è, dal momento che hai ricevuto il marchio. L'energia, o magia, si manifesta così, sotto forma di marchi. A volte alla cerimonia capita che su un'unica persona compaiano più marchi. In quel caso, diventa un mago- aggiunse.

- Dovreste averlo letto nel libro- la riprese e Ambra impiegò un po' per ricordarsi del volume che Libeth le aveva dato; le sembrò un secolo prima.

- Sì... non credo di averlo letto tutto- disse abbandonata al cuscino e il mago sospirò di nuovo.

- Avrete modo di incontrare le creature magiche di questo tempo al momento giusto- le disse e lei annuì. L'uomo si alzò e nascose di nuovo le mani nelle maniche.

- Grazie per la vostra magia- gli disse Ambra sentendosi in dovere di ringraziare.

- È ciò per cui sono qui- le fece notare il mago stupito. Lei si strinse nelle spalle.

- Grazie lo stesso-.

L'uomo uscì dall'infermeria senza aggiungere altro e Ambra rimase di nuovo sola. Martha però comparve poco dopo con due ciotole di minestra.

- Ti sono mancata? - chiese divertita, Ambra le sorrise e annuì.

- Il mago è simpatico ma allo stesso tempo non sembra uno che ami parlare troppo - la informò e la ragazza scoppiò a ridere.

- È solo timido. Quando decide di parlare diventa quasi logorroico- le rispose. Ambra versò un po' di minestra sulla tunica sorpresa.

- Davvero? - disse trattenendo una risatina e Martha annuì di conferma.

- Sì, non ama essere interrogato da sconosciuti ma una volta che conosce la persona non smette più di parlare, non dirgli che te l'ho detto però- disse preoccupata ma divertita allo stesso tempo.Ambra annuì sorridendo e continuò a mangiare. Cominciava ad abituarsi tutto sommato a quella vita medievale. Non la schifava mangiare con le mani e non le dispiaceva studiare quei nuovi ambienti e quei nuovi usi.

- Credi che domani andrà bene?- chiese all'amica pensando a ciò che la aspettava il giorno successivo. Martha sorrise radiosa.

- Certamente! Ci sarò io a coprirti le spalle- la rassicurò la ragazza saltellando verso l'uscita.

L'alba del giorno dopo arrivò troppo in fretta. Ambra si vestì con la tunica di lana grezza di tutti i novizi e si mischiò senza fatica in mezzo alla massa di giovani radunati davanti alla torre per la colazione: un tozzo di pane secco e un pezzo di formaggio muffito. Accettò quel cibo da carcerato quasi con disgusto ma mangiò senza esitare, spinta dalla fame e dalla paura che qualcosa potesse interrompere quel momento. Doveva mangiare il più possibile o non avrebbe retto un'ora di allenamento. Martha le aveva solo accennato il programma della giornata m quello era bastato a farle venire l'ansia. Avrebbe dovuto forzarsi a sopravvivere a quella prima giornata, se non altro per non dare la soddisfazione al generale De Khronnnes di vederla fallire il primo giorno di addestramento. Nella notte aveva racimolato tutte le briciole di coraggio, determinazione e pazienza di cui disponeva ancora e aveva deciso di renderle le sue armi. Aveva accettato che non avrebbe potuto opporsi a quella situazione, avrebbe solo potuto cavalcare l'onda al massimo, fino a dove l'avrebbe portata. Non era certa di essere la stella, ma avrebbe cercato lo stesso di esserne all'altezza.

Addentò il formaggio quasi con violenza sempre più decisa a vivere alla giornata, a rafforzarsi. Aveva promesso a sè stessa che non avrebbe più pianto. Non avrebbe più cercato aiuto in Rowan, non avrebbe più aspettato Stephen, se avesse voluto farsi vivo l'avrebbe fatto a suo tempo. Si alzò sazia e avanzò a bracciate convinte tra i compagni alla ricerca di Martha. Sbuffò quando un capogiro la fece rallentare ma non si fermò fino a quando la massa di ricci rossi e disordinati della ragazzina attirò la sua attenzione.

Era ai margini della radura e sembrava intenta in un'accesa discussione con qualcuno. Ambra la raggiunse con un sorriso che morì in fretta; la ragazza di fianco alla sua nuova amica era infatti Miriam, la dama di Rowan. Ambra cercò di preservare il contegno che aveva promesso di imporsi e riuscì a far risollevare gli angoli della bocca.

- Martha... Miriam se non ricordo male- disse accennando un saluto quando la accolsero amichevolmente. Le due ragazze annuirono insieme.

- È un piacere fare la vostra conoscenza- disse Miriam con un forte accento francese. Per la prima volta sentì la voce della ragazza e le suonò particolarmente armoniosa, elegante e misurata. Ricambiò il piccolo inchino in modo impacciato quando le venne rivolta una sorta di aggraziata riverenza e non potè fare a meno di ammirare lo stile della giovane di fronte a lei. Avrebbero potuto essere coetanee ma in Miriam c'era molto più di una ragazzina di sedici anni, lei vedeva una donna racchiusa in un corpo troppo giovane e questo la inquietò un po'. Dopo poco si riprese. Non doveva dimenticare di essere nel medioevo, epoca in cui le ragazze della sua età erano già madri in molti casi.

- Come vi sentite?- le chiese Miriam in tono garbato.

- Credo meglio, ma non ho ancora recuperato tutte le forze- rispose cercando di mantenersi all'altezza del tono dell'altra ragazza.

- Se avrete bisogno di aiuto durante la giornata non esitate a chiederlo. Sono una delle reclute più anziane qui, potrei evitarvi sforzi eccessivi se ne sentirete la necessità- disse Miriam. Martha annuì con forza a quelle parole.

- Stavo cercando di corromperla per te. Speravo di ottenere ancora un giorno di riposo- si giustificò di fronte al suo sguardo sorpreso.

- Spero di non dover ricorrere al tuo aiuto. Spero di essermi del tutto ristabilita...- disse per dirottare l'argomento su qualcosa che non fosse lei. Miriam però non abboccò e continuò.

- Siete molto importante per noi, spero ve ne rendiate conto- disse in tono serio ma affabile.

- Siete la Stella. Significa speranza per molti di noi...- aggiunse con un sorriso. Ambra annuì intimorita dal solo pensiero di tale responsabilità.

- Avrete molti doveri a cui attendere, spero non troverete troppe distrazioni lungo la strada.- disse infine con un tono ed un'espressione che lasciava intuire un sottinteso che Ambra comprese solo dopo un momento, quando Miriam si era ormai già allontanati verso i campi di allenamento. Martha la guardò interrogativa.

- Tutto ok? Non abbiamo ancora iniziato e già ti senti svenire? - le disse per prenderla in giro ma Ambra scosse la testa e sorrise sotto lo sguardo indagatore della recluta.

- No, sto bene, non ti preoccupare. Possiamo andare- la incitò precedendola sulla scia di Miriam. Non poteva credere che dietro a tutta la formalità di quell'incontro quella ragazza dai modi nobili e raffinati le avesse manifestato la sua posizione così chiaramente. Le era giunto un messaggio da quella conversazione: compagni d'arme, amiche di facciata, rivali in amore, ognuna delle due sarebbe dovuta rimanere al suo posto. Entrambe sapevano chi tenesse il coltello dalla parte del manico e Ambra maledì la sua sfortuna. Non ebbe tempo di fare altro.

In fondo al campo, in sella ad un cavallo, il generale sorvegliava il piccolo grumo di reclute che si avvicinava per l'addestramento. Ambra sospirò incrociando per un istante lo sguardo del suo superiore, a meno fronte a quegli occhi rapaci si ripromise che gli avrebbe dimostrato il suo valore. Martha intanto la guidò verso un barile di spade di legno di diversa fattura.

- Scegline una- disse indicando il contenitore e raccogliendo un bastone a sua volta. Ambra si avvicinò con cautela, studiando i manici. Era finalmente giunto il momento di mettere in pratica le sue abilità. Sorrise e scelse il bastone che le risultò più comodo nell'impugnatura e richiamò alla memoria tutte le tecniche che aveva appreso nel tempo: poche ma efficienti.

- Sono pronta- disse fronteggiando l'amica con un sorriso sicuro. Martha sorrise e si mise in guardia.

- Finalmente la nostra sfida! Non vedevo l'ora- disse prima di lanciarsi all'attacco con un grido selvaggio. La colse di sorpresa e le toccò il braccio mentre parava.

- Colpita! Uno a zero per me- disse Martha, ma Ambra non si fece cogliere impreparata una seconda volta. Parò l'affondo violento dell'avversaria con un passo e si apprestò a colpire, ma si accorse della sua velocità troppo lenta solo quando Martha la lasciò senza fiato colpendola direttamente nello stomaco con l'elsa del bastone.

Ambra cadde seduta, piegata in due, sbuffò fuori aria e cercò di riprendere un pò di controllo, parò a malapena i colpi successivi. Martha era una furia e non badava al rischio di farle male seriamente, nè di farsi male. Attaccava, affondava, colpiva. A volte seguiva le regole, altre no.

- Martha, ti prego, time out!- disse dopo aver collezionato una lunga serie di bolli. La ragazza sollevò il bastone e la colpì totalmente impreparata mandandola di nuovo a gambe all'aria.

- Martha!- strillò dolorante dal terreno parando il colpo successivo con le mani e facendo levitare la recluta con una proiezione di difesa. La giovane cadde poco distante da lei stupita e poi scoppiò a ridere.

- È stato un spasso!- esclamò.

- È così che dite voi quando una cosa vi diverte vero?- chiese poi curiosa, leccandosi un graffio sulla mano dove era riuscita a colpirla. Ambra la trucidò con lo sguardo ancora a corto di fiato per gli ultimi due colpi.

- Ti avevo chiesto una pausa...- si lamentò massaggiandosi dove sentiva più male. Martha la guardò dispiaciuta.

- Scusami, non avevo capito...- cercò di giustificarsi ma non ottenne perdono. Ambra si alzò e raccolse il bastone, decisa a prendersi la rivincita. Ne andava del suo onore, non poteva permettersi quella magra figura. Si sentiva addosso gli sguardi di tutti e si distraeva continuamente quando le sembrava di riconoscere volti familiari in quel campo che era ormai una mischia.

- In guardia- sfidò la rossa a riprendere il combattimento. Erano entrambe esauste ma non si fermarono, la nuova sfida era stata lanciata e raccolta. Questa volta fu Ambra a scattare per prima, attaccò d'istinto, senza più pensare e colpì. Martha fu abbastanza veloce da parare ma non da schivare il fendente successivo. Combatterono con il legno come furie, come i ragazzini delle metropoli che giocano ai cavalieri tra l'immondizia. Ad un tratto si fermarono e con il fiatone, i corni avevano appena segnato la fine di un round, la neve sotto di loro era diventata fango, ma si permisero ugualmente di scivolare a terra per riprendere fiato.

- Bella sfida...- commentò con un sorriso. Marha annuì e le fece l'occhiolino.

- Non sei così male come avevo creduto... hai del talento- le disse e Ambra annuì ringraziando di cuore il maestro Lai.

- Spero di migliorare in fretta, temo ne avrò molto bisogno in futuro- aggiunse e trovò conferma nello sguardo serio della ragazzina.

La giornata si concluse dopo estenuanti esercizi di rafforzamento e resistenza e per fortuna la cena fu più abbondante del solito e riuscì a colmare i loro stomaci vuoti. Ambra, grazie all'intervento del mago Vladimir, aveva raggiunto la fine della giornata senza creare scompiglio, ma era spossata e a malapena si reggeva in piedi. Raggiungere la tenda si rivelò più difficile del previsto, ma con l'aiuto di Martha arrivò a destinazione senza ammazzarsi.

- Domani... un altro giorno- sussurò prima di addormentarsi.

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