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One.

9 Anni Dopo...Oggi

"Non puoi capire quanto mi manca la cucina di mia madre." Dissi a Nick. Sembrava nervoso. Sapevo che odiava volare, ma non credevo così tanto. "Tutto okay?"

"Sì," Lui sorrise e mi strinse la mano. Mantenne lo sguardo su una hostess ed io strizzai leggermente gli ochhi quando lei ricambiò lo sguardo.

Lei prese l'interfono e si schiarì la gola.

"Signore e signori," Cominciò. "Abbiamo un passeggero su questo volo che si chiama Nicholas Leone che è veramente molto innamorato della sua ragazza di due anni, Harlow Washington."

Il mio stomaco si strinse. Questo era veramente inaspettato.

"Quindi, se per favore ponete la vostra attenzione alla fila 15, lui ha qualcosa da dire all'amore della sua vita."

Nick le diede un pollice in su e si alzò dal suo posto.

"Cosa stai facendo." Sussurrai, emozionandomi.

Nel corridoio, lui si inginocchiò, prendendo un anello di diamanti dalla tasca sul petto della sua camicia di Ralph Lauren.

"Tesoro," Cominciò. "Mi rendi uno degli uomini più felici del mondo. Il tuo sorriso può far girare le teste, il tuo camminare può bloccare il traffico, e la tua sola presenza fa battere il mio cuore fuori dal petto. Lo so che posso essere un uomo impegnato, ma tutto quel duro lavoro potrebbe non valere nulla se non ti avessi ufficialmente al mio fianco. Quindi mi stavo chiedendo... se volessi farmi l'onore di diventare mia moglie."

Ero piena di gioia e le lacrime corsero giù per le guance, mentre tutti gli altri passeggeri ci fissavano. Improvvisamente ci fu una piccola turbolenza e lui cercò di trattenere la paura, restando ancora attaccato a quell'anello.

"Potresti sbrigarti prima -"

"Sì! Mille volte sì!"

Con eccitazione, lui mise l'anello al mio dito e ci baciammo tra le lacrime, mentre gli altri applaudivano.

//

Mia madre aprì la porta qualche secondo dopo che ebbi suonato il campanello.

"Ecco la mia laureata con la specializzazione! Oh mio Dio!" Lei urlò e mi abbracciò stretta, dondolando. "E lui deve essere Nick!"

"Piacere di associare un volto alla voce." Lui rdacchiò e la abbracciò.

"Ragazzi avete fatto un buon viaggio?" Chiese mamma nel frattempo che entravamo in casa con le valigie.

"Se vuoi chiamare... ricevere la proposta mentre sei alta in cielo allora... sì, è stato un po' più che bello." Sorrisi, Aspettando la sua reazione. Lei elaborò lentamente quello che avevo appena detto e una volta che le feci vedere l'anello spostandomi una ciocca di capelli dietro l'orecchio, lei gridò.

"Oh mio Dio! Harlow! Stai per sposarti! La mia bambina sta per sposarsi!" Afferrò la mia mano sinistra ed osservò l'anello. "Congratulazioni! Ora questa festa avrà una ragione!"

"Aspetta," Dissi. "Quale festa?" Dopodiché trovai un senso al perché lei fosse vestita bene ed indossasse un grembiule. "Mamma, che hai combinato?"

"Potrei o potrei non aver invitato delle persone stasera per una festa di ben tornata." Disse con calma.

"Oh, Dio... perché?"

"Perché sì! Per una volta, lascia che tua madre ti organizzi una festa." Colpì giocosamente una mia spalla.

"Le ultime feste che ti ho lasciato organizzare hanno sempre avuto un risvolto negativo. Ti ricordi quando prese fuoco la parrucca di zia May?"

"Non parliamo della parrucca della zia May." Spostò lo sguardo su un punto non ben definito. "Comunque, quello che è successo, è successo. Voi due andate a sistemarvi al piano superiore. La festa comincia alle 5."

//

Nick e io avremmo convissuto nella stanza per gli ospiti, dal momento che mia madre aveva usato la mia camera come ripostiglio per le sue cianfrusaglie, non appena me ne andai a fare il master. Come da routine ogni volta che viaggia, Nick tirò fuori ordinatamente tutte le sue camicie del competo, le cravatte e i pantaloni. Il suo senso della moda era classico ed ammirava lo stile degli anni Cinquanta. Le sue scarpe erano sempre lucide, mai opache. I suoi capelli erano sempre divisi e pettinati al lato. Non indossava mai le cinture. Se non poteva fare altrimenti, si metteva le bretelle. Veniva perfino con me quando andavo a fare la manicure, solo per avere le sue unghie tagliate e pulite correttamente. Nick veniva da una famiglia benestante ed era l'erede di una linea di moda italiana molto di successo. Suo padre era di Milano, mentre sua madre era inglese. Lui manteneva un accento inglese, avevo trascorso i suoi primi diciotto anni a Richmond, Londra (ma le estati a Milano).

On giorno, gli è capitato di trovarmi ad una festa della confraternita, seduta da sola con una bottiglietta d'acqua. Ero stata trascinata lì dalla mia compagna di stanza eccentrica del tempo. Il suo sorriso mi colpì immediatamente ed abbandonò i suoi amici ubriachi per farmi compagnia. Siamo collegati da allora. Devo ammetterlo, qualche volta è troppo occupato per il suo bene, in viaggio tutto il tempo per gli affari della sua famiglia. Ha appena cominciato, ma fa consulenze per loro. Non mi lamento. Non sono fatta per la vita sotto i riflettori, ma quando il tuo ragazzo ti vizia con una settimana negli Hamptons, mentre ti porta in giro con una Ferrari, non è che gli dici no. Sia che io voglia quella vita o meno, non fa male averne un piccolo assaggio. È un ragazzo meraviglioso a cui... piacciono le cose in un certo modo: il suo.

È tempo che cominci la festa e tutte le amiche di mia madre cominciavano ad arrivare. Sapendo che tutti i miei amici di vecchia data erano stati invitati, si sarebbero presentati con un elegante ritardo. Sbirciai dalle scale prima di correre nella mia stanza. Ero già lavata e vestita, dovevo solo truccarmi. Nick riemerse dal bagno pieno di vapore, indossando solo un asciugamano e presi in considerazione l'idea di saltare la festa, solo per farne una piccola tutta nostra.

"Piccola, hai visto i miei gemelli d'oro?" Mi chiese, tirando fuori il suo phon dalla valigia.

"Sul comò dove li hai lasciati." Risposi. Camminai verso la finestra e trovai molte più persone radunate nel giardino sul retro. Mamma aveva sistemato delle torce tiki attorno alla staccionata di legno, insieme a tavoli e sedie pieghevoli.

Afferrai la mia borsa dei trucchi prima che Nick si impossessasse nuovamente del bagno e mi feci il miglior smokey eye e le labbra rosse matt possibili in accordo con il mio vestito grigio scuro. Avevo scelto di indossarlo perché Nick l'ha fatto disegnare e realizzare per me lo scorso Natale. Da aggiungere che nessun altro al mondo lo ha. Lo abbinai con dei bracciali dorati ed ero pronta a rivedere tutti.

"Nick." Lo chiamai. "Sei pronto? La festa è cominciata circa mezz'ora fa."

Lui aprì la porta, ancora con solo un asciugamano indosso. Le uniche cose ad essere cambiate furono la sua faccia appena rasata e i capelli ingelatinati.

"Harlow, lo sai quanto ci vuole per farmi i capelli perfettamente." Mi sorpassò. "Tu intanto vai, ti raggiungo al piano inferiore."

Mi lasciò un bacio sulla guancia e si mise a fissare le sue alternative di abbinamenti sul letto. Quando si tratta di moda e aspetto, era più che perfezionista. Tutto quello che facevo io era pettinarmi i capelli ed appuntare dietro due ciocche anteriori, mentre i restanti mi cadevano sulle spalle. E basta.

Scesi con attenzione le scale vedendo come non avevo ancora rotto le scarpe nuove. La prima persona che incontrai fu la parrucchiera di mia madre, Naveen. Faticai a ricordarmela, ma lei si ricordava bene di me, raccontandomi tutte quelle storie che probabilmente non erano nemmeno successe. Poi vidi Orion, una dei miei amici del liceo. Io, lei e Miriam siamo state un trio fino al diploma. Lei se ne andò a Santa Barbara per l'università, mentre io e Mir frequentammo la Florida State University. Poi mi diressi a nord alla NYU per il master. Di base volevamo andarcene tutte da Omaha. Ma essere tornate, non è poi così male.

Orion aveva un aspetto fantastico e si complimentò per lo stesso con me. Anche se non l'avevo ancora annunciato alla festa, lei aveva già notato il mio anulare, celebrando in silenzio. Facemmo delle foto e le postammo su Instagram e Snapchat, chiamandoci le Red Light Vixens, dal momento che avevamo entrambe le labbra rosse. Prendemmo dei drink e ci sedemmo in soggiorno da dove proveniva la musica.

"Allora," Iniziò Orion. "Hai intenzione di rimanere qui o... qual è il piano?"

"Per ora, sì." Annuii. "Sono sicura che a Nick non andrà bene. Non so dove si voglia sistemare definitivamente. Manhattan, probabilmente."

"E dov'è adesso Nicholas Leone? Suona esotico."

"Di sopra, impiegando un'eternità per prepararsi."

"Un uomo che si preoccupa del suo aspetto sembra una calda comodità." Sorseggio il suo drink.

"Okay." Risi. "Hai avuto notizie di qual-è-la-sua-faccia?"

"Mir? L'ho vista la settimana scorsa a pilates." Orion roteò gli occhi.

"Oh Dio, sembri così vecchia e stabile. Pilates, prendimi in giro." Risi.

"Zitta, farebbe bene anche a te! E poi, l'insegnante è così... così bello. Tipo... bello così." Chiuse i suoi occhi compiaciuta pensandoci. "Si chiama Georgio ed è grosso come uno stallone."

"Ah, sì." Annuii. "Amo gli uomini che assomigliano a dei cavalli."

Orion mi colpì giocosamente sul braccio con i suoi artigli d'acrilico.

"Torno subito." Dissi. "Ho bisogno di cibo."

Mi diressi nel giardino sul retro, dove tutto il cibo era allineato su un tavolo sopra ai fornelli portatili. Mamma ha pianificato proprio tutto. Afferrai un piatto ed iniziai a riempirlo.

"Mmm" Disse un ragazzo accanto a me. "Sembra tutto così buono."

I miei occhi erano troppo occupati a fissare la carne di manzo per guardare chi fosse. Quando andai a prendere un pezzo di manzo con la mia forchetta, lui poggiò la forchetta sullo stesso pezzo.

"Oh, scusa." Disse.

"È... okay." Roteai i miei occhi e andai a prendere un altro pezzo... lo fece ancora un'altra volta. "Amico, che cosa..."

Finalmente lo guardai ed era qualcosa di bellissimo. Chiaramente più piccolo di me e aveva le orecchie forate.

"Scusa." Sorrise.

"Ti... Hai un aspetto vagamente familiare." Inclinai la mia testa, cercando di capire chi fosse. Lo conoscevo di sicuro, ma qualsiasi ricordo con lui era completamente annebbiato.

"Sì, anche tu." Rispose lui. Prese un pezzo di ananas e tornò a guardarmi, mettendone una parte in bocca. Quando lo morse, il succo scorré sulle sue dita.

"Uh, a-anche io?" Balbettai. "Sei tu quello che è venuto alla mia festa. A meno che tu... non ti sia imbucato." Sollevai un sopracciglio e come una reazione naturale, lui si morse il labbro.

"Se mi fossi imbucato, prenderesti l'occasione comunque?" Diede un altro morso all'ananas, succhiando il suco extra e leccandosi le labbra.

"Uh." Mi schiarii la voce. "Prendere l'occasione per cosa, esattamente?"

"Me." Sorrise. Il sorriso mi fece dimenticare chi fossi e perché fossi là per un secondo.

"Ancora non so chi tu sia."

"Io ti conosco, Harlow." Finalmente ingollò l'ananas. "Proprio come tu conosci me. E se desideri un indizio... sto ancora aspettando il nostro appuntamento."

Quasi mi strozzai. "Grossa occasione quella, amico."

"Perché no?" I suoi occhi erano intensi. Dovrei essere in grado di ricordarmi degli occhi così intensi.

Proprio in quel momento Nick avvolse il suo braccio attorno alla mia vita, baciandomi la tempia. "Non ci ho messo così tanto, no credo." Ridacchiò.

Il ragazzo prese un sorso del suo drink, serrando la sua mascella mentre passava lo sguardo tra Nick e l'anello sul mio dito. Solo un angolo della sua bocca si sollevò e fece correre di brividi su per la mia spina dorsale. Annuì, allontanandosi presto.

"Chi era quello?" Chiese Nick.

"Non mi ha mai detto il suo nome." Mi strinsi nelle mie spalle. "Però sembra rivisto."

La festa continuò ed arrivarono altri invitati. Il ragazzo misterioso venne presto affiancato da un altro ragazzo altrettanto bello. Di certo non lo conoscevo, ma ho visto che aveva occhi solo che per Orion. E vidi anche come lei lo rifiutò alla fontana nel giardino di mia madre. Per ora, buona parte della festa si svolgeva fuori. Mentre mia madre era occupata a presentare Nick a tutte le sue amiche, parlando del nostro fidanzamento, mi intrufolai nuovamente dentro la casa, per cercare una nuova bottiglia di Rosso Dolce; l'unico vino che preferisco. Sapevo che mia madre teneva delle bottiglie da qualche parte.

"Allora, fidanzata, huh?" Sentii dire da una voce familiare. Quando distolsi lo sguardo dal mobile, ero abbastanza certa di trovare il ragazzo dal sorrisetto malefico. Era appoggiato al bancone, il peso su un gomito ed i miei occhi continuavano ad andare alla fibbia della cintura. Nel fondo della mia mente, gliel'avrei voluta sfilare. Alcuni bottoni della sua camicia erano aperti, mostrando una parte del suo petto provocante ed i suoi pantaloni erano aderenti, anche se leggermente calati sul suo bacino. Qualcosa a cui sono sicura Nick alzerebbe gli occhi al cielo ed i suoi antenati si rivolterebbero nella tomba.

"Sì." Risposi. "Che ti cambia?"

"Questo intralcia la strada." Rifletté.

"Okay, amico." Ridacchiai. "Chi sei, per davvero."

"Non ti ricordi di quando ti dissi che ti avrei fatta mia un giorno? Mentre giocavamo a Mario Kart?" Sorrise. "Te lo avevo detto che non me lo sarei dimenticato."

Impiegai un momento, ma poi sussultai felicemente. "Oh mio Dio! Sammy? Sam Wilkinson? Non posso crederci."

Nonostante i suoi tentativi di flirtare, lo abbracciai calorosamente. Non sapevo cosa mi aspettassi, questo abbraccio era niente comparato a quelli innocenti che era solito darmi. Non era più un bambino. Le sue mani erano più grandi e sembravano più esperte. Il suo mento era appoggiato sulla mia spalla e sentii il suo naso strofinare contro il mio collo, le sue labbra sfioravano appena la mia pelle. Provai a staccarmi, ma le sue braccia rimasero avvolte strette attorno a me ed il suo corpo scolpito schiacciato contro il mio. Aveva un profumo fantastico, tipo una colonia che non avevo mai sentito prima... e ne ho sentite molte quando Nick mi portava con sé agli incontri con i clienti.

Oh... Nick. Giusto.

"Okay." Risi nervosamente e mi staccai. "Questo è... folle."

"Lo è?" Stava ammiccando nuovamente, guardandomi dall'alto al basso. "Sei ancora bella. Molto..." Prese un respiro e mi guardò come se il mondo avesse smesso di girare. "Molto bella. Il tuo fidanzato è un tipo molto fortunato.

"Sì, lo è... il mio Nick."

"Nick." Annuì. "Figo. Beh, farebbe meglio a trattarti bene prima che... qualcuno che sappia fare meglio il lavoro arrivi."

Mise un pezzo di gomma in bocca e mi sorrise prima di andarsene. "Ci vediamo." Disse.

"C-ciao." Sussurrai. "Porca merda."

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