Capitolo 67
Non riesco a formulare le parole mentre fisso Violet, le sue labbra rosse curvate in un sorrisetto.
Alla fine, deglutisco e annuisco, facendo del mio meglio per sorridere. "C--ciao," balbetto.
Il suo sorriso cresce mentre mi passa davanti per uscire dall'ufficio.
"Dunque, dov'eravamo rimasti?" Domanda il Signor Crystal.
Ho lo sguardo assente per via di Violet, completamente stordita dalla sua improvvisa comparsa.
"Rose?"
Scuoto la testa. "Scusatemi."
"Va tutto bene? Sembri distratta. Comunque, devo occuparmi di questo messaggio, quindi possiamo continuare la conversazione un'altra volta."
Non ha idea di quanto gliene sia grata per questo. Devo parlare con Harry, il prima possibile.
"Grazie," dico. "Fatemi sapere."
Annuisce e sorride ed io esco dall'ufficio, gli occhi analizzano il complesso in cerca di Violet, ma non la vedo da nessuna parte.
Devo subito andare da Harry. Ho imparato la mia lezione per non avergli detto le cose, è questa è una cosa fottutamente importante.
Mentre corro giù per le scale per tornare al nostro piano, qualcuno afferra il mio polso, fermandomi improvvisamente.
"Vai da qualche parte?"
Tiro il mio polso dalla presa di Violet mentre le sue labbra si allungano in un sorriso.
"Sto solo. . . tornando al lavoro."
"Così di fretta?"
Deglutisco, il mio cuore martella velocemente per aver corso sulle scale e per lo sguardo stuzzicante di Violet.
Guardo Violet.
Ha le braccia incrociate al petto, i suoi biondi capelli mossi cadono sulle sue spalle. Se le notizie su Internet sono vere, è stata in riabilitazione. Cosa potrebbe mai fare qui a Portland?
"Sai chi sono, non è vero?" Dice.
Annuisco lentamente.
Sospira. "D'accordo, se hai una penna, ti scriverò qualcosa, anche se il mio agente mi ha detto di evitare i fans."
La fisso.
Mi guarda in attesa.
"Aspetta. . . pensi che io sia una fan?" Immediatamente mi ricordo che lei era in una soap opera. Rido quasi.
"Allora come fai a conoscermi?" Ridacchia seccamente.
"So che sei la ragazza che ha spezzato il cuore di Harry," dico senza volerlo.
I suoi occhi scattano su di me. "Scusami?"
Faccio un passo indietro. "Harry Styles," dico. "Era innamorato di te e tu l'hai abbandonato."
"Ovviamente so di chi stai parlando," sbotta.
"Beh, non sembrava," incrocio le mie braccia al petto, imitando la sua posizione. "E se sei venuta qui per sedurlo di nuovo, dovrai prima passare su di me."
Violet mi fissa.
E dopo scoppia a ridere.
Aggrotto la fronte, guardandola mentre la sua risata vellutata riecheggia attraverso le scale.
"Qualcosa di divertente?" Chiedo, le mie guance arrossiscono.
"Non sono venuta qui per riprendermi Harry, se questo è ciò che stai pensando," dice, la sua risata diminuisce.
"Allora perché sei qui?"
"Sono appena uscita dalla riabilitazione perché ero una fottuta alcolizzata, e il mio agente mi ha forzata a fare un lavoro noioso," dice con risentimento. "Quindi naturalmente, sono ritornata da Crystal."
"Ritornata?"
"Oh, ma Harry non te l'ha detto?" Sorride sarcasticamente. "Crystal è stato il mio patrigno per circa due anni prima che mia madre divorziò di nuovo."
"Quanti mariti ha avuto?"
"Sette, ma questo non è importante," dice con leggerezza e spalanco gli occhi per l'alto numero di mariti. "Crystal mi ha offerto questo lavoro fino a quando non riuscirò a rimanere sobria abbastanza a lungo per poter ritornare nello show, e nel frattempo un'altra attrice molto meno carina di me mi sta sostituendo." Sbuffa altezzosamente.
Un pensiero mi viene in mente.
Violet potrebbe essere l'insider della Wolfe.
"Come fai a sapere che Harry mi ha raccontato di te?" Domando.
"Deve avertelo detto, dal momento che sei la sua fidanzatina ora, " dice arrogantemente. "Voglio dire, io ero il suo primo amore."
"Cosa vuoi da me?" Chiedo.
"Cosa ti fa pensare che io voglia qualcosa?"
"Perché mi hai seguita qui."
Violet inclina la testa. "Vero."
La guardo in attesa. "Allora?"
"Sono qui per aiutarti, a dir la verità."
Aggrotto la fronte.
"So che sei coinvolta con l'Ivory," dice. "Ed io voglio fare parte della ribellione."
La fisso. "Tu fai parte della Wolfe?"
"Sfortunatamente, sì. Sono io quella che ha mandato Alec a trovare Harry a quella festa, dopo che me n'ero andata da qui, così che Harry avrebbe potuto iniziare a guadagnare dei dannati soldi una buona volta. Solo ora realizzo il mio errore, e come puoi vedere, sono nella tua stessa posizione."
"Come faccio a sapere che non sei l'insider?"
Fa scorrere la sua lingua sui denti. "Quindi anche tu sai dell'insider."
"Come fai sapere tutto questo?"
"Sono a Portland da un mese, e ho partecipato alle riunioni della Wolfe. È ovvio che qualcuno vi sta ascoltando qui, ma posso assicurarti, che non sono io."
"Se sei a Portland da un mese, come mai c'era un'altra segretaria solo fino a poche settimane fa?"
"Crystal ha due segretarie, e lavoriamo in giorni diversi."
"Come faccio a sapere che posso fidarmi di te?"
"Perché non lo chiediamo
semplicemente ad Harry?"
Serro la mascella.
Mi fissa, i suoi occhi color oceano di sfida.
"Va bene," dico alla fine. "Perché non lo chiediamo ad Harry."
Sogghigna mentre mando un messaggio ad Harry dicendogli di incontrarmi sulle scale il prima possibile.
Pochi minuti dopo, sentiamo dei passi ed Harry sale fino al pianerottolo.
Non appena il suo sguardo atterra su Violet, i suoi occhi si spalancano ed impallidisce.
Violet sogghigna.
Vedo dei ricordi lampeggiare nei suoi occhi e mi fa male. So che Violet farà sempre parte di Harry, in un certo senso. Voglio dire, come ha detto lei, era il suoi primo amore. Diffiderà sempre dell'amore a causa sua, e lei avrà sempre del controllo su di lui. Lo capisco in questo istante, mentre alzo impotente lo sguardo e mentre lui pronuncia il suo nome incredulo.
"Ti trovo davvero bene Harry," gli dice.
"Cosa ci fai qui?" Domanda.
Violet gli spiega quello che ha detto a me, e guardo attentamente l'espressione di Harry.
Accanto a Violet, mi sento una nullità. È così bella, e so, indubbiamente, che sembro un pezzo di carbone accanto ai suoi occhi blu luccicanti e ai suoi capelli biondo dorato.
Se Harry dovesse scegliere lei invece che me, di certo non lo biasimerei.
"Sono dalla vostra parte," finisce Violet. "Ma la tua ragazza non vuole fidarsi di me."
Harry mi guarda e abbasso lo sguardo sul pavimento, le mie guance avvampano.
"Non posso biasimare la mia ragazza," risponde Harry ed alzo lo sguardo verso di lui, e ora capisco tutto.
Harry non ritornerebbe mai con Violet. Dietro la sua bellezza, lei è danneggiata dall'alcol e dalla sua inaffidabilità; spezzare i cuori e sorridere ampiamente per le telecamere non ha fatto altro che distruggerla. Harry ama me--e sarei una stupida a dubitare di questo.
Violet alza gli occhi al cielo. "Posso aiutarvi, lo sai. Wolfe si fida ancora di me, a differenza vostra."
Harry ritorna a guardare Violet. "È passato un po' da quando mi fidavo di te, Violet, devi dimostrarmelo."
Serra la sua mascella. "Va bene," dice. "Lo farò." Si gira sui suoi tacchi e comincia a camminare. "Oh, e se avrete bisogno di me, mi trovate nel complesso di Crystal," dice mentre sale le scale.
I suoi tacchi alti riecheggiano nelle scale ed io ed Harry rimaniamo soli.
Torno a guardare il pavimento.
Percepisco il dito morbido di Harry alzarmi il mento per guardarlo.
"Stai bene?" Domanda.
Annuisco.
"Non sembra che tu stia bene."
Faccio spallucce, scostandomi dal suo tocco. "Violet mi irrita."
"Fa irritare tutti , è fatta così," Harry fa una pausa. "Non ho idea di come cazzo reagire, ad essere onesto."
"Stavo pensando la stessa cosa," dico.
Harry sospira, infilando le mani nelle sue tasche. Immediatamente torna a guardarmi. "D'accordo," dice, scuotendo la testa. "So cosa c'è che non va."
Aggrotto la mia fronte. "Cosa?"
"Pensi che sono ancora innamorato di Violet."
Scuoto la testa. "No, non è vero."
"Non la amo più, Rose. Amo te, solo te."
"Lo so," gli sorrido mentre mette la mia mano nella sua, portandola alle sue soffici labbra.
"Violet non ha niente in più di te," dice nel mio orecchio mentre tira il mio corpo al suo.
Sbuffo. "Ma per favore, lei ha tutto in più di me."
Harry mi guarda, quasi confuso. "Stai scherzando, vero?"
"No, perché dovrei scherzare?"
"Non essere insicura, non hai una ragione per esserlo. Violet è il mio passato, ma posso dirti che tu sei il mio presente e il mio futuro, e sarà sempre così."
Lo dice con una tale fiducia e sicurezza che mi fa sorridere, e avvolgo le mie braccia intorno a lui. Preme le sue labbra sui miei capelli, il suo mento sulla mia testa.
Alla fine ci allontaniamo e ritorniamo al nostro piano per finire la giornata di lavoro. Tutta la questione di Violet mi ha stancata, e non vorrei niente di più se non andare via dal lavoro, ma sono già mancata abbastanza a causa dell'influenza e del volo a New York. Sono sempre stata un tipo regolarmente presente al lavoro , comunque.
Mi riconcentro sul mio manoscritto una volta tornata alla scrivania, salutando Zayn che mi rivolge un cenno con la mano.
Harry ritorna al suo posto, sospirando. "Che bella vista industriale," dice appoggiandosi sul retro della sedia e mettendo le mano dietro la testa. "Adoro fissare una parete grigia per tutto il giorno."
Soffoco una risata e lui se ne accorge, e il suo umorismo si alimenta.
"Stai zitto, Harry," dice Zayn e rido, dandogli il cinque attraverso la scrivania.
Il resto della giornata passa senza problemi e ben presto, io ed Harry ci dirigiamo verso la mia macchina.
"Posso guidare?" Chiede Harry con entusiasmo.
"Cosa? Neanche per sogno."
"Dai, non ho mai guidato un Audi prima."
"Che schifo," dico, aprendo la macchina.
"Per favore, per favore, per favore."
Gemo. "Sei così bambino."
Sorride ampiamente e gli lancio le chiavi, cambiando posto con lui.
"Wow, ha un'alta accelerazione questa piccola," dice Harry, mentre guida. Fa marcia indietro , manovrando espertamente la macchina.
"Vacci piano, non voglio prendere una multa," lo rimprovero.
"Non prenderai una multa."
"Se la prendo, paghi tu."
Harry alza gli occhi al cielo. "Paghi tu," mi imita e gli do uno schiaffo sul braccio.
Ceniamo con Gemma nell'appartamento di Harry. Harry continua a parlare del fatto che io non gli lascerò più guidare la mia macchina. Gemma ride leggermente, ovviamente felice nel vedere che suo fratello non la sta completamente odiando al momento.
Tuttavia, la cosa non dura a lungo.
Harry posa la sua forchetta a metà cena e guarda Gemma. "Per quanto tempo pensi di stare qui?" Le domanda.
Gemma impallidisce lievemente. "Non ci ho pensato."
"Beh, pensaci."
Do un calcio ad Harry da sotto il tavolo e sposta il suo sguardo su di me.
"Gemma, puoi restare fino a quando vuoi," le dico. "Puoi restare con me, nel peggiore dei casi."
Harry si muove a disagio. "Questa non è una tua decisione, Rose."
"Gemma è mia amica, se ha bisogno di un posto in cui stare, può stare da me."
"Gemma non è tua amica."
"Sì, lo è. Se non ti sta bene, cazzi tuoi."
Harry mi fissa e Gemma ha uno sguardo di umorismo misto a quello di disagio sul suo viso.
"Ho finito di mangiare," sbotta Harry, alzandosi velocemente e andando in cucina con il suo piatto in mano.
Laviamo i piatti in silenzio e dopo aver finito tutto, ritorno nel mio appartamento. Non riesco a capire perché Harry sia così freddo con Gemma quando lei sta cercando così intensamente di ricucire il loro rapporto. Deve star soffrendo comunque, e sto solo cercando di aiutare.
Trascorro il resto della notte sola per la prima volta da giorni, il materasso sembra freddo e vuoto senza il corpo di Harry accanto a me. Una parte di me desidera intrufolarsi nel suo appartamento e scivolare nel letto con lui , ma rimango ferma nel mio letto vuoto.
Harry ed io non parliamo per i prossimi due giorni, anche se non capisco il perché. Non abbiamo neanche litigato per davvero. Fa male, e voglio parlargli e sistemare le cose, ma non ne ho trovato il tempo.
La festa è tra tre giorni, e tutti sono estremamente tesi. Ho comprato il mio abito ieri pomeriggio, sperando di trascinare Harry per avere un suo parere, ma alla fine non l'ho più chiamato.
Violet ha fatto parecchie comparse nel nostro complesso di uffici. I suoi tacchi schioccano sul marmo mentre parla con Marion. Diffido ancora di lei, e niente può cambiare questo.
Mercoledì sera, stavo facendo il bucato al piano di sotto quando sento della musica.
Non della semplice musica--musica del pianoforte.
Avevo notato un paio di volte che c'era un pianoforte nella hall, ma la maggior parte delle volte suonano qualcosa di infantile, non qualcosa di serio. Ma questa musica è diversa.
Esco fuori dalla lavanderia avvicinandomi al pianoforte nero dove si trova Harry, le sue mani si muovono sui tasti d'avorio.
Riconosco la canzone e rimango sbalordita di fronte alla complessità di questo pezzo; le sue grandi e morbidi mani fanno su e giù velocemente sulla tastiera.
La sua espressione è seria, la sua fronte aggrottata e la sua mascella serrata mentre suona, il pezzo finisce solo tre minuti dopo.
Quando finisce, porta le mani sulle ginocchia, facendo un respiro.
"Wow," dico dietro di lui e si gira per guardarmi. "Chopin."
"Conosci questo pezzo?"
"Certo. Winter Wind Etude." Harry rimane impressionato ed annuisce.
Sposto il mio peso. "Non sapevo suonassi."
Fa spallucce. "Non più, ma mia madre me lo faceva suonare quando ero più piccolo."
"Beh, anche io conosco qualcosina di Chopin," dico, sedendomi accanto a lui sulla panca e raggiungendo la tastiera.
Inizio il pezzo e mi ci perdo in esso, come sempre. Harry mi guarda, i suoi occhi verdi spalancati.
Le mie dita scivolano sulla tastiera, il mio piede spinge in basso il pedale damper. Il mio pezzo finisce subito dopo, posando le mie mani sul retro della panca.
"Wow," dice Harry.
"Conosci il pezzo?"
"Sì," dice compiaciuto. "Nocturn in C diesis minore."
"Molto bene, Signor Styles," lo prendo in giro.
"Anche a te, Signorina Knight," risponde, un piccolo sorriso attraversa il suo viso.
"Da quanto tempo suoni?" Gli domando.
"Da quando avevo otto anni," dice. "Fino ai sedici anni."
Sogghigno. "Ti batto."
"Oh davvero?"
"Ho iniziato quando ne avevo quattro."
Alza gli occhi al cielo e mi appoggio sulla sua spalla, ridendo.
Le sue braccia si attorcigliano attorno la mia vita e rimaniamo seduti così per un po', fissando il pianoforte.
"Mi dispiace per essere stata così invadente riguardo Gemma," sbotto.
"Va tutto bene, alla fine avevi ragione," sospira. "Rimarrà con me fino a quando ne ha bisogno."
"Ho odiato passare questi giorni senza parlare con te," ammetto.
"Anche io," concorda. "È stato un vero inferno."
Gli sorrido e bacia le mie labbra dolcemente.
"Oltretutto, dobbiamo essere uniti per la festa," dice, una volta separati.
Sospiro. "Sono così nervosa."
"Lo so, anch'io."
C'è una piccola pausa.
"Immagino che non conosci qualcosa di Mozart?"
"Certo che conosco Mozart, Harry," lo derido.
"Dimostramelo."
"Okay, cosa devo suonare?"
"Turkish March."
"Come desideri."
E per il resto della notte, ci alterniamo a suonare dei pezzi, a volte facendo dei pezzi insieme, fino a quando il Signor Wu non esce dall'ascensore e si lamenta di noi.
"Le miei scuse più sincere, Signor Wu," dice Harry e il Signor Wu borbotta.
"Le scuse non risolvono il fatto che mia moglie mi ha lasciato," dice nel suo accento increspato ed Harry gli rivolge uno strano sguardo, spingendolo ad entrare nell'ascensore e scoppiando a ridere.
Guardiamo di nuovo the Big Bang Theory con Gemma, prima di addormentarci aggrovigliati l'un l'altro, Harry mi sussurra, assonnato, di amarmi prima che tutto diventi scuro.
**
"Rosie-posie budino e torta."
Apro i miei occhi per vedere Harry chinato su di me mentre ridacchia.
"Ha preso a calci i ragazzi e li ha fatti piangere," continua le sue filastrocche.
"Non è nemmeno così la rima," gli dico stordita.
"Lo so, l'ho cambiata per poterla dire a te."
"Stai zitto," gemo, girandomi e abbracciando un cuscino.
"È ora di andare a lavoro."
Faccio un suono che sicuramente non sembra umano ed Harry ride.
"Devo trascinarti fuori dal letto?"
"Se mi tocchi, ti colpirò nelle palle così forte da farti vomitare."
"Crudele."
"Beh sì."
"Dai, fammi vedere quei bellissimi occhi color cacca di cane."
Ridacchio. "No."
"Rosie, Rosie." Harry salta su di me e scava le sue dita nei miei fianchi, facendomi strillare rumorosamente.
"Smettila, Harry!"
"Vedi, ora sei sveglia!"
"Non ho paura di colpirti nelle--"
In pochi secondi si allontana da me, mettendosi in piedi davanti al letto.
"Questo sì che ti ha fatto spostare velocemente."
"Devo proteggere i miei gioielli, lo sai."
"Dio, sei volgare Harry. È troppo presto per le battute sul pene."
"Non è mai troppo presto per le battute sul pene."
Alzo gli occhi al cielo ed esco dal letto, afferrando la mia chiave e dirigendomi verso il mio appartamento.
"Sarò pronto tra venti minuti," urla Harry ed io chiudo la porta dopo aver augurato il buongiorno a Gemma.
Il lavoro va come al solito, Harry mi provoca ed io cerco di concentrarmi. Per qualche ragione, non riesco a tenere gli incubi fuori dalla mia mente, e penso costantemente alla festa.
Harry lo intuisce quando ci fermiamo a pranzare da Panera.
"A cosa stai pensando?" Mi chiede mentre si toglie la giacca, sistemandola sul retro della sua sedia.
"Alla festa," sospiro, sedendomi.
Harry tuffa il suo cucchiaio nella zuppa e lo agita pensieroso.
Sospiro e prendo un pezzo di pane.
"Tutto finirà, non preoccuparti," dice.
Scuoto la testa. "Non riesco a smettere di pensare alla. . .pensare alla pistola."
Harry espira lentamente. "Non avrei mai dovuto coinvolgerti in questo casino," dice, poggiando il suo cucchiaio e mettendo la testa tra le mani.
"Mi ci sono coinvolta da sola, ricordi? Sono io quella che ti ha seguita come una fottuta idiota."
"Non sei un idiota, sei solo--"
"Curiosa," diciamo all'unisono.
Mangiamo in silenzio per un po', i cucchiai tintinnano contro la ciotola della zuppa e riecheggiano nell'aria.
"Ce la faremo," dice Harry di punto in bianco. "Ce la faremo, insieme. Io e te."
Sorrido un po'. "Lo pensi davvero?"
"Sì, certo." Ricambia il sorriso. "Perché è o entrambi o nessuno dei due, giusto? "
Raggiungo l'altra parte del tavolo, unendo le nostre mani. "Giusto."
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