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Capitolo 57

Il mio cuore è immediatamente in gola mentre Harry chiude la porta in metallo dietro di lui.

"Harry stava ascoltando la nostra conversazione dall'ufficio di sicurezza," dice malignamente Alec.

La faccia di Harry è impassibile mentre mi fissa.

Non ho idea di cosa pensare, o cosa aspettarmi. La mia gola è secca e non riesco a formulare le parole.

Alec sta usando le mie false parole riguardo i miei sentimenti per far incazzare Harry.

"Styles, puoi garantire ciò che Rose ha appena detto?" Domanda Alec, il sorriso sinistro ancora sul suo viso. "Non provi niente per lei?"

Per una frazione di secondo, vedo un flash di emozioni nei suoi occhi--il verde diventa chiaro e poi scuro in pochi secondi. Vedo visioni di lui mentre mi stringe di notte, io che pulisco le sue ferite, noi due che ridiamo insieme, la sua mano sulla mia schiena mentre osserviamo le stelle, solo poche ore fa.

Dopo i suoi occhi si scurirono. Il verde è così spento da sembrare quasi nero.

"Provo meno di niente per lei," sbotta, strappando i suoi occhi dai miei.

Sento il mio cuore farsi a pezzi.

"Suppongo di aver giudicato male," dice Alec, alzando un sopracciglio. "Ma c'è sempre la possibilità che tu stia mentendo." I suoi occhi lampeggiano.

Harry deglutisce. "Te l'ho detto, lei non sa niente. Perché dovrei dirle qualcosa?"

Ogni parola che fuoriesce da lui sembra colpirmi più forte, ma rimango indifferente.

"Portala fuori di qua, Styles. Mi aspetto che tu partecipi alle riunioni d'ora in poi," sbotta Alec, raccogliendo i giornali dalla scrivania e raddrizzandoli.

Harry annuisce e scatta fuori dalla stanza.

Mi alzo dal mio posto, rivolgendo un'altra occhiata ad Alec prima di girarmi e seguire Harry.

Odio Alec.

Quando esco dall'Ivory e dopo dal vicolo, Harry si trova vicino la sua macchina che è parcheggiata dall'altra parte della strada.

"Entra," scatta quando sono vicina a lui.

Sospiro e lo assecondo.

Sembra che Harry finisca sempre per essere arrabbiato con me, quando esco dall'Ivory.

"Non capisco," dico. "Cosa stavi facendo lì?"

"Ero andato a parlargli prima, per accertarmi che non fosse arrabbiato per non essermi presentato alle riunioni. Aveva intravisto te e Louis arrivare e mi ha detto di aspettare nella camera di sorveglianza." Harry non mi guarda neanche.

Guardo il mio grembo.

Il tragitto in macchina è silenzioso.

Appoggio la mia testa contro il finestrino, chiudendo i miei occhi.

"Non addormentarti di nuovo nella mia macchina, non ti porterò in braccio."

Trasalisco alle parole di Harry, raddrizzandomi. "Non lo stavo facendo."

Le mani di Harry stringono il manubrio molto forte, le sue nocche diventano quasi bianche.

"Non so perché tu sia così incazzato," gli dico.

"Ho sentito tutto ciò che hai detto," sbotta. "Tutto."

"E allora?"

"Allora hai praticamente detto che non te ne frega un cazzo di me."

"Perché ti importa?"

"Ovvio che mi importa, siamo amici." Scuote la sua testa. "Eravamo amici." Si corregge e il mio cuore affonda.

"Non è questa la ragione, e lo sai," dico. "Tu hai dei sentimenti per me, ma non lo ammetterai."

"Non provo nessun sentimento per te, Rose. Preferirei piuttosto strisciare a carponi per tornare da Violet, che mai provare dei sentimenti per te."

Le sue parole mi colpiscono violentemente e mi mordo il labbro per non piangere.

"Stai mentendo," gli dico quando entra nel lotto del nostro appartamento, parcheggiando la macchina e uscendo fuori frettolosamente.

Lo seguo velocemente, dovendo correre per rimanere al passo delle sue lunghe falcate.

E' tutta colpa di Alec, lo so. Vuole distruggere me ed Harry, e ci sta riuscendo.

"E che mi dici di tutto il tempo che abbiamo passato insieme?" Urlo, afferrando il suo polso per fermarlo.

Indietreggia, fermandosi.

"Che mi dici di quando mi hai lasciata stare da te queste notti? Che mi dici di quando mi hai lasciata dormire accanto a te? Che mi dici di quando hai detto che se tu avessi un desiderio, desidereresti me? E che mi dici di quando mi hai baciata, Harry?" La mia voce si spezza.

Non incontra il mio sguardo. "Tu sei quella che ha detto che non provava niente,"sbotta. "L'hai detto davanti ad Alec, proprio lì. L'ho visto."

"L'ho detto solo perché se scoprisse che io abbia dei sentimenti per te, saremmo fottuti!"

I suoi occhi scattano su di me. "Tu provi dei sentimenti per me?"

"Certo che provo dei sentimenti per te, Harry. Per l'amor di Dio, come fai a non saperlo?" Distolgo il mio sguardo dal suo, incrociando le mie braccia al petto. "Tu. . . tu accendi questo fuoco in me che non sapevo neanche esistesse, Harry. Quando sono con te, c'è tipo questa forza che ci unisce, e non so perché o come, ma dipendo da essa"

Non risponde e ritorno a guardarlo.

"Non importa, però," dico. "Perché tu non credi in nulla di tutto ciò, giusto?"

Abbassa lo sguardo.

Chiudo i miei occhi, facendo un respiro profondo. "Tu non credi nei lieto fine, nei principi azzurri, e soprattutto non nell'amore."

Apro i miei occhi e mi giro sui miei tacchi, entrando nell'atrio e lasciando Harry guardarmi andare via.

Credo di sentirlo dire il mio nome, ma lo ignoro e prendo le scale.

Sbatto la porta del mio appartamento, delle lacrime traboccanti nei miei occhi.

Odio Alec, lo odio così tanto per aver fatto questo. Ha usato le mie bugie contro di Harry.

Odio anche Harry. Lo odio per aver creduto a ciò che avevo detto.

Mi trascino nella doccia, cercando di cacciare via gli eventi della giornata, ma è inutile. Harry è ferito, degli occhi scuri nuotano ancora attraverso la mia mente.

Mi cambio nel mio pigiama e mi siedo sul letto, accendendo la TV e sfogliando pigramente i canali.

Sono le undici passate, e non ho nessuna voglia di dormire, dal momento che Harry sarà presente nei miei sogni.

Alla fine, mi addormento intorno alla mezzanotte, la TV è ancora accesa a basso volume, in sottofondo.

E mentre mi lascio trasportare dal sonno, realizzo di non provare solamente dei semplici sentimenti per Harry.

Io lo amo.

**

Quando mi sveglio la mattina successiva, il terreno all'esterno è bianco.

Avvolgo la mia coperta stretta intorno a me, e mi meraviglio del fatto che stia nevicando così presto durante l'anno--fine Novembre, quando di solito solo alla fine di Dicembre inizia a nevicare a Portland.

Mi preparo il caffè e guardo le notizie del mattino, tirando i miei capelli in una coda di cavallo.

Verso le dieci, mi vesto e mi pettino i capelli, e scrivo una lista della spesa.

Mi sento quasi intorpidita dal mio incontro di ieri sera.

Verso le undici, afferro le mie cose ed esco nell'atrio, girandomi per chiudere a chiave la porta.

Ovviamente, sono proprio fortunata. Anche Harry fa la stessa cosa.

"Hey," dice e mi sforzo di guardarlo.

Indossa una t-shirt dei Rolling Stones con una felpa grigia, il suo cappotto avvolto intorno al suo braccio.

"Ciao."

Si gratta la nuca, i suoi occhi cadono verso il basso prima di ritornare su di me. "Vuoi andare a pranzo?"

Scuoto la mia testa. "No, grazie."

Sembra deluso per un secondo, prima di ricomporsi. "Sei sicura? Avevo intenzione di andare al Panera."

Amo il Panera.

Amo lui.

"Sono sicura."

Sospira. "Senti, mi dispiace, okay?" Dice. "Non avrei dovuto dire ciò che ho detto la scorsa notte."

Annuisco. "Okay," sposto il mio peso. "Comunque non verrò a pranzo con te."

Fa scorrere la sua lingua sulle sue labbra. "Dove stai andando, allora?"

"A fare la spesa."

"Vengo con te, e dopo possiamo andare a pranzo."

"No, Harry." Raddrizzo la mia postura. "Non penso di poter passare del tempo con te, ora come ora."

Mi fissa per un lungo momento.

Alla fine annuisce.

Devo ammetterlo, fa così male vederlo guardarmi in quel modo, ma annuisco e cammino lungo il corridoio, decidendo di prendere le scale piuttosto che sopportare una corsa in ascensore con lui.

I miei piedi affondano nello strato di neve fuori, e lascio delle impronte quando cammino. Nonostante il mio stato d'animo piuttosto acido, la neve mi solleva l'umore mentre mi dirigo faticosamente verso la mia macchina.

Accendo il riscaldamento una volta entrata nel posto di guida, spingendo i capelli sulle mie spalle.

Mi mordicchio il labbro mentre guido, prestando molta attenzione al ghiaccio sulla strada. La neve come questa mi ricorda New York, e sorrido un po', pensando alla mia casa.

Mi domando come stiano andando le cose tra i miei genitori--hanno finalizzato il loro divorzio solo una settimana fa. Avevo intenzione di chiamarli, ma penso di essermelo semplicemente dimenticata.

Compongo il numero di mia madre.

"Pronto?"

"Ciao, mamma. Sono Rose."

"Oh! Ciao, Rosie, come stai?" La sua voce suona stanca, quasi sfinita.

"Sto bene, come stanno andando le cose? Con. . . papà?"

"Oh." Si blocca. "Si è trasferito la scorsa settimana. Ho ottenuto la custodia della casa."

Il mio cuoe affonda. I mie genitori non stanno davvero più insieme.

"Comunque, dimmi di Portland."

Le racconto della nevicata della scorsa notte, e di come procede il mio lavoro.

"E come sta Aaron? Avete aggiustato le cose?"

Quasi rido. "No, non l'abbiamo fatto."

"Oh, mi dispiace, Rose. E che mi dici del tuo vicino?"

Congelo. Non mi ricordo di averle parlato di Harry.

"Vicino?"

"Elizabeth mi hai detto che hai 'un vicino sexy', parole sue."

Scoppio a ridere, fermandomi in un posto nel parcheggio del supermercato. Ora mi ricordo di aver parlato ad Elizabeth di Harry la notte in cui abbiamo chiarito--anche, se non lo avevo descritto come uno 'sexy'.

"Allora?" Mi domanda mia madre. Riesco ad udire il sorrisetto nella sua voce.

"Io ed Harry siamo. . . amici," dico. Posso ancora dirlo?

Preferirei piuttosto strisciare a carponi per ritornare da Violet, che mai provare dei sentimenti per te.

Provo meno di niente per lei.

"Oh. Beh, ho sentito dire che è Inglese."

Un sorriso scende sul mio viso. "Già."

"Rose? Va tutto bene?"

Scuoto la mia testa. "Sì, scusami. Facciamo così, ti chiamo un'altra volta durante la settimana, sono al supermercato ora."

"D'accordo, ci sentiamo presto. Ti voglio bene, Rosie."

"Ti voglio bene, mamma."

Lascio cadere il telefono sulle mie ginocchia, il mio labbro inferiore tra i denti.

Provo meno di niente per lei.

Desidererei te, Rose.

Preferirei piuttosto strisciare a carponi per ritornare da Violet, che mai provare dei sentimenti per te."

Desidererei te.

Le sue parole nuotano nella mia mente, e metto la testa tra le mie mani.

Sarei dovuta andare a pranzo con lui, mi sarei dovuta scusare. Avrei dovuto dirgli che non era mia intenzione dire tutto ciò che avevo detto la scorsa sera, e le cose sarebbero tornate alla normalità.

Suppongo non ci sia nessuna normalità quando si tratta di me ed Harry.

**

La settimana del Ringraziamento passa abbastanza velocemente per me.

Quasi tutti i giorni, la nostra 'alleanza', così l'abbiamo chiamata, si riunisce. Quasi sempre ci incontriamo a casa di Harry, ma a volte anche da Zayn. Siamo arrivati alla conclusione che dobbiamo fare molta più attenzione quando si tratta di Alec--è imprevedibile.

Abbiamo anche stabilito che dobbiamo parlare il prima possibile con Robert Crystal riguardo la Wolfe Enterprises. Il nostro tempo sta per scadere, lo sappiamo tutti.

Harry non ha cercato di parlare con me, ed io non ho cercato di parlare con lui. Ha mantenuto le sue distanze, ed io le mie. Tuttavia, di notte, trova sempre la sua strada nei miei sogni.

Ci capita di parlare solo una volta, quando trovo la sua posta nella mia cassetta Martedì sera.

Busso lievemente alla sua porta.

Quando la apre, sta chiudendo una chiamata, distogliendo il telefono dal suo orecchio. Indossa una felpa di flanella, i suoi piedi coperti solamente dai calzini.

Infila il suo telefono in tasca, e i suoi occhi viaggiano lentamente sul mio viso. Mi sento come se stesse davvero guardando dentro di me, dritto nella mia anima.

"La tua posta è finita nella mia cassetta," dico alla fine, porgendogli la pila di buste.

Prende la posta senza dire una parola. "Oh."

Deglutisco.

"Grazie," dice.

Annuisco. "Nessun problema."

Mi giro e inizio ad allontanarmi, quando sento la sua rauca voce dire il mio nome.

Guardo indietro.

"Penso che dobbiamo parlare con il postino."

Gli angoli delle mie labbra si sollevano. "Lo penso anch'io."

Annuisce ancora una volta, un piccolo sorriso sul suo viso, prima di chiudere la porta.

**

Passo il Giorno del Ringraziamento con alcuni dei miei colleghi--Zayn, Perrie, Lana, Phil, e Jesy. Perrie prepara la cena a casa sua, e il cibo è spettacolare. Tuttavia per tutta la cena, continuo a domandarmi se Harry sia da solo in questo Giorno del Ringraziamento.

Rimango a casa di Perrie fino alle nove circa, prima di offrire la buonanotte a tutti, nonostante le loro richieste da ubriachi di farmi rimanere un altro po'. Gli dico che ci vedremo Lunedì e mi metto in viaggio verso casa.

E' quando guido lungo l'autostrada, che ricevo una chiamata.

"Pronto?"

"Rose, ci incontriamo da qualche parte?"

Aggrotto la fronte. "Harry?"

"Sì, sono Harry. Ci incontriamo semplicemente da qualche parte?"

"Perché?"

"Per favore." La sua voce si spezza alla fine della parola e il mio cuore inizia subito a martellare mentre mi fermo sul ciglio della strada.

"Dove?"

Mi dà le indicazioni e attacca poco dopo.

L'ansia si insinua dentro di me mentre seguo le indicazioni di Harry, fermandomi nel parcheggio di un ristorante sul fiume Willamette.

Esco fuori dalla macchina e vedo quella di Harry parcheggiata lì vicino.

"Harry?" Dico non appena mi avvicino a lui.

Smette di camminare quando sono vicina, le sue iridi verdi selvagge. Le sue guance sono rosse per il freddo, e indossa la sua solita giacca scura e i suoi stivali. Deglutisce rumorosamente, il suo pomo d'Adamo fa su e giù nella sua gola.

"Ho ricevuto una chiamata," dice con voce tremante.

"Da chi?"

"Da mia. . ." Fa un respirro. "Mia sorella."

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