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Family line

Febbraio 2012

"Bambini, da oggi avremo un nuovo compagno di classe: si chiama Ettore, la sua famiglia si è trasferita qui da poco".

Non ho mai visto degli occhi così grandi in vita mia. Le iridi sono talmente scure da fondersi con le pupille e spiccano ancora di più con quella pelle così chiara.

"Vuoi raccontarci qualcosa di te, così potremo conoscerci meglio?".

Perché la maestra continua a parlare? Non lo vede che è spaventato a morte? Anche io lo sarei se dovessi cambiare scuola a metà anno!

Sospira. "C'è un posto lì in fondo, vicino a Maria. Siediti pure là".

Maria si gira, mi guarda e alza gli occhi al cielo. Non le piace avere un compagno di banco maschio, pensa che siano troppo stupidi. Un po' ha ragione, i maschi si comportano davvero come degli stupidi, ma mia cugina, che è più grande e fa già le medie, dice che migliorano col tempo e che presto cambieremo idea.

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Aprile 2012

I bambini sanno essere davvero cattivi. Ettore non parla con nessuno, se ne sta sempre a leggere durante la ricreazione. Non ha amici, ma non è colpa sua: Daniele ha detto a tutti che Ettore è un nome da cane e ora lo prendono in giro. Mi dispiace per lui. Ho letto su un libro di papà che uno dei figli di re Priamo si chiama Ettore, quindi in realtà è un nome da principe.

Oggi Maria non c'è perché ha la febbre. Anche la mia compagna di banco è assente, ma lei è in vacanza con i suoi genitori.

"Maestra, posso mettermi accanto a Ettore oggi?". Non so bene perché l'ho chiesto, ma mi è sembrata una buona idea.

La maestra guarda Ettore, sembra contenta. "Per te va bene?".

Ettore alza gli occhi dalle pagine del suo libro e fissa prima lei e poi me. Ha un'aria davvero confusa, penso di averlo preso alla sprovvista. "Sì".

Prendo le mie cose e mi metto accanto a lui. Visti da così vicino, i suoi occhi sono ancora più grandi. Forse è anche perché è così magro che gli si vedono le ossa. Non l'ho mai visto mangiare, in effetti. Lui non mi degna nemmeno di uno sguardo.

"Ti piace?". Indico il libro. "A me è piaciuto molto".

Ettore smette di leggere. Mi sta fissando di nuovo con quell'aria sconvolta. "Tu hai letto Il canto di Natale?".

"Beh, sì. Mi piace molto leggere".

"Anche a me" mi sorride timido.

Annuisco col capo. "L'avevo intuito. Leggi sempre alla ricreazione".

Arrossisce, la sua faccia diventa tutta rossa come un pomodoro. "Sono più bravo a capire i libri che le persone". Vorrei potergli dire lo stesso, ma in realtà me la cavo molto bene anche con le persone.

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Giugno 2012

Ettore oggi è venuto a scuola con un livido enorme sulla faccia. Gli altri bambini dicono che se l'è fatto facendo a botte con dei ragazzi delle medie, ma credo che sia una bugia: Ettore non farebbe mai del male ad una mosca.

Maria si gira e mi chiede se possiamo scambiarci i posti. "Mi fa paura conciato così". Non penso che sia una scusa valida, ma accetto lo stesso: Ettore oggi è troppo triste per stare accanto a qualcuno che non gli vuole bene.

Lui tiene la testa bassa, non vuole farsi vedere con quella macchia terrificante sul viso. A me non fa paura. A me fa paura chi gliel'ha procurata.

"Ti fa male?" gli domando sottovoce.

All'inizio non mi risponde. "Un po'. Mia mamma mi ci ha messo una pomata, ma secondo me non sta funzionando".

"Mi dispiace". 

"Non dispiacerti. In fondo è stata colpa mia".

"In che senso?". Non gli credo.

"Ho preso il latte sbagliato al negozio e il mio patrigno si è arrabbiato", mi racconta, "La prossima volta almeno starò più attento".

Annuisco. "Una volta mamma mi ha fatto sbattere la testa al frigorifero due volte perché avevo capito male una cosa che mi aveva detto la maestra. Da lì in poi sono sempre stata attenta".

Finalmente Ettore mi guarda. Ha sempre quell'espressione stravolta. Forse è proprio la sua faccia ad essere fatta così? Vorrebbe dire qualcosa, ma alla fine resta in silenzio.

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Ottobre 2012

"Raccontami che cosa è successo". La maestra è davvero arrabbiata stavolta. "E non cercare di giustificare Ettore per quello che ha combinato".

"Stavamo giocando a nascondino in cortile", le spiego, "E stava andando tutto bene. Ettore non aveva molta voglia di giocare con noi, ma alla fine l'ho convinto e ha fatto pure tana libera tutti! Daniele era alla conta, quindi ha perso e si è arrabbiato. Ha detto delle cose davvero cattive".

"Del tipo?".

"Posso dire le parolacce?".

Sospira. "Sì, puoi dirle".

"Ha detto che Ettore è un bastardo figlio di puttana". Non mi piace usare certe parole, ma devo farlo. "E che sua madre è una troia che si scopa pure i cani. Ettore si è arrabbiato, ha preso Daniele e gli ha fatto sbattere la testa contro il tubo rosso".

"Quello del gas?". Ma che razza di domanda è?

"Quello grande così". Mimo la grandezza con le braccia.

La maestra sospira di nuovo. "Grazie, tesoro. Ora puoi andare".

Ma non me ne voglio andare. "Non è giusto che Ettore sia in punizione e Daniele no! Ha cominciato lui!".

"Ma è stato Ettore ad alzare le mani per primo. So che siete amici, ma è un bambino aggressivo e bisogna prendere provvedimenti".

"Ettore non è aggressivo. Ettore è buono. Fa così solo quando si sente minacciato. Fa così solo per difendersi".

"Camilla, la violenza non è mai la soluzione".

A volte mi domando in che mondo viva la maestra. Lo so che la violenza è una cosa brutta, ma è utile: se mamma non picchiasse me e il suo patrigno non picchiasse Ettore, probabilmente non saremmo così educati e attenti in classe.

"Nessuno vuole più essere il compagno di banco di Ettore", aggiunge, "Vuoi esserlo tu?".

Non ci devo nemmeno pensare. "Sì!". Sarà davvero fighissimo!

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Gennaio 2013

Gli adulti dicono che ho una buona influenza su Ettore. Dicono che è un bambino problematico, ma non penso si riferiscano al fatto che è disgrafico. Ai miei genitori non piace l'idea che siamo così tanto amici, ma non possono farci niente: la maestra ha spiegato a mamma che sono l'unica in grado di gestire Ettore per mantenere un clima sereno in classe.

In realtà io non faccio niente di strano: lo ascolto quando mi racconta qualcosa, condivido la merenda con lui quando sua mamma se la dimentica e non faccio domande quando ha un nuovo livido. I grandi sono stupidi: pensano che Ettore sia cattivo, anche se non lo dicono ad alta voce, ma ha solo paura. A volte è davvero molto triste e non ha voglia di parlare. Altre volte è così arrabbiato che potrebbe spaccare il mondo, ma non se la prende mai con me.

Mi ha detto che mi vuole bene e che vorrebbe che andassi a casa sua a giocare qualche volta, ma sappiamo entrambi che sarebbe impossibile: mia madre non mi lascia andare da Maria, che è la mia migliore amica, figuriamoci da Ettore! E poi lui non vuole che il suo patrigno mi conosca. Penso che abbia paura che picchi anche me. Io non credo che lo farebbe, ma mi fido del suo giudizio.

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Maggio 2013

Oggi ho fatto piangere Ettore. Non l'ho fatto di proposito, anzi, non so nemmeno perché sia scoppiato in lacrime dal nulla. Lo stavo aiutando a ricopiare in bella le sue storie. Sta scrivendo un libro di racconti, ma con la disgrafia nessuno riuscirebbe a leggerlo, quindi mi ha chiesto se posso ricopiarglieli io. Ha detto che gli piace la mia grafia. Anche a me piace la sua e non capisco come facciano gli altri a non leggerla.

In una delle storie, c'è un ragazzo che salva la sua ragazza da un gruppo di zombie. Il racconto era molto bello, ma non mi è piaciuto il fatto che lui si chiamasse Ettore e lei Camilla. Insomma, sembrava che fossimo noi due!

"E quindi?" mi ha chiesto.

"E quindi sembra che io sia la tua ragazza",  gli ho risposto, "Ma io non sono la tua ragazza".

Ed è scoppiato a piangere. Non ha fatto rumore e nessuno se n'è accorto, ma io l'ho visto, gli ho dato un fazzoletto e ho aspettato che si calmasse. Mi sono sentita tanto in colpa.

"Ho detto qualcosa di sbagliato?" gli ho domandato poi.

"Pensi che io sia cattivo?".

Sono rimasta sorpresa. "No che non lo penso! Tu non sei cattivo!".

"Ma se lo fossi?". I suoi occhi erano davvero molto tristi.

"Non lo sei. E, anche se lo fossi, ti vorrei bene comunque". Mi ha sorriso. "Chi ti ha detto una cosa così brutta?".

"Tutti", mi ha risposto, "La maestra. Gli altri. Il mio patrigno. Persino mamma!".

"Anche mamma mi dice che sono una bambina cattiva", gli ho detto per confortarlo, "Lo dicono tutte le mamme".

Ora sembrava di nuovo stravolto. "Ma tu non sei cattiva!".

"E se lo fossi? Faccio sempre arrabbiare mamma: per questo mi picchia".

Ettore mi ha preso la mano. Non mi era mai successo prima che un maschio lo facesse. "Tu sei tanto tanto buona!".

"Lo sei anche tu". Mi sono resa conto dopo che le nostre facce erano molto molto vicine, come quelle di mamma e papà dopo che hanno fatto pace.

Non era molto convinto. "Io lo sono perché tu lo sei con me. E ti voglio tanto bene anche per questo. Tu sei l'unica ad essere buona con me".

Penso che sia la cosa più triste che mi abbia mai detto.

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Settembre 2013

Ora capisco cosa intendeva mia cugina quando mi diceva che, alle medie, i maschi cambiano. Ettore è diventato così alto che quasi raggiunge il professore di musica. Non che lui sia poi tanto alto, ma è comunque un'altezza notevole. Anche la sua faccia è cambiata. Penso che abbia iniziato a farsi la barba.

Maria mi ha confidato un segreto: ha una cotta per Ettore. Non so come sia possibile, visto che fino a prima dell'estate non lo sopportava, ma la capisco: è diventato davvero molto carino.

Pure io sono cambiata in questi mesi. Mamma dice che presto sarò una donna. Credo che si riferisca al ciclo, ma non è troppo presto per queste cose? Insomma, sono ancora piccola e non ho le tette come Maria! Spero solo che Ettore non se ne accorga: mia cugina mi ha spiegato che i maschi smettono di essere amici delle femmine quando hanno il ciclo. E io non voglio perdere Ettore solo perché non sono un maschio pure io.

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Novembre 2013

Ettore ha rischiato di prendere una nota per colpa mia. Stavamo uscendo da scuola, quando ho sentito una mano che mi toccava il sedere. Daniele mi ha superato con aria trionfante e ho capito che era stato lui. Mi ha fatto davvero schifo, ma non me la sono presa più di tanto: mamma dice che certe cose sono brutte, ma purtroppo succedono e non sempre c'è giustizia.

Ettore non la pensa così. Dice che le donne non si toccano. Dice anche che gli uomini fanno schifo, il che fa ridere, visto che lui è un maschio. Si è arrabbiato molto con Daniele, l'ha afferrato per un braccio e gli ha tirato un pugno dritto in faccia.

La professoressa li ha visti e ha cominciato a urlare come una pazza che avrebbe messo una nota ad entrambi, ma alla fine non ha fatto niente. Io mi sono arrabbiata con Ettore, però. Non ho bisogno di qualcuno che mi protegga: posso cavarmela da sola, come ho sempre fatto con mamma.

"Ti ha messo le mani addosso!" ha ringhiato. Faceva quasi paura, ma sapevo che non mi avrebbe fatto del male.

"Anche mamma e papà mi mettono le mani addosso: picchierai anche loro?" l'ho provocato.

"Sì, se servirà".

Devo ammettere che è stato molto dolce, ma non permetterò che accada. Mai.

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Febbraio 2014

"Mi piaci tantissimo. Vuoi essere la mia ragazza?".

Non mi aspettavo una domanda del genere. Ettore mi sta guardando come un'anima in pena. Vorrei potergli dire di sì.

"Piaci tantissimo a Maria" gli rispondo.

Lui sembra non capire. "A me piaci tu". Vorrei potergli dire lo stesso.

"Maria è la mia migliore amica". Magari così comprende la situazione.

Continua a fissarmi con aria smarrita. "Io non ti piaccio?".

La verità è che mi piace. Mi piace tantissimo. Mi piace perché mi ascolta sempre quando parlo di libri, anche se non li ha letti. Mi piace perché ha delle idee sue. Mi piace quello che scrive. Mi piace perché non dà mai per scontato che io sia carina con lui, anche se siamo quasi migliori amici. Mi piace perché mi guarda dritta negli occhi. Mi piace perché non fa domande su quello che succede a casa: lo capisce da solo e si comporta di conseguenza.

Ma Maria è la mia migliore amica e ha una cotta stratosferica per lui: non posso farle questo, mi odierà a morte per il resto della mia vita. Quindi devo dirgli una bugia, anche se so che lo farà stare male. "No, non mi piaci".

Spero che questo non cambi le cose tra di noi.

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Aprile 2014

"Ho una cosa per te" mi sussurra Ettore tutto entusiasta. Il suo zaino oggi si chiude a malapena.

"Che cos'è?" gli domando curiosa. Muoio dalla voglia di saperlo.

Mi sorride e tira fuori un pacco gigante di Gocciole. Sono a dir poco stupita: di solito non ha nemmeno una merendina e oggi ha un intero pacco di biscotti!

"Mamma mi ha mandato a fare la spesa ieri", inizia a raccontarmi, "E mi ha regalato il resto! Un po' l'ho speso per queste, un altro po' lo tengo da parte, così posso comprarmi le Goleador!".

"E con questi che ci vuoi fare?". Indico i biscotti. 

"Sono per noi due. Li nascondiamo bene e ce li mangiamo durante le lezioni", mi spiega soddisfatto, "Basta che non ci facciamo beccare! Sei sempre così buona con me e ti vorrei ringraziare. E poi so che le Gocciole sono le tue preferite, quindi!".

Per la prima volta provo l'impulso di baciare qualcuno. Non so bene come descriverlo, ma sento che la mia bocca vuole la sua bocca. Vorrei poterlo baciare, ma non posso: Maria ci resterebbe troppo male.

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Maggio 2014

"Mamma ha lasciato il mio patrigno". Ettore mi ha appena dato una notizia magnifica, ma ha la faccia di uno che sta andando ad un funerale.

"E non sei contento?" gli chiedo. Al suo posto, io starei già volando tra le nuvole.

"Beh, sì. Però questo vuol dire che ce ne dobbiamo andare".

Non capisco il nesso. "In che senso?".

"Mamma fa sempre così", mi dice, "Quando si lascia con qualcuno, ci trasferiamo sempre da un'altra parte".

"Ah". Ora sono triste anche io. "E dove andate stavolta?".

Alza le spalle. "Non lo so. Abbiamo dei parenti a Lecco: forse andremo lì".

"Ed è lontano?" gli domando, anche se già so la risposta.

"Molto molto lontano", sospira, "Non ci vedremo mai più".

"Non voglio che tu te ne vada". Mi viene da piangere, ma siamo in classe e non posso dare nell'occhio.

Mi guarda. Sembra quasi felice, per quanto abbia un'aria sbattuta. "Non voglio andarmene nemmeno io".

"Mi saluterai prima di andartene, vero?" gli chiedo. Mi vergogno subito di averlo fatto.

"Ovvio! Sei la mia migliore amica!". Non è convinto. Sento che gli piaccio ancora.

Anche a me lui piace ancora, tantissimo. Magari gli darò un bacio prima che se ne vada: sono sicura che Maria lo capirà.

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Giugno 2014

Gli adulti dicono che la famiglia di Ettore se n'è andata via due giorni fa. Ettore manca da scuola da una settimana, ma credo sia per fare i bagagli e altre cose per il trasloco. Non se ne possono essere andati di già: non se ne sarebbe mai andato senza salutarmi.

Mamma mi ha detto che sono cose da grandi e che non le posso capire perché sono ancora troppo piccola. Maria, invece, mi ha raccontato che sua mamma le ha spiegato come nascono i bambini e che la mamma di Ettore è dovuta scappare di corsa perché ha un bambino nella pancia. Non so se sia tutto vero, soprattutto la parte del come nascono i bambini, ma la sua versione ha senso.

Spiegherebbe anche perché è scappato via senza salutarmi. Mi dispiace per lui e la sua mamma, mi dispiace sul serio. Ma l'unica cosa a cui riesco a pensare è che, alla fine, non sono riuscita a baciarlo.

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Aprile 2024

Forse non mi abituerò mai a vivere così, in una casa senza urla, con una camera solo mia, in cui nessuno entra senza il mio permesso. Stasera tocca a me cucinare, anche se si tratta solo di riscaldare la pizza avanzata da ieri sera e condire l'insalata. Sento il mio cellulare vibrare dall'altra parte della stanza.

"Cami, è il tuo". Una delle miei coinquiline me lo passa. "Mi sa che è Insta".

"Grazie amo". Mi pulisco le mani alla bell'e meglio sul canovaccio prima di prenderlo. "Sì, è un tipo che mi ha chiesto di seguirmi".

"Uh, chi è?" mi chiede incuriosita. Vorrei tanto saperlo pure io.

"Non lo so, ha un nickname stranissimo".

Sto quasi per negare la richiesta, quando noto qualcosa di familiare nella sua foto profilo. Inizio a scorrere tra i suoi post, cercandone uno in cui si veda bene la sua faccia. Libri, paesaggi, bottiglie di vodka abbandonate in mezzo alla strada. Finalmente una sua foto.

"Cazzo!" esclamo sottovoce.

I suoi lineamenti si sono induriti ancora di più e sembra quasi che le sue ossa non ne vogliano sapere di restare sotto alla pelle. Si è tagliato tutti i capelli. Ha messo su muscoli. Tanti muscoli. Del bambino smilzo che avevo conosciuto in quarta elementare non era rimasto quasi niente.

Ma i suoi occhi erano gli stessi. Li avrei riconosciuti tra mille. Grandi, con quelle iridi così scure da fondersi con le pupille. Lo sguardo a metà tra lo stupore e il terrore.

"Ma chi è 'sto gran fregno? Ma lo conosci?".

"Si chiama Ettore", le rispondo ancora sovrappensiero, "Abbiamo fatto scuola insieme per un po'. Poi si è trasferito e ci siamo persi".

Ma si ricorda di me. Mi ha cercato. Mi ha cercato e mi ha trovato. E, anche se ormai le nostre strade non si incontreranno mai più, ora ho la certezza che quello che abbiamo condiviso non è stato importante solo per me. Accetto la richiesta. Ricambio il follow.

Finora questo è stato l'unico fantasma del mio passato che sono contenta sia tornato a farmi visita. Chissà se certi demoni tormentano anche lui. Chissà se ora è libero anche lui. Perché, se io lo sono, un po' è anche merito suo: forse, se non avessi saputo di non essere l'unica ad avere una famiglia come la mia, non sarei sopravvissuta a tutto questo. Forse, se non avessi mai incontrato qualcuno come me e non avessi visto in lui il buono che era nella sua anima, non sarei mai stata capace di vederlo nella mia.

Spero che ora anche lui riesca a vedere il suo.


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