And maybe it was better to listen to you.
Kim Taehyung quel giorno si era svegliato con una strana sensazione in corpo, non sapeva davvero come chiamarla, ma, quando arrivò davanti al calendario appeso alla porta della sua stanza riuscì finalmente a capire:
Era finalmente arrivato quel giorno.
Il giorno in cui finalmente tutte le sue preoccupazioni, le sue sofferenze se ne sarebbero andate.
Il fatidico giorno che aspettava da quasi tre anni.
Velocemente afferrò la sua uniforme, e, dopo essersi vestito e sistemato afferrò il suo zaino e una busta, contenente ben sette buste.
Di corsa andò a scuola, infilandosi velocemente nella sua classe, per evitare i cinque bulli che lo tormentavano perennemente.
Grazie a dio sembrava non esserci neanche l'ombra dei cinque, e, dopo essere entrato nella sua classe, si avvicinò al primo banco:
Quello di Kim Seokjin.
Il "belloccio" della classe, nonché fidanzato del capo del gruppetto che lo perseguitava.
Lasciò una lettera proprio sopra il banco, facendo così per altri quattro banchi, quelli dei componenti della piccola gang:
Min Yoongi, Jung Hoseok, Park Jimin e Kim Namjoon.
Ma, appena si avvicinò al sesto nonché ultimo banco sentì qualcosa rompersi dentro di lui.
Il banco in questione apparteneva a Jeon Jungkook, sua eterna cotta nonché suo ultimo vero amico.
Jungkook era da sempre stato l'unico che gli si avvicinava, ma, appena entrati al liceo si era allontanato sempre di più, fino a non calcolare più Taehyung, che, ferito, cercava di ignorarlo, fallendo la maggior parte delle volte.
Dopo pochi passi poggiò la lettera sul suo banco, lasciando anche un piccolo anellino.
Il suo anellino, quello che portava sempre con sé, l'anello che gli aveva regalato la madre prima di andarsene per sempre, che racchiudeva tutti i ricordi positivi che aveva.
Sentì la campanella suonare, e sapeva benissimo che nessuno sarebbe entrato, essendo la prima ora quella di educazione fisica.
Naturalmente aveva studiato tutto nei minimi dettagli, e, tenendo l'ultima busta tra le mani, si diresse verso la piccola sala che conteneva il microfono e i macchinari per far funzionare le campanelle e i "megafoni" con cui il preside comunicava eventi e comunicazioni importanti.
Sapeva benissimo che nessuno chiudeva mai a chiave la stanzetta, e che gli unici che potevano entrare non erano presenti a scuola per le prossime due settimane, essendo entrambi in ferie.
Quindi con uno scatto deciso entrò nella stanza buia, dirigendosi verso il piccolo microfono e schiacciando un bottoncino, così che la sua comunicazione si sentisse in tutta la palestra.
Si schiarì velocemente la voce, e subito parlò:
"Tutti gli alunni della quarta C sono pregati di dirigersi sul tetto dell'ala B. Non sono accetti assenti, la presenza è obbligatoria per tutti.
Arrivederci"
Probabilmente nessuno si era accorto che la comunicazione non era del preside, perché il microfono faceva sembrare tutte le voci uguali, senza nessuna esclusione.
Velocemente Taehyung corse sul tetto dell'ala B, aprendo l'ultima lettera e posizionandosi vicino al muretto, sedendosi sopra.
Tutti i ragazzi arrivarono velocemente.
In prima fila poteva notare il suo Jungkook, che rideva e scherzava con il suo migliore amico BamBam.
Alcuni visi famigliari, essendo tutti della sua classe comparvero, e, in ultima fila, il famigerato gruppetto di bulli.
Sembravano tutti molto schifati e annoiati.
Taehyung si alzò il piedi sul muretto, schiarendosi la voce e attirando l'attenzione su di sé.
Ovviamente alcuni insulti e battutine non potevano mancare, ma Taehyung non si fece scalfire, e iniziò a parlare:
"Per chi non la sa, io sono Kim Taehyung.
Faccio parte della vostra classe, ho la vostra stessa età, i vostri stessi hobby, la stessa vostra voglio di fare cazzate e di scherzare, ma a quanto pare non né ho il diritto.
Sono costantemente preso in giro per cose inutili, come il mio nome o la mia famiglia.
Perché?
Perché mia madre non c'è più e mio padre non è presente nella mia vita.
Sembra che questa sfortuna dia il diritto a cinque individui di nome Park Jimin, Kim Namjoon, Kim Seokjin, Min Yoongi e Jung Hoseok di privarmi di tutti i diritti che ho.
Mi hanno privato del diritto di parlare con qualsiasi essere vivente, mi hanno privato del diritto di amare, mi hanno privato del diritto di divertirmi e di sorridere.
Mi perseguitano, senza sosta, inventando sempre nuove prese in giro e inventandosi fatti palesemente finti sul mio conto.
Mi hanno letteralmente fatto cadere il mondo addosso, ma io non li odio.
Anzi, li ammiro, perché hanno il coraggio e la forza di combattere per i loro diritti, cosa che io non ho.
Forse non c'è l'ho neanche con loro per tutto quello che hanno fatto, perché mi hanno fatto semplicemente ragionare su quanto vivere sia doloroso e parzialmente inutile.
Perché parzialmente inutile?
Perché voi, ragazzi o ragazze, avete una ragione per continuare, per lottare, per voi vivere ha un senso.
Ha un senso perché sapete che quando tornerete a casa ci sarà qualcuno pronto ad accogliervi, e, se non è così, quando venite a scuola avete qualcuno con cui sfogarvi, avete degli amici.
Io non ho niente di tutto ciò, non ho un motivo per alzarmi il mattino né una ragione per combattere o anche solo vivere.
Sono circondato da persone, ma rimango solo come un cane.
Rimango solo a pranzo, quando la mia unica compagnia sono le battutine delle persone.
Rimango solo a casa, quando l'unico suono che si sente è quello di mio padre che lancia cosa contro i muri, mentre si avvicina alla mia camera per picchiarmi, o approfittarsi della mia debolezza.
Rimango solo quando esco per sfuggire da mio padre.
Rimango solo quando sono in bagno, e fisso la mia immagine afferrando la mia unica compagnia, la lametta
Rimango solo quando mi immergo nella mia vasca e mi rendo conto che i tagli che ho sul polso hanno fatto diventare l'acqua rossa, ma non mi fanno male, perché il dolore che provo è solo una sciocchezza in confronto alla sofferenza mentale che provo ogni giorno.
Rimango solo quando mi ritrovo accerchiato da cinque persone più grandi e forti di me, che mi picchiano e mi impartiscono delle torture mentali, ripetendo quanto io sia inutile
Sono solo quando le persone mi prendono in giro per la mia omosessualità, senza rendersi conto che sono un ragazzo normalissimo, come tutti voi."
Taehyung, prese una piccola pausa, asciugandosi un piccola lacrima.
Velocemente riprese il suo discorso, voltandosi verso Jungkook
"Ma sono come voi anche quando si parla d'amore, perché sono perdutamente innamorato di Jeon Jungkook.
Lo amo come tutti voi amate qualcuno, lo amo come un ragazzo ama una ragazza, o come Kim Seokjin ama Kim Namjoon.
Solo non posso dirglielo, perché mi ignora.
Passa avanti abbassando lo sguardo ogni volta che vengo picchiato, china la testa quando cerco di avvicinarmi.
Non ho nessuna ragione per meritarmi il suo amore, anche perché immagino che lui non vorrebbe un ragazzo distrutto e pieno di errori come me.
Non so perché si sia allontanato, ma forse oggi sono a conoscenza della risposta:
Perché mi ha sempre schifato, come tutti qui fanno.
Non so perché voi lo facciate, non so neanche perché io non mi sia mai ribellato, so solo che sono stanco.
Stanco di sopportare tutto ciò da solo, senza riuscire ad uscirne o semplicemente a trovare una ragione per andare avanti.
Non voglio farvi perdere troppo tempo riempiendovi di stupide teorie e racconti di uno stupido ragazzo troppo debole per combattere"
Taehyung fece dei passi indietro, verso la fine del muretto
"Volevo solo dire una cosa:
Io voglio bene a quel piccolo gruppetto di ragazzi che ho nominato all'inizio, non fatevene una colpa, ho deciso io di mettere la parola fine a questa situazione, ma cosa più importante"
Si fece sempre più vicino alla fine del muro, poggiando i talloni praticamente sull'orlo e aprendo le braccia.
"Io, Kim Taehyung, amo alla follia Jeon Jungkook, per sempre"
Taehyung si sbilanciò all'indietro, cadendo velocemente verso terra.
Il ragazzo morì sul colpo, lasciando tutti gli studenti in lacrime, mentre fissavano il vuoto.
Jung Hoseok e Kim Seokjin si erano stretti ai rispettivi fidanzati, iniziando a piangere.
Ma, probabilmente quello più distrutto fu Jungkook.
Era seduto per terra, mentre si mordeva il labbro, e piangeva silenziosamente.
Jungkook si svegliò di scatto.
Era completamente sudato, le lacrime scorrevano senza mai fermarsi sulle sue guance.
Taehyung si era suicidato dieci anni prima, ma quell'incubo lo tormentava ancora.
Faceva così male perché il ragazzo non era riuscito a fermarlo.
Non lo aveva mai fermato, non lo aveva mai aiutato.
Si era allontanato perché lo amava, e aveva paura di un suo rifiuto, ma non si era accorto che, così facendo, lo aveva distrutto lentamente e atrocemente.
Era stanco di quella situazione.
Stanco di quel dolore che portava dentro da quella stupida giornata di inizio maggio.
E sapeva perché quel giorno faceva più male del solito:
Era esattamente il decimo anniversario di morte del ragazzo che amava, e che aveva sempre amato.
Le lacrime non smettevano di scendere, non si fermarono neanche quando il ragazzo di alzò e andò in bagno, con in mano gli ultimi due ricordi del ragazzo:
Il suo anello, che portava sempre alla mano, e la lettera che gli aveva scritto.
Sul piccolo foglio di carta non c'era scritto altro che un "Ti amo" in bella calligrafia.
Con lentezza disarmante aprì un cassetto, tirandone fuori lo scatola di alcune pillole.
Pillole che prendeva da quel giorno, per cercare di dimenticarsi di lui.
Ma questa volta era diverso, le rovesciò tutte in un mano, alzando poi lo sguardo verso lo specchio.
"Sto per raggiungerti, Taehyung.
Tranquillo piccolo angelo, sto venendo a salvarti."
Questi furono gli ultimi pensieri di Jungkook, prima di mandare giù tutte le pillole, lasciandosi andare, in quel piccolo e angusto bagno.
-Fine-
NON UCCIDETEMI.
Vi amo anch'io, tanto.
Ho scritto tutto ciò, non aggiornando l'altra vkook per una solo e semplice ragione:
Non né sono in grado, per ora.
Non né sono in grado perché provo le stesse sensazioni che prova Taehyung.
Mi sento sola e impotente.
Con un'unica differenza:
Io delle ragioni per combattere ce le ho.
La mia ragazza, le mie amiche.
Eppure mi sento debole.
Non voglio farle preoccupare con i miei stupidi problemi infondati, perché tutto ciò è solo una sensazione.
Eppure non riesco proprio ad andare avanti, non riesco proprio ad alzarmi.
Ho scritto tutto ciò per sfogarmi, per cercare di sentirmi meglio, per parlarne con qualcuno.
Anche perché qualche minuto fa avrei fatto la stessa cosa.
Avrei messo la parola fine a tutti ciò.
A tutte queste sofferenze inutili, avrei messo una fine al dolore che provo e alla fottuta e costante delusione che sono.
Però alla fine mi sono fermata e ho pensato a come starebbero tutte le persone che magari ci tengono.
Come starebbe mia sorella?
Come ci starebbero le mie migliori amiche?
E la mia ragazza?
Chi combattere per loro?
Che emozioni proverebbero?
Si rimetterebbero o farebbero la fine di Jungkook?
Questo non posso saperlo, so solo che devo andare avanti, perché, per quanto male faccia, una fine a tutto questo c'è.
Magari ci metterò anni, magari anche solo qualche mese, ma troverò la mia felicità.
Non so come farò, ma ci riuscirò.
Ci riuscirò con l'aiuto di tutte le persone che ho affianco e grazie all'aiuto che magari mi daranno.
Troverò la mia felicità con loro, e magari anche grazie a te, persona che stai leggendo.
Per ora ho solo questa certezza, e posso dire con sicurezza una cosa:
IO COMBATTERÒ, NON IMPORTA PER QUANTO.
IO CE LA FARÒ.
-Elen-
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