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capitolo 2 : il secondo e il terzo giorno di college

raya

Mi svegliai presto, il sole filtrava dalle tende della mia stanza, riempiendo l'aria di una luce dorata. Stirandomi pigramente, sentii l'adrenalina scorrere mentre pensavo alla giornata che mi aspettava. Nonostante la stanchezza del giorno precedente, mi sentivo determinata. Avevo scelto di studiare medicina, una strada impegnativa, ma ero altrettanto decisa a non rinunciare alla mia passione per il pattinaggio artistico.

Dopo una rapida colazione consumata nella cucina del dormitorio, infilai lo zaino e mi avviai verso l'edificio delle lezioni. L'aria del mattino era fresca e frizzante, e l'università si animava lentamente. Durante la lezione di anatomia, il professor Maletti, con il suo solito tono severo, assegnò una serie di esercizi complessi. Presi appunti con attenzione, determinata a tenere il passo.

Durante una pausa tra una lezione e l'altra, il mio telefono vibrò. Era un messaggio dal club di pattinaggio artistico del college:


club dei pattini

club dei pattini: "Sessione speciale per membri avanzati oggi alle 15:00. Non mancare!"

tutti : ci saremo coach !


Sorrisi. Era un'opportunità per dimostrare le mie capacità e immergermi in qualcosa che amavo profondamente.

Nel pomeriggio, mi diressi verso la pista di pattinaggio, una struttura moderna con ampie vetrate che lasciavano entrare la luce naturale. Lì, tra i vari membri del club, notai un ragazzo che spiccava per il suo atteggiamento: alto, con i capelli scuri spettinati e un sorriso beffardo. Indossava una giacca da hockey e pattini consumati. Sembrava osservare il gruppo con un'aria di superiorità, e il suo sguardo si posò subito su di me.

"Ehi, tu sei la nuova?" mi chiese con un tono che trasudava una leggera sfida.

Mi fermai un istante, incerta se rispondere con diplomazia o accettare la provocazione. "Sì, sono nuova. Raya," dissi, mantenendo la voce ferma.

"Vediamo se sai davvero pattinare o se sei qui solo per fare numero," ribatté lui, incrociando le braccia e accennando un sorriso sarcastico. Sentivo che c'era qualcosa di più dietro il suo atteggiamento: un'avversione che non riuscivo a spiegarmi, come se fossi una presenza indesiderata sul suo territorio.

Le sue parole mi punsero, ma decisi di non lasciarmi intimidire. Infilai i pattini, scesi sul ghiaccio e iniziai il riscaldamento. Le prime mosse erano semplici, ma precise, come a voler calibrare ogni muscolo. Poi, senza pensarci troppo, mi lanciai in una sequenza di salti e trottole che catturarono l'attenzione di tutti.

Dal bordo della pista, Blake continuava a fissarmi. Nonostante il suo sorriso beffardo, c'era un'intensità nei suoi occhi che tradiva il suo disappunto. Quando completai una trottola perfetta, mi fermai, cercando di nascondere il respiro affannato. Le mani mi tremavano leggermente, ma il sorriso che mi si formò sul viso era pieno di soddisfazione.

"Non male," disse lui, ma il tono era tagliente, quasi riluttante. "Io sono Blake, gioco a hockey, sono il capitano della squadra. Ma non pensare che basti essere brava per impressionarmi."

Annuí, ma dentro di me rimasi cauta. Era chiaro che Blake mi considerava una rivale o forse una minaccia. Non mi fidavo facilmente, e sicuramente non mi sarei lasciata scoraggiare da qualcuno come lui.

La sessione continuò con esercizi di gruppo, e mi impegnai al massimo, non solo per migliorare, ma anche per dimostrare a me stessa che potevo affrontare qualsiasi sfida. Quando finalmente uscii dalla pista, mi sentivo stanca ma soddisfatta.

Quella sera, nella quiete della mia stanza, riflettei sugli eventi della giornata. Il peso delle lezioni di medicina, il confronto con Blake, e la bellezza del ghiaccio che sembrava accogliere ogni mio movimento. Mi sentivo sopraffatta, sì, ma anche viva. Con un sorriso leggero, scrissi nel mio diario: "Non importa quanto sia difficile, non mi fermerò. Questo è solo l'inizio."

Chiusi il diario, spensi la luce e mi lasciai cullare dal sonno, pronta ad affrontare un nuovo giorno con la stessa determinazione.

il giorno dopo...

La mattina successiva iniziò con un'energia inaspettata. Nonostante la tensione del giorno precedente, mi sentivo determinata ad affrontare quello che mi aspettava. Non avrei permesso a Blake, né a nessun altro, di distrarmi dai miei obiettivi.

Dopo le prime lezioni, durante una pausa, notai un gruppo di studenti che parlava animatamente nella caffetteria. Mi avvicinai, incuriosita, e ascoltai qualche frammento di conversazione. Sembrava che Blake fosse noto per il suo comportamento spigoloso, non solo in pista ma anche in campo accademico. Era brillante, ma spesso sprezzante, e questo gli aveva guadagnato una reputazione che oscillava tra l'ammirazione e il timore.

"Non preoccuparti troppo di lui," mi disse una ragazza dai capelli ricci, accorgendosi del mio sguardo. "Blake è così con tutti. È competitivo e odia sentirsi messo in ombra."

Annuii con un sorriso debole, ma quelle parole rimasero con me. Blake non mi odiava per qualcosa che avevo fatto. Era la mia presenza, il mio talento, ciò che lo infastidiva. Questa consapevolezza non mi consolava, ma almeno mi dava una prospettiva.

Nel pomeriggio, tornai alla pista per una sessione di allenamento individuale. Speravo di trovare un momento di pace per concentrarmi sulle mie tecniche. Ma appena entrai, lo vidi: Blake era già lì, intento a perfezionare i suoi movimenti. Quando mi notò, il suo sguardo si indurì.

"Stai cercando di prenderti il ghiaccio tutto per te?" chiese, la voce intrisa di sarcasmo.

"Pensavo fosse aperto a tutti," risposi, cercando di mantenere la calma.

"Certo," ribatté, scivolando verso di me con una velocità che mi fece trattenere il fiato. "Ma non tutti possono gestirlo."

Le sue parole erano una sfida evidente. Decisi di non reagire e mi concentrai sul mio allenamento. Ogni salto, ogni movimento che eseguivo, sapevo che lui stava osservando, giudicando. La tensione era palpabile, ma non mi lasciai scoraggiare. Anzi, era come se la sua presenza mi spingesse a dare il massimo.

Quando finalmente terminai, mi sentivo esausta ma soddisfatta. Blake non disse nulla, ma il suo sguardo era meno ostile rispetto al solito, quasi contemplativo. Forse, in fondo, stava iniziando a rispettare il mio impegno, anche se non lo avrebbe mai ammesso.

Quella sera, mentre ripensavo alla giornata, mi resi conto che il conflitto con Blake era diventato una sorta di motivazione per me. Aveva reso il mio percorso più difficile, sì, ma anche più stimolante. Ero pronta a dimostrargli, e a dimostrare a me stessa, che meritavo di essere lì.

spazio autrice:

ho cambiato completamente capitolo spero vi sia piaciuto vorrei che comunque sia uno slow burn ma scrivo le idee che mi passano per la testa per oggi è tutto xoxo raya!

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