Capitolo 2 -La strega-
Una tranquilla giornata primaverile, o almeno era quella la sensazione che si provava nel ammirare i silenziosi quartieri di Londra. I rigidi e tristi giorni invernali erano oramai finalmente passati lasciando spazio al sole con la sua calura accogliente accompagnata da una leggera brezza, finalmente i bambini avevano la possibilità di passare le giornate all'aperto, immersi nella tranquillità del parco, sotto la protezione di alberi colmi di fiori colorati e dal profumo intenso.
Purtroppo non tutti potevano godersi ciò che la primavera riusciva a donare, vi era chi, come Jade, era costretto a rimanere chiuso in casa. Lontana da ogni fonte di divertimento, la piccola Jade,una bambina dall'aspetto apparentemente gracile con dei capelli leggermente mossi, decorati da una singola ciocca azzurra quanto le onde del mare e due grandi occhi blu; era costretta nel osservare i bambini giocare all'aperto, mentre lei passava lo straccio sul pavimento, nello stesso punto dove prima Jacob, il suo fratellastro, aveva appositamente rovesciato un bel bicchiere stracolmo di succo di prugna, una bevanda che, a parere di Jade possedeva un sapore ignobile ma che d'altro canto si sposava perfettamente col carattere di Jacob che era l'unico a cui piacesse.
Egli non faceva altro che infastidire Jade, in effetti era ormai diventato il suo sport preferito quello di combinare guai cercando di dare la colpa alla sorellastra, poiché era sicuro che dato l'odio provato dal signor e la signora Jones verso la piccola, gli avrebbe assicurato la vittoria di ogni suo tentativo. Jacob era più grande di Jade, di almeno 4 anni, col suo aspetto spaventosamente simile ad un corvo dovuto al suo naso aquilino contornato di lentiggini, e ai capelli neri talmente arruffati e polverosi che qualcuno poteva avere il dubbio che il suo hobby preferito non fosse quello di arrampicarsi su per il camino; con l'aggiunta di due occhi neri come l'inchiostro e una corporatura robusta dovuta alla sua ossessione nel accrescere i muscoli di cui andava tanto fiero, Jacob poteva sembrare tutto meno che una persona alla mano, o almeno è quello che si può comprendere dal comportamento che preservava a quei poveri compagni che osavano contraddirlo. In effetti egli era una perfetta rappresentazione di quello che si poteva ottenere dall'unione dei suoi genitori, il suo aspetto era quasi identico a quello della madre,Millicent Jones, una donna corpulenta dal volto rude quanto il carattere, munita di due grandi occhiali che la facevano assomigliare costantemente ad un vecchio gufo burbero; ma il carattere del figlio era simile esclusivamente a quello del padre, Evan Jones, un uomo dall'aspetto scarno seppur inquietante, in grado di incutere timore in chiunque osi tentare di discutere con lui, sebbene egli fosse l'effettivo padre biologico di Jade, non vi erano tracce, fortunatamente, di alcuna somiglianza, in effetti nonostante i 10 anni passati dall'arrivo della figlia, non vi era stato mai alcun tentativo di trattarla come tale, difatti gran parte del tempo egli, come il resto della famiglia, sembrava ignorare completamente la sua esistenza; si può affermare che l'unico sentimento che provava per lei era la vergogna di condividere lo stesso Dna, infatti dopo aver accettato obbligatoriamente la sua custodia in seguito alla morte della madre, egli decise di nascondere l'esistenza della figlia non voluta, agli occhi indiscreti di amici e conoscenti, rinchiudendola all'interno della ristretta cantina dove l'unica fonte di luce era una piccola finestrella dotata di spesse sbarre. Questo odio al quale Jade era sottoposta da anni era incrementato dalla sua diversità dal resto della famiglia, era da qualche anno che intorno a lei accadevano continuamente delle cose a dir poco incredibili, non era infatti la prima volta che dopo diverse sfuriate da parte della matrigna per non aver lustrato in maniera impeccabile ogni angolo della casa, avvenivano dei cali di corrente improvvisi ed a ogni strillo di Jade dovuto alla paura, qualche lampadina si fulminava mentre gli sportelli delle credenze iniziano ad aprirsi versandone il contenuto sul pavimento appena pulito; un'altra volta ancora era capitato all'interno del giardino dove un ignaro Jacob intento a tirare pallonate sulla piccola sorellastra, si ritrovò poco dopo appeso a testa in giù grazie all'intervento di un'edera particolarmente aggressiva e a quanto pare contraria a ciò che stava accadendo, è inutile dire che dopo tale evento Jade fu immediatamente messa in punizione, rinchiusa nella propria cantina con due giorni annessi di digiuno e senza poter capire cosa avesse mai fatto di male sebbene non abbia mai alzato un solo indice perché quegli eventi avvenissero.
Nonostante la drammatica infanzia che Jade dovette subire, vi erano comunque piccoli momenti di gioia dovuti alle visite dello zio Newt Scamander, un uomo snello coi capelli bruni, gli occhi ricolmi di sfumature dal colore simile al miele e dallo sguardo dolce di chi riesce a mettere a proprio agio chiunque egli incontri; dopo la morte della madre, nonché sorella dello zio Newt, egli riuscì ad ottenere un permesso dal giudice incaricato della custodia della piccola Jade, per poter andare a trovarla almeno una volta ogni due settimane, nonostante il contrariato signor Jones; più volte era riuscito a convincerlo nel portarla a casa propria per passare insieme il pomeriggio, e quei momenti erano per Jade l'unica occasione per fuggire, liberarsi da ogni paura e godersi intere giornate di giochi come un bambina normale.
La casa di suo zio era arredata perfettamente da ciò che ci si aspetterebbe nell'ammirare un tipica e classica casetta londinese, nonostante questo, non si poteva negare che suscitasse del fascino negli occhi di Jade che più volte si era convinta di aver udito strani rumori provenire dall'interno di una piccola porta dove era categoricamente vietato l'ingresso.
Era ormai calato il sole da quando Jade ebbe finito di pulire gli ultimi ripiani e scaffali, quando il signor Jones ordinò alla piccola di tornarsene in cantina senza aver la minima considerazione di come si fosse impegnata particolarmente quel pomeriggio per far si che tutto fosse perfettamente al proprio posto; certo Jade non si aspettava realmente che qualcuno si ricordasse che stesse per giungere un giorno speciale, decise quindi di rinunciare scendendo in quel luogo che tutto poteva sembrare meno che una camera accogliente, ma bensì umida, fredda e piena di spifferi con un'unica lampadina posizionata al centro della stanza ma che riusciva a malapena nel suo tentativo di illuminare almeno la metà di quello spazio angusto. Nonostante quello fosse un luogo capace di incutere timore senza particolare sforzo, Jade si era ormai abituata a passarci gran parte del suo tempo, tanto da provare nel farselo piacere agghindandolo come poteva e con ciò che trovava stipato nei piccoli armadi, utilizzati come sgabuzzini dal resto della famiglia per liberarsi da oggetti inutili, ma che per la mente creativa di Jade potevano divenire fantastiche decorazioni e piccoli giochi con i quali divertirsi senza alcuna paura che Jacob potesse rubarli o romperli, difatti nessun membro della famiglia osava avvicinarsi a quel luogo, per poter mantenere più distanza possibile dalla piccola bambina vista come qualcosa da evitare ad ogni costo tranne quando non fosse necessario ordinarle di fare qualche lavoro domestico.
Dopo essere entrata dalla piccola porta arrugginita ed aver udito il classico rumore del chiavistello richiudersi dietro le sue spalle, scese con calma le scale di pietra e dopo essersi accomodata nel suo letto, estrasse dalla sua tasca, con un sorrisetto di trionfo, un piccolo fazzoletto dove all'interno era celato un mucchietto di fragole che Jade era riuscita a trafugare di nascosto dall'orto dei signori Jones dove le era stato ordinato quella mattina stessa di estirparne ogni singola erbaccia esistente.
Quel piccolo momento di gioia era dovuto al pensiero di poter festeggiare quel giorno speciale con la frutta che più adorava; ormai mancavano poche ore, così Jade si mise all'opera prendendo da sotto il suo letto un piattino dove iniziò a disporre le fragole ponendo al centro la più grande che era riuscita a prendere e infilandone all'interno una candelina trovata dentro un vecchio cassetto, si mise poi ad appendere qualche decorazione creata la sera prima ed infine si arrampicò sul letto per osservare la luna piena che riusciva sempre a darle conforto anche nelle notti più oscure.
L'orologio a pendolo al piano di sopra iniziò a suonare i dodici rintocchi per segnare l'inizio di un nuovo giorno, ormai era già arrivato il 12 Maggio 1970, giorno in cui Jade aveva finalmente compiuto i suoi 11 anni. Dopo l'ultimo rintocco Jade sussurrò: "Buon compleanno Jade" e soffiò sulla piccola candela accesa poco prima, potendo mangiare così le sue meritate fragole e festeggiando da sola in quella piccola stanza dove nessun'altro avrebbe partecipato, come ogni anno d'altronde.
La mattina dopo, un raggio di sole illuminò il volto di Jade che già si stava preparando nell'udire gli strilli della matrigna che la intimava di preparare la colazione, invece con sua grande sorpresa non sentì nessun urlo provenire dal piano di sopra ma bensì il rumore del chiavistello aprirsi, e la profonda voce del signor Jones che con evidenti segni di disaccordo le disse: "Datti una mossa a cambiarti, tuo zio ti aspetta" e dopo un forte grugnito se ne andò richiudendosi la porta alle spalle.
Jade rimase sbigottita per qualche secondo prima di rendersi conto di cosa era appena successo; solitamente dopo ogni suo compleanno lo zio la andava a trovare solamente qualche giorno dopo per darle di nascosto un dolcetto e qualche regalino senza che i signor Jones se ne accorgessero, questo per evitare che potessero confiscarle ciò che aveva ottenuto; stranamente però quel giorno suo zio era perfino riuscito a convincere il signor Jones nel portare Jade a casa sua per l'intera giornata, nonostante l'incredulità, Jade non voleva rischiare che il padre cambiasse idea, così si cambiò velocemente e, dopo aver nascosto i resti delle decorazioni, corse di sopra per andare dritta verso l'ingresso dove un sorridente Newt la stava aspettando sulla soglia, Jade salutò quindi la famiglia e senza ricevere alcuna risposta afferrò la mano dello zio e si incamminò verso quella che si prospettava come una splendida giornata.
Dopo aver camminato per qualche oretta chiacchierando, i due arrivarono alla casa dello zio e dopo aver appeso il cappotto smesso e di seconda mano del fratellastro, Jade si sedette a tavola mentre Newt prendeva dal frigo un po' di succo fresco.
"Non pensare che me ne sia dimenticato piccola" le disse mentre con un sguardo furbo prese dal frigo un vassoio rotondo, dove sopra trionfava un meravigliosa torta ricoperta di fragole, con undici candeline messe in cerchio. "La zia Tina l'ha preparata per te ieri sera, per ora purtroppo è ancora al lavoro ma arriverà più tardi", alla vista di quel capolavoro Jade rimase a bocca aperta per minuti che sembrarono interminabili, poi guardò lo zio e tutto in un fiato disse: "Grazie! È un regalo stupendo!
"Non penserai che sia questo il tuo regalo" disse Newt con una piccola risata, si diresse quindi verso un piccolo armadio dal quale estrasse un pacchetto colorato con un gigantesco fiocco blu al centro, tornò da Jade che aveva ancora gli occhi fissi sulla meravigliosa torta e dopo averle dato il pacchetto sorrise nel guardare la felicità stampata sul volto della piccola Jade.
Dopo aver strappato tutta la carta da regalo si ritrovò davanti a sé un piccolo cofanetto di legno dalle bordature argentate, lentamente sollevò il coperchio e all'interno vi trovò uno splendido medaglione avvolto da un fazzoletto di raso dorato, il medaglione era formato da un piccolo drago argentato con le ali spalancate e che custodiva tra gli artigli una gigantesca pietra blu splendente avvolta dalla coda dello stesso drago. Dopo averlo osservato a fondo lo prese delicatamente tra le mani con gli occhi spalancati e pieni di meraviglia.
"Quello era di tua madre Sephira, voleva donartelo il giorno del tuo undicesimo compleanno, quel medaglione appartiene alla famiglia Drakemare da sempre e da generazioni è stato passato, fino ad arrivare a te; custodiscilo con cura Jade."
"Zio Newt... è st-stupendo, grazie da-davvero" disse Jade a malapena a causa dei singhiozzi, stava piangendo.
"Cosa c'è piccola?" chiese Newt preoccupato asciugandole le lacrime con un fazzoletto di stoffa. "Mi manca mia madre... perché non è qui con me?"
"Jade lo so... manca molto anche a me... come sai ha avuto un terribile incidente ma se fosse qui sarebbe fiera di vedere come sei diventata grande e forte, dai ora basta piangere oggi è un giorno speciale e bisogna festeggiarlo come si deve".
Dopo aver soffiato sulle candeline e aver assaggiato un bella fetta di torta insieme, Newt si alzò e guardando Jade con un espressione seria le disse: "Jade oggi è un giorno importante, oggi sarà il giorno in cui finalmente potrò dirti la verità su ciò che sei...". Jade lo guardò stupita ma Newt continuò a parlare non facendoci caso.
"Jade........ tu sei una strega".
Silenzio. "No, no non è possibile... le streghe non esistono" esordì Jade.
"Lo pensi davvero? Allora dimmi, ti è mai capito di far accadere qualcosa quando sei spaventata o arrabbiata? Di riuscire a fare cose che nessuno riesce a fare? Tu possiedi dei poteri magici Jade, proprio come me e tua zia. So che farai fatica a crederci ma in questo mondo esistono persone come noi in grado di fare magie ed incantesimi, ossia i maghi e le streghe, e chi, come tuo padre e la sua famiglia non sono altro che babbani."
"Babbani?" chiese Jade ormai talmente confusa da iniziare a provare delle curiosità.
"Vuol dire persone senza poteri magici, purtroppo ci sono maghi e streghe convinte che dovrebbero essere considerati inferiori per questo motivo, ma a parer mio questa convinzione è del tutto sbagliata."
A quel punto Newt pensò come poter convincere Jade su ciò che le stava dicendo, decise così di estrarre la propria bacchetta magica e agitandola fece comparire una piccola nuvola dalla quale iniziarono a cadere dei fiocchi di neve. A quella visione Jade rimase scioccata ma con un sorriso di ammirazione; gli eventi strani che le erano accaduti in tutti quegli anni iniziarono a scorrere davanti a lei, ora tutto iniziava ad avere un senso, ora sapeva perché si era sentita così diversa dagli altri bambini, lei era davvero una strega.
"Penso che ora finalmente tu mi creda" disse Newt con una risata guardando Jade ammirare quella piccola nevicata.
"Bene, ti dirò tutto quello che devi sapere sul mondo magico, ma prima..."
Agitò nuovamente la bacchetta e dopo un rumore di serratura, nella stanza entrò una piccola creatura nera simile ad una talpa che nonostante la diffidenza sembrò gradire la presenza di Jade a tal punto da salirle in braccio per farsi accarezzare.
"Quello è uno Snaso ed è un animale fantastico, una creatura magica, nonostante l'aspetto dolce questo in particolare è attratto dagli oggetti preziosi, quindi stai attenta perché è molto furbo e non si da problemi nel collezionare oggetti che non sono di sua proprietà".
"Ma è carinissimo" disse Jade con un sorriso mentre continuava ad accarezzare la piccola creatura. "Zio Newt, mio padre sapeva che io e la mamma eravamo delle streghe?".
A quella domanda il sorriso dal volto dello zio sparì lasciando posto ad uno sguardo serio e pensieroso. "Vedi Jade, quando tua madre e tuo padre si incontrarono e tua madre rimase incinta decise di rivelare ciò che lei era e che tu saresti diventata, purtroppo questo non piacque a tuo padre che decise di lasciarla. Dopo la morte di tua madre Sephira il Ministero della Magia, ossia il ministero del mondo magico, decise di affidarti a tuo padre, lui dovette accoglierti in famiglia sapendo ciò che eri, io gli dissi di non rivelarti niente e su questo non fu difficile convincerlo, volevo aspettare che raggiungessi quest'età per dirti tutto".
Jade non rimase particolarmente scossa da quella scoperta ma con un espressione incuriosita chiese: "E perché proprio ad undici anni?".
"Beh perché tutti i piccoli maghi e streghe all'età di undici anni posso finalmente essere ammessi alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts".
"Hog-cosa?"
"Hogwarts, la scuola dove i giovani maghi e streghe imparano tutto ciò che c'è da sapere sul mondo della magia e su come formulare gli incantesimi, quest'estate riceverai una lettera che ti spiegherà cosa dovrai acquistare, poi a settembre partirai verso la scuola di Hogwarts dove rimarrai fino alla prossima estate."
Al pensiero di poter passare un intero anno lontano dalle angherie dei signori Jones e di Jacob, Jade recuperò tutta la sua felicità e nella sua testa iniziarono a sbucare innumerevoli domande e curiosità che voleva scoprire su quel fantastico mondo.
"Penso che tu voglia farmi un sacco di domande, ma gran parte di queste avranno una risposta solo attraverso le tue scoperte; se può farti felice però, sarò lieto di mostrarti cosa si nasconde dietro la piccola porta di cui sei tanto incuriosita".
Dopo un breve cenno di assenso da parte di Jade, i due si incamminarono e Jade vide lo zio puntare la bacchetta sulla serratura pronunciando una strana formula: "Alohomora".
La porta si aprì improvvisamente e dopo aver varcato la soglia Jade intravide quelle che sembravano delle piccole scale di pietra a chiocciola, iniziò a scendere e dopo pochi gradini rimase paralizzata dallo stupore per ciò che stava ammirando, un salone dalle sembianze di una gigantesca stalla si estendeva attorno a lei, iniziò a guardarsi attorno e osservò come in ogni angolo vi erano degli spazi completamente diversi tra loro con all'interno dei veri e propri habitat, si avvicinò ad una di quelle stanze e sporgendosi, davanti a lei vide un immenso lago, guardando più attentamente vide nuotare appena sotto il livello dell'acqua delle piccole creature della grandezza di un bambino ma munite di tentacoli.
"Quelli sono degli Avvincini, piccoli demoni acquatici che solitamente vivono nei laghi più profondi insieme ai Maridi o, come li chiamano i babbani, le cosiddette sirene; da quella parte invece ci sono gli Asticelli e gli Occamy".
Jade si voltò immediatamente verso un piccolo alberello e avvicinandosi vide che tra i rami vi erano delle minuscole creature verdi simili a dei rametti con qualche foglia.
"Gli Asticelli vivono soprattutto sugli alberi utilizzati dai fabbricanti di bacchette e sono molto protettivi, in quel nido invece..." disse Newt rivolgendosi ad un gigantesco nido dove dentro si trovavo dei piccoli animali simili a serpenti variopinti ma con becco e ali da uccello, "... si trovano gli Occamy, pensa che il guscio delle loro uova è argento puro".
Jade, che era rimasta a bocca aperta da quando era entrata, si pose una domanda: "Quindi tu accudisci tutte queste creature?", "Esatto" rispose Newt, "Io sono un magizoologo il che vuol dire che mi occupo nello studiare, curare ed accudire tutte le creature magiche. Scoprirai che ci sono diversi lavori nel mondo magico, ma al momento non ti devi preoccupare di questo".
Passarono diverse ore nelle quali Jade imparò a conoscere ogni sorta di creatura, dallo straordinario Demiguise, simile ad un bradipo e in grado di diventare invisibile, al gigantesco Erumpent dalle sembianze di un rinoceronte con un grande corno in grado di far esplodere qualunque cosa tocchi.
Era oramai divenuta sera quando dalla piccola porta sbucò la zia Tina che alla vista di Jade sorrise ed esordì al marito: "Ah finalmente glielo hai detto! A proposito Jade buon compleanno, spero che ti sia piaciuta la torta ma a giudicare di quanta ne avete mangiata non ho dubbi".
Jade e Newt tornarono al piano superiore e Jade raccontò alla zia tutto quello che aveva da poco imparato con grande gioia e orgoglio, dopo pochi minuti però lo zio Newt la interruppe: "Sono già le sette di sera, mi spiace Jade devi tornare a casa, la luna è già alta non puoi tornare tardi o tuo padre si arrabbierà".
Jade con un cenno di delusione prese il cappotto se lo mise in braccio e prima di raggiungere lo zio sulla soglia di casa si bloccò di colpo: "Stavo per dimenticare il medaglione della mamma!", afferrò dunque il medaglione, lo indossò appena sopra la maglietta e salutò la zia Tina, "Ricorda di nasconderlo prima di entrare in casa" le disse Newt mentre uscivano dalla porta.
Una volta oltrepassata l'oscurità degli alberi Jade si ritrovò di fronte alla luna piena che quella notte sembrava almeno tre volte più grande rispetto al solito. Cercò di raggiungere lo zio ma dopo aver fatto qualche passo Jade cadde in ginocchio e un dolore le inondò il petto, in risposta a quel dolore insopportabile iniziò ad urlare mentre intorno a lei i lampioni iniziavano a spegnersi ed accendersi senza controllo, Newt si girò di scatto e corse verso di lei preoccupato: "Che succede? Cos'hai piccola?!" chiese in preda al panico.
Jade non riusciva nemmeno a parlare a causa di quel dolore che oramai si era spostato tormentando la schiena e la testa. Improvvisamente Newt rimase ammutolito e sembrò capire cosa fosse successo.
Il dolore sparì di colpo e Jade guardò lo zio che la stava osservando mentre qualche lacrima gli scorreva sul volto.
"Cosa c'è?! Che mi è successo?!" chiese Jade, ma dal nulla provò l'istinto di sentire con le proprie mani cosa era accaduto ove poco prima aveva provato così tanta sofferenza, pose le mani sulla propria testa e sentì due piccole protuberanze appuntite simili a delle corna rivolte all'indietro, gli occhi erano sbarrati e il respiro affaticato ma Jade decise di prendere coraggio per capire cosa fosse successo, passò dunque alla schiena dove con sua grande sorpresa non ci mise molto nel capire che due grosse ali squamate erano spuntate, come colpo finale vide sotto di se una piccola coda coperta di squame dalla punta ricurva che continuava a dimenarsi senza controllo.
Ancora incredula riuscì solo a pronunciare: "Co-cosa mi è successo?".
A quelle parole Newt si accovacciò di fronte a lei e con uno sguardo commosso le disse: "Sei come tua madre Jade... anche tu sei un Drakuman".
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro