Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Cenere

Claudio PVO's




26 dicembre

"Ho ascoltato una canzone e ho pensato a noi. Ascoltala anche tu, mi ci rivedo, sai? A volte è proprio vero che i cantanti riescono a parlare più di noi, parlano anche per noi.

Ti sto dicendo che ovunque andrei, ovunque andremo, saremo sempre vicini.

Il nostro cortile. Quel misero angolo di cemento con un solo albero sfoglio, teatro delle nostre liti, dei nostri abbracci. Di noi. Ti verrò a cercare sempre. Che sia nella realtà, che sia nei sogni. Verrò a cercarti perché adesso mi rendo conto che ti ho cercato per tutta la mia breve vita e ti ho trovato nell'unico posto dove non avrei mai creduto. Forse anche tu mi stavi cercando e ci siamo incontrati a metà strada. Forse dovevamo solamente osservarci bene e adesso ti direi che ho sbagliato a perdere tempo prima, ho sbagliato a resistere. Se avessi saputo che eri tu la persona che stavo aspettando, ti avrei aperto il cuore molto prima.

Ti sento. Come ti ho sentito il primo giorno. Quando i tuoi occhi più verdi delle foglie primaverili, si sono fermati su di me.

Ti sento, dalla prima sera in cui hai stretto le mie mani con le tue e hai trovato una forza, un appiglio, hai trovato rifugio. Tu hai trovato rifugio in me, quando ero io quello aveva bisogno di un appiglio dove aggrapparsi e salvarsi. Non sei solo un'ancora, Claudio, sei anche la barca, sei la scialuppa di salvataggio che si infrange in questo mare di merda. Quella che salva me, e mi porta in un porto sicuro: tra le tue braccia.

Ti sento, da quel primo bacio. Quello che ti ho rubato, quello che hai respinto, quello che è stato l'inizio di tutto.

E poi dal nostro secondo primo bacio, quello viola, quello scambiato su quel letto scomodo e troppo piccolo per due persone, quel letto che è diventato la culla del nostro piccolo segreto, la testimonianza del nostro amore.

Ti sento, perché quel letto adesso è vuoto. Non ci sei tu più a riscaldarmi col tuo corpo, non si sei tu a stringermi con la scusa che hai paura di cadere. Ma io ti sento anche nel vuoto, vuoto a ricordarmi che sei passato, mi sei successo.

Non mi basta una mano, vorrei uno spazio più grande all'interno del tuo cuore, vorrei un pezzettino di quel muscolo che ti pompa il sangue in tutto il corpo, vorrei che pesassi un po' li dentro, perché tu dentro di me pesi.

Sei lì, come la spina di una rosa. Conficcata per ricordarmi che questo amore è bello come una rosa rossa in fioritura, ma fa male allo stesso modo.

L'anima. Quella maledetta e fottuta anima che mi ha rubato, quella che non so come hai trovato. Ti devo confessare un segreto. Io credevo di non avercela più una, credevo che l'avessi persa, oppure nascosta perché nessuno meritava di vederla più. La mia di anima non nient'altro che lo spetro della mia persona, che ha vagato per troppo tempo senza meta, alla deriva, per poi scontrarti in te che sei la cosa più bella che abbia mai visto.

La mia anima, Claudio, non esiste.

La mia anima, amore, sei tu.

Mi sei scoppiato dentro. Senza preavviso, senza chiedere permesso. Ti sei preso il mio corpo, ti sei incastrato tra i miei pensieri, ti sei preso il meglio di me, e mi hai svuotato. Ma io ne avrò cura della tua anima, lì proprio dove ti ho visto la prima volta, dentro di me e me ne prenderò cura per tutta la vita.

Ma ogni cosa bella deve finire, e io e te dobbiamo finire, Claudio.

Io non uscirò da qui e tu non puoi aspettarmi, capito? Non puoi. Non posso condannarti a una vita di attese, non posso condonarti a una vita di briciole.

Sei bello, intelligente, giovane. Troverai chi ti saprà amare e rispettare. Troverai chi saprà renderti felice. Io non so renderti felice, io ti so rendere solo triste. E anche se ti amo, dio se ti amo, devo lasciarti. Meriti qualcuno che ti prepari la colazione ogni mattina, il pranzo e la cena. Meriti qualcuno che ti compri dei fiori, che ti faccia dei dolci, che si prenda gioco di te e che ti abbracci spesso. Meriti qualcuno con cui fare l'amore sempre, che non ti nasconde, che ti metta al primo posto. E io tutto questo non so dartelo, non posso dartelo, perché non ne ho i mezzi, non ho la libertà di farlo. Quindi sto mollando, sto rinunciando a noi, un noi che in realtà non è mai esistito e forse per questo non potrà mai finire.

Ma posso lasciarlo libero.

Amare è anche questo, è lasciare libera l'altra persona. So che per ora dirai di no, che non è giusto, ma fidati amore è giusto.

Tra qualche anno quando sarai meno arrabbiato, meno ferito, meno deluso da me, capirai.

Che ho fatto tutto per te.

È sempre stato tutto voluto per te.

Quindi non cercarmi, non tentare di salvarmi.

Ti voglio solo dire grazie, per avermi fatto vivere i giorni più bella della mia vita.

Ti dico grazie per ogni bacio, per ogni abbraccio, per ogni volta che mi hai amato, e nello stesso tempo ti chiedo scusa per averti illuso, per averti fatto credere che avremmo potuto avere un futuro insieme io e te.

Non sentirti preso in giro, ti ho amato davvero, con tutta la mia vita, con tutto quello che ho.

Te la ricordi la mia borsa di studio per Londra? Ecco, te l'ho ceduta. Non dire di no, non rifiutarla. Ormai è a nome tuo. Vai a conquistare il mondo Claudio. Studia, laureati, renditi felice se puoi, fai tutto ciò che ti faccia stare bene.

E ricordami quando sarai triste, pensami ma non tanto, non sprecare tempo e anni ad amarmi. A me va bene così, l'amore che mi hai dato mi basta. Usalo per qualcun altro. Il mondo è pieno di persona da amare, e tu Claudio hai molto da dare.

Non provare a chiamarmi, o a scrivermi, o a ritornare qui. Ho già parlato con Gianluca e con la sicurezza, purtroppo non ti sarà più possibile metterti in contatto con me, quindi non provarci.

È meglio così. Starai male forse, ma è meglio così.

Poi ti passerà, io ti passerò e tu potrai capire,

Tanto alla fine questo ragazzo dagli occhi neri verrà sempre a farti visita nei tuoi sogni.

Addio Claudio.

Grazie di tutto.

Eternamente tuo, Mario."








Mi aveva lasciato.

Si lo aveva fatto davvero.

E non so come sto.

Perché davvero non è possibile.

Io e lui non possiamo finire.

Perché io e lui non abbiamo neanche iniziato.

Stringo quel foglio che lui mi ha regalato, quel ritratto di noi.

Lui che voleva per forza una foto di noi, qualcosa da ricordare, qualcosa che me lo facesse ricordare.

Come se servisse un foglio di carta. Come se non lo amassi già abbastanza.

E lui mi ha lasciato.

Non sto male, sono incazzato.

Con lui, col mondo, con me stesso.

Perché mi sono concesso di amarlo senza dirglielo, perché mi sono lasciato abbindolare da lui.

Non penso mi abbia usato, ma non ha avuto le palle per lottare per me. E tu che fai, la persona che ami la dimentichi solamente perché non tutto scorre liscio?

Lo sapevo fin dal principio che questa cosa tra di noi non avrebbe avuto seguito, ma mi ero illuso che avremmo lottato per averlo insieme. Invece forse l'ho voluto solo io.

E mi ritrovo ancora qui, a Roma. Non ho neanche provato a chiamare Gianluca perché lo so che non mi avrebbe risposto. Ormai sono stato tagliato fuori.

Fuori dalla vita di Mario, per sempre.

E tutto questo dolore non è niente altro che cenere. Cenere sfumata di un amore rosso che ha preso fuoco troppo in fretta. Ci siamo bruciati in un secondo e ciò che è rimasto, è cenere incolore, fredda e vuota.

Come me. Mi sento vuoto, mi sento senza nessun obiettivo.

E cosa devo fare? Accettare dei soldi? Come se potesse pagare così le ferite che mi ha bruciato.

Dio, quanto lo odio. Lo odio perché lo amo, e odio il fatto di non averglielo fatto capire.

E adesso ho solo un biglietto verso Verona, senza ritorno.

Ho mollato anch'io.

Non posso lottare da solo.

Ha senso? Non credo.

Amore significa lasciare andare? Per me è una grande cazzate. Sono tutti bravi a lasciar andare, in amore vince chi ama, in amore vince chi resta.

E lui non è rimasto.

Aspiro il fumo dell'ennesima sigaretta, mentre mi avvio verso l'ingresso di quel palazzo bianco e asettico. Gli ospedali sono sempre così tristi.

Raggiungo il reparto di terapia intensiva, proprio lì, a cercare quella persona che ha segnato il destino di quello che era fino a poche ore fa il mio ragazzo.

Guardo il ragazzo da dietro il vetro, disteso su un lettino bianco, nelle bracca decine di tubicini che lo tengono in vita.

«è stato coinvolto in una sparatoria» una voce alle mie spalle. Mi volto e scopro il viso di un altro ragazzo, dai capelli neri e gli occhi profondi. Come lui. «Dorme da nove mesi»

Annuisco, mentre il ragazzo sistema i fiori che ha portato nel vaso. E saranno i movimenti, saranno gli occhi, la carnagione, sarà che sono identici, ma trovo il coraggio di chiederlo. «Tu... tu sei Cristiano?»

Il ragazzo alzo il volto. La paura negli occhi. «Tu come lo sai?»

«Io sono Claudio.» gli porgo la mano e lui titubante la stringe nella mia. «Ero il compagno di cella di Mario.» spiego, per far capire chi sono.

Cristiano sbatte gli occhi, come se si fosse risvegliato da un sogno e stringe forte la mia mano in segno forse di gratitudine, «Oddio. Tu sei quel Claudio!» esclama. E vorrei tanto chiedergli cosa intendesse con quel Claudio. Ma non è più il momento questo, forse non lo sarà mai. Forse devo smetterla di cercare spiegazioni dove non ce ne sono e accettare che tra noi è finita.

Nessuna illusione, per non soffrire più.

Ma devo capire, tutto quello che Mario in tre mesi mi ha taciuto, tutto quello che c'è sotto e non mi ha spiegato, tutto quello che lui non ha avuto il coraggio di confessarmi.

«Me lo spieghi cosa è successo? Tuo fratello non me lo ha mai detto.» gli domando, e la luce che aveva prima negli occhi si spegne, per lasciare spazio e un velo di tristezza e dolore. Soffre anche lui di questa cosa.

Mi fa cenno di seguirlo, così lasciamo il reparto non prima di guardare per l'ultima volta quel ragazzo sdraiato, a me ancora ignoto. Usciamo fuori dalla struttura e lo seguo mentre entra in un giardino con delle panchine. Si siede a una di questa e comincia a torturarsi il labbro con i denti mentre cerca le parole esatte. Rivedo in lui tanto di Mario, non solamente fisicamente ma anche nel modo in cui stringe le mani tra di loro, e come batte il piede a terra quando è agitato.

«Mio fratello è innocente. A sparare sono stato io»

Boom. Il mio cuore di ferma e cazzo, lo sapevo, lo sapevo che Mario era innocente. Ma questa rivelazione è ancora peggiore e adesso mi sento male per lui. Per Cristiano, per Mario, per le ingiustizie. Adesso capisco.

«Cosa?» mormoro ancora sotto shock e lui mi chiede di sedermi accanto a lui. Lo faccio, non riuscendo a sostenere però il suo sguardo, fissando un punto impreciso del prato.

«Ero a parco a giocare, quando avevo visto mio fratello dall'altro lato della strada insieme a un uomo. E non era possibile, mio fratello doveva essere a Londra, non più a Roma. Così l'ho seguito.» inizia Cristiano. Il mio cuore che sembrava essere morto, ricomincia a battere velocemente. Sono pronto ad ascoltare finalmente la verità e ad accettarla?

«Ho ascoltato pezzi di conversazione, parlava di un certo Pietro e da come ho capito lo teneva in pugno. Poi a loro due si sono aggiunti altri due ragazzi. Non capivo bene cosa stava succedendo, ho solo visto mio fratello che indossava un passamontagna e impugnava una pistola per entrare in una gioielleria. E non era possibile, Mario non era un criminale. Mario ha fatto di tutto per me. È stato un padre, una madre, un fratello, il mio eroe. Lui era quello buono e si ritrovava a fare il cattivo. Ho deciso di seguirlo ancora. Ho sentito le urla, gli spari, sono entrato dalla porta secondaria e un uomo grosso e forte, immagino sia stato il proprietario, lo stava per strangolare. Ho visto la pistola per terra, ho visto mio fratello in difficoltà. Avevo paura. Quindi l'ho impugnata e ho sparata.»

«Ma non hai preso l'uomo...» mormoro, ancora sconvolto.

«No. Ho preso questo ragazzo che era il figlio dell'uomo, che non c'entrava niente, stava solamente guardando tutto ciò che stava per accadere con la stessa paura negli occhi. Quando Mario si accorse di quello che era successo, mi disse di scappare, di correre via il più lontano possibile. E poi sono usciti anche loro. Solo che lui pensò bene di prendere l'arma con quale avevo sparato e passargli sopra le dita. Mario si fece catturare di proposito. Lo fece per proteggermi. Quando fu arrestato non negò, disse di essere stato lui stesso ad aver sparare e da quel giorno che la sua vita è legata a questo ragazzo. Se lui non si sveglia prima dell'udienza definitiva, Mario rischia troppi anni di galera. E io mi sento in colpa, perché cazzo è vero che ho solo sedici anni, ma è colpa mia. È tutta colpa mia.»

E mi ritrovo ad abbracciare questo ragazzino, mentre piange sulla mia spalla e mi stringe forte a se. E piango anche io perché lo sapevo che c'era qualcosa che non sapevo e sapevo anche che Mario non può essere cattivo. Semplicemente non ci può.

Per tutta la sua vita si è fatto carico della sua famiglia, dei suo fratelli, di sua nipote. Si è preso sulle spalle la condanna di qualcosa che non ha fatto e come puoi biasimarlo.

Chi manderebbe in carcere il proprio fratello rovinandogli la vita? Mario la sua vita l'aveva già rovinata quando aveva deciso di iniziare a rubare, ma suo fratello non c'entrava proprio nulla.

Cristiano non doveva essere lì, Mario non avrebbe mai dovuto iniziare a rubare.

«Io amo tuo fratello.» interrompo il silenzio, dopo minuti interi. «Ma lui ha lasciato andare anche me.»

«Mario preferirebbe tagliarsi un braccio pur di non far male alle persone che ama. Capisco che tutta possa avercela con me, io molto spesso sono stato sul punto di confessare, ma la verità è che ho paura.»

«Tu non c'entri niente. Sei capitato nel momento sbagliato e nel luogo sbagliato.»

E lui annuisce prima chiedermi ciò che lo tormentava. «Tu non ce l'hai con me, vero? Perché io ogni giorno lotto contro i demoni, lotto con mia madre alla quale sto nascondendo tutto e contro mia sorella che ha capito che io so qualcosa ma non insiste. Io non posso sopportare che anche qualcun altro ce l'abbia con me.» e la sua è una supplica che mi spezza il cuore.

Lo stringo ancora più forte nelle mie braccia e cerco di far calmare i suoi singhiozzi. «No. Non sono arrabbiato a te.» sussurro sincero e restiamo in quel modo per non so quanto tempo, mentre immagino Mario chiuso dentro una stanza, stretto tra le sue braccia, solo, a farsi carico dell'amore che nasconde ma che prova incondizionatamente.


*


Il treno segna l'arrivo a Verona. Ho trascorso tutto il viaggio a pensare e ho capito che questa è la situazione migliore. Stavolta forse sono io scappare o semplicemente sto accettando la scelta di Mario. Ho preso anche i sui soldi alla fine, sono disposto a tutto pur di realizzare i miei sogni e i miei progetti.

Guardo fuori dal finestrino e sorriso.

Ripenso ai tre mesi più strani e belli della mia vita. Ripenso ai sorrisi, ai baci, agli abbracci e tutto ciò che mi aveva dato Mario. E adesso non sono neanche più arrabbiato, sono grato per quello che mi ha dato, per come mi ha salvato.

Mario ha salvato me come ha salvato suo fratello e io dovrò salvare lui in qualche modo. Un modo che per ora non conosco e per questo che inizio a capire il perché delle sue scelte.

E quindi lo lascio andare anche io.

Come cenere libera nel vento.

Come il nostro amore che non esiste più ma è nell'aria, è parte di noi.

Lo lascio andare solamente per andarlo a prendere di nuovo un giorno. Quando sarò qualcuno, forte e capace di difenderlo.

Ci sarò quando uscirà da quella porta e mi farò trovare con un mazzo di fiori e un biglietto aereo.

Non importa quanto dovrò aspettare, che siano pochi anni o una vita intera.

Verrò a prenderti, amore.

Ma per adesso devo dirti addio.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro