Capitolo 2
Jungkook passò la nottata con lo sguardo incollato allo schermo del suo portatile, alla ricerca di informazioni su qualunque Taehyung esistesse in Corea del Sud. Le occhiaie violacee che gli contornavano gli occhi erano la prova della notte insonne appena trascorsa, e per quanto lo infastidisse ammetterlo, quelle ore di sonno perso erano state altamente infruttuose. Aveva visitato qualunque pagina web fosse apparsa nel suo campo visivo, ma nessuna di esse recava informazioni sul Taehyung che cercava. Oltre ad innervosirlo, ciò l'aveva anche scoraggiato, perché sognare uno sconosciuto non era esattamente nella norma per lui, e voleva assolutamente placare la curiosità che lo assaliva dal misterioso incontro.
Si passò stancamente una mano sul viso, per poi alzarsi dal letto e dirigersi verso il bagno a passo strascicato. Osservò il suo riflesso nello specchio, riconoscendosi a malapena: l'incarnato, già latteo di per sé, risultava ancora più pallido, mentre le occhiaie che gli circondavano gli occhi erano ancora più marcate di quanto si aspettasse. Si passò una mano tra i capelli castani spettinati con un sospiro, chiedendosi con quale forza sarebbe rimasto sveglio per tutta la giornata. Una volta finito di prepararsi e darsi un'aria per lo meno decente, passò nuovamemte per la sua camera per recuperare il suo zaino e correre all'università. Mentre ne afferrava la spalla, un piccolo particolare attirò la sua attenzione.
Si avvicinò lentamente alla sua scrivania, sulla quale erano stazionate tre cornici. Ciò che l'aveva colpito, però, erano le foto al loro interno. Non che ci fosse qualcosa fuori posto, semplicemente Jungkook trovava le posizioni da lui assunte leggermente strane: nella prima sorrideva ampiamente alla fotocamera, gli occhi quasi chiusi perché infastiditi dal flash; il braccio destro lievemente piegato, quasi stesse abbracciando qualcuno. Ma accanto a lui non vi era nessuno. La seconda lo ritraeva seduto sua panchina di un parco a cui era particolarmente affezionato, anche se puntualmente non riusciva a ricordare il motivo dell'affetto che provava nei confronti del luogo: stavolta gli occhi erano rivolti alla sua sinistra, e Jungkook non ricordava di aver mai rivolto uno sguardo del genere a nessuno. Guardava il nulla, in realtà, dato che il posto accanto a lui era vuoto, ma in un modo che lo rese un po' irrequieto: quello sguardo era pieno di una dolcezza che decisamente non gli apparteneva. Si soffermò poi a guardare la terza, quella che lo inquietava di più: era sospeso sul divano. Gli occhi chiusi, un tenero sorriso ad increspargli le labbra. Era seduto, si, e sembrava fosse in braccio a qualcuno, ma ancora una volta non c'era nessuno. Si chiese come diamine avessero fatto a scattare quelle foto, e perché lui le reputasse tanto importanti da metterle addirittura esposte sulla sua scrivania.
Non riusciva a capire. E fu un attimo, ma sentì il senso di vuoto nel suo stomaco acuirsi, provocandogli una fitta quasi dolorosa. Gli sfuggì un leggero lamento, al che decise di lasciar perdere e sbrigarsi a raggiungere la facoltà, appuntandosi mentalmente di cambiare le foto una volta tornato a casa. Uscì, richiudendo velocemente il portone dietro di sé, e cominciando a camminare a passo svelto. Distogliendo un attimo lo sguardo dalla strada per controllare l'orario sul suo orologio, non si accorse di un passante, e finì per scontrarsi contro di lui. Cadde a terra, e subito tentò di scusarsi, non prima di aver sollevato lo sguardo. Quando lo fece, le parole gli si bloccarono in gola, incapaci di uscire.
《J-Jimin? Sei tu?》balbettò, osservando la figura del ragazzo a terra davanti a lui. Non era cambiato per nulla. Certo, la mania per i colori assurdi era onnipresente e confermata dalla capigliatura ormai rosa del giovane; ma le sue guance paffute, gli occhi che si trasformavano in due mezzelune quando sorrideva e le sue labbra piene erano ancora tutte lì, sul viso del ragazzo.
《J-Jungkookie? Non posso crederci!》rispose allora lui, saltando in piedi ed abbracciando forte il castano. 《Quanto tempo è passato dall'ultima volta che ci siamo visti? Sembra un secolo!》continuò euforicamente. Jungkook poté notare come anche la sua voce dolce, quasi bambinesca, non fosse mutata di una virgola. Sorrise.
Jimin era uno dei suoi più cari amici al liceo. Si erano conosciuti per una stupida scommessa che aveva costretto il maggiore a provarci col primo "novellino" che gli fosse passato davanti, e gli era capitato a tiro proprio Jungkook. Il piccolo l'aveva rifiutato non proprio cortesemente, e da lì, fra una chiacchierata ed una risata, erano finiti per diventare migliori amici e compagni d'avventura. Collezionavano alcuni dei più bei ricordi, insieme. Jungkook si bloccò per un attimo. Insieme a loro, al liceo, c'era anche un altro ragazzo che li accompagnava nelle loro bravate, ne era certo; ma quando cercò di riportare alla mente i suoi lineamenti o il suo nome, l'unica cosa che ricordava era un grande sorriso dalla forma particolare, quasi rettangolare. Nient'altro.
E fu in quel momento, ancora fra le braccia di Jimin, che lo notò. Sul marciapiede opposto a quello su cui si trovavano i due vecchi amici, si stagliava la figura di quel misterioso ragazzo: i capelli biondi scompigliati dal vento, le mani affondate nelle tasche del cappotto nero ed uno sguardo indecifrabile rivolto a loro. E come aveva fatto il giorno precedente, appena i suoi occhi incontrarono quelli stupiti di Jungkook, si voltò e sparì dietro l'angolo adiacente. E Jungkook non riuscì a trattenersi, sussurrò leggermente spaesato un "Taehyung" a bassa voce, sentendo poi Jimin irrigidirsi sotto la sua stretta.
《Hai detto qualcosa?》gli chiese, con un sorriso tirato, mentre si allontanava dall'abbraccio.
《N-no...solo che, davvero, mi piacerebbe parlarti, ma sono in ritardo e non credo l'autobus aspetti solo per me.》rispose allora il minore, sorridendo tristemente. Il più grande annuì, tirando poi fuori dalla tasca un bigliettino: si trattava di un biglietto da visita, e si fece promettere da Jungkook di contattarlo. Si salutarono velocemente, e Jungkook corse alla fermata più in fretta del solito.
•••
Jungkook lasciò cadere a terra l'album, spargendo per terra le fotografie che non erano state incollate correttamente. Non riusciva a capire più nulla. Le mani gli tremavano incontrollabilmente e gli occhi non accennavano a riassumere una forma normale, rimanendo spalancati.
Appena tornato a casa, aveva tirato fuori dalla soffitta del suo appartamento tutti gli album fotografici che possedeva, ed aveva cominciato a sfogliarli, alla ricerca di qualche foto con cui rimpiazzare quelle che si trovavano sulla sua scrivania. Quando era giunto all'ultimo, il titolo su di esso lo aveva lasciato un po' perplesso: c'era un lungo spazio bianco, prima di una "e" che precedeva il suo soprannome. La scrittura non era la sua, ma pensò che probabilmente era stata sua madre a mettere quell'etichetta prima che si trasferisse. Aprì la prima pagina, vuota, che presentava solo le impronte appiccicose della colla: era quella da cui erano state prese le foto che voleva sostituire. Sfogliò l'album, e più andava avanti, più la sensazione di essere impazzito si faceva nitida nella sua mente. Foto in cui era sospeso in aria, foto in cui dormiva appoggiandosi al nulla, foto scattate da dietro in cui camminava tenendo la mano al vuoto.
Lasciar cadere a terra il grande raccoglitore era stato un riflesso involontario dato dalla paura che lo stava assalendo in quel momento. Quelle foto erano assurde, non avevano modo d'esistere, a meno che non fossero state scattate insieme a qualcuno. Ma esse ritraevano solo Jungkook. Il ragazzo tentò di calmarsi. In quei giorni aveva studiato molto, passando quasi ogni notte all'erta sui libri, e quel giorno stesso aveva saltato ore di sonno alla ricerca di informazioni su uno sconosciuto. Era sicuramente un brutto scherzo giocato dallo stress e dalla mancanza di riposo. Convinto da ciò che continuava a ripetersi, conservò l'album e si mise a dormire. Sognando un ragazzo biondo dalle enormi ali bianche. Taehyung.
ANGOLO AUTRICE
Salve personeh
Come va la vita?
Dopo un'eternità mi sono decisa ad aggiornare :')
Dato che oggi non ho niente da dirvi, penso che vi saluterò semplicemente, onde evitare di sparare cavolate
Ah! Una cosa c'è.
Ho aperto (?) un libro (se si può definire tale) in cui farò challenge/scleri e simili, se vi va di passare a lasciare uno sclero siete i benvenuti
Alla prossima~
-Giuls
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