~Capitolo 1~
La paura è il sentimento più pericoloso, che porta l'uomo alla propria carneficina.
L'avevo constatato sulla mia pelle, penetrandomi dentro le ossa, come una flebo, corrodendomi le vene, e scambiando il mio sangue con quel sentimento, di cui ora conoscevo l'odore.
L'odore che molte vittime in mano mia avevano inalato.
Che molte suppliche di labbra, avevano lasciato andare, inebriandomi di quel sapore, che mi rendeva potente.
Ora quel sapore mi rendeva debole, arrendevole, schiavo di me stesso.
Senza un angelo a proteggere un diavolo, perché per chi ha un'anima nera, non esiste redenzione, senza scarificazione.
•*•*•*•*•*•*•*•*
Due settimane. Per alcuni troppo poche. Per alcuni superabili. Per me, laceranti.
Probabilmente sarei sembrato effimero. Una vera feccia senza fegato, o senza palle.
Era risaputo che non ero famoso per il mio linguaggio. Tanti fronzoli e abbellimenti altolocati, per poi dire la solita puttanata, solo in modo più raffinato.
Io ero rude, come il mio soprannome.
Rodolfo un tempo forse, era un bambino educato.
Rudy no!
Portai le braccia incrociate dietro la testa, sul cuscino soffice, troppo. Talmente tanto che sembrava affondare.
Il soffitto bianco e anonimo, come me.
I muscoli flessi all'indietro, tendevano duramente, rendendomi quella posizione scomoda. Scomoda da due settimane.
Ancora Santiago non si era fatto vivo.
Avevo cambiato un po' di cose.
Due settimane...
Da quando l'avevo lasciata.
Potevo ancora inebriarmi dell'odore della sua pelle. Dei suoi ansimi disperati ma talmente erotici, da farmi schizzare l'uccello libero, coperto solo dal lenzuolo che si smosse sotto il movimento del mio bacino incontrollato. Animato dai ricordi perversi e al tempo stesso laceranti.
Dai ricordi così nitidi, di aver bisogno, di sfilare il braccio sotto la testa, e allungare la mano verso l'asta turgida, dove la cappella pulsava e doleva.
Lo avvolsi con le dita grezze e squadrate, chiudendo gli occhi, e incontrai i suoi argento ammalianti.
Si piccola. Cavalcami. Saziati. Cibati di me.
Uccidimi. Rivendicami. Picchiami. Insultami.
Baciami. Graffiami. Comunque vada amami, come ti amo io.
Due settimane fa. (Las Vegas)
Le sfilai lentamente il vestito, per godermi ogni centimetro del suo corpo seducente.
Il corpo di una donna che era diventata in poco tempo. Da quando l'avevo vista ferma al cancello cigolante di quella catapecchia dove abitavo. Era entrata che era una bambina impaurita. Si era rivelata una ragazza testarda e tenace.
E mi aveva reso suo, diventando una donna caparbia.
Era tutto ciò che sognavo. Tutto ciò che dovevo allontanare.
La sentii vibrare davanti a me, esalando un ansimo dolce, che si disperse nell'aria, ricolma dei nostri odori.
Inconsapevole che quella sarebbe stata l'ultima volta, che i nostri corpi si sarebbero fusi.
Che le mie dita grezze avrebbero sollazzato il suo corpo.
Che i nostri cuori avrebbero battuto lo stesso ritmo ansante.
Le cinsi la vita con il mio braccio, portando il palmo aperto sul suo ventre piatto, per farla aderire alla mia schiena, coperta ancora dalla camicia, e sentirla sussultare.
"Sei la cosa più bella che mi sia capitata" Le sussurrai rauco e al tempo stesso amorevole, con le labbra premute sul suo lobo, e chinò la testa lateralmente.
Le lasciai dei baci umidi lungo il collo elegante e diafano, mentre mi perdevo nella melodia dei suoi ansimi vogliosi, nel momento che insinuai la mano dentro il suo tanga.
La pelle liscia e le sue labbra pulsanti e già bagnate, mi mandavano al manicomio.
"Cristo, amo sentirti bagnata così schifosamente" rivelai arrochito dalla voglia che montava come sempre di lei.
Non mi sarei mai stancato di farla godere.
Mai stancato delle sue iridi perse nella lussuria.
Portai due dita a riempirla, mentre con il pollice le pressai il clitoride, sapendo che la faceva ammattire. Reclinò la testa sull'incavo del mio collo, vedendola con le labbra rosee spalancate e gli occhi chiusi dal desiderio.
Si muoveva spingendo il bacino, per stritolarmi le dita, facendomi affondare maggiormente nella sua carne calda e madida.
"Ru...dy, ti vo...voglio" ansimò esile, e notai i suoi capezzoli inturgidirsi, mentre le portai la mano che aveva dietro la schiena, sulla mia patta, per farle sentire la durezza.
Lo strinse nella sua mano, facendomi esalare un gemito graffiato, e immaginarmi già dentro di lei a riempirla.
Ma se doveva essere l'ultima volta, me la sarei goduta fino in fondo. Per imprimerla e non scordarmela più.
No! Neanche volendo mi sarei scordato della mia rosa.
L'avrei tatuata sul punto dove batteva il mio cuore.
Una rosa bianca, candida, pura come lei.
Sfilai la mano, lasciando che i suoi umori si fossilizzassero sulle mie dita, che ora tremavano come il mio cuore.
La girai con uno scatto repentino, portandola davanti al mio viso, e la sua mano prima sula patta, si adagiò sul mio petto marmoreo, dove batteva il mio cuore.
Incessante. Furioso. Impetuoso.
Allungai le mani, tirandole indietro i capelli setosi, e mi lasciai incantare dai suoi quarzi, che mi guardavano con amore.
Ti amo Rose. Ti amo da impazzire.
"Rudy" soffiò dolcemente il mio nome, come se mi stesse invocando. Come se avesse avuto paura, che sarei sfuggito.
E volevo rassicurarla. Farle credere che non sarei scappato. Ma lo avrei fatto. Ma stanotte l'avrei rassicurata.
Lasciai che le mie dita diventassero un tutt'uno con le sue ciocche ondulate, e mi feci più vicino.
Il suo argento liquido e malleabile, si posò sulle mie labbra, mordendosi il suo inferiore, e non persi tempo.
Non andava sprecato neanche un minuto.
Esalai un sospiro frustrato, prima di poggiare con delicatezza e ardore, le mie labbra sulle sue, lasciando che il mio superiore sfiorasse il suo inferiore, e lasciarci andare ad un gemito vibrante. Finché non presi completamente possesso, infilandole la lingua in bocca, con talmente tanta passione, da poter creare un incendio. E non saremmo evacuati. Non noi. Noi saremmo bruciati e saremmo risorti dalle ceneri, più forti di prima.
Ringhiai tra le sue labbra, facendola ansimare, gustandomi il suo sapore di fragola e dolcezza, che mi spiazzava come sempre.
Sentii i suoi palmi, scorrere sul mio petto, non rendendomi neanche conto che mi aveva sganciato i bottoni perlati, e che adesso stava sentendo il calore che emanavo.
Portò le dita, dietro alle mie spalle, sfilandomi la camicia che lasciai cadere a terra mogia, e subito dopo si apprestò a sganciarmi la cintura.
La sfilò con abilità dai passanti, lanciandola a terra con un tonfo pesante della fibbia, e i pantaloni calarono, dove alzai le ginocchia per restare in boxer, con una mostruosa erezione che pulsava tra le gambe, dove sentivo già del liquido colare dalla fessura, sulla cappella gonfia.
La continuai a baciare, ansimando come ossessi, mentre le mie dita si strinsero di più su i suoi capelli, tanto da estirparglieli ma non si lamentava.
Il dolore veniva surclassato dal piacere spasmodico. Dall'esigenza furente che scalpitava e palpitava.
Chiedeva silenzioso di esplodere e contaminare i nostri cuori.
Avvertii il suo palmo, scorrere su i miei boxer, tastando la mia durezza, dove serrai forte le palpebre e grugnii quando passò a massaggiare i miei testicoli pesanti e gonfi.
Dio, si!
"Ti piace toccarmi le palle? Dimmelo, ti piace vedermi fottuto e arreso pequeña?" Gemetti spossante, con la voce rauca e bassa, spingendomi di più contro la sua mano che faceva magie.
"Da morire" sussurrò provocante, leccandomi il collo con la sua lingua biforcuta, e annebbiandomi la ragione, dove gemetti più grave, tanto da sentire la gola raschiarsi.
Un ghigno soddisfatto si formò sul mio volto, e camminai in avanti, mentre lei arretrava attaccata al mio corpo, dove le mie dita grezze affondarono nella sua carne fresca dei fianchi, con avidità e possesso.
Finché non arrivò a battere il retro delle gambe contro la struttura del letto, e la spinsi sopra, facendo cigolare le molle del letto.
"Ora morirai meglio" rivelai persuasivo e malizioso, leccandomi il labbro inferiore, che frizzava dai suoi morsi violenti, come se me lo avesse voluto strappare e cibarsi.
Notai un guizzo di desiderio, lampeggiare nei suoi occhi, e stendere le braccia in alto, nel chiaro segno d'invitarmi a fare di lei ciò che volessi.
Guardai estasiato i suoi seni sodi e pieni, oscillare e quel solco sotto, perfetto. Come i suoi capezzoli rosei che erano dei boccioli piccoli e freschi, che portavano il sapore salino e agrumato della sua pelle fresca.
Osservai il modo in cui strinse le cosce tra loro, per contrarre la sua intimità che pulsava di desiderio e grondava di umori, lungo l'interno coscia caldo. Le ginocchia strette per facilitare la contrazione, e darsi sollievo. Il sollievo che solo io potevo darle.
Ero sicuro che i miei occhi ambrati, fossero delle fiamme ardenti, che la stavano bruciando viva ad ogni squarcio di pelle che mettevo a fuoco e risplendeva nelle mie pupille.
Portai con violenza, le mani su i boxer bianchi, stringendo la stoffa e strappandoli con veemenza, vedendola socchiudere gli occhi e deglutire in affanno, per reprimere un ansimo, alla vista del mio cazzo turgido con le vene sporgenti da quanto era teso.
Si piccola, bramami. Impazzisci per questo cazzo, che ti vuole riempire ogni buco, senza esitazione.
Le allargai le gambe con forza, osservando smanioso la sua fica rossa e fradicia, piantando le ginocchia sul letto, in mezzo alle sue gambe tremolanti.
Sollevai una gamba, portando il suo piede sul mio viso, cominciando a baciarle ogni dito, e leccarle il pollice, inumidendosi della mia saliva, mentre allungai una mano, e la penetrai con tre dita la fica, vedendola spalancare gli occhi e ansimare pesantemente, con le iridi rivolte in alto.
Prega il tuo diavolo piccola. Pregami di fotterti!
Le leccai la caviglia con la lingua avida del suo sapore, continuando a far uscire e entrare le dita bagnate, perdendomi nella vista di come le risucchiava bene, muovendole in senso rotatorio, come il suo bacino che s'inarcava.
Strinsi la sua coscia, avanzando verso di lei, come ogni bacio che le stavo lasciando, fino a portare la sua caviglia sulla mia spalla, come con l'altra gamba, e tolsi le dita, impugnandomi il pene duro e dolente, con quella stessa mano, spargendomi i suoi umori sulla cappella rosea, scappellandomi con foga.
"Te gusta mirarme?" Le domandai in affanno e intenso, gemendo al tempo stesso con grugniti che scavavano la gola arsa.
Annuì esasperata, girando la testa a destra e sinistra, con i suoi capelli aperti a ventaglio sulle lenzuola pregne dei nostri odori.
"Mira esto ahora" affermai rauco e grezzo, spingendo con un colpo solo il mio cazzo dentro la sua fica, ansimando in sincrono.
"Dio. Cazzo" imprecai rude, puntando lo sguardo sulla mia asta dentro di lei, nel punto di congiunzione, mentre appariva appena e veniva subito risucchiato dalla sua fica stretta che lo stritolava.
"Ah" Le uscì un ansimo debole e sommesso, pieno di desiderio, e si aprì di più a me, muovendo il bacino in circolo per toccare ogni parete e arrivare a stimolare il suo punto magico, che pressavo con la cappella, affondando maggiormente, con stoccate più nette e dure.
Portai le mie mani su i suoi seni sodi, stimolandole i capezzoli turgidi tra l'indice ed il pollice, mentre morivo di piacere.
Dio se morivo! Stavo per esplodere in un orgasmo spossante.
"Cazzo" ero perso ormai nelle mie imprecazioni, che sfuggivano al mio controllo, preda di lei. Schiavo del suo corpo. Prigioniero del suo amore.
Ed era fantastico vedere i nostri corpi sudati e lucidi, al chiarore della luna pallida e delle luci degli edifici, che donavano un gioco di luci magiche alla stanza.
Era stupendo vedere le sue labbra spalancate che emettevano ansimi di varie tonalità, come i miei gemiti, e i cigolii gracchianti delle molle, che avvertivano la nostra potenza.
Era magnifico udire il rumore delle nostre carni fradice che sbattevano.
Era sensazionale perdermi in lei, nel calore della sua rosa, che si apriva in mille petali variopinti per essere schizzata dalla mia rugiada.
E lo feci. Mi svuotai con un urlo graffiante, chiamando il nome del mio angelo candido. Mentre lei urlò quello mio. Del suo diavolo.
Hola Rose belle, buon inizio del 2018...speriamo in un anno migliore dai!
Non sono tornata ancora 😂😂 ma almeno per il 1 dell'anno vi regalo il primo capitolo. 💖💖
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