Capitolo 3
Stavo facendo la fila alla mensa ed ero sola. Cor mi aveva detto che doveva tornare a casa prima di pranzo, così mi ero incamminata verso la mensa in silenzio.
Mentre aspettavo, lasciai vagare lo sguardo in quel luogo così affollato. Solo dopo mi resi conto di chi stavo cercando. Il ragazzo misterioso non c'era.
La fila procedeva e, quando arrivò il mio turno, chiesi un po' di pasta in bianco, presi una mela ed una bottiglietta d'acqua naturale, quindi cercai i miei amici -allungando un po' il collo per vedere meglio- che trovai seduti qualche tavolo più avanti.
«Todd! Guarda che se ti azzardi a rubarmi un altro biscotto io ti...» cominciò a minacciarlo Liz, ma io non le lasciai finire la frase minatoria perché mi sedetti in mezzo a loro.
«Ciao Todd» lo salutai e lui fece altrettanto, ridendo sotto i baffi; poi, quando vide la mia espressione confusa, non riuscì più a trattenersi e scoppiò in una fragorosa risata.
«Ho mangiato quattro dei suoi biscotti al cioccolato. Credo che se non fossi arrivata tu mi avrebbe volentieri dato un pugno» mi spiegò ed io non riuscii a trattenere un sorriso.
«Altro che un pugno. Te ne avrei tirati anche dieci. O venti» borbottò Liz, le labbra assottigliate fino quasi a farle scomparire. Cominciò a guardare intensamente i quattro biscotti che le erano rimasti.
«Puoi anche guardarli tutto il giorno, ma non credo che ne spunteranno magicamente altri quattro. E ti conviene mangiarli subito prima che qualcun altro decida di rubarteli» le diedi una spintarella con la spalla e cominciai a mangiare la pasta.
Al nostro tavolo si aggiunsero due ragazze che non avevo mai visto prima.
«Chi sono?» mormorai a Todd indicandogli con un cenno del capo in direzione delle ragazze nuove.
«Quella con i capelli neri e gli occhi blu si chiama Allyson, mentre la ragazza con i capelli rossi e gli occhi verdi è Katelyn. Sono uno schianto pazzesco» commentò e io gli tirai una gomitata.
«Ahi! Ma che ho detto di male?» chiese massaggiandosi il fianco destro.
Di solito non reagisco così quando i miei amici commentano la bellezza di qualche ragazza che incontrano, ma non volevo che si facesse condizionare dalla bellezza di ragazze così e che poi -dopo aver confessato di provare qualcosa per loro- gli venisse spezzato il cuore.
Dovetti ammettere però che erano veramente carine. Mi sentii un po' a disagio con i miei jeans e la mia felpa con lo stemma dei Grifondoro.
Indossavano entrambe una gonna in jeans che a stento copriva loro il sedere, degli stivali neri ed una maglia attillata blu per Allyson e color mogano per Katelyn.
Liz guardò nella direzione in cui erano puntati i miei occhi e fece una smorfia.
«Sono delle puttane» sentenziò dopo averle squadrate dalla testa ai piedi.
«Liz!» gridai, sconvolta. Odiavo quando qualcuno diceva parolacce in mia presenza e lei lo sapeva; anche se quell'appellativo calzava loro a pennello.
«Scusa, ma è la pura verità» si difese alzando le mani. «Avresti dovuto vedere la rossa durante la lezione di spagnolo. Continuava a sbattere le ciglia e guardare dolcemente quell'idiota di Thomas, che le sbavava dietro, non distogliendo un attimo lo sguardo dalla scollatura profonda della sua maglia», disse con un sorriso amaro. Ricordai che anche lei era stata con Tom l'anno prima, ma che poi si erano lasciati quando Liz aveva scoperto che la tradiva con una certa Brittany.
Fummo gli ultimi a lasciare la mensa, quindi mi ritrovai a dover correre per non arrivare in ritardo alla lezione di inglese.
La porta della classe era aperta e quando sbirciai dentro non vidi il prof. Collins; quindi entrai.
Gli studenti erano già tutti seduti che chiacchieravano con il proprio compagno di banco e i pochi ancora in piedi avevamo già sistemato i loro libri sopra un banco.
Ne rimanevano tre liberi: due attaccati, in cui nessuno si era seduto perché si trovavano proprio davanti alla cattedra e l'altro posto libero si trovava...Accanto a quello occupato dal ragazzo dagli occhi color del sole. O cavoli! È del mio anno! , pensai sorpresa. Di certo non li dimostrava, quindici anni.
Non avevo molta voglia di sedermi davanti, quindi mi incamminai diretta verso il fondo della classe.
Lui mi vide e, con una certa nonchalance, appoggiò i piedi sopra l'altra sedia.
Il messaggio mi arrivò forte e chiaro: non voleva che mi sedessi accanto a lui.
Rossa in viso, gli diedi le spalle e andai a sedermi in prima fila. Presi il mio astuccio verde e tirando fuori una penna mi misi a giocherellare con il tappo di essa.
Il professore arrivò un minuto dopo, stringendo la sua borsa con la mano destra mentre con la sinistra si sistemava il bavero della camicia.
«Buongiorno ragazzi, vedo con piacere che quest'anno si è aggiunto a noi qualche nuovo studente. Bene, direi di iniziare con l'appello» disse prendendo in mano il registro cartaceo.
«Green Nicholas» chiamò il professore.
«Presente» rispose una voce dal fondo della classe e, anche se ero sicura di sapere a chi apparteneva, mi girai lo stesso. Quando incrociai il suo sguardo, lo vidi alzare un angolo della bocca e questo bastò a farmi serrare la mascella e rivolgergli uno sguardo di sfida. Non sarei di certo stata io la prima ad abbassare lo sguardo.
«Zamunelli Eriante» terminò così l'elenco il prof., riportandomi con lo sguardo verso di sé.
«Presente» dissi, scocciata dal fatto che a causa sua avevo perso la gara di sguardi.
«Bene, oggi ho per voi una grande notizia» iniziò il prof., aspettandosi da parte nostra un qualche segno di entusiasmo che però, ovviamente, non ci fu.
«Sono un grande amante della letteratura straniera, ed è per questo che ho deciso di trasmettere questa mia passione anche a voi» fece una pausa, arrotolandosi le maniche della camicia, «vi propongo dunque di lavorare a coppie. Vi darò da leggere quattro capitoli di un romanzo straniero a settimana e poi ne discuteremo in classe». Andò a sedersi sulla cattedra, le gambe corte che penzolavano.
«Vi starete forse chiedendo in cosa consiste il lavoro a coppie. Ebbene, ogni coppia si dovrà incontrare dovunque voglia -in biblioteca, a casa di uno dei due componenti- e dovrà stilare una serie di punti che l'hanno colpita spiegandone il motivo» terminò la spiegazione con un grande sorriso, che non rispecchiava per niente la smorfia che avevamo noi sul volto.
«Ora, come prima cosa deciderò le coppie» disse e si portò la penna alle labbra, concentrando il proprio sguardo sull'elenco.
«Uhm, vediamo un po'» borbottò, picchiettandosi il mento con fare pensieroso.
«Zamunelli tu starai in coppia con Green» dichiarò alzando lo sguardo dal registro.
«Ma, prof.» una voce familiare risuonò dal fondo della classe, «non potrei stare con Scarlett, la ragazza che oggi è assente, visto che abita nella mia stessa via? Sarebbe molto più semplice per me e, suppongo, anche per lei» propose Nicholas e questo non fece che accrescere la mia rabbia. Insomma, quanto può essere brutto fare coppia con me?, pensai infastidita.
Il professore sembrò pensarci su un momento. «No, io credo che la signorina Johnson starebbe molto meglio con...» abbassò un attimo lo sguardo, scorrendo l'elenco dei nostri nomi «il signor Foster».
Non riuscii a trattenere un sorriso, pensando che, dopotutto, non era molto male come insegnante.
«Ma prof.» cercò di tergiversare Nicholas, invano.
«No è no, signorino» replicò il prof. «ti concedo di rimanere in fondo alla classe, ma niente di più». Spostò lo sguardo e lo puntò su di me.
«Signorina vada pure a sedersi accanto a Green» disse e mi incoraggiò con un cenno del capo in direzione di Nicholas.
Così presi l'astuccio, mi misi lo zaino in spalla e camminai in silenzio fino al mio nuovo posto.
Sebbene stessi guardando per terra inciampai. Un braccio mi circondò la vita e mi impedì di cadere. Avevo una vaga idea a chi appartenesse il braccio, ma chiusi gli occhi, pensando che se io non avessi visto lui, lui non avrebbe visto me. Un gesto infantile, ma pur sempre meglio che affrontare la realtà.
«Attenta fiorellino, avresti potuto farti male» bisbigliò una voce vicino al mio orecchio.
A quel punto non ci vidi più dalla rabbia. «Come mi hai chiamata?!» urlai, non riuscendo a trattenermi. Lo guardai. Un ghigno beffardo era apparso sul suo volto.
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