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XXXIX

Ormai la scuola era praticamente finita. Stavamo facendo gli ultimi esami, ma era giunto il termine di tutto.

Era stato un anno intenso.

Un anno vivo.

Non mi sarei mai aspettato di provare cose simili, di vivere anche la più piccola cosa.

Fino all'anno scorso, non sapevo nemmeno cosa significasse avere un gruppo di amici, stare insieme a loro, divertirsi e svagare la testa dal lavoro. Mi ero sentito più adolescente negli ultimi mesi che in tutti i miei diciotto anni di vita.

E, dovevo ammetterlo, il merito era tutto di Sierra.

Forse, se non avessi avuto quell'appuntamento doppio organizzato da Jared ed Agnes, se lei non fosse venuta al mio ristorante e non avesse criticato i miei piatti, saremmo stati solo i migliori amici della coppia. Ci saremmo salutati perché, ovviamente, avremmo saputo chi era l'altro, ma tutto si sarebbe fermato lì.

Ero contento di aver aperto gli occhi sulla mia vita, non vedevo l'ora di prenderne le redini e vivermela come volevo io. Per quanto mio padre avesse insistito sulla cosa, avevo capito che la cucina era una passione che avevo nel sangue, lui l'aveva soltanto forzata prematuramente.

Quando scesi le scale di casa mia per raggiungere la cucina, trovai mio padre ad armeggiare con i fornelli. Era da tanto tempo che non lo vedevo cucinare, ormai s'interessava più a giudicarla la gente per il modo di preparare i piatti in cucina, piuttosto che farlo lui stesso.

"Adrian, vieni. È quasi pronto" l'astio nei suoi confronti non si era calmato, infatti scossi la testa.

"Non ho fame" risposi semplicemente con l'intenzione di tornarmene nella mia stanza, cercando di ignorare la sua presenza a casa mia.

"Adrian, comunque volevo dirti che, quando finirai la scuola, dobbiamo riprendere in mano i lavori per il ristorante. Avrai più tempo quindi possiamo rivedere i vari piani di lavoro, i menù, i fornitori-"

"Tu non mi hai proprio ascoltato l'altra volta, vero?" gli domandai, completamente sorpreso sul fatto che non mi avesse preso sul serio. Ma di cosa mi dovevo sorprendere, alla fine si trattava di mio padre, ascoltava solo se stesso.

"L'altra volta avevi bevuto e non eri in te" affermò gelidamente, la postura dritta come se fosse pronto a difendersi da qualsiasi attacco con una risposta fredda.

"Beh, ora lo sono e te lo ripeterò. Finita la scuola, non lavorerò più con te ed andrò via. Non mi vedrai più, andrò a stare da mamma, poi deciderò bene cosa fare. Ma, stanne certo, non rivedrai più la mia faccia di mia spontanea volontà. Per troppi anni hai diretto tu i giochi, ora penso io alla mia vita"

Non lasciai l'opportunità a mio padre di replicare poiché, invece di andarmene in camera, decisi di uscire di casa.

***

"Hai seriamente detto questo a tuo padre?" mi chiese Jared. Mi ero andato a rifugiare a casa sua. Sapeva tutto sulla mia vita ed era a conoscenza di quanto mio padre avesse sempre avuto un controllo particolare sulla mia vita senza che io lo volessi. E, finalemente, avevo deciso di liberarmene. "Sei sicuro di voler andare via? Dovrai ricominciare tutto di nuovo e lasciare tutto"

"È esattamente ciò che voglio. Vivere la vita che voglio io, fare delle mie scelte, viaggiare e scoprire i sapori che il mondo ha da offrire. Quando sarò pronto e preparato, aprirò un mio ristorante. Ormai penso solo a questo" affermai, sentendo già l'impellente voglia di partire e lasciarmi tutto alle spalle.

"E Sierra? Lo sa?" la domanda di Jared fu come un fulmine nel ciel sereno nei miei pensieri futuri. E sapevo che si stava per aprire un discorso difficile.

"No. Se mi troverò a parlarle, glielo dirò" risposi, guardando altrove per non osservare lo sguardo attento di Jared, che sapevo stesse vedendo ogni mio singolo movimento.

"Credo che dovresti dirglielo. In fondo, é quella che ha sempre predetto tutto questo. Sarebbe felice sentirti dire questi progetti futuri" tornai con la mente alla sera del nostro bacio, a come avevo visto che, in quel caso, non le era piaciuto avere ragione, poiché ci sarebbe stato un danno nei miei confronti. Scossi la testa, dato che il ricordo stava andando oltre ed io stavo cercando sempre di più di non pensarci.

"Poi vedrò" dissi semplicemente, cominciando a torturare la pellicina vicino all'unghia dell'indice destro.

"La ami" quella frase mi fece scattare verso Jared "Non provare a nasconderlo con me. So che fai tutto questo anche per lasciartela alle spalle"

"È felice con Chase. Lo ama. Io le causerei solo confusione e rischierei di farle del male. Forse non siamo ancora pronti a stare insieme, un giorno lo saremo, sempre se lei prova qualcosa per me"

"Beh, io credo proprio di sì. E credo anche che sia un tipo di sentimento che può durare anche nonostante il tempo. Se non sarà amore poi, sarà ammirazione e stima nei confronti l'uno dell'altra" ripensai alle parole di Jared, prospettandole nel futuro. Cosa sarebbe successo? Avremmo mantenuto i rapporti? O ci saremmo persi di vista? Solo il futuro aveva la risposta.

Lo vidi prendere il computer e cominciare a digitare su di esso.

"Ehi, che stai facendo?" mi avvicinai per vedere lo schermo, ma me lo allontanò prontamente.

"Non é ancora pronto per essere visto ma é... un romanzo" rimasi stupito dalla sua confessione, anche se sapevo della sua passione per la scrittura. Era dannatamente bravo, facendoti credere che quella fosse una storia realmente accaduta e non frutto della sua immaginazione.

"Il titolo?" chiesi semplicemente, almeno per farmi un'idea su quello che avrei letto un giorno. Il problema di Jared era che non si sentiva mai convinto di un suo testo. Credeva sempre che non sarebbe stato apprezzato, quindi nemmeno provava a far leggere a qualcuno ciò che scriveva. Solo il professore del corso di scrittura creativa sapeva quanto fosse grande il suo potenziale.

"Non l'ho ancora deciso" ammise sospirando. "Non sono nemmeno sicuro di tutta la storia" vidi il suo blocco degli appunti sulla sua scrivania e volevo tanto prenderlo per leggere le note scritte per la sua trama.

"Sono sicuro che sarà molto apprezzato. Sei tu che non credi in te stesso, Jared"

Lui alzò le spalle, considerando quel dettaglio qualcosa da niente.

"Credo che lo farò leggere al professore del mio corso. Mi potrà dare una mano a sistemarlo"

"Agnes sa cosa stai scrivendo?" scosse la testa.

"Voglio che sia una sorpresa. E, se tutto va bene, non sarà solo una storia ad essere raccontata"

Non volli chiedere oltre, mi bastava ciò che mi aveva detto. Speravo, come lui faceva con me, che ce l'avrebbe fatta, che avrebbe fatto leggere le sue parole al mondo.

Era arrivato il momento di diventare adulti, di prendere in mano la propria vita e di farne qualcosa, qualsiasi cosa.

Io avrei cercato di diventare un cuoco senza mio padre e Jared uno scrittore. Ci saremmo fatti spalla a vicenda in quell'avventura che era la nostra vita, perché era a questo che servivano gli amici.

HOLAAAA

Io non riesco a scrivere l'epilogo, okay.

Jared, comunque, dice una cosa importante per quanto riguarda quello che sarà l'epilogo. Adrian che non smentisce il suo amore per Sierra mi fa piangere.

Seguitemi sul profilo instagram _xjustingx e seguite le nuove trame che pubblicherò, dicendomi anche quale preferite.

Alla prossima,
Kisses

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