XXIX
Non era facile per me, in quel periodo.
Cercavo di sincronizzare tutto come ai vecchi tempi, ma avevo lasciato il comando a Gary troppe volte per poter tornare alle vecchie abitudini.
Ero tornato a soffrire il sonno, a bramare anche un secondo di tranquillità, qualcosa che non esisteva in quel momento.
Sentivo tutta la pressione addosso: la pressione della mancanza di mia madre e di mia sorella, la pressione della competizione per la Stella, ma, soprattutto, la pressione di due persone. Mio padre e Sierra.
Perché, se uno tirava da una parte, l'altra lo faceva ancora più forte. Lui voleva la vittoria, la gloria, l'orgoglio di avere un figlio che avesse vinto, che tutti quegli anni non erano andati sprecati, che lui mi aveva insegnato un mestiere. Lei voleva sì, la mia vittoria, ma soprattutto la mia libertà. Forse non lo diceva, ma avevo capito che non sopportasse mio padre, che per lei era una persona egoista, che pensava solo alla sua fama.
Ed io seguivo le parole di mio padre, continuavo a seguire la fatica, il lavoro e la vittoria, nonostante non dormissi quasi più, che farsi anche solo un'ora era sacro. Chiudevo gli occhi per un secondo e mi ritrovavo che era passato un bel po' di tempo.
Credo proprio che in quel momento successe la stessa cosa. Mi sentii scuotere da qualcuno, facendomi alzare la testa di scatto. Mi guardai velocemente attorno confuso, riconoscendo i mobili di casa mia e vedendo accanto a me Jared.
"Come hai fatto ad entrare?" fu la prima cosa che gli chiesi, stropicciandomi gli occhi. Non ricordavo di essermi addormentato e non sapevo nemmeno che ore fossero. Ebbi, però, la mia risposta quando guardai l'orologio accanto alla cucina.
10.37
"Le chiavi che tieni nascoste. Non puoi andare avanti così" mormorò, osservandomi attentamente con sopracciglia aggrottate. "Si può sapere cos'hai fatto stanotte?"
"Mio padre mi ha chiesto un prospetto dei guadagni dell'ultimo anno ed un controllo di vendita dei fornitori. Non sapevo quando farlo e dato che avevo del tempo libero-"
"Tempo che potevi usare per riposarti. Dio, Adrian, stai tornando quello di prima che si ammazzava di lavoro"
"Non fare come Sierra. Ormai discutiamo sempre sulle stesse cose" sbuffai, alzandomi dalla sedia del tavolo e cercando di mettere un po' in ordine. Avevo lo stomaco chiuso, ma avrei preparato qualcosa per Jared. "Non si può semplicemente concentrare ed occupare della sua relazione? No, ha il tempo di rompere anche a me" borbottai, perché ero stanco di sentire la sua voce strillarmi contro che tutto quello mi stava distruggendo. Che, se non avessi vinto, mi sarei sentito uno schifo e di non sforzarmi troppo.
"Lo fa per il tuo bene. Lo facciamo tutti per il tuo bene" replicò lui, mentre io mi dirigevo verso il piano di sopra, deciso a darmi una sistemata. Quando mi specchiai, vidi subito le occhiaie che contornavano i miei occhi, il pallore della pelle e la stanchezza nel complesso. Sbadigliai, dandomi una mossa a prepararmi, per non far attendere troppo tempo Jared da solo.
Quando scesi, lo trovai seduto tranquillamente sul divano col telefono in mano, presumendo che si stesse scrivendo con Agnes.
"Agnes ti saluta" i miei sospetti furono fondati e ricambiai il saluto, andando poi verso la cucina. Jared mi seguì, appoggiandosi al bancone quando iniziai a prendere i vari ingredienti per fare i cookies. Rimase in silenzio, chiuso nei suoi pensieri, fino a quando non mi fece una domanda "Ti piace Marlene?"
"Perché questa domanda?"
"Siete stati molto uniti ultimamente, uscite insieme, l'hai anche portata a casa di Sierra"
"Perché me l'aveva chiesto Sierra stessa di portarla, per farla divertire un po'"
"La mia domanda resta sempre la stessa" mi presi qualche minuto per rispondere, perché non ero il tipo che faceva tutto per secondi fini.
"È bella, simpatica e intelligente. Mi piace la sua cordialità e come si muove in cucina, senza perdere tempo. Mi piace passare del tempo insieme e non so se tutto questo equivale al voler intraprendere una relazione con lei"
Jared annuì alle mie parole, confermando gli aggettivi che le avevo affibbiato.
"E Sierra?" mi fermai dal mio lavoro, alzando lo sguardo e incrociando gli occhi del mio amico.
"Cosa c'entra lei nel discorso? Sta con Chase"
"Beh, credo che tu ti stia ammazzando di lavoro per poter sfuggire a lei e alla sua relazione con Chase. Per carità, lui ormai è diventato un amico, solo che vedo Sierra meglio con te"
"Stai dicendo che mi piace Sierra?" ero scioccato dalla sua confessione, era qualcosa di cui non avevamo mai parlato e, sentirlo in quel momento e con quel ragionamento, mi fece scioccare ancora di più.
Pensai all'immagine di Sierra, ai suoi lunghi capelli rossi e al suo viso bianco con due occhi scuri e vispi. Mi venne in mente il nostro primo incontro, come ci eravamo quasi urlati contro e come lei non volesse venirmi a chiedere scusa. Alla sua ossessione per Chase, che fino a un po' di tempo fa era solo una fantasia, qualcosa che non credeva si sarebbe avverato, ma lei era riuscita a conquistarlo. L'aveva fatto essendo se stessa, piena di difetti come il suo lamentarsi e impuntarsi per qualsiasi cosa, ma ne aveva di pregi. Era solare, allegra, intelligente, quando non diceva cavolate, sensibile, il giusto per capire una persona, ed altruista. Lei si preoccupava per gli altri, voleva renderli felici, era felice quando riusciva a far stare meglio una persona.
Aveva dovuto faticare con me, aveva dovuto faticare con la barriera che si era costruita da sola per anni, un muro che m'impediva di essere libero ed adolescente, che mi faceva rimanere nella mia ottica che mia madre mi avesse abbandonato di sua spontanea volontà e che non mi volesse vedere più per tutta la sua vita. Aveva buttato giù quel muro e fatto ciò che le pareva, portandomi ad avere degli amici, oltre Jared, una seconda famiglia con una sorella che nemmeno conoscevo, una vita che avevo sempre immaginato se non fossi stato così impegnato.
Non aveva mai preteso ringraziamenti o qualcosa in cambio, per lei era tutto spontaneo e molte volte mi ero ritrovato ad ammirarla per questo.
Da quando l'avevo conosciuta, era cresciuta così tanto -rimanendo sempre con certi atteggiamenti da bambina- ma mostrando comunque una forza che pochi avevano. Non l'avrei mai detto, ma io l'ammiravo.
"Sto dicendo esattamente questo" mi rispose Jared, i suoi occhi puntati nei miei alla ricerca della verità.
"Beh, ti sbagli" mormorai, vedendo ancora nella mia testa il viso di Sierra che mi sorrideva.
HOLAAAA
Non ricordo l'ultima volta che ho aggiornato, ma comunque avrò due giorni di vacanza prima dell'inferno che mi aspetta a scuola quindi SPERO di aggiornare almeno un'altra volta.
Okay, abbiamo un Adrian che ha fatto un'attenta descrizione della nostra bella Sierra. Io non mi esprimo, fatelo voi per me.
Non so ancora quanti capitoli avrà in tutto questo storia, un'altra decina sicuro.
Io spero sempre che questa storia vi continui a piacere, soprattutto anche a chi comincia a leggerla, se sbaglio qualcosa o non capite, fatemi un cenno.
Alla prossima,
Kisses
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