XVIII
Non ci potevo ancora credere che fossi stata ad un appuntamento con Chase Ortiz.
Io, che più volte, avevo sognato le più romantiche scene d'amore, ma anche quelle che riguardavano il mondo dell'erotismo. Non potevo farci niente, i miei sogni venivano contagiati facilmente dalle fan fiction che leggevo.
Sarebbe stato impegnativo, ne ero consapevole, cercare di essere normale e di non fare figure era abbastanza difficile per me.
Credevo che mi avrebbe portato in qualche posto raffinato, in cui le cose strane non erano sicuramente ammesse, ma lui mi aveva stupita, portandomi al bowling.
Ed era stato perfetto, perché aveva cercato di aiutarmi, nonostante il mio essere totalmente scarsa anche semplicemente nel lanciare una palla e fare strike. Poi mi aveva portata all'Old Wild West e giuro, mi stavo per mettere a piangere quando ho visto l'insegna del fast food.
"Ho pensato che fosse qualcosa di più adatto. Non credo che tu sia una di quelle ragazze che si accontentano dell'insalatina" mi aveva detto, facendomi sorridere felice.
Ci eravamo seduti al nostro tavolo, ordinando il nostro cibo e parlando di tutto, ridendo insieme e scherzando. Credevo di star vivendo in un sogno, perché niente mi sembrava vero, perché non potevo neanche credere di essere ad un appuntamento con Chase Ortiz.
Mi aveva riaccompagnata a casa, davanti alla porta, con le sue mani nelle tasche dei jeans, quasi come se fosse imbarazzato.
"Ho amato questa serata. Scusami per il bowling" gli dissi, imbarazzata, perché non saper nemmeno lanciare una palla era abbastanza grave. Lo sapevo, però, di avere un talento nascosto per il bowling, quella era solo scena per farlo vincere e non intaccare la sua virilità. Io ero la migliore, ovvio.
"Sono stato molto bene con te, Sierra. Non credevo di divertirmi così tanto" gli sorrisi, quando lui tolse una sua mano dalla tasca e la posò sulla mia guancia.
Dovevo respirare. Respirare. Come cazzo si respirava? Magari contare mi avrebbe aiutata. Quali erano i numeri? Sei, tre, dieci. Okay, no. Per tutta la sera avevo cercato di evitare i commenti inappropriati, di non perdermi troppo per non uscirmene con pensieri detti ad alta voce, ma in quel momento non sapevo cosa fare.
Dio, se volessi baciarlo, aspettavo questo momento da un terzo della mia vita vissuta in quasi diciotto anni. Lo vidi avvicinarsi, fino a quando non notai i nostri nasi sfiorarsi. Chiusi gli occhi, respirando velocemente, indirizzandomi, però, al contrario suo, verso la sua guancia.
Mi allontanai, vedendo il suo sguardo perso e stupito.
"Mi dispiace, vorrei baciarti, seriamente, Dio se lo vorrei, solo che.. non voglio essere una delle tante, voglio essere una prima scelta. Se ti baciassi adesso, molto probabilmente domani ti dimenticheresti di me ed ho sognato per fin troppo tempo questo momento. Credimi, voglio baciarti, anche farmi prendere qui contro il muro, ma non voglio essere una facile" cominciai a blaterare, rendendomi poi conto delle stupidaggini che avevo detto. Sicuramente mi avrebbe lasciata lì, sola, a marcire nella mia stupidità.
Sorrise, accarezzandomi la guancia, mentre io avevo solo voglia di crogiolarmi nelle mie stesse lacrime per aver rovinato tutto.
"D'accordo, sarà divertente aspettarti. L'attesa aumenta il piacere, giusto? Però prima pensiamo ai baci, poi a farti prendere contro il muro" ridacchiò per le mie parole, mentre io risi nervosa, sapendo che fossi un caso umano da spedire al manicomio con una camicia di forza. "A domani allora"
Lo salutai, rientrando poi in casa, vedendo tutto spento, tranne la luce nella camera da letto delle mie mamme, in cui andai ad avvisare di essere tornata. Arrivai nella mia stanza, saltellando felice della mia serata.
Chi l'avrebbe mai detto che i miei sogni finalmente si stessero realizzando?
***
Se da un lato c'ero io felice, dall'altro c'era la mia migliore amica che sembrava una morta che camminava. A quanto pareva, ci eravamo scambiati i ruoli e, per una volta, avrei chiamato io lei sciattona.
La vidi con Patrick nella classe di letteratura, struccata, i capelli raccolti in una cipolla disordinata e i vestiti più simili ai miei che le avessi mai visto. Agnes che non si sistemava la mattina, che non si vestiva bene e che non si truccava non era se stessa. Era una sua probabile copia che era stata lasciata dagli alieni, mentre quella vera era con loro sulla navicella. Fece una faccia strana quando vide Jared, mentre lui invece non incrociò minimamente il suo sguardo con gli occhi azzurri della mia amica.
Mi girai verso Patrick ed Adrian, chiedendo cosa fosse successo, ma il primo non ne sapeva niente, il secondo mi aveva fatto segno che me lo avrebbe spiegato dopo. E così rimasi per il restante delle ore senza sapere nulla, con la voglia di sapere sempre più alta. Quando suonò la campanella del pranzo, raggiunsi Adrian al suo armadietto, per poi prenderlo per un braccio e chiedergli spiegazioni.
"Non lo sapevi? Ieri Jared e Agnes, dopo il corso della tua amica, sono usciti insieme, e Jared aveva preparato tutto, dicendole alla fine che é innamorato di lei. Però Agnes non ha risposto, dicendogli un semplice grazie e scappando via. Ma come siete voi ragazze? Jared ha perso solo tempo con lei"
"Sta' zitto, Adrian. Ad Agnes piace Jared, solo che é stata sorpresa, fin troppo, e non ha saputo cosa fare. Demente. Un'amica demente ho. Tutti a me vanno a capitare i casi umani" vabbé, andavo parlando proprio io che non avevo baciato Chase il giorno prima. Solo a pensarci, mi veniva da piangere per la mia demenza. "Rimedierò a questa situazione. Li farò mettere insieme e avranno il loro lieto fine. Lo giuro sull'Angelo" dissi con una mano sul petto e guardando verso un punto in alto oltre Adrian, che ero sicura stesse pensando che fossi una malata mentale.
"L'importante é che non combini danni"
Quelle furono le ultime parole che sentii, prima di cercare a grandi falcate la mia amica, dirigendomi in mensa e vedendola al tavolo con Patrick e Chase, che rigirava il suo piatto con depressione. La facevo deprimere io, a suon di schiaffi.
"Ehi Sierra" mi salutò Chase ed io gli sorrisi, con occhi a cuoricino sicuro, mettendomi accanto a lui, senza nemmeno un vassoio davanti a me. La prima volta in assoluto nella mia vita.
"Patrick, cara zoccoletta del mio cuore, sai cos'ha combinato la copia barbona della diva di Hollywood che di solito é la nostra amica?" il mio amico scosse la testa, inconsapevole delle cazzate che faceva la sua amica. Sua, perché io non parlavo con persone traditrici della patria in questo modo così abominevole. Per una volta che aveva trovato un ragazzo degno, che mi aveva quasi fatta piangere per la sua dichiarazione, lei osava lasciarselo scappare.
Ma cos'aveva nel cervello? Una tartaruga in coma?
Agnes alzò lo sguardo dal suo piatto, guardandomi e scuotendo la testa. No, traditrice inconscia, tutti dovevano sapere della tua cazzata. E poi ero io quella che faceva stupidaggini continue. Sierra, non pensare al fatto che non avessi baciato quelle bellissime labbra che si ritrovava la tua cotta secolare. Ero una stupida.
"Ti avevo detto che Jared era venuto da me perché voleva confessare il suo amore alla tua amica, giusto?" Patrick annuì, confermando il vero, che comunque anche se non glielo avessi detto, doveva annuire per forza, sennò un piatto in testa non glielo toglieva nessuno. Avevo sempre ragione. "Beh, ieri gliel'ha detto e la barbona qui presente gli ha risposto con uno stupido 'grazie' ed é scappata via. Ma ti sembra normale? Jared é praticamente perfetto, in quale universo anormale si rifiuta un ragazzo del genere? Io stavo quasi per piangere alla sua dichiarazione, fatta con convinzione, nonostante gli avessi fatto notare tutti i tuoi difetti di psicopatica anormale. Ma lui no, fermo sul suo punto, sul suo amore per te. Voglio solo capire cosa diavolo ti é saltato in mente" sbattei una mano sul tavolo, richiamando quasi mezza mensa, ma fanculo, mi stavo incazzando. Aveva sempre voluto quel ragazzo che andasse oltre la sua bellezza, oltre il suo essere perfettina, ed in quel momento lo aveva trovato e cosa faceva? Scappava via. "Sono andata a chiedere scusa ad Adrian perché mi rompevi sul fatto che non saresti stata bene con Jared se io fossi stata antipatica con il suo amico"
"Veramente, tu sei andata poi al ristorante, solo perché ti ho detto che lì ci sarebbe stato Chase" borbottò la traditrice, non più della patria, ma dell'intero continente americano. Parlava pure la colpevole.
"Non hai diritto di parola che non sia una spiegazione alla cavolata immensa che hai fatto" risposi, arrossendo, cercando di evitare lo sguardo di Chase, che con la coda dell'occhio avevo notato farsi malizioso.
Gesù, Giuseppe e Maria.
"So che ho sempre detto di volere un ragazzo intelligente e gentile, che mi capisse e che vedesse qualcos'altro in me oltre la solita bellezza, ma ieri Jared é stato così perfetto, che ho avuto paura di non essere io stessa abbastanza per lui, che potessi fare un errore e lui mi avrebbe lasciata. Non ce l'ho fatta a quel pensiero, così sono scappata via" ammise le sue colpe ed il mio nervosismo nei suoi confronti, nel fatto che non avesse fatto avverare la mia ship, si placò piano piano. Un po' come quando vidi Lydia mettersi tra i miei Malec, ma alla fine Alec aveva baciato Magnus al suo stesso matrimonio. Ero seriamente svenuta dalla troppa felicità.
Mi avvicinai ad Agnes, che aveva il viso nascosto dalle sue mani, abbracciandola, per poi farle poggiare la testa sulla sua spalla.
"Ag, credimi, non ti lascerebbe mai. So che tu vuoi semplicemente essere amata per ciò che sei e non per ciò che mostri, però, ti posso assicurare che lui non lo farà. Se mai un giorno vi dovreste lasciare, sarà per altri motivi a noi ignoti in questo momento. Vivitela questa storia, io voglio solo la tua felicità e so che lui te la può dare. Tu immagina che si é dovuto fare coraggio per venirti a chiedere di uscire insieme, quindi non oso pensare da quanto tempo lui sia cotto di te" le dissi, facendola sorridere, fino a quando non fu proprio lei ad abbracciarmi.
Io e Agnes eravamo fatte così. Parolacce, imprecazioni, mandate a quel paese continue, insulti e molto altro, ma alla fine eravamo unite fino alla fine.
Vidi Patrick asciugarsi una lacrima, prima di prendere il suo zaino.
"Mi é entrato un po' di polvere nell'occhio, non sto piangendo per questo momento, stronzette" andò via, mentre io e la mia amica cominciammo a ridere.
"Vado anch'io, credo che andrò a cercare Adrian, per chiedergli cosa fare"
"Certo certo, vai dal simpaticone" Agnes scosse la testa alle mie parole, sorridendo e dirigendosi anche lei verso l'uscita.
E ne rimasero due.
Ovvero io e Chase.
Oh santa Madonna di Lourdes.
"Sei ancora più carina quando ti prendi cura dei tuoi amici, ma dimmi, avevi una cotta per me già da prima che ti venissi a parlare?" mi domandò con un ghigno malizioso. Merda.
"Oh ma sta' zitto"
HOLAAAA
In questa notte di un giorno che sarà una merda, io ho aggiornato.
Tra 8 ore io e chi come me comincia "oggi" ci troveremo in quell'inferno terreno chiamato scuola. Il mio supporto è verso le persone che hanno già cominciato e per chu comincerà "oggi". Metto le virgolette perché è mezzanotte e okay, ci siamo capiti.
Io odio la sabbia ma preferirei essere ricoperta di sabbia piuttosto che pensare di tornare a scuola.
Riguardo al capitolo, beh, Sierra incazzata diventa più disagiata del solito. Agnes combina guai ed io mi accorgo di creare ragazzi dolcissimi e di non riuscire a farne uno stronzo. Mi sento una stupida.
Ho fatto la tinta, i miei capelli sono di un colore indefinito e i commessi mi confondono la vita, cazzo la prossima volta me la scelgo io, senza ascoltarli.
Instagram : _xjustingx
Alla prossima,
Kisses
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro