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C'erano giorni nella mia vita in cui mi svegliavo di merda e la merda continuava per tutta la giornata. Questa era una cosa di tutti i giorni, ma dettagli. Altri in cui mi svegliavo di buon umore, raramente, e la giornata si rovinava disastrosamente. E c'erano quelli in cui mi svegliavo di merda, ma c'era qualcosa che rendeva migliore la giornata.
Quel giorno mi ero svegliata con la voglia di vivere sotto i piedi, che si trovava al centro della Terra. Irrecuperabile, insomma. I miei cereali preferiti erano finiti ed avevo una fame terribile. Adrian mi aveva zittita bruscamente mentre stavo entrando con Agnes a scuola e Patrick mi aveva abbandonata per la prima ora di chimica, dato che non aveva voglia di ascoltare quella 'vecchia stronza che lo odiava', a detta sua. Alla seconda ora era arrivato il momento di latino, una materia così inutile che mi domandavo sempre perché frequentassi quelle lezioni. Mi ero addormentata per sbaglio sul banco, credendo di saper stare con gli occhi chiusi senza dormire.
Mi sbagliavo alla grande.
Ero stata sbattuta fuori e avrei dovuto scontare la punizione del pomeriggio. Come sempre la vita mi sorrideva e mi batteva il cinque.
Non avendo nulla da fare, mi diressi in palestra, dato che fuori iniziavano ad esserci i nuvoloni e non avevo alcuna intenzione di bagnarmi tutta.
Una volta essere arrivata in palestra, andai a prendere una palla per poter fare qualche tiro a canestro. Dovevo ammettere che avevo sempre adorato quello sport, insieme al football, e grande tifosa dei Chicago Bulls, di cui proprio quel giorno portavo la canotta, rigorosamente maschile, con onore.
Agnes l'aveva definita spazzatura, ma non ascoltavo mai nulla di ciò che dicesse.
Un'altra cosa che dovevo ammettere era che, nonostante la mia grande pigrizia, da bambina giocavo a basket, poi decisi di abbandonare perché mi ero fatta male al piede ed avevo capito che lo sport era pericoloso per me.
Cominciai a far rimbalzare la palla per un po', riprendendola in mano e facendo canestro. Mi tolsi la camicia a quadri che avevo addosso, posandola sullo spalto e legando i miei capelli disordinatamente. Ripresi la palla, facendo la stessa cosa di prima, cercando di perfezionare la tecnica di lancio e di farla entrare nel canestro.
Ne feci diversi, quando sentii un applauso dietro di me. Fermai qualsiasi movimento stessi facendo, voltandomi verso la persona che aveva applaudito.
Quasi non svenni e non mi maledissi per essermi seriamente girata: Chase Ortiz era dannatamente davanti a me e mi stava raggiungendo sorridente.
Mi tirai un pizzicotto da sola, sicura di star sognando, facendomi solamente male.
Okay, non stavo sognando.
"Non avevo mai visto una ragazza giocare a basket" Sierra respira. Uno, due, non farti sgamare. Tre, quattro, sangue freddo e cerca di essere una tipa desiderabile. Cinque, sei, non ce la farai mai.
"Qualche volta mi piace fare due tiri. Prima lo praticavo" non avevo balbettato, un passo avanti. Ricordai in quel momento gli insegnamenti di Agnes, che a volte tornavano utili: 'fatti desiderare, ignoralo ma cerca di prestargli attenzione'.
Ripresi la palla, provando a fare canestro, ma questa venne prontamente presa da Chase. La mia faccia era sicuramente scioccata, domandandomi perché lui fosse ancora lì.
"Come mai sei qui e non a lezione?" mi domandò, facendo rimbalzare la palla a terra. Sentivo il mio cuore battere nelle orecchie, il suo sorriso spontaneo era l'unica cosa che vedevo.
"Mi sono addormentata durante la lezione di latino. Tu perché sei qui?" rimasi ferma, aspettando che la palla venisse da me, guardandolo giocare. Credeva seriamente che mi sarei messa a correre per prendergli la palla? Ero troppo pigra per questo. Fece canestro, palleggiando per poi passarmela.
"Manca il professore di educazione fisica, io sono venuto lo stesso ad allenarmi. Però non mi sarei mai aspettato di trovare una sorpresa simile" Rianimazione per Sierra Harper. Il cuore non batteva più. Mi piaceva morire in questo modo.
"Sorpresa in che senso?" inarcai le sopracciglia, guardandolo in segno di sfida, palleggiando per poi lanciare a canestro. Lui la riprese, guardandomi mentre la passava tra le sue mani.
"Trovare una ragazza che gioca a basket, poi anche molto carina, una bella sorpresa. Mi domando come mai non ti abbia mai vista o conosciuta prima" volevo mettermi a saltellare per tutta la palestra dopo queste parole. Mi sentivo troppo felice in quel momento.
"Forse perché sei troppo impegnato a stare nella tua bolla di amici atleti con poco cervello e di ragazze cheerleaders che non pensano a nient'altro se non a quanto sia corta la gonna" sbottai forse troppo acidamente e mi aspettai di vederlo andare via, in realtà rimase e rise pure.
"Hai ragione. A volte i maschi possono essere senza cervello" mi ritrovai ad annuire, distogliendo poi lo sguardo sennò mi sarei incantata. Diamine, era il giorno più bello della mia vita!
La campanella suonò, interrompendo quel momento per me magico, ed io mi resi conto che dovevo andare a lezione, anche se non mi andava.
"Devo tornare in classe" gli dissi, camminando all'indietro per poi girarmi e prendere la mia camicia.
"Non so nemmeno come ti chiami"
"Non credo importi. Hai contattato la mia migliore amica, non penso di volerti conoscere" non seppi come, ma quelle parole mi uscirono spontaneamente, senza neanche rifletterci. Feci un sorriso di sfida, mentre dentro di me mi davo dell'imbecille, vedendo il suo completamente spiazzato dalle mie parole.
"Beh, sappi che non mi lascerò scappare una ragazza che gioca, intelligente e con la canotta dei Chicago Bulls. Ho seriamente intenzione di conoscerti. A presto, Ariel" Mi sorpassò, dopo essersi avvicinato a me ed avermi sussurrato quelle parole.
Io ero completamente in stato di trance, non capivo più nulla, perché lui mi voleva conoscere.
"Ariel?" mi girai accigliata, vedendolo osservarmi mentre camminava all'indietro.
"Non so ancora il tuo nome e i tuoi capelli rossi mi ricordano lei. Stanne certa, però, che lo scoprirò" uscì dalla palestra, mentre io ero lì ferma, immobile, a ripensare a ci che era appena accaduto.
Agnes non mi avrebbe mai creduta quando glielo avrei raccontato!
***
"Aspettavo questo giorno da almeno tre anni. Non posso ancora crederci"
"Sono orgogliosa di te. Non ti sei mostrata una stupida che cade subito ai suoi piedi, cosa che sei, e gli hai tenuto bene testa. Si vede che ti sei ricordata dei miei insegnamenti" si vantò Agnes, ma io non la stetti ad ascoltare, troppo impegnata a ripensare per la millesima volta al mio incontro con Chase. "Sierra. SIERRA!" venni scossa bruscamente dai miei pensieri, in cui già mi vedevo con l'abito bianco e lui sull'altare ad aspettarmi.
"Che vuoi? Stavo pensando ad un mio possibile matrimonio con Chase"
"L'abito da damigella d'onore lo sceglierò da sola, grazie. Comunque, a ore tre Chase ti sta guardando" mi girai per vedere dove fosse, ma non lo vidi. "Quelle sono le ore nove, dall'altra parte genio" mi girai di nuovo, alzando gli occhi al cielo al tono da saputella della mia amica, trovando veramente gli occhi di Chase puntati su di me o su qualcun altro. O forse su Agnes perché lei era una modella in confronto a me.
Mi girai, vedendo la mia amica assorta a mandare messaggi, riportando poi il mio sguardo su di lui, che ancora non lo aveva distolto. Mi salutò con la mano ed io mi guardai intorno, indicandomi poi. Lui annuì con la testa ed io mi affrettai a ricambiare il saluto, sorridendo subito a vedere il suo bellissimo sorriso.
Mi rigirai verso Agnes, vedendola ancora distratta dal suo telefono.
"Portami in ospedale. Troppe emozioni per oggi"
"L'unico posto in cui ti porto, è la detenzione. Così impari ad addormentarti"
HOLAAAA
Un giorno di ritardo, ma posso spiegare!
Avevo il capitolo pronto aul computer, ma non potevo copiarlo da lì nelle bozze, quindi ho dovuto passare il file sul telefono. Ho dovuto modificarlo perché non mi dava alcune cose. Aggiungiamo anche il fatto che questa è l'ultima settimana di giochi estivi e sono abbastanza piena, siamo a posto.
Questa, come vi dicevo, è la svolta del personaggio di Sierra. Quella di Adrian sarà più lenta, essendo un personaggio abbastanza testardo e sulle sue.
Non ho nient'altro da dire, so che mi prenderete a sassate, quindi me ne vado.
Alla prossima,
Kisses
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