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Misun
Stavo correndo. Non avevo corso mai cosí tanto in tutta la mia vita. Ero soltanto andata via per un paio di ore, per pranzare e farmi una doccia, e in quell'arco di tempo tutto ciò doveva succedere.
Il tweet di Yunho in pochi minuti aveva fatto il giro della Corea e in poche ore quello del mondo. Tutti erano venuti a sapere dell'attacco da un accampamento poco distante dal loro, a quanto pare mandato sotto un istituzione sconosciuta la quale, senza nemmeno le autorizzazioni necessarie, aveva fatto di testa sua e aveva fatto cadere delle bombe proprio sul posto dove stava alloggiando Yunho.
E ovviamente lui era rimasto ferito. Non era chiaro cosa fosse successo, sapevo soltanto che era caduto per terra e sbattuto la testa ad una roccia, il quale l'aveva fatto svenire sul momento. Non appena poi l'attacco si era concluso lo avevano portato subito su un aereo in un ospedale e poi la famiglia era stata avvertita. Wooyoung ci aveva scritto e ci aveva detto in quale ospedale si trovasse e tutti noi eravamo immediatamente andati lí, per poi essere informati sul fatto che stava subendo un intervento a causa della troppa perdita di sangue dalla nuca.
Ieri poi dopo l'operazione soltanto la famiglia aveva potuto vederlo, perciò nessuno di noi potè entrare neanche per guardarlo dormire. Era cosí stressante il fatto di essere soltanto ad un paio di metri di distanza da lui e non poter fare niente. Anche Mingi era venuto con noi, dopotutto era il suo migliore amico, e sarebbe stato da vero stronzo non presentarsi.
Oggi mi ero presentata di primo mattino in ospedale e ci avevo trovato soltanto Yeosang e Jongho che chiacchieravano su delle sedie proprio di fronte alla porta del nostro amico. Probabilmente erano rimasti tutta la notte ma come fargliene una colpa? Ci eravamo dati il cambio e ora io dovevo solo aspettare che mio fratello e San che arrivassero, ma nel frattempo anche Wooyoung si era presentato, portando gli ultimi documenti.
«Dovresti andare a mangiare qualcosa.»mi disse ad un certo punto lui, quando anche gli altri due erano arrivati. Probabilmente si era reso conto del mio aspetto e di come tremassi, e proprio per questo me lo stava dicendo.
«Non ho fame.»risposi sinceramente portandomi un dito alle labbra e mordicchiandomi una pellicina, continuando a fissare il vuoto intensamente senza distogliere lo sguardo o sbattere le palpebre. Non avevo dormito molto quella notte e ora stavo andando avanti grazie al caffè e all'ansia che scorrevano nelle mie vene.
«Almeno vai a casa a farti una doccia, puzzi.»aggiunse San cercando di convincermi e a quel punto alzai gli occhi al cielo, sentendomi improvvisamente una barbona.
«Va bene vado, vado, oh mio Dio come siete pesanti.»gli risposi alzandomi dalla sedia e sbuffando, iniziando a camminare per il corridoio dell'ospedale verso l'uscita, con l'intenzione di tornare a casa, cucinarmi qualcosa e farmi una doccia, almeno per riprendere un minimo le forze che avevo perso tra le lacrime e il nervosismo.
Ma ovviamente, per la prima volta in ventiquattr'ore che cercavo un attimo di pace, qualcosa doveva andare storto.
Infatti mentre mangiavo una forchettata di pasta avevo sentito il telefono vibrare ed ero stata quasi tentata dall'ignorarlo e godermi quel piatto, ma poi l'ansia e la paura avevano sovrastato tutto; e per fortuna l'avevano fatto.
E per questo stavo correndo come una vera e propria pazza verso l'ospedale in quel momento. Non mi interessava se fossi potuta cadere, fossi potuta essere investita o qualsiasi altra cosa: tutto era passato in secondo piano nel momento stesso in cui avevo letto il messaggio di Wooyoung.
Nulla sarebbe riuscito a fermarmi dall'arrivare in quel luogo. Stavo cercando di trattenere le lacrime per non avere la vista offuscata e non vedere dove andavo, ma era troppo difficile quando la sola idea che l'unico ragazzo per cui hai mai provato qualcosa è in rischio di morte. Ci avevano detto che tutto andava bene, che era sotto controllo, e ora il pensiero di poterlo perdere da un momento all'altro non mi permetteva nemmeno il respiro.
Non sapevo come avrei fatto se davvero gli fosse successo qualcosa, non sarei mai stata in grado di riprendermi, e nonostante ció c'era ancora meno possibilità che si risvegliasse perfettamente normale come lo era prima. Non si sapeva che danni avesse fatto la caduta e proprio per questo motivo eravamo tutti in ansia. Ma ora il fatto che probabilmente non si sarebbe nemmeno più svegliato mi terrorizzava.
Non gli avevo mai detto di amarlo. In quelle poche settimane in cui eravamo stati felici non mi era mai scappato un "ti amo" o mai avevo fatto in modo che lo capisse. Avevo fatto un casino e nel momento stesso in cui mi ero resa conto di ciò non potevo più tornare indietro perchè lui era già su un aereo diretto all'unico posto in cui non avrei mai potuto seguirlo, il posto che ora me lo aveva portato via in un certo senso.
Non mi sarei mai perdonata non avergli detto quelle parole, aspettavo e speravo di poter avere l'occasione in seguito, magari un giorno quando entrambi saremmo stati abbastanza maturi e pronti per parlarne e per stare insieme. Ma l'idea che quel giorno non sarebbe mai arrivato...mi bloccava le vie respiratorie e ero certa che se avessi dovuto correre per qualche altro minuto sarei stata io quella a finire all'ospedale, e non perchè una macchina mi è passata sopra.
Entrai dentro e subito mi diressi verso l'ascensore, in un altro momento avrei fatto le scale ma in quello avevo il bisogno di arrivare il prima possibile e col mio fiato corto e con la poca forza nelle gambe rimasta sapevo che non sarei mai stata in grado di arrivare in tempo davanti alla stanza di Yunho.
Schiacciai il tasto e soltanto in quel momento mi permisi di piangere. Una lacrima scese lungo il mio viso, arrivando anche a toccare il mento ora madido di sudore, me l'asciugai in fretta e mi guardai allo specchio. Avevo paura che quella sarebbe stata l'ultima volta che avrei guardato il mio riflesso con ancora il cuore "intatto", speravo con tutta me stessa di sbagliarmi ma più passavano i secondi e più ciò mi pareva improbabile.
Una volta poi giunto sul piano della sua stanza cercai di ricompormi il prima possibile, uscendo di corsa dall'abitacolo di metallo e andando verso la porta di fronte alla quale avevo trascorso delle ore intere. Ma quello che vi trovai davanti fu completamente diverso da quello a cui avevo assistito fino a quel momento.
Wooyoung era sulla soglia della porta, mentre si dimenava tra le braccia di quello che capii si trattasse di un infermiere e sporgeva la testa sulla spalla di quest'ultimo per riuscire a vedere qualcosa oltre il suo corpo. San dietro di lui cercava di tirarlo via, borbottando qualcosa vicino al suo orecchio e stringendolo dalla vita. Infine Mingi teneva le mani tra i capelli e le braccia aperte, osservando la scena di fronte a lui con gli occhi sgranati. Feci qualche passo avanti e, quando fui al suo fianco, anche io riuscii a capire cosa stesse succedendo: dentro la stanza di Yunho c'erano altri tre medici, oltre a quello che stava trattenendo Wooyoung.
Uno di loro gli stava iniettando dei liquidi nelle vene tramite delle siringhe lunghissime, un altro controllava i dati sul piccolo schermino sulla parete e regolava una macchina al suo fianco che inizialmente non capii di cosa si trattasse, ma dopo le parole dell'ultimo personaggio mi fu tutto più chiaro.
«Carica a duecento!»urlò da un capo del letto all'altro mentre strofinava due lastre tra di loro, le quali facevano un rumore assordante che mi sarebbe rimasto impresso per il resto della mia vita.
In quel momento tutto divenne sfocato. Non capii quasi più niente di quello che stava succedendo attorno a me, tutto era troppo confusionario e sarebbe stato impossibile per me capire ancora e rimanere in piedi per altri cinque secondi. Non caddi a terra soltanto grazie alle braccia di mio fratello che mi sostennero in quel momento terrificante sotto ai miei occhi.
«Libera!»gridò ancora l'uomo e in quello stesso momento vidi il petto del mio...ex-migliore amico ed ex-ragazzo alzarsi ed abbassarsi l'attimo dopo, ci fu una lievissima variazione nel continuo bip dei macchinari ma poi tutto tornò ad essere stabile e infinito, oltre ad essere stressante.
«Che sta succedendo a mio figlio!»la voce della mamma di Yunho mi arrivò alle orecchie ma io non riuscii a girarmi verso di lei che ormai si era fatta avanti ed era arrivata a stare dietro al figlio minore che ora stava singhiozzando abbracciato al suo amico.
«Carica a trecento!»continuò il medico nella stanza e a quel punto anche io non resistetti più e nascosi il viso nel petto di Mingi il quale mi strinse un braccio attorno alla schiena e mi cinse a sè, mentre iniziavo a bagnargli la maglietta con le mie lacrime.
«LIBERA!»ancora una volta sentii le vibrazioni e il loro suono scorrere attraverso la stanza, il rumore cosí forte da arrivare fino al punto in cui ero io, che stavo soltanto assistendo.
Pensai che tutto fosse perduto, che non sarei mai stata in grado di vedere il sorriso di Yunho, che non avrei avuto l'occasione di potergli confessare i miei sentimenti e che non avrei potuto dirgli "ti amo", quelle due parole che ora mi sarebbero rimaste legate a vita.
«Yunho...m-mi dispiace...»
Ma nel momento stesso in cui mi sentii mormorare quelle parole nel petto di Mingi un altro rumore fu udibile: quello dei macchinari che riprendevano a fare il loro compito e quello di un sospiro profondo seguito da un letto che si muoveva. Immediatamente mi voltai per capire cosa fosse appena successo e, anche se credetti si trattasse soltanto di un miraggio, incontrai quegli occhi scuri che mi avevano fatto innamorare.
Yunho era sveglio ed era seduto sul materasso dove fino a poco prima aveva rischiato di morire molto seriamente.
Non è riguardante la storia ma volevo farvi sapere che ho appena pubblicato una nuova storia! È su Mingi e si chiama "Utopia[S.M.]" e se vi interessa la potrete trovare tranquillamente sul mio profilo!
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