Chapter 49 - The Final Show
Mancavano soltanto due giorni alla festa, i preparativi per il ballo proseguivano al meglio, Kat era tornata ad occuparsene dopo che Claire aveva lasciato la scuola, a quanto pare era la nuova regina in esilio. Il suo regno era stato molto breve, Tamara ed Angie erano tornate con la coda tra le gambe il giorno prima. Si erano profuse in mille scuse, ma Kat era stata inamovibile, neanche la mancanza di manodopera era riuscita a convincerla, avrebbe fatto da sola piuttosto che riaccogliere le due ragazze nelle sue fila.
Si stava occupando delle decorazione nella sala, impegnandosi al massimo per ottenere un risultato che avrebbe stupito tutti, per la prima volta dopo molto tempo era felice, si sentiva nuovamente a casa, nell'ambiente che aveva sempre adorato.
- Posso? -
Kat aveva lasciato cadere le forbici sul tavolo, era sorpresa, incontrare lo sguardo diretto di Wright dopo tutto quel tempo l'aveva lasciata senza parole. Lui era lì, a qualche metro dalla porta d'ingresso, non sorrideva, c'era molto dispiacere sul suo volto mentre osservava la ragazza.
- So che probabilmente sono l'ultima persona che vuoi vedere, ma ho riflettuto molto e non voglio che le cose vadano così ... -
Era stupefatta dal non provare più quel sentimento di rabbia che fino a quel momento l'aveva animata così tanto, avrebbe dovuto odiarlo per quello che le aveva fatto, se un mese prima le avessero detto che ben presto sarebbe riuscita ad andare avanti non ci avrebbe creduto. Ma vedendolo lì non riuscì più a scorgere il nemico che aveva creduto di odiare, vedeva soltanto un altro essere umano, debole e solo esattamente come era lei.
- Ho fatto delle cose spregevoli, a te e a Shane. Sono caduto in basso, in un modo che non credevo neanche possibile, credimi. Non ero io quello ... avevo soltanto così tanta rabbia che non sapevo come gestire e con questo non intendo giustificarmi perché non esistono scuse per quello che vi ho fatto ... - Il suo tono era basso, mortificato.
Kat prese un profondo respiro, sentiva il suo cuore stringersi attimo dopo attimo. Era stato il suo ragazzo quello che aveva davanti, lo stesso Wright che si era preso cura di lei per quattro lunghi anni, quello che avrebbe fatto qualsiasi cosa per averla vicino ... il bambino con cui aveva giocato ogni giorno, era il suo primo bacio, era i suoi primi sentimenti di amore. Era parte della sua vita, sicuramente del suo passato.
- Sono io quella che ti deve delle scuse - Al diavolo l'orgoglio, aveva pensato, al diavolo tutto quello che era successo - ti ho trattato in un modo che non meritavi, tradendoti con il tuo stesso cugino e questo è stato imperdonabile, avrei dovuto essere sincera subito, se solo ne avessi avuto il coraggio ... -
Wright scosse la testa - Sono d'accordo, ma io non avrei dovuto reagire in quel modo -
- Lo so, ma siamo soltanto umani, no? -
- Mi dispiace, Kat. Mi sono sempre considerato giusto, quasi al di là di qualsiasi cosa orribile che la gente avrebbe potuto fare ... alla fine non mi sono rivelato poi così diverso da quelli che ho sempre giudicato. Voglio solo che tu sappia che per me eri tutto ... eri il mio futuro e poi, improvvisamente, mi è stato portato via. Sono crollato -
Quelle parole facevano male a Kat - Non ero degna, Wright ... vorrei poterti dire che quella non ero io, ma invece ero proprio io, forse al peggio di me, forse nel periodo più nero della mia vita, ma la scusa non regge. L'h capito da un bel po' -
- Lo sei stata Kat, ti sei presa cura di me, prima che il nostro rapporto si rovinasse tu eri tutto ciò che un uomo potesse desiderare. Ero felice con te, siamo stati da Dio per molto tempo. Ed è così che voglio ricordarci ... -
Kat non voleva piangere, era stufa di finire in lacrime, stava cercando di trattenerle con tutta se stessa, ma quelle parole avevano mosso delle corde dentro di lei. Quella era davvero la fine di un'era, l'era della spensieratezza, del primo amore della sua vita, di quella luce brillante, della sicurezza che tutto sarebbe andato bene.
- Ti auguro di stare bene, vorrei poter cancellare quello che ti ho fatto, ti prego ... non ricordarmi come il mostro che ti ha rovinato la vita -
- Non lo farò soltanto se mi prometterai che anche tu avrai un buon ricordo di me - Kat aveva provato a sorridere, lo stava facendo mentre le lacrime solcavano il suo viso
- Ti ho perdonata e ho perdonato anche Shane. Per troppo tempo ho nascosto la testa sotto la sabbia, ma fingere di non vedere una cosa non la manda via. Non ero così ingenuo come mi piaceva fingermi, ho sempre notato quel filo di tensione che vi teneva uniti per tutto il tempo, gli occhi parlano più di mille parole -
- M-mi dispiace, ho cercato di combattere i miei sentimenti, ero terrorizzata dai miei pensieri ... razionalmente sapevo che stavo mandando tutto al diavolo -
- Ma è così che doveva andare. E' dura ammetterlo - Wright rimase un attimo senza fiato, la guardava e non riusciva a credere quanto fosse ancora terribilmente innamorato di lei nonostante tutto.
- Shane ti ha sempre adorato, lo sapevamo tutti in fin dei conti ... tu eri l'unica a non vederlo. Il modo in cui ti trattava, lui era premuroso con te. -
- Non sono mai stata una tipa particolarmente sveglia e lui non è mai stato un tipo facile da capire, credo che in fin dei conti una buona parte di lui sarà sempre un mistero per me, ma non importa ... non bisogna sempre capire tutto -
Kat aveva cercato di cacciare via le lacrime, aveva voglia di abbracciare Wright, per un'ultima volta. Il ragazzo aprì le braccia e l'accolse tra le sue, faceva male averla lì, toccarla ancora, inspirare il profumo delicato del suo shampoo ... era ancora Kat, era ancora la ragazza di cui era innamorato, ma adesso le cose erano cambiate.
- Forse un giorno potremmo essere di nuovo amici - Si augurò Wright, sciogliendosi da quell'abbraccio - ti auguro di essere felice, Kat. -
- Ti auguro di avere ciò che meriti, perché sono certa che andrà tutto bene -
Aveva sorriso ed il suo cuore si era fatto più leggero, c'era una sorta di malessere a cui Kat non aveva voluto dare un nome fino a quel momento, ma era pesante e le attanagliava il petto ... quel peso era Wright, era il modo in cui si erano lasciati e tutte quelle parole non dette che le erano rimaste in gola. Adesso era andato via, l'aveva liberata da quella morsa oppressiva.
Sarebbe andato tutto bene. Doveva andare tutto bene.
Shane stringeva Kat tra le sue braccia, le sue mani accarezzavano i capelli profumati e morbidi, era accoccolata sul suo petto, coperta soltanto dal lenzuolo di seta che fasciava il suo corpo come una seconda pelle.
- Questa è la versione Gouldiana del paradiso. Sesso, una bella donna nuda stretta a me, un letto comodissimo, una suite lussuosa e il miglior vino in circolazione - Il ragazzo sorrise e prese un altro sorso dal flute - Dio, spero di morire così un giorno -
- Potrebbe succedere in un futuro non troppo prossimo - Ribatté Kat - soprattutto se non ci dai un taglio con l'alcol -
- E' soltanto il mio secondo bicchiere! -
- E sono soltanto le diciotto! -
Shane sbuffò e si lasciò rubare il bicchiere - Dovrei cambiare ragazza ... -
Kat rise - Davvero? Ti sei già stufato? E pensare che hai lavorato al progetto per circa otto anni -
- Lavoro al progetto da quando ti ho vista per la prima volta, anche se ne ero inconsapevole al tempo. Sei tu quella col cuore di ghiaccio ... sei andata a scegliere mio cugino! - Shane si portò una mano al volto in un gesto teatrale che avrebbe dovuto mostrare tutta la sua incredulità - complimenti, Westwood ... tu sì che sai come distruggere le aspettative e i cuori della gente -
- Sei incredibile, come se tu non avessi avuto mille storie nel frattempo -
- Non erano storie in realtà, era più un'incredibile confusione -
- Questo è anche peggio - Gli fece notare Kat, arricciando il naso dal disgusto - potenzialmente potrei incontrare una tua vecchia fiamma ad ogni isolato -
- Beh, guarda il lato positivo ... sono state talmente tante che non ne ricordo neanche una! -
- Sei un coglione! -
- Il tuo coglione preferito però! - Shane rise, apparentemente soddisfatto da come stava andando la conversazione - ti preoccupi davvero del mio passato? -
L'atmosfera si era fatta meno giocosa, Kat si ritrovò a fissare il bel volto del suo ragazzo, gli occhi allungati e grigi, le labbra sottili e larghe - Beh, sento la competizione, lo ammetto -
- Non devi. Non ho mai mostrato a nessuna quello che ho mostrato a te - Shane aveva parlato con voce bassa, la sua mano sfiorò delicamente il volto di Kat. Era così bella ... come diavolo aveva fatto ad avere Kat nella sua vita? Forse non aveva sbagliato proprio tutto.
- Non te ne sei mai accorta, facevi tutto senza aspettarti niente. E' tipico di te. Nonostante il denaro e la fama ero soltanto un cane randagio ... mio padre non c'era mai, Gemma ... beh, Gemma è Gemma. E tu ti occupavi di me, lo facevi in continuazione, con le tue attenzioni a volte decisamente fastidiose, non mi hai mai fatto sentire tagliato fuori. Come avrei potuto non innamorarmi di te, Kat? -
Il respiro della ragazza si era mozzato - E io invece? Come ho fatto ad innamorarmi di te? -
- Non devi chiedertelo, sono un Gould. E' normale. -
Avevano riso entrambi, ma Kat non aveva dimenticato quelle parole, sapeva quanto costava a Shane ammettere la sua debolezza, la sua voglia di appartenere a qualcuno che davvero tenesse a lui e che glielo dimostrasse giorno dopo giorno.
- Io ho visto oltre la maschera che ti porti addosso, forse non sono così ottusa come pensavo ... - Sussurrò la ragazza, poi lo baciò, avrebbe voluto annegare ancora e ancora in quelle labbra, su quel letto, tra le sue braccia.
Si era fatto tardi, doveva tornare a scuola per occuparsi delle luci per il ballo, non poteva più rimandare quel momento.
- Oh, ti prego ... rimani ancora un po' ... -
Kat aveva scosso la testa, a malincuore - Devo andare, la Ashbourne conta ancora su di me -
- Non dirlo come se non ne fossi felice -
Lei rise - Beh, mi sto soltanto prendendo qualche soddisfazione, Claire avrebbe fatto un lavoro mediocre -
- Fa la brava, non occorre infierire ulteriormente sul cadavere di quella povera ragazza -
- Povera vipera - Aveva precisato Kat, poi si era messa in piedi e aveva iniziato a raccattare i suoi vestiti sparsi per la stanza, Shane non le toglieva gli occhi di dosso come sempre, lo vide perfino cambiare posizione per godere di una visuale migliore - sei inquietante -
- Sono solo un giovane arrapato che adora osservare il culo della propria ragazza -
Kat non arrossiva più - sai, il fatto che ci sto facendo l'abitudine mi preoccupa. Mi sto Gouldizzando -
- E' solo un bene, tra qualche mese ti farai legare -
- Aspetta e spera -
Shane si era lasciato andare ad un ghigno inquietante - Per il mio compleanno? C'è ancora tempo fino a giugno -
Kat lo aveva messo a tacere con un nuovo bacio - Comportati bene. Mi passi a prendere domani? -
- Cosa c'è domani? - Scherzò quello
- Non fare l'idiota. Sii puntuale, voglio godermi il ballo dall'inizio alla fine! -
Shane aveva riso - Avrai il migliore cavaliere di tutta Londra, tesoro. Non preoccuparti. -
- Solo di tutta Londra? Da quando in qua sei così modesto? -
- Sto peggiornado, la tua presenza nella mia vita mi fa male. -
- E' la cosa migliore che ti sia mai capitata -
Un ultimo bacio, Dio solo sapeva quanto Kat avesse ragione, Shane la guardò andar via con il suo solito passo elegante, sapeva che lui la stava osservando dal fondo della stanza. Probabilmente non avrebbe mai più smesso di guardarla con quegli occhi ... Shane sospirò e si rigirò nel letto. Ah, l'amore era strano, non riusciva ancora a comprendere come funzionasse, ma c'era ... eccome se c'era.
La ragazza non riusciva a nascondere il sorrisetto che le increspava le labbra, era dannatamente felice, rideva come un'idiota ormai ... guardò il soffitto elegante del Bulgari, voleva darsi un tono, non sentirsi una dannata fangirl con il suo idolo, ma Shane era davvero il suo idolo. Con quei pensieri non fece caso al resto, andò a sbattere contro qualcuno, sgranò gli occhi
- Mi scusi - Aveva parlato prima che avesse realizzare chi fosse il qualcuno in questione.
Era Gemma. La solita Gemma inappuntabile. Le labbra piegate in un sorrisetto di circostanza, quel dannato sorrisetto fastidioso e arrogante, il twin set nero e attillato era stato modellato sul suo corpo dai suoi sarti in perfetta armonia con i capelli biondi, sciolti sulle spalle dritte.
- Kathleen! Kathleen al Bulgari ... un ottimo salto di qualità. Ti stai godendo la vita? -
La ragazza rimase interdetta per qualche istante - Credo che mi sia sfuggito il senso delle sue parole, signora Vassieur -
Quella rise, la solita risata di scherno - Perché dovresti approfittarne finché puoi. Non credere che questo idillio durerà per sempre, conosco mio figlio, ahimé! Così volubile! Un giorno ucciderebbe per avere una cosa, il giorno dopo ... puff, ha già perso interesse! Ci mette un attimo a liberarsene, lo sai vero? -
- A cosa si sta riferendo esattamente? - Kat sapeva bene cosa Gemma stesse cercando di dire, ma non voleva dover andare fino in fondo con lei. Non voleva davvero.
- A tutto, tesoro. A tutto. Fossi in te lascerei la barca per prima ... questo sì che sarebbe memorabile, no? Ma suppongo che non ti importi più molto della tua reputazione, Shane e Wright l'hanno già fatta a pezzi -
- Sei soltanto una stronza -
Era successo tutto in un istante, Gemma era rimasta interdetta, per un attimo perfino Kat si sorprese di se stessa, ma lo sbalordimento durò poco
- Ti direi di andare al diavolo se non ci fossi già! Il modo in cui parli di tuo figlio mi fa rivoltare lo stomaco! Dovresti appoggiarlo, dannazione. Dovresti incoraggiarlo ad essere migliore di ciò che è stato, ma no! Non ti importa ... vuoi soltanto vederlo ricalcare la tua stessa strada, vuoi vederlo commettere errori su errori. E' così che ti senti bene, vero? A sminuire tutti! -
- Ma guarda un po' ... finalmente viene fuori la tua vera natura -
- E tu dovresti far qualcosa per nascondere la tua. - Kat scosse la testa, era disgustata ed era stanca di fingersi buona e gentile davanti a quella donna - se non puoi fare del bene per lui, è meglio che tu stia alla larga da Shane. -
- Non permetterti di giudicare il mio rapporto con lui -
- E tu stai fuori dal nostro! - Kat aveva urlato, da troppo tempo desiderava quel confronto - hai rovinato Chad, tu e Robert. Credi che riempire i vostri figli di soldi risolva tutto? Shane aveva bisogno di voi! Della vostra presenza ... guardalo, ha preferito trasferirsi in un dannato Hotel piuttosto che dividere la casa con te! -
- E' soltanto un ragazzo viziato e ingrato -
- No, ha soltanto trovato il coraggio di scappare da te. E sono felice che sia successo -
Gemma rimase a fissare la ragazza per qualche attimo, poi le sue labbra si aprirono in un nuovo sorriso, affilato come sempre, eppure diverso
- Ho sempre provato una sorta di antipatia per te, Kathleen. Sin da piccola ogni tua mossa era studiata ad arte, ti piaceva comportarti da brava bambina priva di malizia ... ma più ti consideravo così insulsa e noiosa, più vedevo Shane guardarti con occhi diversi. Sarò anche una pessima madre, ma conosco il mio bambino, lo conosco fin troppo bene ... mi chiedevo: Che cosa vede in lei? E' soltanto un'altra ragazzina viziata e ipocrita, potrebbe averne dieci come lei - Gemma si interruppe un attimo, poi riprese con un tono più basso e intenso - ma poi ho visto il modo in cui ti occupavi di lui ... non era raro questo, molte ragazze hanno provato a raggiungere Shane, credendo di poter dare sollievo alla sua natura turbolenta, a quella sua mente in lotta perenne ... ma tu eri l'unica che lasciava entrare. -
- Eri speciale -
- Mi hai odiato perché ero speciale? - Kat rise, era esterrefatta - avresti dovuto essere felice che ci fosse qualcuno con lui! -
- No, perchè tu appartenevi a Wright, mio nipote. Quella relazione stava facendo impazzire Shane, lo sai anche tu. Riconosco che non hai mai giocato con i suoi sentimenti, tutte le tue attenzioni nei suoi confronti erano reali ... genuine. Non eri consapevole dei suoi sentimenti al tempo, né dei tuoi... sarò anche una pessima madre, ma ho parecchia esperienza e so leggere dentro la gente. Eri pazza di Shane ... e lui lo era di te, inspiegabilmente -
- E con questo? -
- Credevo che sarebbe finita male, ma non è stato così. Siete ancora insieme. -
- Mi dispiace averti deluso - Ribatté Kat, ironica.
- Non sono delusa. Finalmente hai tirato fuori la tua vera natura ... ero stufa di quel trattamento ipocrita che mi riservavi. Preferisco la sincerità, anche quando è brutale - Gemma sorrise, poi assestò una pacca sulla spalla della ragazza che tremò - sono un mostro di madre e non nel senso buono del termine, non sono stata capace di occuparmi dei miei figli come avrei dovuto, è vero. Ma fa del male a Shane e giuro che ti strapperò via il cuore dal petto. -
Kat era rimasta senza parole
- Ti ama troppo per uscirne bene. Se osi fargli del male dovrai vedertela con me -
- Non gli farei mai del male ... -
- Ti credo - Gemma sorrise ancora - detto questo, vi auguro di essere felici. A casa mia si cena alle venti, vi aspetteremo ogni sabato se vorrete venire, a noi farebbe molto piacere. Farò in modo che ci sia anche Robert quando è possibile. -
Kat era rimasta interdetta, troppo confusa per poter aggiungere altro. La donna le aveva assestato un lieve bacio sulla guancia e adesso era diretta dal figlio.
- Dio, è pazza ... è fuori di testa - Sussurrò Kat, entrando in ascensore con un turbine di pensieri in testa. Aveva appena avuto il suo primo confronto spaventoso con Gemma Vassieur ... ed era anche sopravvissuta, più o meno.
Non avrebbe saputo dire chi avesse vinto ... doveva essere una sorta di patteggiamento.
Quella era la notte, il momento stabilito, non c'era più spazio per l'esitazione, adesso si poteva solo combattere per conquistarsi la libertà. Skull lo sapeva e anche il resto del suo gruppo mentre si accovacciavano fra i ruderi del vecchio magazzino che si preparavano ad assaltare. O-Rei e i suoi uomini erano lì dentro, i ragazzi riuscivano a sentire le risate e le voci indistinte, il nervosismo schiacciava i loro corpi più della forza di gravità.
- Comunque vada stanotte, sappiate che sono in debito con tutti voi, per essere qui al mio fianco – disse il moro – so di aver fatto milioni di errori, ma siete la mia famiglia, spero di riuscire a sdebitarmi con voi prima o poi –
Konnor portò la mano sulla spalla dell'amico – lascia perdere, siamo qui tutti insieme, usciamone insieme -
- Copriteci le spalle – disse Will – e noi non falliremo –
- Morto quel bastardo saremo liberi – continuò Jess – l'ultimo passo –
Ad un tratto videro una luce rossa lampeggiare tre volte dall'altra parte del magazzino, era il segnale, i rinforzi erano in posizione e pronti. Skull inspirò, prese la tocia che aveva in tasca e ricambiò il segnale con altri tre colpetti sul pulsante di accenzione.
Konnor teneva la testa bassa mentre impugnava la pistola e seguiva il resto del gruppo, i suoi occhi saettava in ogni angolo della strada davanti a sé, Harley apriva la fila silenzioso e con il coltello in mano. Quando videro la prima guardia il moro scattò, con un gesto rapido lo prese alle spalle e gli tagliò la gola senza che quello avesse il tempo di emettere un suono. La pelle di Konnor si accapponò mentre osservava il sangue dello sconosciuto espandersi in una pozza densa e scura, certe scene lo lasciavano pietrificato ma non poteva permettersi crolli, non quella sera. Doveva farsi coraggio e continuare a seguire i suoi compagni, il peggio non era ancora arrivato.
Il gruppo si radunò davanti all'ingresso della sala principale dove le voci e le risate si facevano più forti, oltre la porta li aspettava un bagno di sangue dal quale non erano certi che sarebbero usciti vivi.
Con un movimento fluido Skull spalancò la porta scorrevole rivelando l'interno della stanza, tutto accadde estremamente in fretta. Prima che i cinesi riuscissero a rendersene conto, i colpi di pistola cominciarono a rimbomabre nella stanza. Dall'altra parte gli uomini di Jacek avevano fatto irruzione per accerchiare la gang, O-Rei urlò, prendendo la pistola e riparandosi dietro alcuni scatoloni di legno. I cinesi avevano cominciato a rispondere al fuoco mentre il gruppo tentava di coprire le spalle dei gemelli e farli avanzare verso l'obbiettivo.
Esplosero altri colpi e due cinesti caddero a terra feriti, Jacek urlava ai suoi uomini, nessuno doveva sopravvivere.
- Finiteli! Nessun testimone –
Gli uomini di O-Rei vennero giustiziati uno a uno e il sangue ricopriva il pavimento, le scarpe di Konnor scricchiolavano sul suolo viscido, il rosso dovette trattenere la nausea mentre i cadaveri venivano ammassati lungo le parti.
- Di là! – urlò Harley indicando il boss cinese che tentava di lasciare la stanza – presto –
Sia lui che i gemelli corsero per raggiungerlo e si ritrovarono in un'altra grossa stanza, piena di scatole e container. I tre si strinsero osservando attentamente ogni angolo, poi un ombra, il corpo di O-Rei si mosse rapido ma la mira di Will non fallì, un colpo secco e l'urlo del cinese fu il chiaro segnale che era stato colpito.
I ragazzi si avvicinarono con cautela e osservarono il corpo dell'uomo, aveva una vistosa ferita all'addome che perdeva sangue rapidamente, Jess si chinò per accertarsi della sua morte. Poggiò due dita sulla sua gola ma il corpo si mosse all'improvviso, O-Rei impugnò la pistola che aveva a pochi centimetri dalla mano e sparò colpendo il biondo in pieno petto.
- NOOO! JESS! – l'urlo di Will fu assordante, in un gesto di rabbia e dolore cominciò a sparare sul corpo del cinese, infierendo finchè i proiettili glielo permisero.
- E' morto – disse alla fine Harley mentre fissava il cadavere martoriato dell'asiatico, poi voltò lo sguardo su Jess mentre il fratello si gettava su di lui abbracciandolo.
Il biondo era agonizzante, la bocca si aprì e si richiuse un paio di volte ma non uscì alcuna parola, solo dei gemiti agonizzanti. Will lo abbraccio mentre le lacrime rigavano le sue guance, anche lui poteva sentire quel buco al petto, la consapevolezza che il suo amato fratello stesse morendo davanti ai suoi occhi. Era colpa sua, quel proiettile non era stato abbastanza preciso, sarebbe dovuto andare lui a controllarlo o disarmare O-Rei prima che Jess si avvicinasse, troppi errori, lui stava morendo per i suoi stupidi errori.
- Non preoccuparti – disse Will con la voce rotta dal dolore – andrà tutto bene, torneremo a casa da Cloe e mangeremo una costrata ... ce la farai – stava mentendo, era la prima volta che mentiva a suo fratello.
- Sarebbe meglio che lo finissi – commentò Harley – è più umano di lasciarlo agonizzare così, si sta dissanguando –
Will lo speva, vedeva il fratello boccheggiare in una agonia lenta, quella ferita era troppo profonda, non sarebbe mai arrivato vivo da nessuna parte. Doveva agire ma le mani gli tremavano, toccava a lui ma stava perdendo le forze.
- Posso farlo io – propose il moro.
L'altro scosse la testa, inspirò profondamente e con un colpo secco spezzò il collo di Jess ponendo fine ai suoi ultimi strazianti istanti. Una parte di Will abbandonò il suo corpo con Jess, sentiva il petto incredibilmente vuoto, come se non avesse più nemmeno un cuore pulsante al suo interno.
In quel momento altre voci li raggiunsero, passi e risate, poi la voce di Skull.
- Ce l'abbiamo fatta ragazzi! Cazzo siamo liberi – esclamò poco prima di voltare l'angolo e trovarsi davanti quella scena terribile.
Calò il silenzio e lo sgomento di tutti i presenti, Konnor fissava i due ragazzi a terra senza riuscire a dargli un senso, come se non fosse reale. Jess era lì fra le braccia di Will e i suoi occhi spenti lo stavano fissando, erano tutti coperti di sangue e il rosso sentiva un peso al petto soffocante. Voleva dire qualcosa, fare qualcosa, ma non riusciva a pensare, come era potuto succedere? Si chiedeva, perché sempre i buoni pagano tutte le conseguenze? Jess era sempre stato gentile e allegro, un punto di riferimento per tutti, sempre pronto a lottare e ora era lì, a pagare per le colpe di tutti.
- Non voglio lasciarlo qui – disse alla fine Will rompendo il pesante silenzio.
- Conosco un tale -intervenì Jacek – ha delle celle per situazioni come questa, potete tenerlo lì e seppellirlo appena le acque si saranno calmate. Qui presto sarà pieno di poliziotti, dobbiamo andare via –
I ragazzi annuirono così aiutarono Will a sollevare il corpo del fratello e lo portarono fuori dal magazzino, dove il frugone con gli altri uomini di Jacek li stavano aspettando.
L'autista guidò nel silenzio più totale, nessuno riusciva a dire niente mentre Will stringeva il fratello fra le braccia, non fu un tragitto lungo, si fermarono in un quartiere della periferia e scesero di fronte ad una viletta singola molto anonima. Jacek bussò e dopo pochi minuti un uomo di mezza età apparve alla porta, guardò i ragazzi e capì immediatamente dai loro volti di cosa avessero bisogno.
- Può restare qui – disse – seguitemi –
Così Will scese dal furgone portando con sé Jess aiutato da Konnor, seguirono l'uomo dentro la casa e poi nella cantina, quel posto era enorme e somigliava tremendamente ad un obitorio. C'erano delle celle frigorifere ai lati della stanza con alcuni corpi lì, il rosso ne contò tre. Poggiarono Jess su un tavolo d'acciaio e l'uomo gli diede una sommaria occhiata.
- Me ne occuperò, lo pulirò e lo sistemerò in una cella. Ho un contatto al cimitero, quando la situazione sarà per voi appropriata organizzeremo la sepoltura –
Jacek gli allungò delle banconote e gli strinse la mano – ci faremo sentire –
Konnor poggiò una mano sulla spalla di Will che non distoglieva lo sguardo dal fratello – dobbiamo andare ora ... - era tremendamente desolato.
- Devo lasciarlo qui? – il biondo non aveva parlato direttamente con il suo amico, era più una domanda rivolta al cosmo e a se stesso. Doveva davvero lasciarlo?
- E' il posto più sicuro – rispose Skull – solo per un po', poi potrai seppellirlo –
Dopo l'ennesimo pesante silenzio Will riuscì a muoversi, nonostante sentisse il suo corpo pesare una tonnellata, e salì le scale uscendo dalla casa insieme al resto del gruppo. Jacek ricevette una chiamata e dopo un breve scambio di battute in polacco fissò i ragazzi con sguardo serio.
- I miei uomini si sono occupati del covo di O-Rei, hanno dato fuoco a tutto, non resterà molto per la polizia. Vi lasciamo in città ma disperdetevi immediatamente e mantenete un basso profilo – spiegò – vediamo cosa dicono i notiziari domani, se va tutto liscio vi contatterò per il corpo del vostro amico. È stata comunque una vittoria stanotte anche se a voi non sembra, anche io ho perso degli uomini ma abbiamo tutti conquistato ciò per cui abbiamo lottato. Non sono morti invano –
Skull annuì sapeva che quelle parole doveva dare conforto ma nel cuore dei ragazzi in quel momento non regnava altro che un enorme vuoto e tutti si chiedevano: perché non io?
Quando il moro rietrò a casa quella notte Laurell lo stava ancora aspettando sveglia, la trovò vicino la finestra e al solo guardare il suo viso la ragazza rabbrividì.
- Cos'è successo? –
- Li abbiamo sconfitti ... ma Jess ... lui – non riusciva a dirlo, Skull abbassò gli occhi mentre sentiva l'abbraccio della ragazza circondarlo.
- Sono felice che sei vivo – mormorò lei.
- Io no ... - ringhiò mentre le lacrime bagnavano il suo viso – è colpa mia, tutto quanto. Non sono stato un buon capo per loro, li ho esposti tutti. I miei amici ... li ho mandati a morire in una battaglia più grande di me, questa banda ... sono stato così superficiale e Jess ... è morto per colpa mia –
- Tutti commettono errori – disse lei dandogli un bacio sulla fronte – adesso sei più forte, tutti noi lo siamo e sosterremo Will, insieme ce la faremo. Quindi non crollare Chandler, resta in piedi per loro –
Lui annuì e si lasciò cullare dall'abbraccio di Laurell per qualche minuto mentre cercava di raccogliere le ultime forze che aveva per affrontare i giorni che si sarebbero succeduti.
Harley aveva l'immagine di Annie fissa in mente mentre bussava alla sua porta, aveva pensato a lei tutta la notte, mentre era circondato da proiettili e puzzo di sangue, pensava alla sua amata e se avesse avuto la fortuna di rivederla. Poi la morte aveva preso Jess e lui non potè che esserne sollevato, non avrebbe dovuto pagare il prezzo più alto quella volta, il diavolo aveva abbastanza anime all'inferno.
Quando Annie aprì la porta lui non attese che lei dicesse nulla, si lanciò sulle sue labbra e la strinse forte a sé, la ragazza non si ribellò. Fu invasa da una sensazione di totale gioia, quasi euforia, aveva pregato per tutti loro e in quel momento qualsiasi incertezza nei confronti di Harley era sparita. C'erano solo i sentimenti che erano sempre esistiti nel cuore della ragazza, il profondo amore che provava per il moro proruppe con prepotenza quando sentì le sue labbra sulle proprie. Lo aiutò a liberarsi dei vesiti sudici e spochi di sangue, gli occhi nocciola di Annie si mossero lungo il corpo del compagno alla ricerca di ferite ma sembrava stare bene.
- Ti amo piccola – mormorò lui continuando a baciare la ragazza – non ho intenzione di lasciarti mai più, chiaro? Voglio stare qui con te –
Lei annuì mentre si stringeva a lui e scivolava lungo le lenzuola, sentiva la bocca di Harley lasciarle una scia di baci sul ventre e sulle cosce.
- Ti darò quello che desideri – mormorò lui – ti amo così tanto, non permetterò a nessuno di dividerci –
- Solo tu puoi dividerci Harley – disse lei mentre sentiva il ragazzo farsi strada dentro di lei con un movimento lento – e se hai intenzione di farlo di nuovo, questa volta uccidimi ... -
Il moro fissò il volto candido di Annie e i suoi occhi intrisi di desiderio, questo non faceva più parte del piano, non l'avrebbe ferita ancora, sapeva chi era l'unica cosa importante nella sua vita. Aveva smosso il mondo per riaverla fra le sue braccia e se ne sarebbe preso cura per sempre.
Cloe era seduta a gambe incrociate sul grosso letto matrimoniale, era rimasta immobile ed in attesa per tutta la notte e lo stomaco non aveva smesso di fargli male nemmeno per un momento. Un dolore costante e lancinante che si univa al pessimo presentimento nell'animo della ragazza. Le lancette dell'orologio andavano avanti inesorabili e quando la porta di casa si aprì e si richiuse con un tonfo, il corpo di Cloe venne scosso da un brivido violento.
Il volto cereo di Will fece capolino dalla porta e i due si fissarono per minuti interminabili senza dire una parola. La ragazza sapeva cosa stava succedendo, il racconto nello sguardo del suo amato Will era chiaro, solo uno di loro era sopravvissuto quella notte. Toccava a Will andare avanti adesso, trascinarsi nell'esistenza senza la persona con cui aveva vissuto per tutta la vita.
- Non è colpa tua Will – disse con voce flebile la ragazza.
- Invece lo è, solo colpa mia – commentò l'altro – lui era migliore, meritava di essere qui –
Cloe si mise in piedi con estrema fatica, le gambe le tremevano e ogni passo era come sprofondare, sollevò le braccia poggiandole sul suo viso e inchiodò i loro sguardi.
- Mi sento morire – disse lei sforzandosi di trattenere le lacrime – ma posso andare avanti se lo fai anche tu, posso essere forte, posso prendere il resto della vita un secondo alla volta e convivere con la consapevolezza che non lo rivedrò ma solo se tu sei con me – chiarì mentre le lacrime avevano la meglio e grondavano lungo le sue guance – solo se ti avrò al mio fianco, ci sarai Will? O vuoi lasciarmi anche tu? Dimmelo adesso –
Il biondo passò le mani sui fianchi della ragazza e poi lasciò che si stringesse al suo petto mentre lui circodava le sue spalle con un abbraccio stretto, in quel momento lei era l'unico perno che gli impediva di sgretolarsi totalmente e svanire nell'aria. Di prendere la pistola che aveva nel comodino e raggiungere il fratello. Non poteva farlo, per tanto tempo lui e Jess avevano vissuto solo l'uno per l'altro ma adesso avevano Cloe ed entrambi si erano ripromessi di prendersi cura di lei.
Qualunque cosa accada, proteggi Cloe e rendila felice. Era questo il patto.
- Sono con te – disse il ragazzo – un secondo alla volta andremo avanti ... anche se non c'è più –
- Lui è qui, perché noi lo amiamo e ci ha reso felici, sappiamo che è esistito ed è stato importante – mormorò lei – ha degli amici che lo ricorderanno e a cui mancherà tantissimo ... Jess era vivo quindi non è scomparso per sempre, le persone vere non spariscono –
Quando Konnor entrò nel suo appartamento gli sembrò il posto più vuoto e inospitale della terra, non riusciva a togliersi dalla mente quello che aveva vissuto nelle ultime ore e cacciarlo via sotto il getto della doccia era pura utopia. Ci provò comunque, lavò il suo corpo con cura non potendo fare altrettanto con la sua mente, si cambiò i vestiti ma le immagini del covo di O-Rei gli passavano costantemente davanti agli occhi. Il sangue, le urla, i corpi ammassati, il pensiero che adesso stavano bruciando, poi Jess. I suoi occhi vuoti, il sangue sul suo petto, lo sguardo distrutto di Will e quello scantinato dove lo avevano lasciato, pieno di altri giovani morti troppo presto e in modo brutale.
Il rosso non riuscì a restare nel suo appartamento, si sentiva soffocare, assalire dal quelle immagini, così si mosse verso l'unico posto che ancora gli dava un senso di pace. Battersea Park era deserto come sempre e l'aria solenne non veniva turbata nemmeno in notti violente come quella. Raggiunse la Peace Pagoda e furono altri i ricordi e i ripianti che lo assalirono, sapeva di aver fatto la scelta giusta ma in notti come quella Yoru gli mancava terribilmente. Si sentiva smarrito e solo, il suo fardello adesso era una zavorra che lo trascinava in fondo all'oceano. Dentro di sé avrebbe voluto quegli occhi neri a salvarlo, quel viso fiero, avrebbe voluto sentirsi amato ancora una volta ma sapeva che quel peso avrebbe dovuto portarlo da solo.
Yoru non riuscì a chiudere occhio quella notte, Cloe le aveva detto che ci sarebbe stata la guerra e da qualche parte Konnor e gli altri stavano combattendo con ferocia. Non c'era nulla che lei potesse fare, non avrebbe fatto la differenza, non poteva aiutarli ma non riusciva nemmeno ad abbandonarsi semplicemente agli eventi. Così era rimasta sveglia a fissare il cielo in direzione di Battersea Park e a sperare con tutte le sue forze che il sole sorgesse presto e tutti quanti potessero vederlo.
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