Chapter 42 - The Distance
Nella foto: Akihiko Tadashi
Quando Konnor aveva ricevuto quello strano messaggio da parte di Shane aveva pensato al peggio,un'altra visita a casa sua da parte del Gould era tutto ciò che avrebbe voluto evitare, così si era diretto di tutta fretta verso il locale, un pub piuttosto comune, al centro di Chelsea. Che cosa ci facesse nuovamente Shane a Chelsea era una domanda a cui il rosso non aveva trovato risposta,almeno non fino a quel momento. Entrò nel locale e dopo un'occhiata sommaria intercettò il ragazzo, come sempre spiccava nell folla di avventori, non tanto per com'era vestito, ma per la sua aria da giovane maledetto nel bel mezzo di un conflitto interiore. Konnor portò gli occhi al cielo, ma si diresse stoicamente verso il tavolo. Era stupito, anche se in effetti se lo sarebbe dovuto immaginare, Shane intercettò lo sguardo dell'altro, caduto sui bicchieri vuoti davanti a lui e subito rise
- Sì, ho ripreso a bere e sì, sono stato sobrio soltanto per dieci giorni, vuoi aggiungere altro? Devo starmene zitto e seduto a sorbirmi qualche sorta di ramanzina o ti unisci a me e bevi qualcosa? -
Konnor sbuffò - Non sono dell'umore adatto per impartire lezioni di vita, soprattutto ad uno come te. Ne porti due, per favore! - Poi si rivolse al cameriere che subito tornò al bancone per preparare i drink.
Shane rise appena, divertito - Vedo che le cose girano di merda anche per te, spero che siano problemi così innocui da andar via con una bella bevuta -
- Esistono problemi del genere? Non per me - Konnor si passò una mano tra i capelli rossi - e poi perché mi hai dato appuntamento a Chelsea? Pensavo che questa parte della città ti avesse lasciato ricordi non troppo positivi -
- Perché sono un fottuto sorvegliato speciale! Devo rimanere sobrio ... emh, dovrei - Si corresse quello - comunque non posso farmi vedere in giro per i miei quartieri a bere, sono stato privato anche di questo piacere, insieme ad una serie di altre esperienze piacevoli che adesso mi stanno facendo rodere l'anima ... -
- Ancora niente con Kat? - Konnor capì di aver detto la parolina magica che subito fece incupire ulteriormente Shane
- E' proprio quello il punto! La situazione si evolve ma sempre in peggio - Shane rise a quel punto, nonostante non ci fosse ilarità sul suo bel volto cinico - a quanto pare adesso frequenta un altro. Ne sapevi qualcosa tu? -
Konnor scosse la testa - Per niente -
- Yoru non ti ha detto nulla? -
A quel punto fu il turno di Konnor di incupirsi e rimanere un attimo in silenzio
- Anche voi? - Shane rise forte stavolta - sto subodorando dei guai grossi, Konnor. -
- Non sono grossi! E' solo che ho parecchi casini a cui devo far fronte e in questi giorni ci siamo sentiti meno del normale, ma non è niente di grave. -
- Perché? E' successo qualcosa? - Shane appoggiò i gomiti sul tavolo per meglio protendersi verso il suo interlocutore che continuava a combattere una sorta di conflitto interno.
- No, ma sua madre mi detesta, alla fine sono andato a cena da loro e non è andata bene, per niente cazzo ... - Konnor stava cercando di mettere una pietra sopra, ma il tono duro della madre insieme a quelle parole continuava a tormentarlo - e adesso c'è questo tipo, il giapponese ... -
- Che tipo? - Shane era sempre più confuso e curioso.
- Il figlio di amici di famiglia! Sembra che debba studiare qui, ma vive a casa di Yoru -
- Wow, un colpo basso, un colpo davvero basso - Sussurrò Shane, sghignazzando appena - ma c'era da aspettarselo dopotutto, sei una di quelle persone che non rientra nel concetto di rispettabile -
- Ehi! -
- E non dico che sia una cosa negativa - Si affrettò ad aggiungere Shane, sempre allegro - solo che quelli come noi non saranno mai il tipo di persona che ogni genitore vorrebbe vedere accanto alla propria figlia. E' così che funziona, quanto meno io posso compensare la mia condotta amorale con un conto in banca a otto cifre ... -
- Dovrebbe essermi di consolazione questo? - Konnor sbuffò, aveva necessariamente bisogno di un altro bicchiere di qualcosa
- Cercavi una consolazione? Potevi specificarlo prima ... -
- Lascia perdere, so solo che questa situazione mi fa incazzare -
- Yoru non ha mai degnato nessun essere umano di una sola occhiata di interesse, tu sei l'eccezione, amico. Non credere che sia il tipo di persona che si innamora facilmente del primo che capita, almeno lei non lo è - Non come qualche altra, avrebbe voluto aggiungere Shane, ma si morse le labbra e decise di bere un altro sorso di scotch, Konnor non poté fare a meno di notare quell'espressione omicida impressa sul volto dell'altro
- Parli di Kat? Con chi esce? Lo sai? -
- Fare il suo nome lo renderà soltanto più reale - Ribatté subito il moro, inacidito. Non era possibile, aveva continuato a pensarci e ripensarci, ma ogni volta che andava troppo a fondo con la questione finiva per impazzire. Si chiedeva se fosse vero, ma che motivi aveva per dubitarne? I giornali erano tappezzati di foto loro, erano spesso insieme, sempre con amici, ma comunque insieme, mentre lui marciva al Bulgari, in quella dannata prigione perfetta e si logorava.
- Forse dovresti lasciare stare, Shane ... - Provò a dire Konnor, ma subito venne bloccato da un'occhiata truce dell'altro
- Lasciare stare? Perché? Lei mi ama! Non è finito un cazzo, era soltanto l'inizio quello ... -
- Ma le cose sono andate male, Shane ... - Gli fece notare ancora il ragazzo - non puoi continuare ad ossessionarti su questa storia, devi lasciare perdere per il momento, lasciale un po' di spazio ... credo che sia la cosa migliore, poi non è detto che le cose non si sistemeranno ... -
- E come? Ti è mai successo una sola volta nella vita di veder scomparire un fottuto problema senza che tu facessi nulla per farlo scomparire? Io no! -
Konnor portò gli occhi al cielo - Voglio soltanto dire che finirai per farti odiare seriamente se continuerai su questa strada, poi fai come ti pare, non sono qui per giudicare nessuno ... -
Shane aveva bisogno di un piano, si ripeteva, un dannato piano sottile ed efficace, uno capace di dare l'impressione che non stesse proprio complottando niente, mentre invece avrebbe continuato a stringere i suoi fili intorno a Kat, fino a quando le sarebbe stato impossibile fuggire. Ma adesso c'era quel pezzo di merda di Douglas e questo complicava tutto, inoltre Kat lo odiava, lo evitava, lo distrezzatava ... Come poteva uscire da quella situazione?
La pista di pattinaggio era gremita di gente, il freddo aveva portato con sé una ventata di entusiasmo quel pomeriggio, anche Kat si considerava soddisfatta dello shopping, nonostante uscire da sola non fosse particolarmente soddisfacente. Aveva lasciato alcuni audio di puro odio a Yoru, ovviamente erano diretti ad Akihiko, il tipo che l'aveva privata dalla sua amica. Kat decise di fermarsi ad uno dei numerosi stand di bevande calde, voleva concedersi una cioccolata prima di tornare a casa, faceva veramente freddo. Non era la sola ad aver avuto quella idea però, Gemma Vaussier si vedeva raramente in giro, sembrava quasi una donna comune, seppure bellissima, vestita in modo semplice, da jogging. Kat rimase un attimo perplessa, non sapeva come procedere con lei, fortunatamente fu la più grande a parlare per prima.
- Kat Westwood - Disse con un sorriso piuttosto statico sul volto - siamo tornate in Inghilterra, eh? -
- Salve, signora Vaussier. Beh, sì ... ho deciso che sarebbe stato meglio finire la scuola qui - Rispose la mora, visibilmente in imbarazzo. Quegli occhi freddi, quel sorriso altrettando gelido le ricordavano in parte tutte le cose peggiori che Shane racchiudeva nel suo animo.
- Bene, sei ancora il volto femminile dell'FM in fin dei conti, a meno che tu non decida di rifiutare ovviamente ... ti capirei se lo facessi, dopo quella spiacevole situazione con mio figlio, sono certa che troveremo una sostituta ... -
- No! Non voglio lasciare - Si affrettò a dire la ragazza nonostante l'altra non avesse fatto nulla per nascondere l'irritazione ed il dispiacere che quella risposta le aveva dato
- Bene, se ne sei sicura ci vediamo presto! - Un altro sorriso falso, poi la donna fissò l'ordinazione della ragazza - andrei piano con quella, bisogna che perdi qualche kilo a proposito. -
Kat non aveva più voglia della cioccolata, si sentì quasi mancare il respiro, che cosa aveva fatto per meritarsi un trattamento del genere? Come aveva anche soltanto potuto pensare che stare con Shane sarebbe stato possibile? Gemma la detestava, era stata così idiota da lasciarsi trascinare dal Gould in tutto quello, non aveva mai pensato un solo istante al loro futuro, a come sarebbe stata una volta usciti allo scoperto.
Kat quel pomeriggio, mentre tornava a casa, vide un altro volto conosciuto, era quello di Wright, accompagnato da una ragazza che frequentava il loro stesso liceo. Stavano passeggiando lungo il parco dietro Earl Terrace, il ragazzo si era subito affrettato a guardare altrove nel notare Kat venire dalla loro parte. La mora distolse lo sguardo di rimando, anche Wright sembrava essersi risollevato dagli scandali che li avevano coinvolti, soltanto lei continuava a doversi difendere da tutti per poter andare avanti nella sua normalità. Ma non poteva lasciare l'FM, aveva già dovuto abbandonare i suoi comitati, non poteva perdere anche quel pezzo di sé stessa, avrebbe dovuto imparare ad essere più forte di così, a non badare alle chiacchiere, né alle occhiate.
Quando tornò a casa il suo umore era sotto le scarpe, non poteva neanche annegare i suoi dispiaceri nel cibo dal momento che Gemma le aveva appena dato della ragazza in sovrappeso. Si chiese se fosse stato Shane ad insistere tanto per avere lei all'FM, probabilmente era andata così, sapeva per certo che Gemma avrebbe scelto una modella, in fin dei conti il mondo era pieno di ragazze più belle ed adatte, soprattutto dopo gli scandali che l'avevano coinvolta. Entrando nell'attico le sembrò di sentire una voce conosciuta, oltre quella della madre. Kat si stupì di trovare Douglas lì, evidentemente a suo agio, seduto accanto ad Eliza e intento a parlare.
-Kat, eccoti finalmente! Hai visite - Disse la donna, sorridendo appena verso l'ospite.
- Scusami, non ti ho avvertito, ma il mio cellulare è inspiegabilmente morto - Si giustificò lui
- Ciao Douglas - Kat era stata presa in contropiede, non immaginava una visita del genere, in quel momento voleva soltanto starsene da sola, anche se riflettere troppo era controproducente, lo sapeva.
- I Whitemoore sono di nuovo in città, immagino che tu lo sapessi! Se me lo avessi detto prima li avrei invitati qui a cena una di queste sere, invece domani devo rimettermi in viaggio. - Eliza sospirò appena
- Al momento i miei genitori sono tornati in California, hanno ancora alcuni affari da sbrigare, quindi facciamo la spola - Spiegò Douglas - a questo proposito visto che domani sei da sola e lo sono anch'io potremmo cenare insieme, ti va? -
Ancora una volta Kat rimase perplessa, ma fu sua madre a rispondere - Ecco, sarebbe carino. Quando sono via non faccio altro che preoccuparmi nonostante ci sia Alicia con lei, le farebbe bene uscire con i suoi coetanei ... - Soprattutto dopo quello che era successo, pensò la donna, ma ovviamente non disse altro
- Non sono una bambina - Si lamentò Kat - me la sono sempre cavata fino ad ora ... più o meno -
- Ma certo, lo so bene! Però un po' di compagnia è sempre ben accetta no? -
- Su, non farti desiderare troppo - Disse Douglas lanciandole un'occhiata divertita - ti vengo a prendere alle diciotto, fatti trovare pronta. Adesso devo proprio andare, è stato un piacere rivederla -
- Oh, non darmi del lei! Mi fa sentire vecchia, chiamami semplicemente Eliza! -
Kat portò gli occhi al cielo, a quanto pare Douglas era riuscito a far colpo anche su sua madre. Era assurdo.
Poi quello si mise in piedi e Kat lo accompagnò all'ascensore
- Sei proprio furbo tu, insinuarti così a casa mia ... -
Il ragazzo rise, divertito - Che c'è? Non è colpa mia se mi adorano tutti. -
- Quasi tutti - Gli fece presente Kat, guardandolo male
- Sempre di ottimo umore, vedo. C'entra qualcosa quella creatura adorabile di mia sorella per caso? Ho sentito dire che oggi ha preso il tuo posto da presidentessa ... -
- Non voglio parlarne - Ribatté subito la mora, le voci giravano in fretta a Kensington, soprattutto quelle che riguardavano la sua completa disfatta - e comunque chi ha bisogno di quegli stupidi comitati? Tra poco diventerò il volto femminile della FM, quindi tanto mi basta -
Douglas emise un fischio basso - Davvero? Hai accettato? Credevo che stessi cercando di evitare Gould il più possibile -
- Non mi importa di Gould! Anzi spero proprio che i photoshoot avverrano separatamente, ma anche se così non fosse ... sono superiore io. -
Era quello che le piaceva credere almeno, Douglas cercò di studiare il volto serio e deciso di Kat, chiedendosi ancora che cosa stesse cercando di fare con lei. Credeva che sarebbe stata una preda più semplice, solitamente erano le ragazze a fare la prima mossa con lui, ma la mora sembrava piuttosto poco propensa, era come se si fosse chiusa in un guscio di pura disillusione. Inoltre stavano iniziando i suoi primi problemi con Irina, le foto delle loro uscite erano su tutti i giornali di gossip, in realtà erano solo amici al momento, ma quella scusa non avrebbe retto per sempre, soprattutto considerando le sue vere intenzioni.
- Ci vediamo domani, sii puntuale -
Kat portò gli occhi al cielo per l'ennesima volta - E va bene -
- Cucinerò io personalmente -
- Oh mio Dio, avresti dovuto dirmelo prima, adesso non sono più tanto sicura -
Douglas rise e finalmente anche Kat si sciolse appena, stava per salutarlo con un cenno della mano quando il ragazzo fece un gesto del tutto inaspettato, si sporse verso di lei e la baciò sulla guancia. Kat rimase immobile, non c'era mai stato un contatto come quello tra loro due, era durato un solo istante, adesso Douglas era svanito dietro le porte dell'ascensore e si apprestava a tornare a casa.
Shane era tornato al Bulgari dopo la sua visita a Chelsea, se ne stava nell'enorme vasca della sua suite, intento a sorseggiare un bicchiere di champagne che era riuscito a introdurre di soppiatto, poi il cellulare squillò e con un gesto secco della mano lo prese
- Lawrence, che notizie mi porti? -
- Il signor Whitemoore ha appena lasciato l'edificio, vuole che lo segua ancora? -
Shane sentì l'amaro in bocca, ma quella volta non era dovuto all'alcol - No, torna qui. -
Era vero quindi, Douglas aveva iniziato a frequentare Earl Terrace, tanto da andare a trovare Kat perfino a casa. Shane si passò una mano sulle labbra, i suoi occhi grigi erano socchiusi in un'espressione allarmante, lei lo aveva avvertito ma lui si era sempre reputato troppo superiore a qualsiasi essere umano per poter comprendere la verità di quelle parole. Quei due stavano insieme ormai, Shane avrebbe dovuto prenderne atto, volente o nolente.
Il tempo quel pomeriggio era stato clemente, nonostante il clima rigido di Dicembre il cielo era sereno mentre Yoru e Akihiko si muovevano lungo le strade affollate di Kensington. Avevano girato diverse ore prima di decidere di fermarsi al parco vicino casa della ragazza, per sorseggiare del té su una panchina.
Nessuno dei due parlò per un po', Yoru fissava ostinatamente il cielo sopra di sé e pensava a quanto strano e inquietante fosse quella giornata così luminosa, come se fosse presagio di sventura. Distrattamente dava occhiate allo schermo del suo cellulare dove si stava affollando i numerosi messaggi di Kat, fortemente risentita per la battuta di Shopping mancato.
"Quel tipo mi puzza, Yoru"
"La prossima volta verrò con voi!"
"Chi si crede di essere per rapire la mia migliore amica in una giornata come questa??"
"Si è fatto una nemica potente, Kat Westwood non perdona"
E così via, tanto che la ragazza scosse la testa e smise di guardare, i suoi occhi si mossero distrattamente sulla figura di Akihiko e lo sorpresero a fissare il cielo. C'era uno strano velo che appannava i suoi occhi neri, la ragazza non seppe dire cosa fosse.
- Spero che il giro non sia stato troppo noioso, non c'è molto da vedere in questo quartiere – disse la bionda nel tentativo di riscuotere il ragazzo.
Quello si voltò il suo viso sembrava sorridente ma contemporaneamente aveva una patina che lo rabbuiava – è stato molto interessante, è così diverso dal Giappone. Devo dire che l'ambiente e le persone mi sembrano così ... distanti -
Yoru tacque per un momento riusciva a capire quella sensazione – devi ancora abituarti, ti sembra tutto nuovo ma con il tempo sparisce, quella sensazione -
- Davvero? Mi sembra che sia qualcosa che non ti è estraneo, anche se hai vissuto qui fin da piccola, riesci a chiamarla casa ? –
Altro silenzio da parte della bionda, non era un discorso semplice per lei, quella pressante sensazione di inadeguatezza le correva dietro come un fantasma per tormentarla nonostante gli anni trascorsi.
- Con le persone giuste questa sensazione passa – Disse alla fine.
Akihiko abbozzò un sorriso – mi sembri così diversa, mi chiedo quanto del tuo ricordo io abbia sostituito con delle mie fantasie. –
- Sono cresciuta, forse la Yoru che conoscevi si è evoluta –
- Eri determinata e distante, come la cima di un monte che si staglia dritta verso il cielo come se volesse trafiggerlo – mormorò attirado ancora a sé l'interesse della ragazza – quando posavi lo sguardo su qualcosa sembravi in grado di consumarlo, di divorare tutto ... una capacità che ammetto di aver invidiato molto. Eravamo solo dei bambini eppure non ci somigliavamo per niente, mi sentivo sempre irrimediabilmente indietro –
- Eravamo dei bambini, come hai potuto avere il tempo di riflettere tanto su di me? – Chiese Yoru sorpresa – qualche mese estivo è bastato? –
- Non è stato quando eravamo insieme che ti ho pensato, ma quando non sei più venuta alla villa ... - rispose sorprendendola – mi sono detto che avevi trovato la tua strada, che forse anche io avrei dovuto trovare la mia –
- Perché hai deciso di lasciare il Giappone? –
- Forse sono cresciuto abbastanza da poter affrontare il mio viaggio e comprendere quello che fin ora non ho capito, conoscere qualcosa in più su me stesso. Per questo lasciamo casa, giusto? Per vedere se possiamo camminare sulle nostre gambe – rispose con il solito tono pacato.
I loro occhi si incrociarono, nessuno dei due disolse lo sguardo per un bel po' finchè Yoru decise di riprendere la parola.
- Non ricordo molto di quelle estati né di noi da bambini, ma ricordo i tuoi occhi, ricordo che mi fissavi spesso e non dicevi una parola – mormorò.
Akihiko sorrise leggermente – penso che questa sia la prima volta che parliamo così tanto, ma ci tenevo a ringraziarti per avermi dedicato il tuo tempo –
- Non devi, quando avrai conosciuto delle altre persone, tutto questo ti sembrerà meno distante ... sono certo che troverai un tuo posto in questa città che ti farà sentire a casa – disse Yoru.
- Per te qual è questo posto? – Chiese il ragazzo – me lo mostrerai? –
La bionda dovette tacere nuovemente per qualche minuto, nella sua mente si formarono diversi pernsieri, notti fredde passate a percorrere le strade buie di quella città, senza sapere cosa cercare o dove dirigersi. Anni passati ad avere la sensazione di non trovarsi al posto giusto, di non essere vista per ciò che era ma solo giudicata dal suo involucro esteriore, ma alla fine aveva trovato qualcosa. Quei vagabondaggi l'avevano condotta in un luogo pericoloso e buio nel quale aveva trovato pace per la prima volta, aveva incrociato lo sguardo di qualcun altro e si era sentita compresa.
- Mi dispiace ma quel posto è un segreto – rispose alla fine dopo una lunga pausa – non posso affidarlo nelle mani di nessuno –
- Capisco –
I due si diressero verso casa alla fine rientrando per l'orario di cena, i coniugi Knowles sarebbero rimasti in casa ancora per pochi giorni prima di prepararsi a partire per un nuovo incarico.
La cena andò molto bene, Yoru notò che la madre ultimamente sembrava più serena e da quando Akihiko si agirava per casa loro aveva sul volto sempre un enorme sorriso. La bionda non credeva che Kat avesse ragione, le sue idee complottistiche su un possibile secondo fine di Akihiko le sembravano del tutto ridicole ma poteva capire quali fossero le speranze della madre. Doveva essere dolce per Midori il pensiero che la figlia potesse trovare nel giovane giapponese un compagno più adeguato, più vicino al suo mondo e ai suoi interessi. La speranza di un futuro più sereno e semplice lontano dalle insidie del mondo oscuro che aveva conosciuto, lontano dal pericolo, Akihiko, il suo nome significava Principe Luminoso, sembrava proprio una favola.
Prima di salire in camera Yoru decise di passare dal salotto dove la madre stava esaminando dei docurmenti, quando la donna si accorse della presenza della ragazza sollevò lo sguardo accennando un sorriso.
- Vai in camera tua tesoro? –
- Già ... volevo salutarti – disse la ragazza.
- Buonanotte –
- Un'altra cosa ... - aggiunse esitante – papà mi ha detto cos'è successo a tuo fratello, ho capito cosa tu possa aver pensato, quali ricordi Konnor ti abbia fatto tornare in mente e non farò la stupida illudendomi che tu non abbia capito. Probabilmente tutto quello che tu pensi di lui è vero, non sbagli a doverti preoccupare, ma ti chiedo di fidarti di me –
Lo sguardo di Midori si era fatto serio e velato dalla tristezza – non è di te che non mi fido Yoru, ci sono cose che vanno al di sopra della nostra volontà, della tua, della sua ... -
- Ma siamo esseri umani – la interruppe la ragazza – e siamo pieni di complicazioni, nonostante sappiamo quale sia la scelta logica ci facciamo sempre giudare dall'istinto. Non possiamo permetterci di trovare soluzioni semplici a problemi complicati, non possiamo –
- Sono tua madre Yoru, non posso permettermi di smettere di preoccuparmi per te –
- Cercherò di sistemare le cose, farò in modo che funzionino – continuò la bionda con tono serio.
- Non spetta a te decidere, in quel mondo i morti dicono l'ultima parola, il sangue mette la parola fine, il destino è cieco di fronte alle richieste degli uomini, non farà distinzione fra chi merita di vivere e chi no –
Yoru abbassò lo sguardo a quel punto, non avrebbe potuto ribattere a quelle parole, non conosceva il futuro, non poteva dire se davvero Konnor ce l'avrebbe fatta, se fosse stato libero o sarebbe morto provandoci. Capì che non era solo la madre che si crogiolava fra tenere illusioni, anche lei si era spesso lasciata andare a credere che loro ce l'avrebbe fatta, unicamente pensando che Konnor era uno dei buoni e non meritava di morire per gli errori di qualcun altro. Ma in fin dei conti la morte accoglieva tutti, il paradiso e l'inferno avrebbero riconosciuto i propri.
Quella notte la ragazza non riuscì a chiudere occhio, avrebbe volentieri incontrato Konnor, si sentiva inquieta e forse averlo lì accanto a lei l'avrebbe rassicurata, ma decise di attendere. Era meglio aspettare che i genitori lasciassero la casa in modo da poter passare quei momenti con il rosso con maggiore serenità. Yoru si era sollevata dal letto alla fine per dirigersi in cucina e prendere qualcosa da bere, fu in quel momento che sentì una brezza fresca per i corridoi della casa. Seguì il vento e quando arrivò davanti allo studio del padre si rese conto che la finestra del balcone era aperta, si accostò furtivamente e vide che Akihiko era fuori. Il suo sguardo era perso a guardare il cielo, il suo corpo era illuminato unicamente dalle luci dei lampioni e quella delle stelle che emergevano a fatica dalle nuvole.
La ragaza fu sul punto di indietreggiare e andare via, prima che potesse accorgersi di lei ma osservare le labbra del ragazzo muoversi la trattenne per qualche istante.
- Yoru wa kono sora ni mo yoidesu – disse chiaramente.
La notte è bella anche in questo cielo. Per un momento la ragazza pensò che stesse parlando con lei ma non era così, il moro restò immobile a contemplare il cielo senza distogliere gli occhi e lei a quel punto uscì rapida dalla stanza. Decise di tornare in camera fra le coperte e sforzarsi di riposare, sarebbe stata una lunga giornata quella che la attendeva, sarebbero state tutte giornate lunghe.
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