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Chapter 34 - The guilty party

Konnor avrebbe volentieri fatto a meno di quella serata ma i suoi amici lo avevano letteralmente trascinato fuori di casa per passare del tempo insieme al pub. Ridevano e chiaccheravano da un po', la banda era quasi al completo ma il rosso non si sentiva molto di compagnia quella sera, i suoi pensieri lo tormentavano.

- Sei fin troppo taciturno – osservò Skull – andiamo, smettila di rimuginare per cinque minuti –

- Sei preoccupato per la tua ragazza? – Chiese Cloe impensierita – ho sentito dire un mucchio di cose sulla sua amica, i media la stanno massacrando –

- Sono proccupato per molte cose – ammise il rosso e portò lo sguardo a incrociare quello di Will.

- Dobbiamo solo aspettare il momento giusto per colpire, andrà bene ... - Disse Skull liquindando la faccenda – per il momento ce ne stiamo buoni, l'occasione giusta arriverà –

- La fai facile tu – intervenne ad un tratto Cloe e i gemelli tremarono – tanto non è la tua vita ad essere in pericolo –

Il capo assottigliò gli occhi – tutte le nostre vite sono in pericolo, rischiamo tutti –

- Non direi che il loro rischio è uguale al tuo – insistette lei.

Il moro venne preso leggermente alla sprovvista – le avete detto il piano? Che diavolo vi salta in mente? –

- Pretendevi che non sapessi niente? Volete attaccare un gruppo di criminali armati e loro non dovevano dirmelo? – il tono di Cloe era furioso, nessuno a quel tavolo lo aveva mai vista così.

- Che cazzo vuoi da me, si sono proposti loro per farlo fuori, non venirti a lamentare con me! –

Uno scatto, rapido come un battito di ciglia, la ragazza si sollevò e colpì Skull in viso con uno schiaffo che gli infiammò la guancia e lo lasciò impietrito. Gli occhi di Cloe erano ricolmi di lacrime.

- Non le ... avevamo ancora detto ... - Disse a stento Jess – che avremmo ucciso noi O-rei –

Calò il silenzio e la ragazza non aspettò che si aggiungesse altro, si sollevò semplicemente e andò via dal pub, Will era rimasto immobile mentre il fratello fissava la scena preoccupato.

- Will, andiamo, dobbiamo parlarle –

Nessuna risposta, il gemello era ancora fermo, totalmente impietrito.

- Will!- lo incitò, tirandolo per la maglietta e facendolo sollevare – Andiamo!-

Quando i due ragazzi uscirono in strada trovarono Cloe a pochi metri dall'ingresso del pub, il suo viso era severo e teso, gli occhi umidi e teneva le mani a stringersi le braccia.

- Non volevamo tenertelo nascosto – Tentò di dire Jess attirando l'attenzione della ragazza.

- Invece sì - fu Will a intromettersi dopo quel lungo si lenzio – non prendiamoci in giro, avremmo preferito che tu non lo sapessi –

- Avevate promesso di non nascondermi più nulla, di non mentirmi – disse la ragazza – volete ucciderlo? Perché voi? -

- Perché non è la prima volta che lo facciamo e lo sai – rispose Will con il suo tono più brutale – e sai anche che se non ti va bene puoi lasciarci ma quell'uomo è troppo pericoloso, non può restare in vita –

- Hai detto che avete preso delle vite per salvare le vostre – cominciò Cloe avvicinandosi ai due – che non eravate stati fieri di averlo fatto ma che volevate sopravvivere. Io non so nulla di come sia avere un passato come il vostro, vivere per strada e credere che ogni giorno fosse l'ultimo! Ma sono qui per voi adesso e siete tutto quello che ho! Quindi non tagliatemi fuori come se non potessi capire ... -

- Hai fatto anche troppo per noi Cloe, hai accettato più di quanto fosse giusto – Will era serio – perché dovremmo accettare che tu porti anche questo peso? Non abbiamo fatto altro che complicarti la vita, meritavi di continuare a percorrere la tua strada senza due come noi –

- Voi due siete la ragione per cui continuo la mia strada – gli ricordò la ragazza e sfiorò la sua guancia con le dita – mi sono sentita persa e sola Will, credevo di non farcela, di non essere abbastanza forte da poter affrontare il mondo. Soltanto voi due mi avete sempre incoraggiato! –

- Dopo questa cosa abbiamo chiuso – disse prontamente Jess – sarà l'ultima cosa che facciamo per la gang, nessuno di noi vuole restare in questo mondo, cercheremo un'altra strada –

Lei sorrise – ne sono felice ... -

- Andrà bene, è una promessa ok? – Mormorò Will.

- Ok –

I tre si abbracciarono forte, scambiandosi un bacio, lei era terrorizzata ma non lo diede a vedere, voleva credere alle loro parole, convincersi che sarabbe andata bene, che alla fine sarebbero stati liberi e felici. Will manteneva sempre le sue promesse.


All'interno del pub intanto la tensione non era scemata, Konnor e Skull erano rimasti ai loro posti a fissarsi in silenzio.

- Hai una sorta di piano? – Chiese Konnor a un tratto – o vuoi piombare nel suo covo con gli elicotteri come nei film –

L'altro alzò gli occhi al cielo – Ci sto riflettendo e, pensadoci bene, avevo anche una soluzione che non contemplasse lo spargimento di sangue. Non il nostro almeno –

- Ti ascolto, sono proprio curioso – mormorò il rosso scettico.

- Voglio consegnare Harley –

Ci fu silenzio all'inizio, Konnor non era certo di aver sentito bene ma non vide incertezza negli occhi di Skull che lo fissava insistentemente.

- Stai parlando sul serio? – il ragazzo era stupito – se glielo consegnamo lo ammazzerano o peggio ancora ... -

- Sarebbe la soluzione a ogni nostro dannato problema! Guarda, è stata colpa sua fin dall'inizio! Non impara mai la lezione, stiamo rischiando una faida per nulla ... solo perché è annoiato e gioca a manipolare gli altri!- Sbottò il moro.

- Solo perché ti sei fatto abbindolare dalle sue cazzate non vuol dire che possiamo condannarlo a morte ... - Gli fece notare Konnor.

- Forse, oppure si tratterebbe solo di giustizia per una volta e sarebbe quello che si mertia dopo tutto il male che ha fatto –

- Magari lo sta scontando ogni giorno, la punizione per lui probabilmente è essere se stesso ... - Riflettè il rosso.

- Dovremmo metterla ai voti, dirlo ai gemelli ... -

Prima che il boss potesse aggiungere altro una figura catturò la sua attenzione, Laurell era appena entrata nel locale, era meravigliosa dovette ammettere il ragazzo dentro di sé con profondo rammarico. Non era sola ovviamente, una donna come lei raramente era senza accompagnatore, non conosceva il tipo ma sembravano parecchio intimi. Il quadretto non sfuggì neanche a Konnor che sospirò tentando di attirare l'attenzione dell'amico.

- Skull ... -

- Lascia perdere, è colpa mia ... - Disse a denti stretti il moro – abbiamo avuto una discussione e l'ho trattata male ... -

- Trattata male? Beh, non sentirti in colpa. Lei ti sputa in faccia da quando ti ha incontrato quindi non preoccuparti se sei scortese ... - Ironizzò.

Ma l'attenzione di Skull non era proiettata verso quel discorso ma lungo la sala, dove Laurell e il suo accompagnatore stavano ordinando da bere. Vide lo sconosciuto toccarle la coscia e lei sorridere amabilmente mentre gli sfiorava il viso con la punta delle dita, quella donna era capace di avvelenare le menti con poche mosse.

Il corpo del moro si mosse senza che lui dovette pensarci, si ritrovò a camminare verso i due con passo iroso, lei era ancora la sua ragazza e questo suonava sempre più come una condanna.

- Laurell – la voce di Skull era profonda e tradiva tutto il suo risentimento.

La coppia si girò e lei gli rifilò un occhiata infastidita.

- Lasciami stare Skull, sono stanca dei tuoi tira e molla, questa sera ho voglia di divertirmi –

Quella frase affondò come un coltello nel petto del moro , il suo corpo era rigido e fremeva di rabbia – andiamo a casa, dobbiamo parlare –

- Sono stanca delle tue chiacchiere ... -

- Laurell –

- Hey, hai sentito cos'ha detto la signorina – si intromise il tipo – fatti un giro, sta con me stasera –

Skull si mosse senza pensarci due volte e assestò un pugno sulla faccia di quello sconosciuto, tanto che quello si ritrovò a barcollare e poi cadere a terra. In un attimo l'attenzione delle persone nel locale fu su di loro, il moro non attese che l'avversario si rialzasse, si gettò e lo colpì ancora due volte in pieno volto. Il sangue cominciò a sgorgare dal neso e il labbro dello sconosciuto mentre altri urlavano e qualcuno stava chiamando la polizia.

- Che cazzo fai?! – Sbraitò la ragazza – Perché diavolo devo averti sempre intorno? –

- Sei la mia ragazza! Vuoi smetterla di comportarti come se questo non contasse un cazzo? – Urlò lui ancora più forte – perché devo amare una donna come te? Quale crimine avrò mai commesso per avere te come punizione? –

Ci fu silenzio a quel punto, lei non disse nulle e Konnor apparve alle spalle dell'amico, tirandolo via frettolosamente.

- Skull hanno chiamato la polizia, dobbiamo andare ... - Lo incitò – presto ... -

Così i due lasciarono il pub, correndo veloci lungo i vicoli bui di Chelsea, incamminandosi rapidi verso casa.

- Konnor –

- Lascia perdere – lo interruppe il rosso immediatamente – qualsiasi cosa tu voglia dire risparmiamela. Ti dico io una cosa: quella ti sta fottendo il cervello –

- Lo so ... - Sussurrò – Mi dispiace, vorrei essere abbastanza forte da riuscire a sbarazzarmene –

- Prima o poi sarai costretto a scegliere fra lei e la tua stessa vita – Disse Konnor – mi auguro tu faccia la scelta giusta, anche se non so se riesci a capire cos'è giusto e cosa no quando si tratta di lei –

- Tu l'hai fatto ... - Gli ricordò- avete chiuso e non ne hai più voluto sapere di lei, come ci sei riuscito? –

Konnor diede una leggera pacca sulla spalla dell'amico – Non ero innamorato. Non è colpa tua se non funziona Skull, questo ricordatelo –

Quando il moro rientrò nel suo appartamento quella sera era più stanco del solito, le nocche gli facevano male e pensò che avrebbe tranquillamente dormito per i prossimi due secoli. Il destino però aveva altri piani per lui, perché varcando la soglia del salottino, sul divano Laurell lo stava aspettando.

- Che ci fai qui? – Chiese il ragazzo incerti.

- Beh, la mia serata è rovinata – rise lei – sono la tua ragazza, giusto? Passo la serata qui –

Quello sollevò un sopracciglio – e da quando? –

Laurell si sollevò – lo sai che ho un debole per te quando fai il geloso e pesti degli sconosciuti per attirare la mia attenzione – rise – mi ecciti da morire.

Skull non si mosse anche se avrebbe dovuto spostarsi quando lei tentò di baciarlo, la lasciò catturare le sue labbra e alla fine lo condusse nella camera da letto. Mentre sentiva le mani e la bocca della ragazza sopra il suo corpo, il moro pensò che quella era una condanna alla quale non sarebbe mai sopravvissuto.


Kat non era riuscita a resistere, dopo un lungo mese di silenzio aveva preso quella chiamata, sentire la voce del padre era confortante come mai prima di allora, soltanto in quel momento aveva capito quanto gli fosse mancato per tutto quel tempo durante il quale aveva finto di stare bene.

- Tesoro, per qualsiasi cosa io ci sono per te. Sempre. Devi capirlo. Se hai bisogno di staccare la spina per un po' sai che puoi raggiungermi a Los Angeles, abbiamo una stanza tutta per te, Sophie sarebbe felicissima di averti qui ... -

Kat lo aveva ringraziato, ma qualcosa le aveva impedito di accettare, doveva essere il suo orgoglio, Yoru aveva ragione, non poteva andarsene in quel modo e mostrare la sua debolezza al mondo, doveva trovare la forza di rialzarsi e reagire o quella stanza sarebbe diventata la sua tomba.

Eliza guardò la figlia con un'espressione preoccupata ma allo stesso tempo fiera, Kat aveva indossato la sua uniforme scolastica e dopo tre giorni di clausura aveva deciso di tornare a scuola, ad affrontare i suoi problemi.

- Sono fiera di te, so che non sarà facile, ma cerca di non prestare orecchio a nessuno. - L'aveva baciata con un sorriso di incoraggiamento sulle labbra - faccio scendere i ragazzi della sicurezza allora -

Kat era tesa e pallida nonostante avesse cercato di sistemarsi come sempre, si era truccata di tutto punto e aveva lasciato i capelli sciolti eccetto per qualche treccia che le ricadeva sulle spalle. Doveva solo salire sulla limousine, pochissimi metri, continuava a ripetersi e così fece. Uscire fuori fu traumatico, i paparazzi erano ancora lì, i flash iniziarono a scattare, mentre gli uomini della sicurezza la tenevano alla larga dalla folla come la corazza di un guerriero pronto alla battaglia. Kat camminava a testa alta, senza guardare nessuno in particolare, aveva gli auricolari alle orecchie e ascoltava della musica rock ad altissimo volume. Vedeva quelle bocche muoversi, ma non sentiva quello che avevano da dirle.

La limousine nera si snodava elegante davanti ai suoi occhi, le venne aperto lo sportello e subito entrò nella sicurezza dell'auto, andando incontro all'abbraccio di Yoru

- Ce l'ha fatta, eh? - Rise la bionda, sciogliendosi da quell'abbraccio spaccacostole

- Mio Dio, questo è solo l'inizio. A scuola sarà un massacro, hai visto Wright? - Kat temeva quella risposta, sapere in che condizioni fosse il suo ex era un cruccio che la disturbava da troppo tempo

- Sì, non ha rilasciato interviste, sta sempre con il suo gruppo di amici ... non gli ho parlato. -

Kat rimase in silenzio, la detestava e aveva ogni ragione per farlo, poi c'era lui ...

- Shane vuole parlarti - Yoru era bravissima a leggerle dentro, la mora non se ne stupiva più ormai - l'ho visto ieri e ci ho parlato, è a pezzi, credimi. Dovreste provare a chiarire più avanti -

- E cosa c'è da chiarire? Ha distrutto tutto come sapevo che sarebbe successo! Che altro c'è da dire? - Kat non voleva parlarne - non voglio sentire il suo nome, non voglio vedere quel suo odioso viso, voglio solo che mi stia lontano. Diglielo se ti capita. -

- Kat, non voleva ... -

- Non voleva? - La voce della mora divenne stridula - non sono stata io a sbandierare ai quattro venti dove ci saremmo visti, Yoru. Io l'ho detto soltanto a te, perché tu sei l'unica di cui mi fido, ma lui ... che diavolo ha fatto lui? A chi lo ha detto? Doveva essere un segreto, eppure non gli è mai importato, non è lui quello che viene massacrato sui social di tutta l'Europa. -

Yoru sospirò profondamente, non importava quanto a lungo ci avrebbe provato, Kat era furiosa e niente di quello che lei avrebbe potuto dirle sarebbe riuscita a calmarla in quel momento. La mora sentì lo stomaco stringersi dolorosamente quando vide l'imponente facciata della Ashbourne incombere su di lei, la limousine frenò, Kat ebbe un tentennamento, il cortile era colmo di studenti.

- Kat, ci sono io con te. Non degnarli neanche di un'occhiata. -

La mano di Yoru era calda e morbida, ma la sua stretta salda e terribilmente confortante, la mora la strinse forte e insieme alla bionda trovò il coraggio di lasciare l'auto e immergersi nel caos mattutino della Ashbourne.

- Sei il mio cuore di leone dopotutto - Sussurrò Kat, cercando di non incrociare gli sguardi dei compagni.

La fissavano tutti, era come se un fantasma fosse sbucato in pieno giorno nel centro stesso del cortile della scuola, la vita sembrava quasi essersi fermata intorno alle due ragazze che continuavano a camminare impettite verso l'entrata.

- Rediviva ... che faccia tosta, fossi in lei cambierei pianeta -

I commenti cattivi non tardarono ad arrivare, Yoru strinse ancora più saldamente la mano dell'altra e iniziò a chiacchierare per cercare di sovrastare il resto - Quindi hai fatto pace con tuo padre, finalmente una buona notizia -

- Già e tu sei stata ancora una volta formidabile alla gara di qualificazione -

- Beh, avevi dei dubbi? -

Kat si ritrovò a ridere, finalmente un sorriso sincero apparve sul suo volto - Mai. Non sulle tue capacità che vanno oltre i limiti umani. - Poi si interruppe improvvisamente, eccolo lì, quello che più temeva, erano bastati pochi passi all'interno del corridoio scolastico per incontrarlo. Wright distolse lo sguardo con violenza, fingendo di non averla neanche notata, qualcuno dei suoi amici rideva maliziosamente, Kat sentì il suo viso andare in fiamme per la vergogna. Ma non era abbastanza, c'erano anche Tamara, Angie e Viktoria lì, la stavano fissando dall'alto in basso, come si farebbe con una forma di vita inferiore, la prima aveva scosso appena la testa e aveva parlato a voce alta, in modo tale che tutti la sentissero

- Non riesco più a rimanere qui, respirare la sua stessa aria mi da la nausea. - Kat era rimasta a bocca aperta, non riusciva a distogliere lo sguardo dal trio che adesso le dava le spalle

- Dobbiamo andare in classe - Yoru la afferrò per il polso - lasciale perdere, Kat. -

- I-io ... credevo che ... -

Kat non riuscì a terminare la frase, Shane aveva girato l'angolo e adesso era lì, a poco meno di un metro da lei, si era fermato improvvisamente, sorpreso almeno quanto lei di vederla. Si stava avvicinando in fretta, gli occhi dell'intera scuola erano fissi su quell'incontro.

- Vattene - Kat retrocedette - non abbiamo più niente da dirci -

Shane non era riuscito a parlare, i suoi occhi erano imploranti, rimasero fissi sul volto gelido della ragazza che si allontanava a passi svelti dal corridoio, seguita da Yoru che gli lanciò un'ultima occhiata carica di comprensione. Poi c'era Wright, la mascella rigida, i pugni serrati, era disgustato e furioso, rivedere il volto di Kat gli aveva fatto perdere la testa, la odiava e allo stesso tempo non sapeva smettere di amarla. Era uno stupido, lei l'aveva soltanto preso in giro, gli aveva mentito per chissà quanto tempo mentre la notte si faceva portare a letto come una dannata sgualdrina da Shane, il suo fottuto cugino! Lo stesso a cui Wright aveva raccontato i suoi problemi con Kat, si era confidato con lui e che cosa aveva ricevuto in cambio? Solo inganni. Adesso era lo zimbello della scuola, il povero ragazzo tradito e gettato via, quello che avrebbe sempre vissuto nell'ombra del cugino spietato e ambito. Non poteva permettere che finisse in quel modo, dovevano pagare e quel conto sarebbe dovuto essere molto più salato di quello attuale.


Shane non faceva quasi più caso all'enorme quantità di paparazzi che brulicavano intorno a lui, facevano parte del paesaggio ormai, non si riusciva ad allontanarli fintanto non avessero occupato una proprietà privata e la strada, purtroppo, apparteneva a tutti. Quando tornò al Bulgari era ormai pomeriggio inoltrato, si sentiva stanco e amareggiato, inoltre aveva un terribile mal di testa che lo tormentava da quel mattino. Kat non aveva voluto parlare con lui, Yoru lo aveva avvertito ma lui si era sentito quasi speranzoso quel giorno, chissà per quale motivo poi. Quando entrò nella sua caotica suite capì di non essere solo, Gemma Vaussier stava controllando l'armadio del figlio con occhio critico, sulle braccia portava alcuni completi eleganti che stava aggiungendo alla già numerosa gamma di abiti di Shane.

- Visto che i paparazzi ti danno la caccia potresti almeno indossare qualche capo della mia nuova collezione autunno-inverno, sarebbe dell'ottima pubblicità - Disse la donna a mo' di saluto.

Shane non aveva neanche la forza di ribattere, si sedette sulla sua poltrona - Quando hai finito chiudi la porta. -

- Certamente. Mi pare di averti avvertito riguardo il caos che Chad avrebbe portato con la sua venuta, non per niente è il mio primogenito. - La donna sembrava lievemente soddisfatta come sempre - la povera Kat è finita in un enorme tritacarne mediatico, pessima pubblicità per l'FM -

- Sì, l'FM è proprio la mia prima preoccupazione al momento - Commentò il figlio con un tono sarcastico.

- Dovrebbe esserlo, dovresti pensare più con la testa e meno con con quello lì - Ribatté lei, lanciando un'occhiata al cavallo dei pantaloni di Shane.

- Sarà per questo che non ne faccio mai una giusta. Hai finito? -

Gemma chiuse l'armadio e fissò il figlio - Sì. Un ultimo consiglio, va da tua zia, chiedi scusa alla tua famiglia per quello che hai fatto, sono certa che capiranno. Se la stella della giovane Westwood sta tramontando non ha senso che lo faccia anche la tua, sii scaltro, mettiti al riparo. Hai un futuro brillante davanti. -

- Togliti dalle palle, Gemma. Non farmelo ripetere - Ringhiò l'altro

- Vado. Sappi che ho fatto un po' di pulizia nella tua libreria - Il suo sguardo fu eloquente - se vuoi farti fallo fuori dal luogo in cui vivi, non lo hai ancora imparato? -

Shane era sul punto di distruggere qualcosa, odiava quella donna, era come veleno che ti entrava dentro e rendeva canceroso tutto ciò che toccava nel suo cammino. Era andata via finalmente, l'aria sembrava già più respirabile adesso, Shane andò a riempire un bicchiere di scotch, poi lo mandò giù sperando di distruggere quel senso di rabbia e impotenza che lo dilaniava da ormai troppo tempo.


Il giorno dopo Kat era quasi in sé, si sentiva più forte, più fredda di fronte alla cattiveria che continuava a ricevere attimo dopo attimo da tutti quelli che fino a poco tempo prima l'avevano ammirata all'inverosimile. Le sue ormai ex amiche non avevano perso il loro tempo a creare un nuovo gruppetto di cui lei non faceva più parte, andavano in giro per la scuola atteggiandosi come dive, ridendo al suo passaggio. Erano vipere, Kat lo aveva sempre saputo, ma non avrebbe mai pensato che un giorno la loro malvagità si sarebbe ritorta contro di lei fino a quei livelli. Il loro tavolo a mensa era vuoto e triste, Shane aveva fatto bene a non farsi vedere, così furono soltanto Yoru e Kat ad occuparlo, nella totale solitudine.

- Chi lo avrebbe mai detto che ci saremmo ridotte così ... - Commentò la mora

- Ehi, cosa vorresti dire? La popolarità non è tutto, anzi -

- Forse per te - Ribatté quella, affranta. Era uno schifo totale, adorava Yoru, l'adorava tantissimo, ma si sentiva comunque uno schifo - a me piace stare al centro dell'attenzione -

- Anche adesso lo sei, credimi - Le fece notare la bionda, Kat la fulminò con lo sguardo

- Come sei divertente ... -

- Dico solo le cose così come stanno, anzi non sei mai stata così tanto al centro dell'attenzione -

Kat non sapeva se ridere o piangere, nel dubbio iniziò a ridere insieme all'amica, uno dei pochissimi momenti di spensieratezza che aveva avuto fino a quel momento. Ma non durò molto, l'aria cambiò intorno a lei, uno strano brusio percorse l'intera sala mensa, il cellulare di Kat si illuminò.

- Che cosa diavolo ... - Yoru non ebbe il tempo di finire, i loro compagni iniziarono a ridere forte, altri erano troppo sconvolti perfino per farlo, continuavano a fissare i loro cellulari, poi Kat.

La ragazza raggelò, fu come se l'intero mondo le si fosse chiuso addosso per poi crollare intorno a lei. Quella foto ... com'era potuta finira alla stampa? Come diavolo era possibile? Era nuda, la sua quarta abbondante era in prima pagina, la sua posa sexy, con tanto di autoreggenti e tacchi a spillo era appena stata condivisa su tutti i social. Era la fine di ogni cosa.

- Andiamocene - Yoru la prese per un braccio, era furiosa, mentre l'amica non riusciva neanche a reagire di fronte a quel nuovo scempio - è un bastardo. Adesso ha davvero esagerato, quello non è un uomo, è una femminuccia che merita una cazzo di punizione.

Era stato Wright, quella era una foto privata, l'aveva mandato a lui qualche mese prima, era estate ed erano lontani, Kat aveva voluto fargli una sorpresa. Stava piangendo, i suoi compagni continuavano a deriderla

- Che puttana! -

- Ma non ti vergogni? -

- Chiudete quella bocca, siete soltanto feccia! - Yoru urlò alla folla di gente accalcata intorno a loro - vergognatevi, dovete soltanto vergognarvi. -

Presero il primo taxi che trovarono, Kat salì in macchina con il respiro mozzato e bollenti lacrime di pura vergogna che le riempivano gli occhi

- Perché? Perché lo ha fatto? - Stava tremando - i-io so che mi odia, ma credevo che ci fosse ancora qualcosa di b-buono ... -

Yoru era già al telefono - Devi denunciarlo, Kat. Provo a mettermi in contatto con un amico di mio padre, proverà a far sparire le foto -

- Che senso ha ormai? - Ribatté l'altra, in lacrime - le hanno viste tutti! Mi hanno vista nuda, tutti ... -

- Dovrebbero esserne felici, era l'unica occasione che avevano per vedere la loro donna dei sogni nuda. -

Kat non riusciva più neanche a respirare, ma non era finita, il cellulare continuava a illuminarsi, c'erano delle nuove foto e aveva talmente tanta paura di scoprire che cosa diavolo avrebbe visto questa volta. Non era più lei il soggetto della nuova foto postata, stavolta ritraeva Shane durante quello che sembrava uno dei suoi festini all'insegna degli eccessi. I volti degli altri ragazzi erano stati abilmente oscurati, mentre il suo sembrava risaltare come sempre, il tavolo era pieno di soldi e cocaina, Shane era piegato sulla polverina, intento a sniffare. Kat sentì il suo cuore stringersi, troppo dolore, nonostante tutto l'odio che provava per lui non avrebbe mai voluto vedere niente del genere.


Gli avvocati dei Gould parlavano concitatamente, la foto incriminante aveva fatto il giro dei social e Shane era appena stato accusato di uso di sostanze stupefacenti, il ragazzo era livido in volto, la rabbia per quello che stava succedendo era troppa e soprattutto sentiva di esserne il responsabile. Era colpa sua se Chad aveva avvertito i paparazzi, colpa sua se Wright aveva risposto in quel modo, passando quelle dannate foto alla stampa che adesso banchettava sui loro cadaveri come iene.

Era lui, era sempre stato lui, marcio come la madre, freddo come il padre. 

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