Chapter 31 - My Weakness
Konnor era più concentrato del solito nel pulire i ripiani della cucina del DOM, nonostante non ce ne fosse bisogno. Si sforzava di perdere più tempo possibile per evitare l'incontro con i suoi amici quella sera, cominciava a sentire l'aria intorno a loro irrespirabile. Proprio mentre si voltava a recuperare uno straccio notò la figura familiare di Skull che si era materializzata davanti alla porta della cucina.
Konnor lo fissò per qualcosa secondo – cosa ci fai qui? –
Il moro distolse lo sguardo brevemente – sono passato a trovarti, avevo la sensazione che non ti saresti fatto vedere al pub, volevo parlare –
- Parlare ... - ripeté quello irritato – di cosa esattamente? Credo di aver esaurito tutte le parole sugli argomenti che ti riguardano –
- Per favore - si ritrovò a dire il capo con un tono che il rosso non gli aveva mai sentito prima – non voltarmi le spalle, non abbandonarmi Konnor –
- Abbandonarti? E come potrei? Ci sono dentro quanto gli altri – continuò il ragazzo irritato.
- Sai cosa intendo, tu sei l'unico di cui possa fidarmi – mormorò.
- Mi parli di fiducia? Ed io, Skull? Di chi posso fidarmi io? – incalzò Konnor – hai una minima idea di come mi sia sentito? Del disgusto e del disprezzo che io sto provando in questo momento? – si mosse rapidamente e fronteggiò il ragazzo fissandolo dritto negli occhi, erano della stessa altezza – tu eri il mio migliore amico, ci conosciamo da quando siamo nati e mi hai tenuto segreto una cosa come questa, hai cospirato con quell'instabile psicopatico alle mie spalle! Alle spalle dei gemelli! Adesso mi parli di fiducia? –
- Non è come credi, io –
- Non lo è mai,non è vero? Tu commetti errori su errori eppure non dovremmo dubitare mai, dovremmo seguirti comunque, come se fossimo carne da macello – ringhiò il rosso – solo pezzi di ossa che compongono il tuo trono, il trono che stai costruendo per una donna senz'anima e non per te stesso. –
- Non è di questo che sono venuto a parlarti, lasciala fuori adesso! – protestò Skull.
- Allo stesso modo in cui i cinesi lasciano fuori Cloe e Yoru? – il moro sgranò gli occhi appena, Konnor gettò lo strofinaccio sul ripiano – esatto Skull, hanno cominciato a pedinare anche loro, persino Yoru, nel suo quartiere, sotto la sua fottuta finestra. Che mi dici di Annie? Quando cominceranno anche con lei cosa farai? Cambieremo argomento? –
Il capo tacque, la sua mente era pervasa da quei campanelli d'allarme ma non sapeva come gestire quell'emergenza e quella consapevolezza lo uccideva. Avrebbe dovuto avere tutto sotto controllo ma in realtà nulla era lontanamente alla sua portata, aveva commesso un grosso, fidarsi di Harley. Adesso lui sembrava totalmente disinteressato alle conseguenze del loro comportamento mentre a Skull era rimasto un'enorme voragine da tappare.
- Mi serve aiuto, non ... so cosa fare - quell'ammissione costò molto al moro, ma mostrarsi debole con Konnor non era qualcosa che lui si vergognava di fare, aveva sempre trovato un conforto nel rosso.
Alla fine il ragazzo abbassò lo sguardo era sempre dura osservare l'amico tanto orgoglioso in quelle condizioni di totale incertezza e paura – siamo dentro insieme, ne usciremo insieme. Cerca di non provocare altri guai e non affrontarli da solo –
- Mi dispiace ... -
- Lo so, anche se questo non è abbastanza, so che non avresti voluto il male di nessuno – sibilò il rosso a denti stretti – vedi di non contare molto su Harley come tuo braccio destro la prossima volta –
- Gli ho offerto dell'eroina, ce l'aveva lì fra le mani, io non mi sarei opposto se l'avesse tenuta ma me l'ha data, ha detto che non gli serviva – riferì Skull ricordando il loro dialogo in auto – cosa credi che stia macchinando? Perché non ha ancora ricominciato a farsi?-
Konnor dedicò a Skull una delle occhiate più sofferenti che il ragazzo avesse mai visto – non riesci proprio ad immaginarlo? Eppure è tutto così fottutamente prevedibile , è come guardare un film al contrario, parti dalla fine e risali fino all'origine. Siamo alla fine ma stiamo solo cominciando Skull, prima te ne renderai conto e meno gente si farà male. –
Quando Skull tornò a casa diverse ore dopo ed aprì la porta del suo piccolo appartamento trovò Laurell stesa sul divano. Era bella come sempre, con i capelli lungi e neri, gli occhi azzurri che trasmettevano più gelo di una bufera di neve, ma c'era altro in quella visione. Era la prima volta che il moro fissava quella donna che per lui era una dea e provava una vaga sensazione di disgusto, forse non proprio per lei ma per quello che significava per lui. Forse quell'orrendo sentimento era rivolto a se stesso e Laurell era solo l'espressione di una parte di sé che detestava. Lei era la sua più palese debolezza, il suo più grossolano errore, qualcosa così volgarmente alla vista di tutti che lui stesso non riusciva a guardare.
- Che diavolo hai? – chiese la ragazza sollevando un sopracciglio – hai un'espressione patetica –
- Pensavo ... - rispose quello vago, superandola per dirigersi verso il bagno.
- A cosa? Sembri un moccioso richiamato dalla maestra –
Non rispose a quella provocazione continuò a camminare, aveva decisamente bisogno di una doccia, sentì che la ragazza si stava muovendo per seguirlo, odiava essere ignorata.
- Che diavolo hai Skull? Hai forse parlato con il tuo amichetto Konnor? Scommetto che ti ha riempito di saggi consigli su come svolgere il tuo compito – ringhiò la mora – lui è solo un debole non dovresti prendere consigli da un tipo simile, vuole solo affossarti! –
- Cristo e quando te lo scopavi non era un debole?! – sbottò Skull voltandosi a fronteggiarla – quando ci stavi insieme tu andava bene? Cosa cazzo vuoi da me!? –
- Oh è di questo che si tratta? Ancora gelosia? – lei scosse la testa in un gesto di compassione che fece crescere l'odio nel petto di Skull – se l'ho mollato è perché non valeva nulla ... -
- Ed io valgo qualcosa? O siamo solo tutti uguali per te? Giocattoli da incasinare ... - allargò le braccia – guardati intorno Laurell, so che non te ne fotte un cazzo ma questo mare di merda coinvolge anche te, quando te ne curerai? Oppure ci tradirai? Dimmi la verità, quando mi pugnalerai alle spalle per il prossimo animale da addestrare? –
Lei scosse la testa disturbata e scocciata da quella conversazione – forse è meglio che me ne vada, la principessa è irritabile –
Lui la afferrò saldamente impedendole di muoversi – moriranno delle persone, di questo almeno ti importa? –
- A me ... non importa niente - ringhiò sciogliendosi dalla presa del ragazzo.
Sapeva adesso come sarebbe andata, normalmente lui si sarebbe precipitato a cercare di baciarla, calmarla, convincerla a restare, scusandosi per la sua debolezza e per questo Laurell rimase in attesa. Non successe però. I due restarono a fissarsi per un po' di tempo, rigidi l'uno davanti all'altra, nessuno dei due cedette di un passo. Poi la ragazza si mosse dirigendosi in salotto, prese la borsa e la giacca, non si voltò indietro o disse altro, semplicemente lasciò l'appartamento sbattendo la porta.
Skull era ancora immobile, sentì il tonfo dell'ingresso e solo dopo alcuni secondi fu in grado di muoversi nuovamente, scosse appena il suo corpo, come se avesse avuto un brivido di freddo. Poi cominciò a spogliarsi e si infilò sotto la doccia nel più totale silenzio e per la prima volta cominciò ad ascoltare il suono dei suoi pensieri. Basta bisbigli all'orecchio e tentativi di compiacere quella donna, solo la sua capacità di riflettere ed tirare fuori dai guai i suoi amici, era quello il suo dovere di capo.
La temperatura era drasticamente troppo rigida per stare all'esterno con solo un giubbotto di pelle, questo Harley lo sapeva, ma la sua ossessione bastava a scaldarlo, così anche quella sera di era trovato a fissare la pasticceria fino all'ora di chiusura. Aveva osservato il volto della sua bellissima innamorato che sorrideva e si destreggiava nel servire i clienti, aveva atteso pazientemente fino a quel momento. Ormai era tardi e l'orario di chiusura era finalmente giunto, era il suo momento di farsi avanti e dimostrarsi ancora una volta una presenza indispensabile e salvifica.
Quell'intenzione morì nella sua mente quando vide un altro uomo varcare la soglia del negozio, era lui, quel tale che girava intorno alla sua adorata ragazza, quel James. Li osservò per qualche secondo mentre sorridendo si dirigevano fuori, vide Annie chiudere la saracinesca e poi gettare lo sguardo distrattamente nella sua direzione. I due si fissarono per qualche istante ma Annie distolse immediatamente gli occhi, come a voler far finta di non vederlo, questo procurò una fitta al petto del ragazzo. Lo sterno di Harley si contrasse in modo prepotente e doloro, si mosse senza avere un piano prestabilito, si limitò a raggiungere la coppia cominciando a seguirli. Vide James sorridere mentre le mormorava qualcosa e spostare un suo braccio sopra la spalla della ragazza che si strinse meglio a lui.
Quella visione fu l'ennesimo affronto che il moro non potè sopportare, così allungò il passo e parlò abbastanza fa farli voltare.
- Annie! – chiamò.
La ragazza sobbalzò appena, come se quella voce l'avesse scottata, non riusciva neanche a guardarlo, si limitava a tenere gli occhi in basso.
- Che diavolo stai facendo? Mi prendi in giro? Con uno del genere? – il tono di Harley tradiva sconcerto e sofferenza, due sentimenti che fecero comunque breccia nella mente della ragazza anche se lei si oppose.
- Lasciami in pace – replicò lei.
- Sai benissimo che è solo un ripiego scomodo! Una cazzata che ti ha messo in testa Konnor, tu non hai bisogno di uno così! Tu vuoi me! –
- Annie ... - si intromise James – andiamo, la mia macchina è qui vicino, lascialo perdere –
- Sta zitto tu! Non intrometterti! – ringhiò il moro facendo qualche passo verso la rossa che lo fissava con espressione confusa e spaventata – vieni con me, ti accompagno io a casa –
- Lasciala stare – protestò ancora l'altro – non capisci che le stai rovinando la vita? Mi ha raccontato tutto di te Harley, non capisco cosa tu stia ancora a pretendere qui! Lasciala vivere in pace! Se la ami, riconosci il fatto che si voglia rifare una vita lontano da te –
Quelle parole trafissero il cervello del moro come una lama, il suo corpo si gettò fuori controllo su quello di James, spingendolo contro il muro. La mano di Harley saettò alla sua cintura tirando fuori il coltellino a serramanico che portava sempre con sé. Puntò la lama contro la gola del suo avversario sibilandogli all'orecchio.
- Cosa cazzo ne sai tu dell'amore? Quello che io provo per lei non mi lascerà mai libero e non libererà lei, di te invece sarebbe semplice sbarazzarsi! –
- Harley! –
La voce severa di Annie portò il ragazzo a voltarsi, incrociò lo sguardo della rossa ed i suoi occhi erano lucidi per le lacrime, il viso arrossato.
- Lascialo andare immediatamente! – il suo tono non tradiva paura o dolore, era solo tremendamente duro.
Harley fece come gli era stato ordinato, si scostò rinfoderando il coltello, accennò qualche passo per avvicinarsi a lei ma quella retrocedette immediatamente.
- Non venire qui, voglio che tu te ne vada –
Il brucione nel petto del moro crebbe ancora – Annie ... stai solo vivendo un illusione ... -
- Si tratta della mia illusione, della mia vita e voglio che te ne vai, sparisci ... -
Il corpo del giovane cominciò ad avanzare, ignorando la richiesta della ragazza di stare lontano, si accostò a lei e Annie assunse una postura rigida e contratta mentre le mani fredde di Harley le sfioravano il viso.
- Sei così bella ... - mormorò con una voce che sembrava venire dall'aldilà – senza di te ... io muoio ... tu sei la mia vita, Annie ... dimmi, vuoi uccidermi? –
- E' passato il periodo in cui mi importava se tu fossi vivo o morto, fai quello che vuoi – la rossa si voltò spostando l'attenzione su James, gli si affiancò e cominciò ad allontanarsi da Harley.
Il corpo del moro era rigido ed il suo sguardo affilato mentre vedeva i due allontanarsi – se muoio io, muori con me piccola ... - sussurrò fra sé, poi si strinse nella giacca e cominciò a percorrere la familiare strada lungo i vicoli di Chelsea.
Quando i gemelli rientrarono in casa trovarono ancora la luce accesa in camera da letto, Cloe era distesa sul letto intenta a leggere un libro, quando li vide lo chiuse e dedicò ad entrambi un sorriso luminoso.
- Sei ancora sveglia? – chiese Jess andando a sdraiarsi accanto a lei – non hai una prova domani? Dovevi andare a dormire presto –
Il volto della ragazza si tinse di imbarazzo – si lo so ... ma ecco, voi non eravate ancora rientrati, si era fatto tardi, ero preoccupata, così –
- Non è compito tuo preoccuparti – la interruppe Will con tono severo.
Jess dedicò al fratello un'occhiata furente – non essere scortese –
Ma l'altro non lo stette a sentire, niente sembrava alleviare il nervosismo di Will in quell'ultimo periodo, Cloe lo sapeva ed infatti non fece caso a quel tono sgarbato. Il biondo seguiva la ragazza ovunque negli ultimi giorni, a lezione, a fare la spesa, persino quando andava in giro a fare le sue fotografie. Non la lasciava mai, con il timore costante che qualcuno potesse nuocerle, rapirla, Will era diventato profondamente paranoico.
- Va tutto bene, Jess – disse la riccia con il solito tono pacato – siete a casa adesso ... -
- Cerca di non prenderti pensiero per noi, abbiamo tutto sotto controllo – riprese Will con lo stesso tono ammonitore, aveva voglia di prendersela con qualcuno quella sera era evidente.
- Preoccuparmi è un mio diritto e lo faccio quanto mi pare e piace William – replicò Cloe incrociando le braccia sul petto.
- Siamo perfettamente in grado di badare a noi stessi ed a te! Quindi vedi di pensare alle tue cose –
- Will! – si intromise il fratello – Cristo la vuoi piantare! –
- E' di questo che mi preoccupo di più ... - disse ad un tratto Cloe ammutolendo i gemelli – ho paura e mi preoccupo del desiderio che hai di proteggermi e sistemare le cose, cosa avete in mente? –
Entrambi fissavano la ragazza totalmente in silenzio, la tensione cresceva nei loro corpi ma non potevano confessare quello che da giorni tentavano di nascondere persino dalle loro menti.
- Cosa vi hanno chiesto di fare? – continuò Cloe ancora con maggiore precisione nella domanda.
- Smettila ... - la risposta di Will fu appena un sussurro.
- Lo voglio sapere - gli occhi della ragazza erano intrisi di lacrime e tristezza.
- No, Cloe ... - anche Jess era in difficoltà.
- Dovete fare del male a qualcuno? Come è successo in passato? –
Il silenzio nella camera era assordante, i corpi dei gemelli erano ancora rigidi e sembravano due statue a cospetto della ragazza. Lei si ritrovò a serrare le mani a pugno, totalmente pervasa da una profonda rabbia e frustrazione.
- E' solo un vigliacco Skull –
- Lascia perdere – Will non la guardava.
- Non dovreste farlo, che se li risolva da solo i problemi – insistette lei.
- Ti ho detto di starne fuori e basta Cloe, se la situazione non starà più bene, quando sarà finita sei libera di andartene per la tua strada –
Will non avrebbe mai voluto dire quelle cose, ferire la sua adorata in quel mondo, ma non cedette, si voltò ed uscì dalla camera e poi si diresse anche fuori dall'appartamento. Jess si accostò a lei, cingendole le spalle con un braccio.
- Devi perdonarlo, sai com'è fatto. Lui odia questa situazione quanto te, ma le cose sono troppo complicate per avere una soluzione semplice. –
Svariate ore dopo quando ormai i due si erano messi a letto un rumore alla porta fece notare ad entrambi il ritorno di Will, il ragazzo si mosse in silenzio e si tolse i vestiti. Si infilò nel grande letto occupato dagli altri due e si accucciò al corpo di Cloe che stava in mezzo. Lei lasciò che il biondo si stringesse, lo sentì baciarle il collo spostare le labbra al suo orecchio.
- Riesci ancora ad amarmi? – chiese in un sussurro.
- Certo che ti amo –
- Riusciresti ancora ad amarmi? –
Ci fu silenzio all'inizio ma poi la risposta giunse chiaramente - solo se vorrai che io lo faccia ... -
Il jet privato dei Gould sarebbe ripartito a breve, Shane si stava concedendo un secondo bicchiere di scotch dopo una lunga giornata trascorsa in conferenza con i soci dell'FM, aveva anche dovuto rilasciare qualche intervista insieme al padre e soltanto a quel punto sarebbe potuto rientrare in Inghilterra. Erano stati due giorni terribilmente pieni e la sua totale mancanza di organizzazione non aveva aiutato, era partito di tutta fretta dopo le chiamate insistenti del padre e non aveva neanche avuto il tempo di capire che cosa stesse succedendo. Dopotutto l'FM era anche un suo problema e in quanto membro del consiglio dell'azienda, nonché perfetto esempio di quella nuova generazione a cui FM si rivolgeva, non poteva sottrarsi ai suoi obblighi.
Ma Shane adesso aveva altro a cui pensare, un sorrisino malizioso increspò le sue labbra quando riaccese il cellulare e non trovò nulla di nuovo, aveva notato un certo silenzio da parte di Kat, qualcosa gli diceva che probabilmente si sarebbe aspettata una sua chiamata in quegli ultimi giorni.
Pensò a quella notte speciale e poi alla mattinata successiva, al suo profumo delizioso, a quella pelle morbida che si muoveva sulla sua, alle sue labbra carnose e perfette ... alla soddisfazione smodata che aveva provato dopo aver avuto la sua prima notte con Kat. Dopotutto valeva la pena tornare a casa per trovare lei ad attenderlo.
Kathleen Westwood sedeva intorno alle sue amiche, una pila enorme di album scolastici riempiva il grosso tavolo della biblioteca, ancora una volta dovevano occuparsi della rimpatriata di quelli che erano stati i volti più di successo che la Ashbourne aveva avuto negli ultimi trent'anni. Nel frattempo aveva raggiunto un nuovo, forzato equilibrio, Kat non controllava il cellulare da quella mattina ormai, lo aveva riposto nel fondo della borsa e aveva deciso di mettere una bella pietra tombale su Shane Gould, scomparso da ormai due giorni interi. Ma non era scomparso, Kat lo aveva visto ovunque, sfogliando i giornali, facendo zapping alla tv, l'FM era ovviamente il posto in cui Shane Gould era ancora più presente che mai, così aveva scoperto che era partito per New York, ma aveva dimenticato di comunicarglielo o farsi sentire in alcun modo.
- Solo Gould può permettersi di perdere due interi giorni scolastici alla settimana senza che nessuno gli dica niente ... - stava commentando Tamara, le sue dita sfioravano annoiate lo schermo del cellulare su uno dei tanti social, il volto di Shane era ovunque.
- Cazzo, che invidia. E' perennemente in giro per il mondo, non ha neanche vent'anni ed è già famoso ovunque. Va a ruba come il pane! E' così speciale? - Angie sembrava confusa - beh, è sicuramente bellissimo, affascinante, ricco ... -
- E' soltanto un idiota di merda - Kat non si trattenne più, lo detestava e odiava ancora di più sé stessa per essere caduta in quel dannato tranello ordito dal Gould. Ed era davvero un bene che non fosse ancora tornato a scuola, non riusciva ad immaginare le battutine che si sarebbe dovuta sorbire quando fosse riapparso.
- Credevo foste amici voi due, siete nello stesso gruppo da una vita - Viktoria diede voce a quel pensiero condiviso - ha fatto qualcosa di spiacevole? -
- Il fatto che esista è già spiacevole di per sé - disse Kat, rabbiosamente. Poi si sollevò da lì, era già tardi e lei avrebbe dovuto passare a prendere i dolci con i quali si sarebbe strafogata durante il post serata. Non aveva voglia di pensare anche alla linea o ai brufoli, meritava i dolci del Polo. Li meritava in quanto giovane ragazza dal cuore infranto.
Kat era salita sulla sua limo con passo svelto e deciso, i bei viali di Kensington si snodavano intorno a lei, battuti da una leggera pioggia che appanava lievemente il finestrino dell'auto. Poi sentì una scossa sulle gambe, il suo cellulare stava vibrando all'interno della borsa. Kat sbuffò, era certa che fosse sorto un qualche problema per l'organizzazione, era quasi sul punto di lasciar perdere la chiamata quando capì che almeno per quella volta si era sbagliata.
Kat rimase impietrita, subito il suo cuore prese a martellarle nel petto, Shane la stava chiamando ... dopo due lunghi giorni di silenzio Shane Gould la stava chiamando. Il volto sorridente e malizioso di Shane si illuminava a oscurava, accompagnato dalle leggere vibrazioni, la mano di Kat si stava muovendo automaticamente, tutto il suo corpo fremeva per rispondere a quella chiamata, ma la sua mente glielo impediva o quanto meno voleva provarci.
- Dannazione ... - sibilò tra le labbra, non riusciva a non cedere a quella tentazione, neanche il suo orgoglio era così forte da permetterle di gettare il cellulare in borsa e far finta di niente. Non poteva. Non era forte abbastanza.
La voce di Shane era bassa e carezzevole quando Kat portò il telefono all'orecchio - Credevo che non avrei mai avuto risposta ... - poi lo sentì ridere appena, con quel fare flirtante, tipico di Shane.
Kat si intimò di non perdere la calma, non si sarebbe mostrata furiosa con lui, non gli avrebbe dato quella soddisfazione.
- Hai chiamato per qualche motivo in particolare? - chiese seccamente, venendo subito meno al suo proposito.
Shane rise appena - Uh, quanta furia omicidia, piccola Kat. Il motivo è chiaro, avevo voglia di sentirti, dolcezza. Poco fa ho realizzato che probabilmente non mi avresti mai richiamato dopo la nostra lunga notte di passione travolgente ... -
- Ce ne hai messo di tempo. Due giorni per l'esattezza - la voce di Kat era tagliente, ma sentirlo era già fin troppo bello per essere vero. Il cuore continuava a battere all'impazzata, era il dannato effetto Gould quello.
- Beh, sono stato parecchio impegnato. Oltretutto anche tu hai delle belle dita che puoi usare per comporre il mio numero. -
- Forse non avevo voglia di sentirti invece! E poi da quando in qua deve essere la donna a chiamare per prima? - ribatté la ragazza, punta sul vivo. Non poteva rigirare la frittata in quel modo, non stava a lei chiamarlo per prima, dannazione.
- Non importa, non avremmo avuto tempo per del sesso telefonico purtroppo, ho avuto troppo da fare. Ma ti do una buona notizia : Stanotte tornerò in città, fatti trovare a casa, ho un regalo per te -
- Non voglio proprio nulla da te- ribatté immediatamente Kat - e poi che diavolo vieni a fare a casa mia? -
Shane rise - Ho bisogno di aggiornamenti sui compiti e poi ... chissà ... fossi in te non rifiuterei. -
Kat avrebbe voluto soffocare quei brividi di desiderio che le cosparsero la pelle, ma quella voce e quella risata bassa, così provocante. Come avrebbe potuto rimanere impassibile a tutto quello? Adesso era del tutto consapevole di cosa significasse stare con Shane, conosceva i suoi baci, il suo tocco perfetto e magico, sapeva cos'era capace di fare con la sua mente. Non poteva rinunciare a lui.
- Andiamo, ti porto via con me ... non ci vedrà nessuno, i paparazzi credono che sia ancora in America, sarà uno dei pochi momenti in cui non dovremmo preoccuparci di nulla -
- Ti saresti dovuto far sentire prima! - Kat lo aveva detto, non era riuscita a trattenersi - non puoi chiamarmi adesso e pretendere che tutto vada bene, perché non è così. -
- Tesoro, dai. E' tutto piuttosto nuovo per me se non lo hai ancora capito. Non sono abituato a questo, non ho mai richiamato nessuno in vita mia, a parte il mio spacciatore, tanto meno so come comportarmi in una situazione singolare come questa ... potrò anche essere ineccepibile a letto, ma non ho mai avuto una relazione e di certo non ero io a chiamare le mie conquiste dopo una notte di passione. -
- Beh, visto che questa tua tradizione sta ormai tramontando sappi che da ora in poi le cose saranno differenti e che forse dovresti cominciare a pensare non solo a te stesso - ribatté Kat, non voleva immaginare altro, sentirlo parlare delle sue conquiste la disturbava enormemente. Come aveva potuto ridursi in quello stato?
- Vuoi che ti chieda scusa? Mi farò perdonare stasera, te lo prometto. - poi Kat sentì altre voci, Shane sbuffò - Stiamo per partire, devo salutarti, dolcezza. A stasera, allora. Non metterti niente di troppo complicato da slacciare, non vedo l'ora di vederti nuda. -
- E invece no! Shane, non osare presentarti a casa mia! Non sarò da sola, ok? - insistette la ragazza.
- Allora parlerò di nuovo con Konnor, mi farò consigliare un'altra di quelle bettole che sembra conoscere così bene, mi farò sentire io ... - Shane parlava con voce carezzevole e Kat non ebbe il tempo di aggiungere niente perché un attimo dopo la chiamata si concluse.
Kat era irritata, il suo viso bollente per l'imbarazzo ma allo stesso tempo c'era quella fantastica sensazione di sollievo che si faceva strada in lei, finalmente Shane l'aveva chiamata, voleva rivederla. Quella morsa che aveva avuto al petto fino a pochi minuti prima si stava già sciogliendo e quando entrò al Polo aveva un nuovo sorriso stampato sul volto.
C'era un assortimento spaventoso quel pomeriggio, Kat era felice di poter rimandere la sua serata all'insegna di film depressivi, dolci ipercalorici e piagnistei in favore di qualcosa di molto più divertente. Prese anche i preferiti di Shane, i dolci al tiramisù, lui ne andava pazzo sin da bambino e Kat aveva sempre fatto attenzione che non mancassero mai a casa sua.
- Kathleen Westwood? -
Dopo aver pagato stava per lasciare il locale si voltò verso quella voce conosciuta. Chad Gould stirò le labbra nel suo solito sorriso affascinante, piuttosto simile a quello del fratello minore, poi le andrò incontro.
- Ehi Chad - Kat allungò la mano verso quella del ragazzo - quanto tempo ... -
- Decisamente. Non ti ricordavo così ... - Chad sembrò pensarci un attimo mentre il suo sguardo scorreva lungo il corpo di Kat che provò subito un pizzico di imbarazzo - cresciuta. Ovviamente è un complimento. -
La ragazza rise, cercando di smorzare la tensione - Anch'io ti trovo bene - non sapeva cosa aggiungere, le occhiate del Gould erano fin troppo penetranti, in qualche modo le ricordavano ancora una volta quelle di Shane.
- Dovresti passare al Bulgari una sera di queste, suppongo che a mio fratello non dispiaccia. Ho visto quel bellissimo quadro che ha appeso in stanza ... -
- Quale quadro? - chiese Kat, confusa
- E' un tua foto, credo l'abbia presa ad un'asta -
E così ce l'aveva lui alla fine! Kat cercò di nascondere la sorpresa che dovette riflettersi sul suo viso - Oh, sì ... quella foto! L'evento era stato organizzato da vostra madre, Shane voleva soltanto fare un'offerta come tutti gli altri -
- Ma certo, anch'io sarei stato pronto a pagare qualsiasi prezzo per averla, è davvero bellissima, ma dopotutto il soggetto lo è - Chad sorrise ed ancora una volta i suoi occhi scuri si illuminarono di una luce piena di malizia - mi rincresce sapere che con mio cugino Wright non è andata, ho sentito i miei zii parlarne giusto ieri -
Kat rimase impietrita, non voleva parlare di Wright, non con Chad, non quando quel suo sguardo si faceva sempre più penetrante. Che cosa poteva aggiungere? Non conosceva così bene il maggiore dei Gould per poter fingere di chiacchierare del più e del meno senza sentirsi in imbarazzo
- Beh, non era destino tra me e Wright evidentemente -
- Direi di no, sono certo che puoi avere di meglio - commentò Chad ancora con quel sorriso impresso sulle labbra - mio cugino, beh è un bravo ragazzo, forse anche troppo, c'è a chi non piacciono proprio i bravi ragazzi ... -
- Non è il mio caso. - ribatté prontamente la ragazza, voleva andare via da lì immediatamente - oh, si è fatto tardi, devo tornare a casa. -
- Scusami, non volevo trattenerti qui - Chad sembrò scuotersi appena - allora ci conto, una di queste sere mi piacerebbe farci un giro insieme -
Kat provò ad abbozzare un sorriso, avere a che fare con uno qualsiasi dei Gould poteva essere un trauma, ma adesso la situazione le stava decisamente sfuggendo di mano. Perché Chad si stava comportando in quel modo? Non le sembrava poi così cambiato dall'ultima volta in cui l'aveva visto.
E poi pensava a quelle parole, a Shane che aveva comprato la sua foto e che teneva in bella mostra nella sua stanza al Bulgari, ma era dannatamente rischioso, perfino Wright avrebbe potuto vederla casualmente proprio come era successo con Chad. Cosa avrebbe pensato a quel punto?
Quando Chad rientrò al Bulgari Shane era rincasato da appena qualche minuto. Si stava occupando di Jessicah e del suo pasto disgustoso, una mansione che richiedeva uno stomaco di ferro. Chad portò gli occhi al cielo
- Non potevi prenderti un cane come il resto dei comuni mortali? -
Shane rise appena - Suppongo che i miei gusti non siano neanche paragonabili a quelli degli altri comuni mortali - poi fece l'occhiolino - dove sei stato? -
Il maggiore fu felice che gli fosse appena stata la possibilità di intavoltare un discorso che non vedeva l'ora di approfondire - Qui e lì, indovina chi ho incontrato al Polo? -
- Come potrei indovinare? Viviamo a Londra ... -
- Kathleen Westwood - Chad non mancò di notare quella punta di sorpresa che attraversò lo sguardo del fratello minore, ancora impegnato con Jessicah - te la stai portando a letto, fratellino? -
- Che diavolo stai dicendo? - chiese l'altro sollevando un sopracciglio per l'irritazione
- Andiamo, fratellino. Sono sempre stato un ottimo osservatore, sono un Gould anch'io dopotutto, anche se qualcuno fa del suo meglio per rimuovermi da questa famiglia - Chad rise, divertito - Allora? Quel quadro in stanza parla da solo. Stai sotto alla Westwood da quando ne ho memoria. Finalmente ci sei riuscito -
Shane si sollevò, ritto come un fuso - E con questo? Anche se fosse vero che cosa avresti da incolparmi? -
Chad portò la mani davanti a sé - Nulla, stavo solo chiedendo, fratellino. Come siamo suscettibili, dannazione. Credevo che non ci fossero segreti, ci siamo visti al peggio e al meglio di noi stessi, rilassati. In realtà mi fa piacere, sapevamo entrambi che Wright non aveva la stoffa per tenersela stretta. -
- E' una situazione delicata - si ritrovò ad ammettere il minore - lei e Wright hanno rotto da poco, non vuole che si sappia in giro. -
- E' comprensibile - commentò il maggiore - beviamoci qualcosa, dobbiamo festeggiare dopotutto, no? Sei riuscito a portarti a letto Kathleen Westwood! -
Shane rise, adesso quasi sollevato - Bene, riempiamo un paio di bicchieri del miglior scotch che trovo - poi arrivò qualche squillo da parte della reception, segno che Konnor stava arrivando - è un mio amico - disse nel vederlo entrare all'interno dell'enorme suite.
Konnor accennò ad un sorriso - Ehi -
Chad gli dedicò una lunga occhiata - Amico o spacciatore? -
Shane sgranò gli occhi - L'uno non esclude l'altro! Vieni, Kon! Ti presento mio fratello Chad! - nel frattempo il rosso sembrava lievemente in imbarazzo
- Come hai fatto a capirlo? Si vede così tanto? - chiese al maggiore, specchiandosi per un attimo nell'enorme parete a specchio che si estendeva oltre le spalle di Shane.
- Beh, è che Shane non ha proprio degli amici - Spiegò Chad in breve.
- Ma ho tante amiche - commentò il minore, facendoli ridere - Kon, vieni qui e bevi con noi! -
- Solo un bicchiere, sono di fretta - accettò il ragazzo prima di avvicinarsi al duo - qui ho un paio di nomi, posti tranquilli in cui nessuno verrà a cercarvi, abbastanza vicini alle metro, comodi. -
Shane prese la lista e la guardò attentamente per qualche istante, sorseggiando il suo scotch - il Mesmerton dovrebbe andare bene -
- Anch'io pensavo a quello - Konnor annuì - per quanto tempo pensate di continuare così? -
Anche a Shane sarebbe piaciuto saperlo - Non lo so, fino a quando non si calmeranno le acque, o meglio, fino a quando Kat reputerà che sia trascorso abbastanza tempo per potersi far vedere in giro con me. -
- Uhh, è una cosa seria quindi! - Chad era strabiliato - stai pianificando di vederla per un periodo di tempo indeterminato! Cos'è successo al mio vecchio fratello scapestrato? Kat ci deve proprio saper fare a letto -
Shane lasciò perdere i commenti del fratello - Non è che questa storia mi faccia impazzire. -
- Amico, non hai scelta. Quello è pur sempre tuo cugino e voi due siete personaggi in vista, no? Sarà Kat ad essere bersagliata se qualcuno dovesse scoprire di voi due, non tu - commentò Konnor - e lo sai bene. Questa è una società di merda. -
- Già, rispetto la sua decisione soltanto perché so per certo che impazzirebbe se decidessi di procedere come voglio - ribatté Shane, non osava neanche immaginare quello che Kat avrebbe fatto. L'opinione della gente era essenziale per lei, doveva adattarsi per il momento, era l'unico modo per rimanere con Kat
- Devo andare ... - Konnor si mise in piedi, poi salutò Chad con una stretta di mano
- Grazie ancora, Kon. Ci vediamo domani, no? Io e Kat ci aggreghiamo a te e Yoru, uscire tutti insieme non sarà un problema. -
- Certo - il rosso sorrise, sapeva quanto quei due non riuscissero a starsi lontani per più di cinque minuti, perfino un cieco avrebbe notato la terribile attrazione che c'era tra Shane e Kat. Poi andò via oltrepassando la temibile Jessicah, gonfia per il cibo che aveva ingerito e che stava ancora digerendo.
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